• Simone Vallabio

L'effetto della sospensione della stagione sui Boston Celtics

La stagione 2019/20 dovrebbe riaprire prima dello sviluppo del vaccino per il Covid-19, con partite ovviamente senza tifosi. Che effetto avranno la sospensione e l'eventuale ripresa sulla squadra di Brad Stevens?


FOTO: CelticsBlog

Questo artico, scritto da Greg Brueck-Cassoli per CelticsBlog e tradotto in italiano da Simone Vallabio per Around the Game, è stato pubblicato il 13 maggio 2020.



Venerdì scorso Adam Silver ha parlato in conference call con la National Basketball Players Association e dalla conversazione sono emerse diverse novità in merito ai programmi per riprendere le attività delle squadre e al futuro della stagione.


La probabilità che si sviluppi un vaccino entro la finestra di tempo in cui la NBA avrà deciso se riprendere il resto della stagione (una scelta che, secondo quanto riferito, potrebbe protrarsi fino a giugno) è abbastanza bassa da far pensare che in nessuna delle potenziali partite della stagione 2019/20 sarà presente del pubblico. Le implicazioni di una simile realtà sono molteplici.


Certo, niente tifosi significherebbe avere meno entrate nelle casse delle squadre ma avere comunque delle partite da giocare, e quindi aumentare i ricavi rispetto a una totale cancellazione. Inoltre, un altro enorme punto di domanda riguarda ovviamente il Salary Cap.


Sarà difficile quantificare quanto grande sarà il calo delle entrate, con NBA e NBPA che dovranno decidere se saranno disposte, ma soprattutto intenzionate, ad ammortizzare la riduzione del cap in più anni.


I Boston Celtics dovrebbero essere in grado di far fronte a un calo dei ricavi, perché al momento tutti i giocatori più importanti sono già sotto contratto per la prossima stagione. In ogni caso, poi, i Celtics non avrebbero avuto a disposizione cap space sufficiente per riuscire a corteggiare qualche free agent durante la finestra estiva (il discorso cambierebbe solo nel caso in cui Gordon Hayward dovesse decidere di rifiutare la player option da circa 34.2 milioni di dollari prevista dal suo contratto per la prossima annata).


Nonostante le forti conseguenze di questa pandemia globale, Boston si ritrova al momento in una posizione finanziaria solida, rispetto a molte altre contender.


FOTO: NBA.com

Per quanto riguarda le conseguenze degli stadi vuoti, i Celtics potrebbero perdere decisamente più di altri sacrificando il caldo e rumoroso pubblico del TD Garden, ma Brad Stevens non teme affatto che la sua squadra non sia in grado di eguagliare l'intensità di gioco che esibisce di fronte ai suoi tifosi. Anzi.


Secondo Jared Weiss di The Athletic, infatti, in un’intervista telefonica con i possessori dei pass stagionali, l’allenatore dei Celtics ha dichiarato:

"Credo che giocare senza tifosi sia molto simile a una situazione di allenamento. E di una cosa sono certo: i miei ragazzi non si risparmiano mai in allenamento. A volte, giocare in una palestra silenziosa dove tutti sentono tutto, rende il gioco ancora più competitivo. Penso che se fossimo in grado di rendere possibile una situazione del genere, si giocherebbe comunque un gran basket.”

Inoltre, vale la pena aggiungere che giocare senza tifosi ha dato un ulteriore slancio all'idea di creare una "bolla NBA" in un'unica location, una soluzione che diminuirebbe gli spostamenti, limiterebbe il numero di individui coinvolti nelle operazioni della giornata di gioco e ridurrebbe notevolmente il rischio di esposizione a tutti coloro che vivono al di fuori della "bolla". Tra le finaliste come potenziale "NBA City" vi è il Disney World di Orlando.



Mantenere il format per i Playoffs


FOTO: NBA.com

Quest'anno i Celtics hanno avuto tutte le carte in regola per essere una valida contender al titolo.


Riuscire a partecipare ai Playoffs, con tanto di serie a sette partite, sarebbe un'occasione ghiotta per capire quanto la squadra sia matura e determinata a vincere.


Boston non è di sicuro la franchigia con il miglior starting five della Lega, ma ha un insieme di talenti versatili e di alto livello. Riuscire a testare la squadra attuale in una post-season completa avrà importanti conseguenze per le aspettative future e per la strategia di costruzione del futuro roster.


Avere un vero e proprio scenario da Playoffs (per quanto strani) in cui potersi immergere, significherebbe moltissimo per Boston.



Garantire l'equità della competizione

Il presidente della NBPA, Chris Paul, ha lamentato le pressioni che alcuni giocatori hanno subito dalle rispettive franchigie per tornare ad allenarsi. Questo nonostante i workout siano stati definiti dalle stesse squadre “facoltativi.”


Paul e colleghi affermano che, nel permettere alle squadre lo svolgimento di allenamenti volontari, la NBA ha creato una situazione molto pericolosa, dando un vantaggio a coloro che sono disposti a ignorare le restrizioni pensate per preservare la salute personale e pubblica.


FOTO: NBA.com

Proprio a causa della chiusura delle attività non essenziali in Massachusetts, Boston non è autorizzata a svolgere i regolari allenamenti. Un divieto che rimarrà in vigore almeno fino alla prossima settimana.


La decisione dei Celtics se aprire o no le strutture è quindi scontata, ma dà così agli avversari disposti a rischiare la salute dei loro giocatori un vantaggio per poter rimettersi in sesto in anticipo, in caso di una imminente ripresa della stagione.


Questa è una scelta che le squadre non dovrebbero mai poter prendere autonomamente, e il fatto che solo alcune di loro siano in grado di farlo è sinonimo di uno squilibrio nella competizione. La decisione dovrebbe spettare esclusivamente ai vertici della NBA.


Non esistono scelte giuste o sbagliate, ma solo decisioni peggiori di altre.




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