• Andrea Lamperti

La blockbuster trade del “meno peggio possibile”


FOTO: NBA.com

Spesso, in una trade in cui viene spostato uno dei primi cinque contratti dell’NBA, un pluri-All Star, ci sono sul tavolo diversi giocatori e diverse scelte al Draft. “Blockbuster trade”.


In questa trade c’è una sola scelta al Draft, e soltanto due giocatori. Ma si tratta di Russell Westbrook e John Wall, entrambi nella top 5 dei contratti più remunerativi dell’intera NBA - e anche in quella dei meno team-friendly, considerando anche la loro durata (3 anni).


Partiamo dai fatti. La trade tra Houston Rockets e Washington Wizards è così strutturata:


  • ROCKETS RICEVONO: John Wall, first-round pick 2023 (protetta)

  • WIZARDS RICEVONO: Russell Westbrook


Lo sapevamo: i contratti dei due giocatori erano sul mercato - ma ne avevano poco, di mercato. E sono praticamente identici: oltre 41 milioni per la prossima stagione, oltre 44 milioni per quella successiva e una Player Option da oltre 47 milioni per il 2022/23. Il contratto di Wall, inoltre, prevedeva un kicker in caso di scambio, che sarà annullato perché porterebbe il salario oltre la massima soglia per la prossima stagione.


Questa trade è uno "swap" praticamente, e dimostra quanto poco fossero desiderati dai GM dell'NBA questi due contratti.



Rafael Stone, nella sua scottante prima offseason da successore di Daryl Morey, ha quindi ceduto quello che era stato il grande colpo dell’estate 2019. Accontentando le richieste esplicitate dallo stesso Westbrook dopo il fallimento nella bubble, che hanno reso ancora più ardua l’impresa di ottenere un buon trade package in cambio.


E no, quello che Houston alla fine ha portato a casa - niente Thomas Bryant, a differenza di quanto era stato ipotizzato nelle scorse settimane - non è assolutamente un buon trade package. Ed è una bandiera bianca per la franchigia, allargando la prospettiva anche all’operato di Morey e dunque considerando gli intenti con cui Westbrook era stato portato in Texas l’estate scorsa, in cambio di Chris Paul e scelte al Draft.


Al suo posto arriva John Wall, reduce da due anni di assenza dal basket giocato per un grave infortunio al tendine d’Achille. Che Wall vedremo, dopo 24 mesi? E cosa ci possiamo aspettare da lui, al fianco di James Harden?


Sempre che Houston trattenga effettivamente l’ex MVP: dopo la trade-Westbrook, Tim MacMahon (ESPN) ha twittato che i Rockets rimangono intenzionati a costruire intorno ad Harden - o, in ogni caso, non hanno fretta di cederlo prima dell'inizio della stagione. Ma è un capitolo che, soprattutto dopo questa notte, sembra appena iniziato.



Lo scambio tra Rockets e Wizards coinvolge due superstar con un ampio comune denominatore. Per entrambi, soprattutto sul lungo periodo, le criticità riguardano:


1) un gioco che non potrà più contare sull'esplosività di un tempo e che dunque ha superato il suo prime (per Wall l'incognita è totale, ma Westbrook, 32, ha due anni in più);


2) un fit complicato con due trattatori di palla primari come Harden (primario è un eufemismo) e Beal;


3) una presenza ingombrante sotto ogni punto di vista (tecnico, umano ed economico).


Del possibile affare Wall-Westbrook si era parlato già nelle prime ore della trade season. Dopo lo stallo di settimane, se i contatti tra i due front office si sono improvvisamente rianimati nella giornata di oggi (come riferito su ESPN da Adrian Wojnarowski), è perché i Rockets non hanno riscosso molto interesse per Russ in giro per la Lega. Come ampiamente prevedibile, e non solo per ragioni salariali (ne avevamo parlato qui).


E così Rafael Stone ha scaricato il peso economico dell’ex OKC (e il suo malcontento) in cambio di un contratto identico - per un giocatore che porta in Texas più incertezze che altro – e di una scelta al Draft di buon valore ma non eccezionale - essendo protetta 1-14 nel 2023, 1-12 nel 2024, 1-10 nel 2025 e 1-8 nel 2026 (altrimenti, due second-round picks nel 2026 e 2027).


