• Mattia Tiezzi

Keep sleeping on us: uno sguardo a Minnesota

I Minnesota Timberwolves sono l'ultima squadra nella Lega, ma i rumors in ottica deadline non accennano a fermarsi. Analizziamo la situazione in campo e fuori.

FOTO: NBA.com
“It’s fine. Keep sleeping on us.” (Karl Anthony Towns)

Sono queste le parole usate da Towns in un'intervista di ottobre 2019 pubblicata su The Undefeated da Marc J. Spears. Il lungo dei Timberwolves si era allora rivelato fiducioso di poter tornare ai Playoffs, nonostante la partenza di Butler e un’opinione pubblica che, secondo lui, non dava il giusto peso al valore della squadra.


Ad un anno e mezzo di distanza, questo ipotetico valore è ancora tutto da dimostrare. Il record di squadra parla da solo, con 10 vittorie su 43 gare giocate e il secondo peggior net rating dell’intera NBA (-7.1). Semplici dati che riassumono lo stato di Minnesota: l’ultima squadra della Lega.


Ai problemi in campo si sono sommate recentemente le critiche legate al licenziamento di Ryan Saunders e all’assunzione di Chris Finch come head coach, fino al 22 febbraio scorso assistente di Nick Nurse ai Toronto Raptors. La National Basketball Coaches Association, con portavoce Rick Carlisle, si è esposta con un comunicato in cui si ammonisce l’organizzazione riguardo l’importanza di compiere scelte e selezionare i membri dello staff in maniera trasparente.




UNO SGUARDO AL PRESENTE


Questioni esterne a parte, i problemi principali restano quelli relativi al gioco.


In difesa di Minnesota, è impossibile non considerare le numerose assenze a roster sin dall’inizio di questa Regular Season. La coppia attorno a cui ruoterebbe il gioco offensivo di squadra, D’Angelo Russell e Karl Anthony Towns, ha giocato insieme per sole quattro partite, in cui sono arrivate anche due vittorie contro Utah Jazz e Detroit Pistons. In questo campione ridotto, la produzione dei due è stata di 53 punti medi a partita sul totale di squadra, con 11.5 assist, per una assist% di 56.8 e un’offensive rating di 109.3.



I primi problemi sono iniziati a causa della fragilità del polso sinistro di KAT, che lo ha tenuto fuori per cinque partite prima di entrare nel protocollo di sicurezza il 14 gennaio e saltare altre 13 gare. Da questa data, Russell si è trovato spesso costretto a giocare come prima opzione offensiva, segnando 18.9 punti di media con 16 tiri a partita, con un assist% di 31.3 e usage del 28.9%. La situazione, di per sé già non ideale, è degenerata ulteriormente con un infortunio dell’ex Warriors al ginocchio sinistro, che lo ha costretto a sottoporsi ad un’operazione artroscopica per rimuovere un frammento cartilagineo.


Il colpo di grazia è stato la sospensione per dodici partite, causa questioni legali risalenti all’offseason, di Malik Beasley. Quest’ultimo stava giocando una stagione da potenziale MIP, con una media di 20.4 punti di media dall’infortunio di Russell, il 45.1% da tre su oltre 10 tentativi e una True Shooting del 60.8%.



Tutte queste perdite sono una giustificazione dei pessimi risultati, ma anche la dimostrazione che non si poteva creare un contesto competitivo attorno a questo nucleo. Le circostanze hanno costretto la dirigenza di Minnesota a rivedere quella filosofia del “win now” che, a detta di un anonimo GM della Lega (HoopsHype), ispirava le strategie dell'organizzazione prima dell’inizio di questa stagione.


L’assenza delle tre principali opzioni offensive influisce moltissimo, ma non è l’unico problema. Tutte le cifre attuali sono manifesto di un vero e proprio fallimento, considerando che l’assunzione di Gersson Rosas come President of Basketball Operations nel maggio 2019 prevedeva, fra i punti chiave, la costruzione di un modello vincente e un miglioramento graduale nel valore assoluto della squadra, a partire dalla trade per Russell e dalle aggiunte dei giovani al roster.


