• Alberto Pucci

La bench unit dei Golden State Warriors



© The Lead



Salvo mosse inaspettate, il roster dei Golden State Warriors per la prossima stagione è completo.


Le principali operazioni sono state l’acquisizione di Kelly Oubre Jr e la selezione al Draft di James Wiseman, che sarà uno dei titolari inamovibili della squadra con Steph Curry e Draymond Green. Altre mosse sono state fatte, invece, per migliorare la panchina a disposizione di coach Steve Kerr, che nella sua esperienza sulla panchina dei Warriors si è sempre affidato molto al suo supporting cast.


Golden State ha provato faticosamente a ricreare, negli anni passati, una panchina simile alla straordinaria bench unit del biennio 2015-17, non riuscendoci. Il problema si è reso evidente durante le Finals del 2019, quando, a causa dei numerosi infortuni, la scarsa profondità del roster è stata evidenziata in maniera netta.


Il rientro di Steph Curry carica di speranze e aspettative i Warriors di quest’anno, convinti di poter tornare a competere nei Playoffs della Western Conference nonostante la (drammatica) perdita di Klay Thompson.


Ma chi farà parte della bench unit? Riusciranno le riserve, nei fatti, a mantenere la qualità di gioco e la produttività dei titolari?


FOTO: NBA.com


GUARDIE


Brad Wanamaker


Il General Manager Bob Myers ha scelto di spendere la sua mid-level exception per portare nella Baia l’ex playmaker dei Celtics. Dopo l’infortunio di Steph dello scorso anno si è visto, infatti, come le giovani guardie dei Warriors non siano in grado di contribuire abbastanza nella creazione di gioco per la squadra. Di qui, l’aggiunta di Wanamaker e il taglio di Ky Bowman.


In attacco, Wanamaker porta in dote a Golden State una presenza affidabile come rincalzo di Steph e ottime capacità lontano dalla palla. Inoltre, è una solida presenza difensiva, con la rapidità delle sue mani che potrà generare delle palle recuperate - cosa importante per una squadra che da sempre si affida molto alla transizione e alle opportunità di tiri nei primi secondi che questa può creare.


La Western Conference è infarcita di guardie con molti punti nelle mani in uscita dalla panchina. Se i Warriors arriveranno ai Playoffs è probabile che si troveranno di fronte almeno uno tra Monte Morris, Lou Williams, Dennis Schröder e Jordan Clarkson. Riuscire ad avere un backcourt di buoni difensori per tanti minuti (infortuni permettendo) potrebbe fare quindi la differenza, in una serie di post-season.



Jordan Poole


Scelto al Draft per le sue doti di tiratore (37% al college), Poole ha avuti non pochi problemi nelle conclusioni da dietro l’arco la scorsa stagione (27.9%). Ha dimostrato di aver perso completamente la fiducia in sé stesso in un molte occasioni, rifiutando di prendersi conclusioni con spazio, nonostante le preghiere dello staff tecnico.


Ha avuto, come prevedibile, anche diversi problemi nella metà campo difensiva, a causa del suo fisico e della sua mancanza di istinto nelle letture. Inoltre, non ha dimostrato buone capacità di playmaking.


A causa di queste difficoltà, i commenti più recenti di Steve Kerr lasciano intendere che Poole potrebbe non vedere il campo abbastanza spesso. Le dichiarazioni del coach, infatti, mostrano come sia ormai consolidato il ruolo dell’ex Michigan come quinta guardia nella rotazione.


Forse, paradossalmente, proprio questo ruolo privo delle pressioni dello scorso anno potrà aiutare Jordan a dimostrarsi, nella sua seconda stagione, un giocatore da rotazione a livello NBA.




Nico Mannion


Il figlio di Pace era considerato dalle previsioni come una sicura scelta al primo giro, lo scorso anno. La percezione è cambiata nel momento in cui è sceso in campo con l’Università di Arizona. Nonostante sia un ottimo passatore, Mannion non è stato considerato una minaccia offensiva tale da essere selezionato al primo round.


Golden State ha scommesso sul fatto che possa migliorare come difensore e garantire dei punti dalla panchina. Diventando, nel tempo, il playmaker di riserva della squadra.


Con l’espansione del numero di giorni in cui i giocatori con un contratto two-way possono stare in NBA, Mannion dovrebbe avere delle occasioni. Le perplessità intorno alla G League in questo anno pandemico, tuttavia, potrebbero ostacolare la crescita del prospetto italiano.