Ultra-semplificando la questione, l'equazione su cui le due franchigie si sono trovate a convenire è:


Westbrook + richiesta di trade = Wall (post-infortunio) + una scelta di medio valore al Draft



CHI CI GUADAGNA?


Se l’intento di Houston è provare a essere competitiva nel 2021, questa trade rappresenta un downgrade (l’aggiunta della scelta al Draft, in presenza di due contratti uguali, lo conferma). Se invece lo “smantellamento” del duo Harden-Westbrook deve portare la franchigia ad accumulare asset futuri di valore (completamente assenti, nel dopo-Morey), la trade di questa notte è stata il... meno peggio possibile.


D’altronde, il nuovo front office di Houston era con le spalle al muro.


In ogni caso, i contratti mastodontici delle due point guard saranno più vicini alla scadenza, al termine della prossima stagione. E tra qualche mese, dopo aver testato le condizioni del nuovo Wall (30 anni), il rischio per Houston è che ci sarà più di una protected first-round pick di differenza nell’ideale “valore di mercato” dei due giocatori.


Muovere Wall sarà molto complicato, anche nella migliore delle ipotesi riguardo alla sua integrità fisica; in caso contrario, tre anni di prigionia del progetto nel suo contratto sono dietro l'angolo.


FOTO: NBA.com

Proprio da questo punto di vista, per Washington - che nella bubble è stata invitata con un pass turistico - si potrebbe trattare di una buona mossa. Dopo il peggior infortunio possibile nel basket, non dover scommettere sulle condizioni di un giocatore con le caratteristiche di Wall sarà d’aiuto per Bradley Beal e compagni, nell’ottica di provare a tornare ai Playoffs. Da Westbrook sicuramente arriverà una “scossa” in termini di energia - e nervi, se volete.


Guardando al futuro, però, è altrettanto vero che cedere una scelta al primo giro potrebbe essere esattamente quello che una franchigia come Washington, intrappolata da anni nel limbo dell’NBA, dovrebbe evitare.


Credo che la franchigia dovrebbe trattare con più delicatezza i propri asset futuri. Il proprio dopo-Beal, insomma, per quanto nella capitale non sembri vicino quel momento. Nella loro posizione, in caso di cessione di una first-round pick, avrebbe avuto senso cercare di ottenere maggiore flessibilità salariale. Ma evidentemente il mercato non ha offerto possibilità di questo tipo.


Ora, coach Scott Brooks - che ha allenato Westbrook per i suoi primi 7 anni in NBA, a Oklahoma City - cercherà di rendere questa squadra competitiva nella Eastern Conference, sperando che il duo con Beal funzioni umanamente e tecnicamente, e sperando che i processi di crescita di Rui Hachimura, Thomas Bryant e Deni Avdija siano incoraggianti per il presente e soprattutto per il futuro.



QUINDI?


Insomma, da una parte - Houston - c'è un downgrade certo, con una scelta di relativo valore come “dolcificante” e con la consapevolezza di essere vicini a concludere definitivamente un ciclo.


Dall’altra - Washington - il tentativo di migliorare nell’immediato per dare un senso alle ultime due stagioni da superstar di Bradley Beal.


In ogni caso, fino a ieri il problema numero uno per entrambe le franchigie era: come liberarsi, oggi o domani, dei contratti di Wall e Westbrook? Risolvere vicendevolmente i propri problemi, per le due franchigie, era forse l’unica vera opportunità sul mercato. O comunque la “meno peggio”.


I Wizards escono con qualcosa in più da questa trade. Sanno cosa li aspetta. E si preparano alla nuova stagione con una rinnovata energia.


I Rockets, invece, brancolano nel buio. E non da oggi, e a dirla tutta neanche dal tracollo nei Playoffs o dalle due richieste di trade. Un buio da cui Harden, a questo punto, spera di scappare ancora più presto.