• Emil Cambiganu

L'alba dei Suns

Il momento magico dei Phoenix Suns attraverso il solito CP3, un nuovo Devin Booker, e quelli che sono, attualmente, i migliori gregari della lega.


FOTO: NBA.com

Sui Phoenix Suns, attualmente, si potrebbe scrivere un libro: la franchigia da Arizona detiene il secondo miglior record in NBA, e sembra poter ambire a grandi risultati anche in vista dei prossimi Playoffs. E' la squadra moderna e solida per eccellenza: un grande playmaker, un grande scorer, 3&D affidabili, un centro che può cambiare sulle guardie, una panchina efficiente.


Vediamo i 4 nomi più rappresentativi del grande momento che stanno vivendo i Suns.



Chris Paul, il solito leader "nascosto"


Con "nascosto" non si intende certo silenzioso, anzi: non è mai stato il tipo che resta in silenzio quando le cose non vanno bene. E non lo è stato nemmeno quest'anno, il 28 gennaio, in occasione della quinta sconfitta in sei partite. Paul si è fatto sentire, nello spogliatoio e davanti alla stampa.

"Non stiamo giocando abbastanza bene, punto. Tendiamo a giocare a tratti." (Chris Paul)

Da quel momento: 16 vinte e 4 perse prima della pausa per l'All-Star Game.


Per "nascosto", al contrario, si intende l'impatto statistico, soprattutto per quanto riguarda la media punti: 16.0, non certo quella che ci si aspetterebbe canonicamente dal terzo giocatore più pagato in NBA (quest'anno percepirà 41.3 milioni). Ma il suo impatto va ben oltre questo. Va oltre agli 8.8 assist di media (17.6 potenziali) che lo piazzano al quinto posto in questa statistica. Va oltre anche al +3.4 di on/off, unico positivo tra i membri della first unit. Va oltre a tutto ciò, perché è un leader, carismatico e tecnico.


Anzi, è IL leader.


CP3 funge da metronomo di una squadra che lo segue in tutto e per tutto, e il record gli dà ragione; ancora una volta, come gli è sempre successo in carriera, nel suo primo anno in una nuova franchigia sta alzando significativamente la percentuale di vittorie (in questo caso la crescita sta superando il 20%).


Ha 35 anni, è alla 16esima stagione nella lega, eppure è ancora lì, al comando di una squadra potenzialmente vincente.




Il nuovo Devin Booker, uno scorer letale


Nella scorsa stagione, i Suns si erano piazzati noni per pace. Oggi, per via soprattutto della presenza di Chris Paul, sono addirittura al penultimo posto, con 97.9. Questa è probabilmente la ragione dell'avvio di stagione non esaltante di Devin Booker.


Nelle prime 14 partite disputate, il prodotto di Kentucky ha viaggiato "solamente" a 22.2 punti di media con il 47.7% dal campo: numeri comunque importanti, ma deludenti se paragonati alla sua cavalcata nella bubble di Orlando. Una volta adattatosi alle esigenze del nuovo leader, D-Book è tornato a mostrare le sue doti straordinarie. Nel mese di febbraio i punti per partita sono saliti a 27.9, tirando con il 52% dal campo, al comando di quello che è risultato il secondo attacco della lega in questo mese (dopo il 17esimo posto a gennaio).


Sfruttando la presenza di uno dei più grandi playmaker della storia al suo fianco, Booker sta cavalcando una tendenza che lo rende letale: agisce da "innescato" in uscita dai blocchi, in spot-up e attraverso degli hand-off. Il 39% dei suoi tiri arriva da queste tre situazioni: +7% rispetto allo scorso anno, addirittura +13% rispetto a due anni fa.


Tuttavia, i margini di miglioramento ci sono ancora, e riguardano soprattutto l'attacco al ferro. Solo il 25% dei suoi tentativi totali si consumano nella restricted area (44esimo percentile nel suo ruolo), e anche la percentuale di realizzazione, 63%, non è esaltante.


Sembra mancare poco, comunque, alla realizzazione totale del suo grande talento. Dal completamento di questo puzzle passano le ambizioni da contender dei Phoenix Suns.


Ennesima dimostrazione delle sue potenzialità sono stati i 36 punti siglati contro i Sixers il 13 febbraio, marcato da un eccellente difensore come Ben Simmons.




Mikal Bridges, più di un semplice 3&D


I giocatori come Bridges, ali che fanno della combinazione tra difesa e tiro dall'arco la loro forza, sono merce molto richiesta nell'NBA attuale, e il numero 25 appartiene ormai all'élite della categoria. A una difesa perimetrale sopra la media, Bridges abbina il 42% da tre punti su 4.5 tentativi e il 65% di TS, percentuali che lo aiutano a mantenere 13.7 punti di media.


Come solito nei prodotti di Villanova, si tratta di un giocatore versatile e intelligente, capace all'occorrenza anche di mettere palla per terra e trovare i compagni (2.2 assist di media).


FOTO: NBA.com

Dario Saric, il lungo ideale dalla panchina


Buon difensore, buon tiratore e non solo. Dario Saric dovrebbe appartenere alle discussioni riguardo al premio di Sixth Man of the Year. In soli 18 minuti di utilizzo segna 11.5 punti di media, con il 61% di TS e il 37.7% dal perimetro, e rappresenta probabilmente una delle chiavi della profondità dimostrata dai Suns in questa prima parte di stagione.


La first unit della squadra di Monty Williams, formata da Paul-Booker-Bridges-Crowder-Ayton, ha sorprendentemente un Net Rating negativo (-4.6); a fare la differenza fino a questo momento sono stati dunque gli altri quintetti, soprattutto quelli che comprendono Dario Saric.


Il croato è arrivato all'All-Star Break con il secondo miglior on/off dell'intera lega, addirittura +19.6; e anche l'apporto nella sua metà campo, dove tiene i diretti avversari al 44.2% dal campo, sembra sottovalutato.



Menzioni onorevoli


  • DeAndre Ayton, centro moderno.

  • Jae Crowder, altro 3&D più che affidabile.

  • Cameron Johnson, un'altra ala che garantisce impatto dalla panchina.


Altri pezzi di un puzzle che comincia a far paura a tutti a Ovest. Anche alle due di Los Angeles.