• Alessandro Di Marzo

L’impatto di Gregg Popovich sull’NBA è più vivo che mai

Dalle panchine al front office, da Monty Williams (e tanti altri) a Sean Marks: la dinastia dei "discepoli" di Pop in NBA è appena iniziata.


FOTO: Air Alamo

Questo articolo (Brendon Kleen, Fansided) è stato tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per AtG.



Quest’anno, i San Antonio Spurs stanno rimanendo saldamente ancorati alle ultime posizioni della Western Conference valide per i Playoffs 2021. Ancora una volta, si sono rifiutati di intraprendere una ricostruzione vera e propria, senza aver imbastito scambi importanti. In più, poco fa è arrivata la vittoria numero 1.300 in Regular Season per Gregg Popovich, che è dunque diventato il terzo allenatore di sempre a raggiungere questo traguardo.


Tuttavia, l’influenza di Popovich sta andando oltre al rendimento della squadra e ai suoi traguardi personali: si sta infatti estendendo anche alla mentalità della nuova generazione di allenatori NBA.


Di solito, il prepartita è il momento perfetto per parlare di legami e relazioni. Se due allenatori che devono affrontarsi si conoscono, ecco che i media si incuriosiscono - Siete rimasti in contatto, nel tempo? Che valore dai a questo rapporto? Com’è affrontarlo?


Due degli “allievi” del 5 volte campione NBA si sono sfidati domenica scorsa in occasione di Suns-Hornets. Da una parte, sponda Phoenix, Monty Williams, responsabile della trasformazione della squadra attraverso la sua leadership e il suo carattere forte. Dall’altra James Borrego, al secondo anno sulla panchina Hornets, che in pochissimo tempo sembra aver costruito un’armata giovane e dalla stoffa vincente.

Entrambi devono molto allo stile di Popovich, mostrato durante i tanti anni alla guida della Spurs' Dynasty (trovate il primo dei tre episodi in cui la raccontiamo qui). Williams ha fatto suo il concetto di “point five”, introdotto da Pop con l’apporto di Ettore Messina (per anni assistant coach di San Antonio). L’idea è semplice, e si basa su un movimento offensivo continuo della palla e di tutti e cinque gli uomini i campo. Borrego, invece, gioca un basket basato sullo spacing e sull’attacco perimetrale, che ricorda parzialmente lo stile dei texani di qualche anno fa.


Non è un caso che entrambi siano passati da San Antonio durante le loro carriere: Williams lo ha fatto da giocatore, dal 1996 al 1998, mentre Borrego è stato il vice di Popovich in tempi più recenti, dal 2015 al 2018.


Per entrambi, quei momenti sono stati un punto fondamentale per il loro futuro.


L’anno scorso, quando Borrego è stato in trasfera a Phoenix, aveva raccontato come Williams e lui fossero andati a correre insieme la mattina presto, per poi bersi un caffè assieme. Il loro è un rapporto basato sulla stima reciproca. Williams, prima del match contro Charlotte vinto poi all’overtime, ha parlato delle strade che Popovich gli ha spianato nel mondo del coaching, dopo il suo ritiro:

“Se si è vissuti abbastanza in quel mondo, si riesce a riconoscere il valore degli sforzi che altre persone hanno fatto per te”.

Nel 2004/05, anno del terzo titolo Spurs, Pop offrì a Williams una sorta di stage all’interno del coaching staff. Questa esperienza lo portò l’anno successivo a iniziare la sua vera carriera da allenatore, a Portland, come assistente di Nate McMillan.

FOTO: San Antonio Express

Proprio Borrego, nel 2010, fu poi scelto come vice da Williams sulla panchina degli allora New Orleans Hornets, ruolo che occupò fino al 2012 per poi trasferirsi prima ad Orlando, poi agli Spurs. E dopo tre anni alla corte di Popovich, ecco la prima grande opportunità da head coach, a Charlotte.

