• Marco Richiedei

L'impatto di Steven Adams sulla cultura dei Thunder

Nei suoi sette anni a Oklahoma City, Steven Adams ha rappresentato il vero significato di “uomo-squadra”.



Questo articolo, scritto da J.D. Tailor per Welcome to Loud City e tradotto in italiano da Richiedei Marco per Around the Game, è stato pubblicato in data 2 dicembre 2020.



L'eliminazione dei Thunder in Gara 7 del primo turno dei Playoffs 2020 ha segnato la fine di un'era e ha portato la società a concretizzare quel processo di rebuilding che era ormai all'orizzonte da tempo e che molti fan desideravano.


Continuare con Paul, Gallinari e Adams avrebbe fatto restare i Thunder in uno stato di mediocrità, ovvero in una situazione in cui nessuna squadra vuole trovarsi. Ha quindi perfettamente senso ripartire da zero e costruire un roster che possa essere competitivo nel giro di tre o quattro anni.


Per i fan dei Thunder, la partenza di Chris Paul è stata certamente un po’ triste, ma non inaspettata; lo stesso si può dire di Danilo Gallinari. Quella di Steven Adams (direzione Pelicans) è stata quella che ha fatto più male.


Adams è stato uno dei giocatori più importanti per i Thunder degli ultimi anni. La sua influenza è stata enorme, sia dentro che fuori dal campo: si è sempre fatto trovare pronto a sacrificarsi per i compagni e a lasciare il suo ego in disparte in nome dei successi di squadra. E se negli ultimi anni molti fan dell’NBA hanno simpatizzato per i Thunder, la presenza di Steven Adams è uno dei motivi.


In quest'ultima stagione con i Thunder, abbiamo spesso indicato la leadership di Chris Paul come la forza trainante del successo di Oklahoma City. Direi che Adams ha avuto un ruolo altrettanto importante: con la sua disponibilità a lavorare per la squadra ha stabilito uno standard che non può essere ignorato.


Ai fan mancherà sicuramente molto, sia come giocatore che come uomo. Steven ha rappresentato i Thunder con orgoglio e vigore ad ogni partita. Nel momento in cui metteva piede in campo, la parte più divertente e scherzosa della sua personalità andava sullo sfondo e lasciava spazio solo alla concentrazione, all’impegno e al sacrificio per la squadra.


Anche se Adams non ha raggiunto Westbrook o Durant in termini di impatto complessivo, non verrà dimenticato facilmente dalla società e dai fan: è stato apprezzato e amato come pochi altri giocatori (forse solo Nick Collison ha ricevuto un apprezzamento simile).


Il primo ricordo che diversi fan hanno di Steven Adams è senza dubbio divertente. Durante Gara 3 della serie Thunder-Warriors nelle Western Conference Finals del 2016 (una delle più belle serie mai viste), Draymond Green colpì Steven Adams nella zona inguinale. Un colpo del genere in una zona così sensibile avrebbe abbattuto qualsiasi uomo, ma non Steven: dopo un attimo di dolore e qualche semplice smorfia, continuò a giocare come se nulla fosse successo.


L'espressione sul volto di Green fu significativa: non riusciva proprio a credere che Adams fosse in grado di continuare a giocare. Questa è la bellezza del gioco del neozelandese: la capacità di sopportare il dolore, se ciò può servire per la vittoria della sua squadra.


Un altro ricordo legato a Steven Adams è rappresentato dalle parole spese per lui da Jimmy Butler, che in un’intervista affermò come l’unico modo per spiegare la forza incredibile di Steven è che il giocatore provenga dal pianeta Krypton.


E rimanendo in tema, vale la pena ricordare anche il momento in cui Adams stese a terra Patrick Beverley con un blocco... piuttosto duro:



Steven Adams era noto per essere uno dei ragazzi più simpatici e spiritosi dei Thunder. Il suo umorismo era sempre divertente da ascoltare e in ogni intervista c’era sempre una citazione interessante. Un esempio? Il modo assurdo in cui descrisse in gergo medico (Australopithecus Afarensis) una contusione all'anca:



Steven ha avuto un enorme impatto sull'NBA in più di un modo: per esempio, gli Oklahoma City Thunder sono ora una squadra ampiamente sostenuta e seguita in Nuova Zelanda proprio grazie ad Adams. Il numero di articoli e tweet dedicati a lui parlano chiaro.


Quando Chris Paul è stato scambiato ai Phoenix Suns, in molti a OKC speravano che i Thunder trovassero un modo per tenere Steven in squadra. Tuttavia, non tutte le cose belle durano per sempre. Adams ha passato sette anni fantastici a Oklahoma City, ma ora ha l'opportunità di essere una presenza di primo piano in una squadra giovane ed entusiasmante.


Al momento è ancora difficile capire dove si trovi Steven Adams nel pantheon dei migliori giocatori dei Thunder. In questo momento, solo la maglia di Nick Collison è stata ritirata. Westbrook e Durant sono candidati sicuri e forse anche Adams verrà preso in considerazione.


A molte persone potrebbe sembrare ridicolo ritirare la maglia di un ragazzo che ha tenuto una media di 10 punti e 9 rimbalzi nel suo percorso ai Thunder. Non capiranno mai cosa Steven abbia significato per Oklahoma City.



Adams è stato una parte importante della cultura dei Thunder. Il suo impegno verso la squadra e la sua volontà di fare quello che serve per vincere sono stati fondamentali. L'anno scorso abbiamo visto i giocatori andare in campo tutti con un unico cervello: Steven è stato una parte fondamentale nella costruzione di quella cultura.


In passato, diverse squadre hanno ritirato la maglia di giocatori che hanno contribuito alla creazione di una certa cultura. Come detto, OKC ha già ritirato la maglia di Nick Collison. San Antonio quella di Bruce Bowen. Cosa avrebbe Adams di diverso?


In ogni caso, la partenza di Steven è piuttosto dolorosa per qualsiasi fan dei Thunder. La squadra ora ha un futuro luminoso davanti a sé, sul lungo termine; ma perdere un membro importante della storia della squadra non è mai facile.


La speranza è che prima o poi Steven possa tornare (e magari ritirarsi) a OKC.



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