• Giorgio Marelli

Knicks vs Nets: storia di una rivalità senza tempo


©️ The Knicks Wall

Nonostante negli ultimi anni fosse meno sentita, la rivalità tra Knicks e Nets è di lunga data e profondamente radicata nella città metropolitana di New York.

Anche se oggi si percepisce una minore rivalità fra queste due franchigie - che qualcuno ha descritto come “meno Hatfields and McCoys e più Modell and Sports Authority” - il contesto storico apporta un discreto contributo nell'alimentarla e mantenerla viva.

L'inizio

Dopo poco più di due decadi dalla fondazione dei Knicks da parte di Ned Irsh, il seme della rivalità è stato piantato quando, nel 1967, i New York Americans diventarono una delle franchigie fondatrici della American Basketball Association. Nonostante militassero in due leghe separate prima della fusione tra NBA e ABA, avvenuta nel 1976, i Knicks sono stati da sin subito gli antagonisti dei Nets.

Tutto ebbe inizio quando, a tre mesi dalla prima palla a due degli Americans, i Knicks forzarono il 69th Regiment Armory, sede destinata ai Nets, ad uscire dall'accordo che prevedeva di ospitare la giovane squadra. Senza alternative valide a Manhattan, gli Americans si stanziarono a Teaneck, New Jersey.

Il potere dei Knicks diede quindi il via ai famosi 45 anni di peregrinazioni dei Nets. Dopo una stagione a Teaneck, il proprietario Arthur Brown decise di spostare la squadra alla Long Island Arena nel 1968, dove diventarono i New York Nets. Successivamente la franchigia fu venduta e nuovamente spostata ad Island Garden per le stagioni 1967-70. A Manhattan, in quello stesso anno, i Knicks vinsero il primo dei due titoli NBA arrivati con Walt Frazier, Earl Monroe, Willis Reed e Phil Jackson. Dopo tre apparizioni consecutive ai Playoffs, i Nets si trasferirono nuovamente nella stagione 1971/72, approdando al ben più grosso Nassau Coliseum (a Uniondale), in modo tale da poter ospitare un maggior numero di tifosi.

Nel 1973 i Knicks vinsero il loro secondo titolo NBA, mentre i Nets, che ancora facevano parte dell'ABA, riuscirono a mettere le mani su Julius Erving, che li avrebbe guidati fino alla conquista dei titoli ABA del '74 e del '76. Con l'ulteriore aggiunta a roster della point guard Nate “Tiny” Archibald, la squadra sembrava pronta a dominare negli anni a venire. Ma ancora una volta i Knicks e il destino decisero di mettergli i bastoni tra le ruote...

I Nets pagarono $3.2M l'ingresso nell'NBA durante la fusione del 1976 e concordarono con i Knicks un indennizzo di $4M e il potere di veto su qualsiasi rilocazione della franchigia all'interno della loro zona di mercato. Come "pagamento", i Nets provarono a mandare Erving ai Knicks, ma quest'ultimi rifiutarono il tre volte MVP della Regular Season e due volte MVP dei Playoffs. Trovandosi in una situazione economica disastrosa, i Nets furono comunque obbligati a liberarsi del contratto di Erving, che fu spedito a Philadelphia in cambio di $3M, cifra di cui necessitavano per l'iscrizione all'NBA.

Con il peggior record della stagione 1976/77 (22-60), i Nets si trasferirono nuovamente, accasandosi al Rutgers Athletic Center a Piscataway, New Jersey. Quando i Knicks minacciarono di porre il veto sul trasferimento dei rivali sulla base della violazione del precedente accordo, i Nets li denunciarono per la violazione delle leggi anti-trust. Per volere del giudice Robert L. Carter della Federal District Court, e dopo una lunghissima negoziazione mediata dal commissioner Larry O'Brien e dall'allora consulente David Stern, la questione fu chiusa e messa a tacere. I Knicks, alla fine, acconsentirono al trasferimento dei rivali nel New Jersey in cambio di altri $4M, e da lì i Nets iniziarono il loro processo di rebuilding, che sarebbe durato almeno una decina d'anni.

