• Marco Marchese

La Bench Mob dei Knicks è pronta per i Playoffs


Questo articolo, scritto da Mike Cortez per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Marco Marchese, è stato pubblicato in data 20 maggio 2021.



La starting lineup è fondamentale per costruire una contender al titolo NBA, ma una buona squadra deve avere necessariamente una panchina lunga e di qualità (oppure, una dose di talento fuori da ogni norma e regola).


I New York Knicks di Tom Thibodeau sono un esempio di quanto importante sia avere giocatori affidabili e di qualità in uscita dalla panchina. Il quintetto iniziale rientra negli standard della lega: Randle, Barrett, Noel, Bullock e Payton hanno -4.9 di Net Rating in questa stagione. Di contro, la second unit registra un ottimo 19.5 Net Rtg (per NBA.com).

Thibodeau può contare su una panchina solida, che finora si è fatta trovare sempre pronta quando la squadra è stata in difficoltà e alla panchina è stato chiesto di rimontare delle partite o mantenerne il controllo.


La scelta della starting lineup sarà fondamentale a partire da Gara 1 dei Playoffs contro gli Hawks. Non dovrebbero avvenire molti stravolgimenti, ma uno di questi potrebbe coinvolgere Elfrid Payton, sul quale si sono aperti molti dibattiti a causa delle sue recenti prestazioni. Dopo un'eccellente gara da 20 punti contro i Lakers (12 aprile), la guardia ha avuto 5.6 punti, 2.9 rimbalzi e 2.7 assist di media, con il 36.0% dal campo e il 28.6% da tre. Nonostante il suo calo, però, per coach Thibodeau "squadra che vince non si cambia", e le 41 vittorie di questa stagione lo hanno convinto ad insistere con la fiducia a Payton. Sarebbe strano se decidesse di cambiare adesso.


Ma veniamo a quello che ha permesso ai Knicks di sopperire al calo di forma della guardia ex University of Louisiana, e in generale alle vicissitudini emerse durante la stagione 2020/21: l'efficienza e la profondità della panchina.

È un discorso semplice: spesso, disporre di una panchina lunga è sinonimo di vittoria. Anche l'ultimo roster di livello dei Knicks, quello della stagione 2012/13, possedeva questa caratteristica, con JR Smith (Sixth Man of the Year) e i beniamini dei tifosi Steve Novak e Pablo Prigioni.

L'apporto della Bench Mob è stato vitale per i Knicks nel raggiungimeno dei Playoffs. Ed è l'esempio perfetto per descrivere tutto il roster: veterani di fiducia scelti da Thibs, promettenti rookie e un affidabile cecchino.


Derrick Rose, diventato praticamente il terzo violino del team dopo Randle e Barrett (e probabilmente in lizza per vincere il Sixth Man of the Year), è l'epicentro di tutto.


La storia del ritorno di D-Rose nella Grande Mela è probabilmente la migliore di qualsiasi altra storia recente in casa Knickerbockers: è un valore aggiunto, che migliora i compagni e il lavoro del coach. Il suo arrivo è coinciso con un Randle che ha estratto dal cilindro la miglior stagione di un singolo giocatore mai vista negli ultimi anni, e con il mostruoso progresso di Barrett nel suo anno da sophomore. Aggiungete la mano di Thibodeau nel creare una squadra solida e coesa, come da tempo non se ne vedevano sulle rive dell'Hudson.


Il nome di Derrick Rose è spesso associato ad esplosività e giocate spettacolari. Oggi il suo corpo non è più atletico come nel 2008, ma il talento non lo ha dimenticato, nè lo ha perso strada facendo. Ha adattato il suo gioco: non più così esplosivo e ha migliorato notevolmente il suo tiro. Spettacolari schiacciate hanno fatto largo a un tiro da cecchino, registrando il 41.1% da tre punti (career-high) e un chirurgico 50.0% dal mid-range (89esimo pecentile, secondo Cleaning The Glass). La sua abilità nel segnare in uscita dalla panchina, e nel farlo molto velocemente, ha aiutato parecchio i Knicks nel corso della stagione.

