• Nicola Ripari

L'ultima partita di Larry Legend in NBA

La carriera NBA di Larry Bird finì nel 1992, in occasione di una triste Gara 7, a Cleveland.



Questo articolo, scritto da Professor Parquet per CelticsBlog e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 18 agosto 2019.



NBA TV ha recentemente trasmesso Gara 7 delle semifinali di Eastern Conference 1992 tra Boston Celtics e Cleveland Cavaliers, al Richfield Coliseum. Il vincitore della sfida avrebbe affrontato i campioni in carica: i Chicago Bulls di Michael Jordan.


Da super tifoso dei Celtics e di Larry Bird e da abitante del nord-ovest dell’Ohio, quel giorno decisi di fare il viaggio verso Cleveland, per assistere dal vivo alla partita - dagli spalti più alti di tutto il palazzetto.


Man mano che ci avvicinavamo al Coliseum di Richfield, situato a circa 21 miglia e 30 minuti di macchina a sud di Cleveland, cominciammo a notare la presenza, lungo la strada, di cartelli e striscioni realizzati dai tifosi locali. Osservando più attentamente, lessi le varie scritte: “L’Ultima Partita di Larry”, “RIP Boston”, “L’Ultima Battaglia di Bird”. Erano questi i messaggi dei cartelli che costellavano la strada.


Larry non giocò in quella serie fino a Gara 4, disputata in occasione della Festa della Mamma: una pesante sconfitta 114-112 che portò la Semifinale di Conference sul 2-2. Cleveland, poi, ottenne il vantaggio, portandosi a casa Gara 5 con un 114-98 finale.


Secondo alcuni, i Celtics giocavano meglio senza Bird, che non scendeva in campo da 37 giorni a causa di un infortunio rimediato ad aprile, in una partita contro gli Indiana Pacers. Nelle sconfitte di Gara 4 e Gara 5, Larry era entrato in campo dalla panchina, collezionando 17 punti in 37 minuti di presenza, con un 7/15 al tiro.


Tuttavia, Cotton Fitzsimmons, coach NBA di lunga data e nel 1992 analista di NBC, aveva sostenuto durante la telecronaca di Gara 7: “Chiunque ritenga che i Celtics siano meglio senza Larry Bird, non capisce nulla di pallacanestro - o di Larry Bird”.


In Gara 6, giocata il 15 maggio, Bird rispose giocando una partita sontuosa, la sua ultima al Boston Garden. Rimesso nel quintetto titolare dall’ex compagno di squadra Ford, Larry Legend giocò davvero alla grande, soprattutto a livello di assist, fornendone tanti (14) e spettacolari. Il telecronista dei Celtics, Tommy Heinsohn, esclamò che era in corso una lezione e che il Professor Bird stava mostrando ai Cavaliers che la sua carriera non era ancora finita. Larry aggiunse 16 punti e 6 rimbalzi, sancendo la vittoria dei Celtics per 122-104. Quel venerdì notte il Garden fu un’autentica bolgia, qualcosa che difficilmente si può riuscire a ripetere.


Nessuno sapeva cosa aspettarsi in Gara 7. Il buon senso suggeriva che, se la partita fosse stata punto a punto, i veterani dei Celtics, con la loro esperienza, si sarebbero imposti. Boston e Bird sapevano farsi valere nel clutch time. Tuttavia, se Cleveland fosse riuscita a imporre un ritmo più veloce, sarebbe riuscita a prevalere grazie ai suoi giovani e alla migliore forma fisica.


FOTO: NBA.com

Ciò che accadde in quella tiepida domenica di metà maggio fu totalmente imprevisto. I Cavaliers iniziarono la partita on fire, costruendo subito un buon vantaggio e fissando il punteggio sul 13-6; la folla tifava in maniera incessante e quasi rabbiosa, dopo anni di sconfitte e delusioni. Un fan seduto di fianco a me fischiava dentro una conchiglia a ogni canestro realizzato dai Cavs.


Il primo periodo si concluse sul 35-21 per Cleveland; un vantaggio mai messo in discussione. Infatti, solo Kevin McHale, rimesso nel suo tradizionale ruolo di sesto uomo, fu in grado di produrre qualcosa a livello offensivo, ma il suo contributo fu insufficiente per arginare l’attacco di Cleveland, quella sera molto efficace.