Le battaglie ai Playoffs

Guidati da coach Hubie Brown, e con un roster che poteva vantare giocatori come Bernard King, Ernie Grunfeld e Bill Cartwright, i Knicks incontrarono per la prima volta in post season i Nets. Quest'ultimi, guidati da Buck Williams e dal fratello dello stesso Bernard King, Albert, vinsero quattro delle sei partite disputate in stagione ma, nonostante una Regular Season impressionante, decisero di sospendere coach Larry Brown per aver accettato una proposta di lavoro arrivatagli da Kansas University. I Knicks si presentarono al primo turno sull'onda dell'entusiasmo vincendo le ultime quattro partite della stagione, mentre i Nets, dopo la perdita di Brown, andarono in tilt e persero sei delle ultime nove. I Knicks, sebbene in trasferta, vinsero facilmente Gara 1 (118-107) grazie a un Bernard King da 40 punti con un incredibile 16/21 dal campo e chiusero la serie - all'epoca al meglio di tre - in Gara 2 (105-99) al Madison Square Garden.

Il momento d'oro Knicks, però, iniziò verso la fine degli anni '80, prolungandosi poi anche nella successiva decade grazie a una gamma di talenti che includeva giocatori come Patrick Ewing, John Starks, Charles Oakley, Anthony Mason, Latrell Sprewell, Allan Houston, Larry Johnson e Marcus Camby.

Dopo una difficile stagione costellata di infortuni, Knicks (57-25) e Nets (45-37) si incrociarono nuovamente al primo turno di Playoffs nel 1994. I Nets, ancora vedovi della loro stella Dražen Petrović, scomparso in un incidente d'auto, erano guidati dagli All-Stars Kenny Anderson e Derrick Coleman, mentre i Knicks poterono contare sui propri All-Star: Ewing, Starks e Oakley.

Nonostante avessero perso quattro dei cinque scontri diretti in stagione, in cui entrambe le franchigie non mancarono di dichiararsi apertamente il loro reciproco 'disprezzo', i Knicks entrarono in quella serie con una maggior consapevolezza dei propri mezzi e con maggiore esperienza, forti delle 18 vittorie conquistate nelle precedenti tre post season contro le tre dei Nets. In quella serie, al meglio delle cinque gare, New Jersey mise in campo tutto quello che aveva, ma bastò solo per vincere G3. La difesa e l'esperienza dei Knicks ebbero la meglio e li condussero verso la prima delle due Finals disputate nel corso degli anni '90.

La successiva caduta dei Knicks corrispose alla crescita e alla consacrazione dei loro rivali. Gli arrivi di Jason Kidd, Kenyon Martin, Richard Jefferson e Brian Scalabrine portarono i Nets fino alle Finals del 2002 e del 2003, ma anche allo sweep al primo turno dell'anno successivo, proprio contro i loro acerrimi rivali, quando prese fuoco la rivalità tra Kidd e Marbury.

Grazie alla continuità dimostrata, e anche grazie alle sei apparizioni consecutive ai Playoffs tra il 2002 ed il 2007, quei Nets provarono a tutti - ma ancor più importante: a loro stessi - di non essere più nascosti dall'ombra dei Knicks.

La situazione attuale

Sotto la presidenza di Mikhail Prokhorov, nel 2012, i Nets si trasferirono nuovamente, stabilendosi nel nuovo palazzetto costruito nel centro di Brooklyn, il Barclays Center. Questa mossa sancì definitivamente la fine di un lungo periodo di instabilità della franchigia e l'alba di una nuova era.

La rivalità tra queste due squadre ha coinvolto anche i due proprietari che, dopo essersi insultati e provocati attraverso giganteschi cartelloni e dispendiose campagne pubblicitarie, hanno costretto David Stern a intervenire in uno dei suoi ultimi atti da commissioner.

Tuttavia, nessuna delle due franchigie ha avuto molto successo negli anni seguenti e, non potendo ambire a più alti obiettivi, la loro rivalità si è relativamente sedata. Delle 195 partite di Regular Season disputate, l'ago della bilancia pende leggermente verso i Knicks (99-96), ma con gli arrivi di Kevin Durant e di Kyrie Irving durante l'ultima free agency, le cose dovrebbero cambiare presto.

Con la riorganizzazione dei Knicks, tornati ad essere una squadra giovane e combattiva quasi come quella dalla stagione 2013/14 (che li ha portati a far registrare 54 vittorie in Regular Season), la competizione fra quartieri torna ad essere più sentita che mai.

Oltre alla rivalità, che torna a farsi sentire sul serio, i ricordi delle dure battaglie ai Playoffs e le esperienze passate contribuiscono a fornire un contesto storico notevole, continuando ad alimentare l'antagonismo cittadino. Il giorno della primissima partita New York-Brooklyn del 2012, George Vecsey del New York Times scrisse: “Ciò di cui la rivalità necessità, è la storia. E questo richiede tempo.”

©️The Knicks Wall

Questo articolo, scritto da John Priest per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Marelli Giorgio per Around the Game, è stato pubblicato in data 25 luglio 2019.

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