Un contributo importante si è visto, poi, nel playmaking e anche in difesa. Il suo lavoro e la sua presenza hanno reso la second unit compatta e malleabile. La Bench Mob composta da Obi Toppin, Taj Gibson, Immanuel Quickley, Alec Burks e appunto D-Rose è stata molto efficace grazie all'equilibrio apportato soprattutto da Gibson e Rose. Burks è un (gran) tiratore, come lo è Quickley, mentre Toppin sta ancora cercando la sua dimensione, pur dimostrando di non poter mai diventare un solido difensore. Nonostante la mancanza di un perno difensivo, questo quintetto registra alla voce Defensive Rating un sorprendente 98.9.

Mentre Gibson è un buon difensore, Rose difficilmente verrà definito tale. Il nativo di Chicago non mette a referto stoppate o palle rubate, ma fa (e bene) tante cose più semplici, come ad esempio commettere pochi falli. È nell'89esimo pecentile per falli fatti e ha sempre dimostrato di saper difendere senza dover necessariamente aggredire l'avversario.


In generale, Rose ha portato un'attitudine che a New York - e a Payton - mancava.


Tornando a Taj Gibson, il 35enne è diventato indispensabile tanto quanto Nerlens Noel. Quando Noel è passato alla starting lineup per sostituire Mitchell Robinson ha lasciato un vuoto in panchina, colmato dall'abilità ed esperienza difensiva di Taj Gibson. La sua presenza è anche fondamentale per consentire a Randle e Noel di rifiatare.

Alec Burks svolge un ruolo diametralmente opposto: è il tiratore affidabile che Thibs può mettere dentro quando il cronometro scorre e la pressione sale. Alec è il quarto marcatore di squadra nell'ultimo quarto, dietro a Randle, Barrett e Quickley, e ci sono parecchie partite che NY ha portato a casa anche grazie al contributo offensivo di Burks, tra cui l'ultima vittoria al Madison Square Garden contro gli Spurs. Con la pressione in più dei Playoffs e la sua abilità di crearsi dei tiri e segnare, il valore assoluto di Burks non può che aumentare.

Quindi, parliamo dei rookie: Obi Toppin e Immanuel Quickley.


Il primo anno di IQ è stato davvero degno di nota. La giovane point guard ha messo in mostra tutto il suo pontenziale, infiammando le speranze dei tifosi sul suo futuro. Contribuisce dalla panchina con la sua abilità nel tiro da lontano (poco meno del 39% in stagione) e si è dimostrato capace di cambiare il corso delle partite.


FOTO: NBA.com

Quanto a Toppin, suona come negativo che sia l'ultimo menzionato nonostante sia stata l'ottava scelta al Draft 2020. Per quanto lento possa essere stato il suo ambientamento, però, nelle ultime 15 partite Obi si è guadagnato più spazio tirando col 55.3% dal campo e il 40.0% da oltre l'arco. Sembra un giocatore con idee più chiare rispetto a tutte le indecisioni viste nei suoi primi mesi in NBA.

I progressi di Toppin possono essere accreditati anche alla presenza costruttiva di Rose e Gibson in roster a fare da mentori. I due sono occhi e orecchie di Thibs in campo, e in particolare D-Rose ha messo sin da subito Quickley e Toppin sotto la sua ala. Condividere parecchi minuti in campo con loro ha reso evidentemente i due giovani (soprattutto Toppin) più sicuri.


La second unit dei Knicks dovrà mantenersi solida e prolifica quando gli starter dovranno contenere attaccanti come, in primis, Trae Young. Dovrà confermare la tendenza mostrata nelle ultime 10 partite, in cui la panchina dei Knicks ha avuto un impressionante 132.6 di Offensive Rating.


L'utilizzo di Gibson e Rose nelle ultime due settimane di Regular Season è stato sempre maggiore, con il secondo presente in 3 delle 5 lineups più di utilizzate da coach Thibodeau. Rose potrebbe avere una promozione nello starting lineup, ma l'esperienza ci dice che difficilmente Thibodeau farà dei cambiamenti prima di iniziare la serie.