• Alessandro Di Marzo

Kings e All-Star: una storia di trade



Questo articolo, scritto da Jon Schultz per The Sacramento Bee e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 febbraio 2017.



Di questi tempo vedere All-Star a Sacramento è un evento più unico che raro. Anche perché, da quando la franchigia si è spostata nella capitale californiana, nel 1985, solamente sei All-Star sono passati in città.


Da DeMarcus Cousins e Peja Stojakovic, scelti direttamente dai Kings, a Mitch Richmond, Chris Webber e Brad Miller, arrivati via trade, passando per la firma di Vlade Divac. Proprio Divac, tra l'altro, è stato l’unico tra questi a non essere mai stato scambiato da Sacramento. Cosa ci racconta, dunque, uno sguardo al passato di questo genere?

1991: Mitch Richmond


Kings: Mitch Richmond (SG), Los Jepsen (C), 1995 second-round pick (via Golden State); Warriors: Billy Owens (SF).


Owens fu scelto da Sacramento con la terza chiamata assoluta del Draft 1991, da Syracuse. Proprio con gli Orange, l’allora 22enne mise a referto 23.2 punti e 11.6 rimbalzi a partita, ma non riuscì comunque a portare la sua squadra alla vittoria contro i Richmond Spiders, pur partendo da favorita (per la prima volta nella storia NCAA, una squadra al secondo seed perse contro la quindicesima).


La trade in cui fu coinvolto si concluse durante il primo giorno della nuova stagione, lasciando l'allore head coach Dick Motta molto soddisfatto: “Se potessimo già portarlo con noi in trasferta ad Oakland, lo farei partire titolare e gli darei in mano la squadra”.



Anche Golden State era contenta dello scambio: il front office aveva infatti cercato di fare trade up proprio per ingaggiare Owens, riuscendo poi ad acquisirlo tramite questo scambio e facendogli firmare un contratto di 7 anni.


Richmond divenne un pilastro di quella Sacramento, segnando 12.070 punti (dietro solo ad Oscar Robertson e Jack Twyman). Cousins si è avvicinato a lui, con 9.894 punti, ma fu scambiato prima di riuscire a superarlo.


Proprio come DMC, poi, Richmond ottenne molti successi individuali con i bianco-viola (tra i tanti, spiccano le 6 convocazioni all’ All-Star Game, dal 1993 al 1998), senza però raggiungere trionfi di squadra. Stesso destino per la Golden State di Owens, che giocò con medie di 11.7 punti, 6.7 rimbalzi, ma dovette lasciare la Lega nel 2001 dopo diversi infortuni al ginocchio.


Dopo la sua ultima stagione da All-Star, Richmond fu spedito a Washington insieme ad Otis Thorpe in cambio di Chris Webber. Nella capitale viaggiò a 17.8 punti in tre stagioni, per poi concludere in bellezza a Los Angeles, con cui vinse il titolo NBA nel 2002.


La ciliegina: l'ingresso nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, avvenuto nel 2014.

1998: Chris Webber

Kings: Chris Webber (PF);

Wizards: Mitch Richmond (SG), Otis Thorpe (PF).

Richmond voleva andarsene, e i Kings volevano ripartire da zero. Anche perché, nei primi 13 anni di vita a Sacramento, mai una volta la squadra era riuscita a concludere la stagione con un record positivo, partecipando ai Playoffs solamente due volte. Dunque, proprio all’inizio della 14esima stagione in California, la franchigia compì probabilmente la mossa più importante di quest’era: le circostanze non erano quelle di oggi, e attirare gli interessi di un All-Star era ancora possibile.


Al tempo, tuttavia, la trade per ingaggiare Chris Webber sembrava a molti insensata sulla carta, visto che la prima scelta assoluta del Draft 1993 era considerato un pezzo rischioso intorno a cui costruire un progetto. Ma la volontà di provare disperatamente a vincere prevalse.


Webber guidò i Kings ai Playoffs per 6 delle 8 stagioni in California. Ed ancora oggi, questa è la striscia più lunga dei Kings. Il 4 volte All-Star, inoltre, detiene in maglia Kings anche la media punti più alta dal 1985 ad oggi (23.5, contro i 23.3 di Richmond).