Mychal Mulder


Uno dei cecchini della G League lo scorso anno, Mulder ha mostrato di potersi ricavare un ruolo in squadra in futuro. I Warriors, però, hanno troppe guardie per dargli spazio già nella prossima stagione. Potrebbe non avere un posto nel roster nel 2020/21, anche se i Dubs credono nel miglioramento di questo giocatore.



Jeremy Lin


I Warriors, negli ultimi giorni, hanno aggiunto al roster anche Jeremy Lin (contratto Exhibit 10), che si unirà inizialmente con la loro squadra di G League.




ALI


Damion Lee


Lee ha scalato le gerarchie nella Baia nelle ultime due stagioni, grazie alle sue qualità al tiro e alla propria efficienza offensiva. Non è un grande difensore, ma ha nelle mani i punti che mancano al resto della panchina di Golden State. Il suo contratto di tre anni per un totale di 4.5 milioni di dollari - di cui pochi garantiti - è di buon valore per la squadra.


Lee e Wanamaker sono i principali rincalzi del backcourt dei Dubs, ma il cognato di Steph - ha sposato la sorella Sydel - potrebbe avere dei minuti anche come ala piccola nelle situazioni in cui Kerr voglia prediligere un quintetto piccolo e tecnico.


Lo staff conta di vedere ancora dei miglioramenti di Lee al tiro (35.6% l'anno scorso, con quasi 5 tentativi a partita). Sarà un giocatore importante per allargare il campo con Steph in panchina.



Kent Bazemore


Nel suo ritorno nella Baia, Bazemore avrà dei minuti da guardia o da ala piccola, in base alla presenza o meno di Oubre e Wiggins con la second unit.


Firmando per Golden State, Baze ha smesso di essere unicamente ricordato per detenere uno dei contatti folli dell’offseason 2016, e intanto ha migliorato il proprio tiro e la propria difesa rispetto all’ultima esperienza a Oakland. Le sue qualità offensive vanno a coprire per i Warriors alcuni dei buchi più evidenti della stagione 2019/20: dovrebbe essere uno degli elementi della panchina con più minuti.



Eric Paschall


Senza dubbio la miglior sorpresa della scorsa Draft class, Paschall si propone in questa stagione come la prima opzione offensiva della bench unit di Golden State. Persiste qualche preoccupazione per il suo tiro, ma la capacità di andare al ferro e contribuire in pochi minuti lo rendono un’arma importante per la panchina. I suoi miglioramenti come passatore verso la fine della stagione scorsa, poi, aiuteranno anche a colmare le mancanze delle ali di riserva per quanto riguarda il playmaking.


Paschall e lo staff tecnico hanno provato a cambiare la meccanica del numero 7, negli ultimi mesi. All’inizio non si trovava molto bene con il suo nuovo rilascio, ma in questa offseason il movimento è apparso molto più fluido. Se riuscirà a unire delle migliorate capacità da tiratore e passatore con la sua mentalità da bulldog in difesa, Paschall potrà diventare l’uomo di cui Steve Kerr ha bisogno per "dare una scossa" alla bench unit.



LUNGHI


Marquese Chriss


Chriss ha fatto cambiare idea alla critica sul proprio conto, con le prestazioni dello scorso anno. La sua energia al ferro e la sua elevazione si renderanno utili ai Warriors per qualche minuto in rotazione nella posizione di centro.


La difesa del #32 lascia ancora molto a desiderare, e non è ancora quella che un centro col suo fisico dovrebbe avere. La sua energia e la giovane età (23 anni), comunque, lasciano ancora spazio per una crescita su entrambi i lati del campo.



Kevon Looney


Centro inserito da anni nel sistema Warriors, Looney è stato tradito lungo tutta la sua carriera dal fisico. Nonostante le sue qualità, non si può contare sulla sua salute; ma se riuscisse a dare alla squadra 10 minuti a sera di qualità, e soprattutto con continuità, potrebbe essere prezioso per coach Kerr.



Alen Smailagic


Nonostante le buone cose fatte vedere in G League, Smailagic ha deluso nelle partite con i Warriors, a causa della propria mancanza di forza e di soluzioni in attacco.


Per l'organizzazione il serbo è un progetto a lungo termine, ma la sua mancata specializzazione in qualsiasi area del gioco lo rende difficilmente inseribile in rotazione.





Con uno starting five composto da Curry, Wiggins, Oubre, Green e Wiseman, l'impatto della bench unit sarà decisivo per tarare le ambizioni della stagione.


Aver preso un paio di veterani per aggiungere consistenza e solidità ha significato coprire alcuni dei buchi più evidenti della scorsa edizione, ma la poca esperienza di molti dei membri della bench unit lascia comunque ancora dei dubbi, soprattutto per quanto riguarda i lunghi.