• Federico Molinari

Kobe-Suns: dentro una rivalità fatta di odio e rispetto



Questo articolo, scritto da Omar Soussi per Bright Side of the Sun e tradotto in italiano da Federico Molinari per Around the Game, è stato pubblicato in data 16 luglio 2020.



Dal lancio della moneta che è costato la perdita di Kareem Abdul-Jabbar nel Draft del 1969, a Michael Jordan e Hakeem Olajuwon, la storia dei Phoenix Suns è costellata di grandi rivalità con gli "spezza-cuori" delle più importanti franchigie NBA. Uno di questi eccellenti rivali è stato il leggendario Kobe Bryant, un uomo che visse per spezzare il cuore dei suoi avversari.

Il numero 24 giallo-viola ha giocato 64 partite contro i Suns e all'interno di queste partite ha totalizzato una media di 26 punti, 5 assist e circa 6 rimbalzi a partita. Non si tratta delle statistiche più incredibili che il Black Mamba ha totalizzato contro un avversaria in carriera, ma questa rivalità ha davvero guadagnato la sua fama nei Playoffs.


Quando Byrant fu draftato nel 1996, i Suns erano già usciti dalla lotta per le Finals. Avrebbero comunque raggiunto i Playoffs, ma dopo quattro eliminazioni consecutive al primo turno, la squadra aveva ormai perso la sua occasione.


La prima volta che i Suns incontrarono i Lakers di Kobe-Shaq nel secondo turno dei Playoffs nel 2000, i Suns erano la quinta in classifica della Western Conference, mentre i Lakers erano al primo posto. Si trattò della loro prima sconfitta in una serie contro Bryant. I Suns vennero sconfitti in 5 partite contro i futuri campioni NBA. Kobe non prese più di altre volte il comando della serie, segnando due volte 25 punti, ma i Lakers furono in grado di dominare Phoenix.



È stato però nel corso degli anni 2000 che abbiamo visto sbocciare questa rivalità. I Lakers di Bryant hanno incontrato i Suns altre tre volte durante la post-season, e i Suns hanno vinto due delle tre serie contro di lui, ma la squadra di Phoenix non è mai stata in grado di "capitalizzare" il suo successo.


Nel 2006, i Suns affrontarono dei Lakers dove Kobe era la star indiscussa e nel suo periodo di massimo splendore, con una media di 35 punti durante la stagione regolare. I Suns si trovarono inizialmente sotto 3-1, ma poi i Lakers crollarono e persero la serie. La settima partita fu brutale, con Bryant che prese soltanto un tiro in tutto il secondo tempo.


L'anno successivo, Kobe e i Lakers persero contro i Suns in cinque partite.


Individualmente Bryant giocò bene in queste due serie, con una media di quasi 30 punti a partita; tuttavia, la squadra nel complesso non fu in grado di superare i Seven Seconds o Less di Phoenix. In questi due anni (compreso anche quello prima) il roster dei Suns era probabilmente al massimo, mentre i Lakers non avevano abbastanza risorse per poter aiutare Bryant.


L'ultima volta che i Suns affrontarono i Lakers e Kobe in post-season fu anche l'ultima volta in cui i Suns parteciparono ai Playoffs, nel 2010. Fu la Finale di Conference, ed entrambe le squadre fecero valere il fattore campo portando la serie alla sesta partita sul 3-2.


I Lakers avevano la possibilità di chiudere la pratica sul campo di Phoenix. E quella sera si vide il miglior Kobe, che permise alla sua squadra di raggiungere l’obiettivo, segnando 37 punti e chiudendo la porta in faccia ai Suns.



Quella sera Kobe mise fine - per molti anni - alle aspirazioni di Finals di Phoenix, per poi vincere il suo quinto anello a spese dei Boston Celtics.


Quella fu l'ultima possibilità per i Suns di conquistare un titolo, fino ad ora. Amar'e Stoudemire entrò in free agency al termine della stagione e Steve Nash abbandonò Phoenix dopo altre due annate deludenti; e fu così che la squadra si bloccò nelle sabbie mobili di un lunghissimo processo di ricostruzione.


I Suns si sono tolti delle soddisfazioni nelle sfide precedenti con Bryant. Eppure, è giusto che sia stato Kobe, l'uomo che si è guadagnato il rispetto e l'odio dei suoi avversari e dei loro tifosi con il suo gioco spietato e la sua spietata voglia di vincere, a negare ai Suns la loro ultima corsa per un anello.


Ti ha strappato il cuore, in quel campo. E anche se lo odiavi per averlo fatto, non era possibile togliergli gli occhi di dosso, quando giocava. Kobe.




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