• Andrea Lamperti

L'idea di Mark Cuban per concludere la stagione


FOTO: Forbes.com

Dopo le proposte di Adam Silver, ecco quella di Mark Cuban. Ovvero, uno scenario “equo e divertente”, ma anche e soprattutto più possibile inclusivo, per concludere la stagione 2019/20, sospesa l’11 marzo scorso a causa della pandemia di Covid-19.

Secondo l’owner dei Dallas Mavericks, la partecipazione di tutte le 30 squadre dovrebbe essere - per questioni di introiti e diritti TV - un’assoluta priorità per la Lega. Per questo motivo una delle proposte pervenute dal commissioner nei giorni scorsi, ovvero procedere direttamente con i Playoffs (con griglia determinata dalla classifica al momento della sospensione), non ha riscosso l’apprezzamento di Cuban.

Il proprietario dei Mavs, poi, ha "bocciato" anche le ipotesi formulate dall’NBA che prevedono dei gironi all’italiana per comporre il tabellone della post-season e l’ordine delle teste di serie. “Annullerebbe il valore di tutta la parte di stagione finora disputata”.

Come individuare, quindi, un formato che sia allo stesso tempo “equo”, “divertente”, inclusivo e in grado di valorizzare, almeno in parte, le 65 partite circa di Regular Season giocate da ottobre a marzo?


Ecco la formula migliore secondo Mark Cuban, stando a quanto riportato da Tim MacMahon di ESPN.



Disputare 5/7 partite per ogni squadra per “completare” la Regular Season, dopo di che procedere con un mini-torneo per definire la griglia definitiva dei Playoffs (con reseeding delle teste di serie, quindi senza tenere conto della divisione tra Est e Ovest nella composizione del tabellone).

Al mini-torneo parteciperebbero, nella proposta di Cuban, le teste di serie numero 17, 18, 19 e 20 (più precisamente: 17-20, 18-19) dopo il completamento della RS. Le vincitrici di queste sfide (gara singola oppure serie al meglio delle tre) affronterebbero in seguito le teste di serie numero 15 e 16 in uno “spareggio” per entrare nel tabellone dei Playoffs a 16 squadre. A quel punto, serie al meglio delle sette gare e svolgimento “classico” (reseeding a parte) della post-season.



Con una formula del genere, soltanto Warriors (15-50) e Timberwolves (19-45) in tutta l’NBA non avrebbero matematicamente una chance di poter accedere ai Playoffs. Tutte le altre franchigie, invece, potrebbero giocarsi delle possibilità per una piazza in post-season, malgrado il calendario accorciato.


In primis, ultimo e penultimo record a Est, ovvero Cavaliers (19-46) e Hawks (20-47), separate da 4 vittorie dalla decima della Conference, gli Hornets (23-42). Una chiamata inattesa arriverebbe per diversi team che si consideravano già virtualmente “in vacanza”, per quest’anno - come Pistons (20-46), Knicks (21-45) e Bulls (22-43), oltre alle già citate Cavs, Hawks e Hornets. E un’occasione molto più concreta per chi in precedenza aveva da recuperare tra le 3 e le 6 W di ritardo dall’ottava piazza, ovvero Blazers (29-37), Pelicans (28-36), Kings (28-36), Spurs (27-36), Suns (26-39) e Wizards (24-40).


FOTO: NBA.com

Sicuramente quella di Mark Cuban è una proposta più "inclusiva" rispetto all'opzione di procedere direttamente con i Playoffs, ma allo stesso tempo più "esclusiva" rispetto alle altre ipotesi avanzate da Adam Silver nei giorni scorsi. E proprio per questo motivo ha fatto storcere il naso a John Hollinger (Vice President of Basketball Operations dei Memphis Grizzlies), il quale ha sottolineato attraverso il suo profilo Twitter che Dallas (40-27), settima a Ovest, attualmente ha 7 W di vantaggio sull’ottava, i Grizzlies (32-33) appunto, e che la formula proposta dall’owner dei Mavs garantirebbe alla sua squadra un posto certo ai Playoffs, a differenza di alcune ipotesi avanzate da Adam Silver, che includerebbero nel mini-torneo otto squadre anzi che sei.

Qualsiasi formato, comunque, avrà dei “vincitori” e dei “vinti” (se così si può dire in un contesto come quello attuale). Trovare la giusta e più equa strada per consentire alle contender di giocarsi il Larry O’Brien Trophy 2020 sarà - l’arduo - compito di Adam Silver e dell’NBA, con tanti diversi interessi in gioco. E, ovviamente, nessun precedente a cui appellarsi.



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