Mentre Boston sembrava lenta e fiacca, i Cavs si muovevano con molta più energia e velocità, incoraggiati dalla folla affamata e, molto probabilmente, dalla consapevolezza di doversi costruire un immediato vantaggio per diminuire la pressione nei minuti finali di partita. D’altronde, i Celtics, durante gli incredibili 13 anni dell’era Bird, avevano affrontato pressoché qualsiasi situazione possibile nei Playoffs. I Cavs invece, nello stesso periodo, avevano collezionato una sola vittoria in post-season.


Tuttavia, il famigerato frontline composto da Bird, McHale e Robert Parish era stato falcidiato dagli infortuni e i tre, insieme, avevano un’età media di 36 anni. Parish, colpito da continui problemi al ginocchio, era a 38 anni il giocatore più vecchio di tutta la NBA. Bird, che già presentava un certo logorio fisico, aveva 35 anni e mezzo; McHale, che a sua volta era stato rallentato da problemi al ginocchio e al piede, ne aveva 34.


I Celtics avevano chance di vittoria solo se fossero riusciti a incanalare la partita in una certa direzione e solo se fossero stati in grado di far sentire la pressione ai Cavs. Ma, al contrario di quello che i tifosi si aspettavano, cioè che i Cavs rallentassero e che, nel contempo, i Celtics salissero di livello, Cleveland continuò a spingere sull’acceleratore e Boston a balbettare. L’unico titolare “giovane” dei Celtics, Reggie Lewis, iniziò la partita tirando con uno 0/4 e non realizzò nemmeno un punto fino al secondo tempo.


Il risultato all’intervallo lungo recitava 65-47 Cleveland Cavaliers. Braccato da Mike Sanders, Bird segnò solo 6 punti e toccò poco la palla.


La cosa che all’epoca mi colpì di Bird, e che mi ha colpito ancora di più quando ho rivisto la partita in TV, è il tipo di trattamento che gli arbitri concessero a Sanders, un giocatore certamente sottovalutato, ma anche molto inferiore a Larry Legend.


FOTO: CelticsBlog

In qualunque modo Larry ricevesse la palla, Sanders, che era incredibilmente intenso a livello fisico, arrivava e si appoggiava al suo corpo, sistemando una mano a lato e mettendo l’altra davanti alla faccia di Bird. Per contrastare ciò, il giocatore di Boston cominciò disperatamente a cercare di passare la palla a chiunque dei suoi compagni, anche non aperti.


Non credo che la NBA avrebbe mai permesso che Michael Jordan o Kobe Bryant fossero maltrattati in questa maniera, soprattutto nella loro probabile ultima partita della carriera.


I Cavs sapevano di poter circondare Bird e forzarlo a penetrare e attaccare il canestro - cosa che il #33 dei Celtics non poteva eseguire troppo spesso a causa della sua schiena malconcia – tutto questo mentre l’azione del giocatore di Boston era costantemente disturbata da Sanders. Una marcatura talmente asfissiante che sembrava far barcollare la stella di Boston.


Larry segnò un tiro da fuori, realizzando i primi punti di Boston del secondo tempo: una marcatura tardiva, arrivata dopo che erano già passati 4 minuti nel terzo quarto. I Celtics avevano bisogno di iniziare con un parziale il secondo tempo, ma in realtà accadde il contrario: i Cavs iniziarono molto forte e allungarono il loro vantaggio sul 71-49.


Bird segnò altri due canestri, un tiro dal mezzo angolo destro e un jumper. Dopo un totale di 25.000 punti tra Regular Season e Playoffs, quelli sono stati gli ultimi della sua carriera NBA. Contemporaneamente i Cavs continuavano a segnare punti, tirando con un iperbolico 60% dal campo e raggiungendo il punteggio di 95-71 al termine del terzo quarto.


La folla urlava sempre più forte. E quando Bird fu richiamato in panchina a metà del quarto periodo, con Boston ancora sotto di più di 20 punti, il telecronista di NBC Tom Hammond si domandò se quella sarebbe stata veramente l’ultima volta che avrebbero visto Larry Bird su un campo di basket.



All’epoca, infatti, stava circolando la voce secondo cui il ritiro di Bird era imminente, ma si vociferava che il #33 di Boston non lo avrebbe annunciato pubblicamente. Larry voleva verificare il suo stato psico-fisico dopo le Olimpiadi 1992. La sensazione, comunque, è che il ritiro fosse già molto probabile.