Lo stesso Saunders era uno dei cardini del progetto Rosas, smantellato assieme alle ambizioni per questa stagione, ormai diventata (o almeno dovrebbe esserlo) di transizione e sviluppo per lo young core (24 gli anni medi della squadra, la più giovane in NBA).


L’assunzione di Finch ha portato un’aria nuova. Il susseguirsi delle assenze ha avuto come conseguenza sì un tracollo nelle prestazioni, ma ha anche portato a un maggiore impiego dei giovani di Minnesota, con un cambio di approccio al gioco. Il nuovo allenatore ha introdotto un aumento del Pace di squadra, passato da 101.2 a 104.2, per una media stagionale di 101.99, il quarto in NBA. I Timberwolves sono costretti a mantenere alti i ritmi a causa di una pesante mancanza di soluzioni, che rende impossibile concedersi situazioni di isolamento e più che necessario il movimento di palla nei primi secondi.



La nota lieta (escludendo gli infortunati) nella metà campo offensiva è il solito Towns, che dal rientro sta segnando 23.1 punti di media con il 38.5% su 5.3 tentativi da tre (per una True Shooting del 63.1%), 10.2 rimbalzi e 4.2 assist (92esimo percentile per Assist%). Quello che impressiona è che con KAT in campo si ha un Efficiency Differential di +9.8 (90esimo percentile) e +10 punti per 100 possessi (97esmo percentile).

All’ex Kentucky Wildcats vanno comunque accostate le prestazioni positive di Jaylen Nowell, 43esima scelta assoluta di Minnesota nel 2019, che nelle ultime undici sta segnando più di 13 punti a partita con una True Shooting da 63.4%. Nowell ha mostrato ottimi flash come scorer, con la possibilità di venire usato come secondary ball-handler o da portatore di palla sul pick&roll.



Nella metà campo difensiva i Timberwolves hanno una grande quantità di ottimi interpreti individuali, ma questo non si traduce in una buona difesa di squadra. Jarred Vanderbilt ha misure tali da permettergli di difendere su ali e lunghi con estrema versatilità, ma non tanto da impedirgli di essere spostato da corpi più massicci.


Josh Okogie è un ottimo difensore on-ball, capace di dare fastidio su qualsiasi matchup e di effettuare switch su tutti e cinque i ruoli. Il suo vero minus è la metà campo offensiva, in cui sta tirando con il 21.9% dal perimetro. Questo difetto, se non sviluppato, gli impedirà di poter essere considerato un 3&D, per cui avrebbe tutte le qualità necessarie, come ci dimostra il grafico di Basketball Index sulla versatilità difensiva.



Un grafico simile è utilizzabile anche per un’altra prima scelta: Jaden McDaniels. Quest’ultimo ha dimostrato di poter essere un difensore di altissimo livello, tra i primi fra i rookie per impatto nella propria metà campo ed eccellente stoppatore, dotato di grande esplosività e velocità di piedi. Anche le sue percentuali da dietro l’arco dei tre punti superano a malapena il 30%, ma ha dimostrato di essere in grado di segnare con continuità. Contro New Orleans ha giocato la sua miglior partita, chiudendo con un ottimo 8/9 al tiro e 4/5 da tre, senza considerare un paio di difese su Zion Williamson fra le più valide viste in stagione.



Tra i giovani, infine, quello con più aspettative era senza dubbio Anthony Edwards, prima scelta assoluta del Draft 2020.


Il carico offensivo a cui è stato sottoposto il prodotto dei Bulldogs non è congeniale alle sue caratteristiche e non era di certo pensato ad inizio stagione. Sotto Finch si sta prendendo 21.4 tiri a partita, con una shot selection decisamente rivedibile, ma necessaria ai bisogni di squadra. Segnare 42 punti è sicuramente un’impresa straordinaria per un giocatore al primo anno, ma farlo con 31 tiri può essere controproducente. In più, Edwards deve migliorare molto il proprio ball-handling e nelle letture sul pick&roll, anche se il miglior modo di utilizzarlo sarebbe decisamente off ball, specialmente in situazioni di ricezione dinamica che gli permettano di attaccare il ferro.