Il numero di allenatori passati da San Antonio, in realtà, non si ferma affatto a questi due nomi. Il terzo è ovviamente Steve Kerr, due volte campione NBA da giocatore proprio con Popovich. La lista diventa poi molto più lunga considerando coloro che sono stati influenzati da coach Mike Budenholzer, assistant coach di Pop dal 1996 al 2013. Dopo questa esperienza, Bud ha allenato gli Atlanta Hawks, dove i suoi vice furono prima Quin Snyder, oggi agli Utah Jazz, poi Kenny Atkinson, fino all’anno scorso coach dei Brooklyn Nets, e infine Taylor Jenkins, dal 2019 alla guida dei Memphis Grizzlies.


Dal 2008 al 2013, un collega importante di coach Bud fu Brett Brown, che tornò a San Antonio come assistente dopo un primo addio nel 2009. Nella sua lunga esperienza ai Philadelphia 76ers, conclusasi solo alla fine della scorsa stagione, fu assistito da Lloyd Pierce, da poco licenziato dagli Hawks.


Non dimentichiamo infine gli ultimi prodotti di Popovich: da Jake Vaughn, oggi vice ai Nets assieme a Ime Udoka, a Mike Brown, a lungo vice di Steve Kerr a Golden State.


La ciliegina sulla torta? Il GM dei Nets, Sean Marks, per tre stagioni assistente agli Spurs.


In totale, perciò, gli head coach che hanno lavorato direttamente con Popovich sono ben 7, ed ognuno di loro ha saputo evolvere le proprie conoscenze in modo differente. Il dato si estende ancora considerando che, tra le prime 10 di ogni Conference, ben 8 squadre contano un membro del “Pop Tree” al loro interno.


Popovich prima o dopo dirà addio all’NBA, ma in ogni caso la sua influenza ha “contagiato” moltissime personalità che guideranno le squadre di oggi e domani al successo in questa Lega. Il ritiro, secondo molti, potrebbe già materializzarsi a fine stagione, dopo le Olimpiadi di quest’estate a Tokyo, anche se il suo contratto scade nel 2022. Steve Kerr ha dichiarato che, a suo parere, Popovich non ha ancora deciso riguardo al suo futuro. Commenti più rilevanti di quanto si possa pensare inizialmente, dato che Kerr è uno degli allenatori più vicini a Pop, nonché suo vice sulla panchina di Team USA.

Quando giungerà il momento dell’addio, un probabile erede potrebbe essere Becky Hammon. Come scritto da Katie Heindl, di Uproxx, “si può considerare la dinastia Spurs in declino o semplicemente in un periodo di necessaria riorganizzazione: Hammon può essere il profilo adatto per gestire entrambe le situazioni”.

FOTO: NBA.com

Hammon debuttò da head coach il 30 dicembre 2020 a causa di un’espulsione di Popovich, diventando la prima donna in NBA a ricoprire tale ruolo. Tra l'altro, Brian Wright è uno dei soli sei GM di colore. Il grande lavoro di Popovich è andato ben oltre alla pallacanestro. Uno di questi sei, inoltre, è Trajan Langdon, attualmente ai New Orleans Pelicans ed ex scout agli Spurs.


I “discepoli” di Popovich sono moltissimi. Ma la sua innovazione sta continuando ancora oggi. Gli Spurs sono migliorati molto in questa stagione, grazie a un core giovane e talentuoso, guidato da DeMar DeRozan, che sta promuovendo alla grande il concetto di positonless basketball. I texani non avranno abbracciato a pieno la rivoluzione del tiro da fuori, ma la squadra ha una forte identità: pochissime palle perse (10.9 a gara, miglior dato NBA) e nessuno che sta senza toccar palla per troppo tempo.


Chiunque si stia chiedendo quando Popovich smetterà, sa che a questa domanda probabilmente non ci sarà risposta quando - non “se” - gli Spurs verranno eliminati dai Playoffs, ma soltanto durante/dopo i Giochi.


Per onorare uno dei più grandi allenatori nella storia del basket, in ogni caso, basterà accendere la TV e guardare una qualunque partita NBA, o quasi. E ricordarsi che l'impatto di Pop sull’NBA vivrà ancora per molto, molto tempo.




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