Dopo quella sera, lo avremmo visto ancora solo se i Celtics avessero giocato un’ultima, miracolosa Gara 7. Tuttavia la rimonta non avvenne mai e Ford non inserì Larry per l’ultima standing ovation - forse conscio che il nativo dell’Indiana non amava quel genere di cose, e forse preoccupato che il pubblico di casa non avrebbe tributato a Larry un degno commiato, nonostante il grande vantaggio che i Cavs stavano amministrando e l’incredibile carriera che Bird aveva avuto. I tifosi di Cleveland avevano dovuto sopportare troppe delusioni nei precedenti 25 anni, per essere riconoscenti.


Le telecamere di NBC indugiarono su un Bird tanto impassibile quanto vigile, mentre assisteva dalla panchina allo scorrere degli ultimi minuti di partita, senza mostrare alcuna emozione. Al fischio finale, Larry si avviò verso gli spogliatoi senza alcuna ostentazione, mentre la folla eccitata dei tifosi di Cleveland festeggiava la vittoria senza considerarlo.


Non ci furono interviste post-partita, nessun melodramma e nessuna emozione da parte di Bird. Era stata sicuramente una conclusione amara, ma era difficile affermarlo, osservando la faccia di Larry.


Una cosa che mi ha molto colpito è quanto poco Boston si riuscita ad appoggiarsi a Larry quella sera, che era marcato in modo asfissiante da Sanders. I Cavs avevano assistito, in Gara 6, a cosa sarebbe successo se avessero consentito a Larry di prendere ritmo e giocare liberamente, consentendogli di tirare e di coinvolgere i compagni. E avevano risposto in G7.


Asfissiati dalla loro difesa dei Cavs, i C's fecero eccessivo affidamento all’uno contro uno, con i soli McHale, Lewis e Dee Brown in grado di produrre qualcosa. La statline finale dell’ultima partita di Bird recitava i seguenti numeri: 33 minuti giocati, 6 canestri dal campo realizzati su 9 tentativi.


Nove tiri, zero tiri liberi provati e zero triple tentate sono dati che ben rappresentano quanta poca benzina fosse rimasta nelle gambe di Larry Legend, che non era stato in grado di liberarsi dalla marcatura neppure grazie alle sue leggendarie finte, grazie al suo essere ambidestro o alla sua creatività. Cinque rimbalzi e quattro assist. Due palle perse e 4 falli. Soli 12 punti.


Ricordo, mentre stavo uscendo dal Coliseum, di quanto fossi confuso e stordito dal tifo, dalla sconfitta pesante subita dai Celtics e dalla prospettiva del ritiro di Larry Legend. Mi sono rifiutato di credere al ritiro di Bird finché non lo vidi una sera su ESPN. Il suo corpo era stato completamente logorato da una vita dedicata al basket e consacrata al superamento dei propri limiti.


Naturalmente, qualche mese più tardi Larry fu uno dei protagonisti della cavalcata del Dream Team verso l’oro olimpico, anche se, curiosamente, la sua statline recitò 0 punti nella finale contro la Croazia.


FOTO: CelticsBlog

Quella partita ricorda molto la sua ultima presenza con la divisa dei Celtics. Anche nella finale contro la Croazia, Bird non si prese neanche un tiro e passò in panchina gli ultimi sei minuti della partita.


Qualche settimana dopo, nonostante i tentativi del Presidente dei Celtics, Dave Gavitt, di persuadere Bird a restare, offrendogli un ricco contratto e la possibilità di giocare da sesto uomo solo le partite in casa e le trasferte vicine, raggiungibili via ruota (i viaggi in aereo infiammavano la schiena di Bird), Larry Legend ufficializzò il ritiro.



Gli ultimi anni furono, utilizzando le parole di Fitzsimmons, un “assassinio per Larry”, che fu costretto a gestire dolore e costanti problemi alla schiena e busti ortopedici, senza essere in grado di rendere al livello cui era abituato.


Fu organizzata una sobria conferenza stampa e Bird si ritirò senza grande scena e senza nessun tour d’addio, cose che sostanzialmente meritava dopo aver salvato una lega barcollante e sull’orlo dell’estinzione, solo 13 anni prima.


Al momento di annunciare ufficialmente il ritiro, la sua voce tremava un po’, ma il suo volto era disteso e rappresentava il sollievo che provava in quel frangente. Non dover più scendere in campo con dolore costante e non dover più trainare il peso dei Celtics e dell’intera Lega, ora prospera, rappresentavano fonti di autentica liberazione. Aveva raggiunto la soddisfazione e la consapevolezza di aver dato tutto e la certezza che il suo fisico non potesse offrire più nulla.


Nel momento in cui Bird lasciò la Lega, come il suo più grande giocatore all-around, la NBA era in grande forma. Ma di certo, senza Larry Legend, non era la stessa.