• Mattia Tiezzi

L’effetto-Bogey su Utah




Gli Utah Jazz sono una squadra di sistema e, come tale, non c’è un singolo giocatore che non abbia il proprio compito, un singolo tassello che non entri nel puzzle. Nel quadro di Utah, però, il pezzo mancante potrebbe essere stato Bojan Bogdanovic, perso nel maggio scorso per un’operazione al polso destro e assente dai Playoffs nella bolla di Orlando.


Il condizionale è d’obbligo, per vari motivi. In riferimento all’uscita prematura dai Playoffs della bolla vanno tenuti in considerazione sia i fattori accidentali (come lo stop dovuto alla situazione globale di emergenza), sia quelli particolari, cioè la serie con una Denver (e soprattutto un Murray) infallibile nelle gare da dentro-o-fuori. Inoltre, non è possibile trovare un termine di paragone in post-season per valutare le prestazioni dei Jazz con o senza Bogey.


Dall’altro lato, però, è difficile ignorare il fatto che Utah nel 2020 abbia perso il suo secondo miglior realizzatore a stagione in corso. Quest’ultimo, prima della sospensione provocata dall’emergenza Covid-19, stava affrontando l’annata offensivamente più produttiva della propria carriera: 20.2 PPG, con il 41.4% su 7.3 tentativi da tre e il 45% dal campo su quasi 15 FGA a partita (secondo in squadra solo a Donovan Mitchell).



Con questo non si intende dimostrare che Bogdanovic sia la chiave del successo di Utah, ma che sia un elemento importante per permettere al proprio team di compiere uno step successivo in ottica Playoffs. Infatti, anche se le prestazioni realizzative non sono le stesse dell’anno scorso, Bogdanovic mantiene comunque il suo peso nell’attacco della squadra di Salt Lake City.


Un fattore degno di nota si può individuare nel rendimento offensivo on e off the court: con il bosniaco in campo, l’offensive rating di Utah è di 120.5, mentre senza di lui scende a 114.1.


La dote maggiore di Bogey è sicuramente quella di sapersi muovere e posizionare off the ball: la frequenza dei suoi tiri è composta per il 43.1% da situazioni di catch&shoot e consiste per il 73.6% di conclusioni assistite. In più, i tentativi arrivano anche per quasi il 59% entro due secondi dalla ricezione.


Questi dati sono indice di un attacco organizzato e capace di sfruttare al meglio le caratteristiche da spot-up shooter di quello che è un potenziale secondo violino, senza costringerlo a giocare troppo palla in mano o in isolamento. La versatilità di Bogdanovic nel muoversi per cercare di smarcarsi e la capacità di farsi trovare sempre al posto giusto in situazioni di scarico fanno di lui un fit ideale per un attacco come quello di Utah, permettendogli di ricevere dinamicamente sui blocchi lontano dalla palla e di entrare in area.



Altra soluzione che i Jazz usano spesso e in cui Bojan sembra trovarsi particolarmente a proprio agio è su situazioni di slip. Il tiratore finge di portare il blocco per poi scivolare lateralmente, creando lo spacing necessario a prendersi il tiro da fuori. Questo movimento ricorda molto il lavoro di un’eccellente shooter come Klay Thompson.



Quando non è al centro della costruzione offensiva, Bogdanovic si posiziona sugli angoli, da cui può ricevere da fermo in situazioni di kick-out o sfruttando il movimento di palla di squadra. Tira in maniera particolarmente efficace dall’angolo destro (43.8% su 64 tentativi in stagione).



La sua abilità di muoversi senza palla e la preoccupazione della difesa di non lasciargli un tiro in angolo o in uscita dal blocco lo rende un ottimo tagliante, permettendogli di concludere nella restricted area con un eccellente 50.7%.



Bogdanovic è anche capace, eccome, di mettere palla per terra. Questo particolare può concedere a Mitchell o agli altri portatori primari alcuni possessi di riposo. È in grado di effettuare buone letture in situazioni di penetrazione, trovando spesso lo scarico sul tiratore, dopo aver attirato su di sé l’attenzione delle difese.


Questo è uno dei motivi per cui i compagni stanno avendo una particolare efficienza al tiro. In particolare, Royce O’Neale è quello che sembra avere beneficiato maggiormente dall'avere intorno più trattatori di palla, mantenendo percentuali pulitissime.



In più, come nel caso di questo alley-oop per Gobert, dimostra le sue doti da potenziale portatore di palla sul pick&roll, fondamentale da cui è capace sia di passare sia di concludere con un palleggio, arresto e tiro.



Il record di Utah con lui in campo è di 66 vittorie e 28 sconfitte, di cui 22 la stagione scorsa, ma sempre in Regular Season. Cosa succederà ai Playoffs?


Bogey non è certamente una star o il giocatore che ti permette il salto definitivo verso l’anello, ma è certamente il tipo di giocatore che vuoi in offseason. Capace di segnare in tanti modi diversi, può essere un’ulteriore valvola di sfogo per l’attacco in serate in cui Mitchell, Conley o Ingles facciano ipoteticamente fatica.


Non sono presenti, come detto, termini di paragone, ma le due sfide in back-to-back contro i Clippers potrebbero essere la situazione più vicina ad una preview di un’eventuale serie Playoffs vista fino ad ora. Nel primo incontro, nonostante la vittoria, le percentuali di Bogdanovic sono state mediocri, mentre nel secondo ha potuto attaccare maggiormente e meglio. In entrambe le partite, comunque, le cose migliori si sono viste nei casi in cui ha avuto modo di mettere palla per terra, sia attaccando il ferro, sia costruendo per i compagni, che fossero assist o situazioni per creare vantaggio.



L’ex Indiana è anche in grado di correre bene in transizione, da cui è capace sia di attaccare la difesa non ancora schierata, finendo al ferro, che di arrestarsi per il tiro perimetrale.


L’ala dei Jazz, come visto, non ha avuto troppi problemi nella sua comfort zone della dimensione offensiva. L’idea dei Clippers, nel primo match, è stata di negargli la ricezione sui tagli back-door o lasciargli spazio in uscita dal blocco. Tattica che ha funzionato nella prima partita, un po’ meno nella seconda, nonostante il successo.


Il lato negativo di Bogdanovic è sull’altro lato. Contro un attacco come quello dei Clippers, gli è stato chiesto di coprire la ricezione perimetrale di Batum o Morris, riuscendoci abbastanza bene. Le vere difficoltà sono subentrate in situazioni di uno-contro-uno createsi sui cambi, come contro Leonard e George, o in altre contro Morris in casi di post o ricezione profonda.


Bojan è stato attaccato assiduamente nella sconfitta contro i Clippers, cercando di isolarlo da eventuali aiuti dei compagni. Detto questo, la difesa a uomo lontano dalla palla di Bogdanovic non è stata pessima, ma non è al livello dei fondamentali offensivi.


Questo potrebbe essere un problema in ottica Playoffs, soprattutto nei matchup contro eccellenti giocatori di uno-contro-uno. Dall’altro lato, invece, avere un profilo come quello di Bogdanovic permetterà di migliorare lo spacing di Utah e sarà un’arma in più in casi di necessità di scoring.


Aspettando la post-season, Utah può beneficiare dell'effetto-Bogey.