Nel febbraio del 2005 arrivò l’ora dell’addio, con i Philadelphia 76ers che sacrificarono Kenny Thomas, Brian Skinner e Corliss Williamson per far sbarcare Webber, Matt Barnes e Michael Bradley in Pennsylvania.


Webber iniziò bene a Phila, con una stagione da 20.2 punti e 9.9 rimbalzi di media in 75 partite. Ma nelle successive stagioni, a causa dei tanti infortuni, giocò poco e segnò ancora meno, con le maglie di Philadelphia, Detroit e Golden State.


2003: Brad Miller

Kings: Brad Miller (C/PF);

Spurs: Hedo Turkoglu (PF/SF);

Pacers: Scot Pollard (C).

Con Vlade Divac 35enne e in scadenza, affiancato da un Webber già alle prese con vari problemi fisici, i Kings dovevano rafforzare il frontcourt, e lo fecero ingaggiando un giovane e promettente lungo come Brad Miller. Dopo la sua prima convocazione all’All-Star Game, l’ex Pacer si rivelò un pezzo molto utile per sostituire Webber e per raggiungere, per la quarta stagione consecutiva, le Semifinali di Conference a Ovest, perse 4-3 in una memorabile serie contro i Minnesota Timberwolves.


Le medie di 14.1 punti, 10.3 rimbalzi, 4.3 assist e 1.2 stoppate gli valsero la seconda - e ultima - convocazione consecutiva alla partita delle stelle. Nelle due stagioni successive, i numeri iniziarono a calare, seppur leggermente, così come le prestazioni di Sacramento, che non riuscì ad andare oltre al primo turno di Playoffs.


Dal 2006, poi, il declino di Miller coincise ancora con quello della squadra: era in arrivo la prima delle 14 stagioni senza post-season.


Nel febbraio del 2009 Miller raggiunse Chicago insieme a John Salmon in cambio di Drew Gooden, Andres Nocioni, Michael Ruffin e Cedric Simmons. Miller trascorse i suoi ultimi due anni in NBA giocando per Rockets e Wolves, ma con sole 75 presenze in totale.

2006: l’addio di Peja Stojakovic


Kings: Metta World Peace (SF);

Pacers: Peja Stojakovic (SF).

Scelto alla numero 14 del Draft 1998, anno in cui Webber sbarcò in California, Stojakovic si configurò subito come uno scorer prolifico e un tiratore molto affidabile. La prima delle tre convocazioni consecutive all’All-Star Game arrivò nella stagione 2001/02, durante la quale i Kings si arresero contro i Lakers alla settima gara di una delle più belle serie di Western Conference Finals di sempre (l’abbiamo raccontata qui).


Ancora oggi, nessun giocatore dei Kings ha segnato più triple di lui (1.070), né ha una percentuale di realizzazione di tiri liberi superiore alla sua (89.3%).


Le sue prestazioni non raggiunsero il livello sperato a Sacramento, e, anche a causa della sua problematica coesistenza con Mike Bibby, nel 2006 Peja fu scambiato ad Indiana per l’allora Ron Artest, con il front office consapevole di trovare in lui un ragazzo dal carattere complicato, ma anche un ex Defensive Player of the Year (2003/04) e un buono scorer (viaggiava a quasi 20 punti a partita quell'anno).



Artest non deluse le aspettative, con medie l'anno successivo di 18.9 punti, 5.9 rimbalzi, 3.6 assist e 2.2 palle rubate (franchise record ancora intatto) che contribuirono al record di 44-38 dei Kings. In quella che è tuttora la loro ultima apparizione in post-season, non riuscirono superare gli Spurs al primo turno. Chiusero le due deludenti annate succesive con 33 e 38 vittorie.


Dopo l’arrivo a Indianapolis, Stojakovic andò incontro a un calo verticale nel suo livello di gioco. In ogni caso, ha chiuso la carriera in bellezza, vincendo il titolo NBA nel 2011 con i Mavs.