COSA CI ASPETTA?


I risultati di Minnesota potrebbero portare a pensare che l’organizzazione sia limitata ad un ruolo da seller, soprattutto in questo periodo di avvicinamento alla trade deadline. Ma non è così. Uno dei tratti distintivi di Rosas è proprio l’aggressività, come dimostrato con lo scambio di Andrew Wiggins proprio nella scorsa deadline o per l’arrivo di Beasley e Vanderbilt.


Per rendere un’idea, gli unici ancora a roster dal 2019 sono Towns e Okogie. Le voci più diffuse e più recenti accosterebbero a Minneapolis i nomi di Aaron Gordon e John Collins, mentre nelle ultime ore sarebbe uscito, fra gli obiettivi, anche Norman Powell. Stando a quanto detto su Gordon da Kevin O’Connor di The Ringer, il prezzo richiesto per l’ala di Orlando sarebbe consistito in Beasley e una first round pick, mentre per Collins si sarebbe parlato di un giovane e una futura first round pick.


Queste due aggiunte, però, non sembrano la soluzione. Anzi, tutt'altro. Firmare Collins significa una richiesta di prolungamento a fine stagione, mentre Gordon ha un contratto che scade nel 2022 e presuppone un sacrificio in termini di asset. Inoltre, sia l’uno che l’altro potrebbero portare un’ulteriore beffa: se la mentalità di Rosas fosse davvero quella del “win now”, un all-in potrebbe non essere così scontato. Questa mossa comporterebbe un rischio enorme, sia perché né Collins né Gordon sembrano una soluzione tale da permettere il salto di qualità, sia perché si metterebbe ancora più a rischio la prima scelta al Draft 2021, protetta top-3.


Se l’idea fosse quella di provare a raggiungere il play-in, i Timberwolves rischierebbero di trovarsi in un pericoloso limbo, senza essere competitivi e con un giocatore di valore (Beasley o un giovane) e una probabile futura scelta top-3 in meno.


La soluzione potrebbe essere cercare di muovere le proprie pedine di scambio, quali Ed Davis, Layman, Hernangomez o Culver (crollato nelle rotazioni) per giocatori più funzionali o eventuali draft picks future. Il nome di Norman Powell, in tal caso, non cadrebbe a sproposito, solo se permettesse di cedere alcuni fra i giocatori sopracitati per un contratto che possiede una player option a fine anno, la quale probabilmente verrà rifiutata e che permetterebbe di valutare un rinnovo a cifre convenienti o, eventualmente, una sign&trade.


La priorità in offseason, in ogni caso, è quella di muoversi per costruire una squadra competitiva attorno a Towns. Se c’è un nome inamovibile, concordando anche con Jon Krawczynski in un articolo su The Athletic, quello è proprio KAT, il cui trade value, per ora, permette di limitare molto le offerte e di stare “tranquilli” sul mercato. Il contratto di Russell, invece, lo inserisce necessariamente nel nucleo di costruzione della squadra, essendo costituito di cifre molto alte che non corrispondono al contributo che sta dando il giocatore (per gli ovvi problemi fisici).


Gli altri pezzi, in base alla gestione Rosas, sono sacrificabili. Malik Beasley ha forse raggiunto il massimo del suo valore, così come Nowell, e non stupirebbe vederli inseriti in eventuali offerte per un giocatore di alto livello (se non in questa trade session, nella prossima). Lo stesso Rubio, a meno che non si costruisca un contesto davvero competitivo e si voglia la sua esperienza ai Playoffs, potrebbe tornare utile a varie squadre con bisogno di playmaking.


Nella timeline di Minnesota c’è ancora un po’ di margine. Che rischia di ridursi, però, facendo le scelte sbagliate tra questa deadline e la prossima estate.



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