• Jacopo Stefani

L'improbabile rivoluzione di Steph Curry non è ancora finita


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Dieter Kurtenbach per Mercury News e tradotto in italiano da Jacopo Stefani per Around the Game, è stato pubblicato in data 9 marzo 2021.



Non avrebbe dovuto rappresentare una sorpresa.


Dopotutto, Stephen Curry ha trasformato partite di Regular Season NBA - eventi che la lega sembra essere, anno dopo anno, sempre più intenzionata a rendere insignificanti - in appuntamenti televisivi inderogabili. Non avrebbe potuto far altro che prendere l’All-Star Game – un evento profondamente frivolo (nonché, in questa stagione, del tutto ridicolo) - e renderlo una godibile celebrazione della sua grandezza cestistica.


Anche se Curry non si è fregiato del premio di MVP della partita, in campo è stato evidentemente il capobranco: dalle sue mani è passata l’atmosfera della serata, un'atmosfera di gioia. E’ stata l’ennesima dimostrazione della sua indelebile eredità per questo sport.


C’erano giocatori che non avrebbero voluto trovarsi ad Atlanta domenica, ed è difficile biasimarli. Ci sono stati giocatori che hanno cercato modi per accaparrarsi il minor carico di lavoro possibile - sto guardando proprio te, LeBron James- e di nuovo, ha perfettamente senso. Ma Curry, invece di architettare strategie per scamparla, ha deciso che, dovendo proprio andarci, avrebbe potuto renderlo divertente. E il modo in cui si diverte Curry, è contagioso: è quasi un peccato che quando gioca con i Warriors debba lavorare così duramente, non permettendoci di vedere la stessa ilarità.

Forse sto esagerando un po’, e forse l’All-Star Game sarebbe stato un bel momento a prescindere. Ma non riesco a smettere di pensare che la sua presenza abbia portato la serata ad un livello superiore.



L’ASG è sempre stato uno show di giocatori che provano schiacciate originali in partita - o, nel caso di Rudy Gobert, le più anonime che riusciate ad immaginare - ma ormai ha messo un considerevole ufficio anche dietro l’arco. E sì, in una partita dove ci si astiene dalla fase difensiva si è visto come il tiro pesante sia sempre più nel DNA dei giocatori NBA, nel meglio o nel peggio, con il 60% dei tiri totali scoccati da quella (sempre più ampia) zona del campo.


Se volete, potete dare la colpa a Steph Curry.


Più ci allontaniamo dai suoi inizi nella Lega meno sembriamo ricordarci che, prima di lui, non era nemmeno concepibile che un giocatore si prendesse 10 triple ad allacciata di scarpe. Senza offesa a George McCloud e Ray Allen - i migliori tiratori da tre del passato . ma nessuno di loro due tirava dal palleggio o, tantomeno, realizzava con il 45%.


È stato Curry a trasformare il tiro da tre punti nella soluzione ricercata quanto nel basket di oggi, insegnando alla lega la verità, quasi non considerata, che 3 è maggiore di 2. Beh, quando tiri come lui, è così.


Fermiamoci un momento a considerare un particolare: il gancio-cielo di Kareem Abdul-Jabbar non si trascinò dietro una lega piena di emulatori; le schiacciate di Michael Jordan non cambiarono il modo in cui il gioco veniva pensato e giocato. (Detto questo, il numero di ragazzi che provavano a tirare turnaround jumpers - durante e dopo il suo trascorso in NBA - non può essere dimenticato, e questo va riconosciuto.)


Curry, invece, è un così eccezionale tiratore da tre che non pochi giocatori, ma la maggioranza della lega sta provando ad essere come lui. Ormai è giocare come Curry è sinonimo della parola “vittoria”. E non si può biasimare nessuno per cercare di assomigliargli.


Steph non ha esattamente la costituzione fisica di un LeBron, o di uno Zion Williamson; nessuno lo avrebbe mai additato come rivoluzionario. E, a onor del vero, alcuni giocatori hanno trovato il modo di recuperare, o raggiungere, il numero 30. A partite dall'All-Star Game. Ma ancora niente, non c’è nessuno uguale a Steph. E domenica, nonostante il relativo agonismo del contesto, ci siamo ricordati perché.


FOTO: NBA.com

A metà circa del primo quarto, Curry - che aveva già mandato a bersaglio due bombe dagli angoli (una delle quali con tanto di effetti speciali e no-look) - decide di tirare dal cerchio di centrocampo. La piuma da 10 metri, ovviamente, va a bersaglio.


Ah, ho già detto che, appena prima della partita, Curry ha fatto una tappa a vincere il Three Point Contest, spazzando via la concorrenza nel primo round e rendendo la gara interessante sulla via della vittoria nel secondo? Sì, l’ha fatto, e come potrebbe essere il contrario.


Nel secondo quarto, comunque, Curry tira da 10 metri e mezzo. Solo rete. Ah.


Ne viene fuori una “competizione”, a fine secondo quarto, quando l’unico giocatore in NBA a potergli davvero tenere testa con tiri da distanza siderale, vale a dire Damian Lillard, si arresta e realizza da centrocampo.


Curry lo segue prontamente, e segna al primo tentativo. Perché ovviamente l’ha fatto. E’ Steph Curry.



LeBron è stato ovviamente contento nel vedere Steph portare la sua squadra alla vittoria. Nonostante siano due tra i più grandi ad aver mai giocato a questo sport, domenica è stata la prima volta nelle loro carriere da compagni. James ha scritto su Twitter, subito dopo la partita, che Curry “ha rivoluzionato il gioco completamente da solo”.


Ha ragione. E mentre in così tanti si rifiutano di accettarlo per ragioni che vanno oltre la logica, ora che lo sapete, non dovete mai dimenticarlo.


Nessuno sa quanto a lungo Curry continuerà a giocare a questi incredibili livelli - per la verità, non sappiamo per quanto continuerà a giocare a QUALSIASI livello. Non c’è mai stato un giocatore uguale a lui, quindi è impossibile sapere come è destinata a finire questa storia.


Forse siamo di fronte al Tom Brady della pallacanestro, e lo vedremo ancora spezzare caviglie e tirare da 12 metri superate le 40 primavere. Sembra improbabile...


Ma sarà davvero più improbabile di un ragazzino magro, alto “appena” 1.90, uscito da Davidson e di cui abbiamo pensato a lungo non riuscisse a raggiungere il ferro (la sua schiacciata alley-oop è stato nettamente il più shocking dei tiri realizzati domenica), che finisce a vincere anelli, tra tutte le squadre NBA, ai Golden State Warriors?


Sarà davvero più improbabile di un giocator che ha reso un tiro da tre punti qualcosa di cool almeno quanto una schiacciata? Fino a cambiare radicalmente, nel profondo, l’approccio con cui lo sport del basket è giocato a livello professionale?


Personalmente, ritengo di no.


Ma ritengo che, indipendentemente da quanto tempo ci resta con Baby Faced Assassin, sarebbe meglio che tutti ne spendessimo un po’ di più ad apprezzare quanto è davvero speciale.