• Marco Cavalletti

L’interruttore dei Lakers non è scattato


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Bill Plaschke per Los Angeles Times e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 18 agosto 2020.



I Lakers non sono degli interruttori. I Lakers non sono imbattibili. I Lakers non sono i Lakers.


Questi Lakers non sembrano possedere la presenza da titolo che avevano dimostrato prima dell’interruzione della stagione causata dalla pandemia. Questi Lakers non sembrano possedere la costanza che fino a cinque mesi fa li rendeva i favoriti per il titolo.


Nella serata di martedì, i Lakers si sono presentati alla loro prima gara di Playoffs contro i Portland Trail Blazers assomigliando sinistramente alla squadra che aveva arrancato nelle precedenti (insignificanti) Seeding Games. A quanto pare, quelle scialbe apparizioni della compagine di Los Angeles non erano un caso isolato; il terrore di un’intera città rischia di realizzarsi.


Se esiste davvero un interruttore che le grandi squadre sono in grado di far scattare in vista della post-season, allora i Lakers non sono riusciti a trovarlo. Se c’è davvero un senso d’urgenza al quale le grandi squadre riescono ad accedere in situazioni come questa, allora i leader della Western Conference l’hanno smarrito sotto una pila di mattoni.


Per farla semplice, nel momento più importante, martedì sera, gli appena qualificati ed esausti Blazers gliele hanno suonate di santa ragione. Sotto di 6 a metà quarto quarto, negli ultimi minuti i Trail Blazers hanno segnato 13 punti più dei Lakers, agguantando un'incredibile vittoria per 100-93.


“È solo una partita”, ha affermato la star dei Blazers Damian Lillard, con una dichiarazione che, però, sa a dir poco di minimizzazione.



La partita di martedì, infatti, ha dimostrato quanto alla difesa dei Lakers manchi l’apporto di Avery Bradley, sgretolandosi nei minuti finali sotto le triple di Lillard, Carmelo Anthony e Gary Trent Jr.


Gara 1 ha dimostrato quanto i Lakers abbiano bisogno di una terza opzione in attacco, con LeBron James ed Anthony Davis (51 punti insieme) lasciati da soli sull’isola.


Kentavious Caldwell-Pope ha sbagliato tutti e nove i suoi tiri. Alex Caruso cinque dei suoi sei. Kyle Kuzma quattro triple su cinque tentativi. E in totale, i Lakers hanno tirato con un impietoso 5/32 da tre punti. Inoltre, a fine partita, non ha aiutato il fatto che James e Davis abbiano entrambi sbagliato due tiri liberi importanti, contribuendo a un totale di squadra di 11 errori su 31 liberi tentati.


Ma più di ogni altra cosa, la partita di martedì ha dimostrato che nei Lakers qualcosa non quadra... almeno, non ancora.


Dopo la partita, alla domanda del Los Angeles Times riguardo a quando possa tornare quel senso d’urgenza, James ha ammesso di non averne idea. “Non posso rispondere a questa domanda”, ha dichiarato.


È chiaro, e James lo ha lasciato intendere in queste ultime due settimane, ai Lakers mancano l’entusiasmo e l’energia dello Staples Center. Il primo giorno di post-season, nessun posto al mondo è come quell’angolo fra la Undicesima e Figueroa. I tifosi arrivano prima di chiunque altro, difendono il loro territorio e gridano a pieni polmoni, rendendo la vita di chiunque osi avvicinarsi davvero difficile.


I Lakers si sono guadagnati il miglior record a Ovest, ma non potranno sfruttarlo. E una squadra di veterani abituata a una tale energia da parte dei tifosi sembra risentirne. Ovviamente la situazione è la stessa per tutte le squadre presenti ad Orlando, ma i Lakers non sembrano ancora essere riusciti a venirne a capo.


Ricordate quando, agli albori della pandemia, James disse di non riuscire nemmeno a immaginare una partita NBA senza tifosi? Beh, ora è costretto a fare ben più che immaginare, e la difficoltà ad accendere davvero i motori, per la squadra, è evidente. “È diverso”, ha detto James. “È diverso, nella bolla, senza tifosi.”


Ovviamente, con 23 punti, 17 rimbalzi e 16 assist – primo nella storia dei Playoffs NBA a far registrare numeri simili – James è e rimane concentrato, affermando: “Per quanto riguarda la mia concentrazione e l’esecuzione del game plan, non cambia nulla.”



Ma il Re non è rimasto per nulla soddisfatto della prestazione della squadra. “Abbiamo avuto delle grandi opportunità, abbiamo costruito ottimi tiri, ma non li abbiamo segnati”, ha detto James. E riguardo alla difesa, ha aggiunto: “Abbiamo avuto un paio di momenti di sbandamento, e non possiamo permetterceli.”


Inoltre, c’è anche un altro problema relativo ad energia e inerzia in questa serie. Mentre Portland è stata costretta a sudarsi sul campo l’accesso ai Playoffs, con una serie di partite da vincere a tutti i costi, i Lakers hanno trattato le loro “Bubble games” come una Summer League. Basti pensare che il loro record di 3-5 è stato il peggiore fra tutte e 16 le squadre approdate ai Playoffs.


Portland, d’altro canto, è entrata nella bolla con 3.5 gare di disavanzo rispetto all’ultimo posto disponibile, e ha vinto otto delle ultime 10 partite disputate.


Riusciranno i Lakers a entrare in ritmo prima che le cose in questa serie si mettano davvero male?


“La nostra fiducia cresce di partita in partita”, ha affermato Lillard, autore di 34 punti, aggiungendo poi: “Non perdiamo fiducia solo perché la partita si mette male. Continuiamo a fidarci l’uno dell’altro, perché ci troviamo in questa situazione da quando siamo arrivati qui.”


E i Lakers se ne sono decisamente accorti.


“Quella squadra sta sostanzialmente giocando Gare 7 da due settimane”, ha detto il coach dei Lakers, Frank Vogel. “Noi dobbiamo fare la nostra partita e segnare i tiri che contano.”


Vogel è ora 0-1 nei suoi primi Playoffs sulla panchina dei Lakers. James ha perso la prima partita di una post-season per appena la seconda volta in 14 anni.


I piani dei giallo-viola per la partita di martedì erano molto diversi. Scendendo in campo con il motto di “Leave a Legacy”, i Lakers stanno utilizzando questi PO per onorare il compianto Kobe Bryant, cercando al tempo stesso di cancellare i ricordi dei Playoffs delle sue ultime stagioni. L’ultima volta che i Lakers hanno preso parte ad una serie di post-season, più di sette anni fa, sono stati spazzati via dai San Antonio Spurs.


Il loro primo realizzatore in quella serie, Dwight Howard, era stato espulso nel terzo quarto dell’ultima partita. Il terzo e il quarto realizzatore, invece, erano Darius Morris e Andrew Goudelock. E... ah, certo, il miglior giocatore era Kobe Bryant, ma non riusciva neanche a camminare.


Ieri sera, quindi, i Lakers speravano di tornare a casa con la prima vittoria ai Playoffs dopo otto anni. Ma l’inizio della rinascita dovrà attendere. “È solo una partita, abbiamo ancora molta fiducia nel nostro gruppo”, ha detto Vogel. “Mi è piaciuto lo spirito competitivo. Non abbiamo segnato. Continueremo a lavorare sulla qualità dei nostri tiri.”


In tutto questo, però, per Los Angeles stanno arrivando i rinforzi. Anche se Bradley è fuori, il veterano Rajon Rondo potrebbe tornare presto, dopo essersi rotto un pollice al secondo giorno di allenamenti a Orlando.

I Lakers hanno bisogno della sua mente cestistica. Hanno bisogno della sua leadership offensiva nei momenti in cui James deve sedersi per riprendere fiato. Ne hanno un bisogno tale che Vogel si è detto entusiasta solo nel vederlo sedere di nuovo in panchina con la squadra.


“Sono felicissimo, davvero”, ha detto Vogel. “Rajon è una parte fondamentale della nostra identità di squadra, della nostra mente sul campo, del nostro DNA. Credo che riaverlo fra noi migliorerà davvero il nostro livello generale di energia.”


Ebbene, dopo la scioccante batosta di ieri sera, ai Lakers serve eccome, quell’energia.

E serve subito.