• Andrea Lamperti

La drammatica caduta degli Heat in Gara 1


FOTO: NBA.com

Per la squadra di Erik Spoelstra un inizio di NBA Finals peggiore non era neanche immaginabile. Gara 1 tra Los Angeles Lakers e Miami Heat è durata meno di un tempo, e per i campioni della Eastern Conference i problemi sembrano appena iniziati.

Messi alle corde - nell’ordine - dalla sorte (leggere: infortuni), dallo strapotere dei Lakers e dalla propria inesperienza, gli Heat tornano a casa (anzi, al Coronado Springs Resort) con enormi perdite, che vanno ben al di là del 116-98 che recita il tabellino finale della Gara 1 di ieri - che mal rappresenta una partita saldamente nelle mani di LA per tutto il secondo tempo, toccando il +32 nel terzo quarto.

La serata di Butler e compagni era iniziata bene, con un parziale figlio della solita “Heat Basketball” che li ha portati sul +13 nel primo quarto. Da lì, però, è iniziato un incubo senza fine, reso tale da una prestazione dei Lakers ai limiti della perfezione a cavallo dell’intervallo.

Nel lungo parziale dei giallo-viola c’è stato tutto quello che da settimane li rende i favoriti per il titolo.


Anthony Davis è stato, al solito, incontenibile, con 34 punti, 11/21 dal campo e 10/10 in lunetta. Ha fatto a pezzi ogni strategia e difesa provata da “Coach Spo” per provare ad arginarlo.


Adebayo fino a che è rimasto in campo ha dimostrato di essere uno dei giocatori più adatti della Lega per accoppiarsi con AD, nonostante i due falli che lo hanno limitato nel secondo quarto. Il problema, però, è che non abbiamo ancora visto in questi Playoffs un comprovato "antidoto" contro l'infinito arsenale offensivo di Davis, che flirta con i 30 punti di media in post-season. Gara 1 non ha fatto eccezione.


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LeBron James, non per la prima volta, "in controllo". Non ha avuto bisogno di ingranare le marce alte per sfiorare la tripla doppia (25 punti, 13 rimbalzi, 9 assist) e portare a casa l'1-0.


E' la prima volta in carriera che vediamo il Re non costretto a "strafare" nelle Finals. Non ha mai avuto, né a Miami né a Cleveland, un compagno che lo facesse faticare meno di Davis nella metà campo offensiva. E abbiamo già visto in questi Playoffs cosa succede quando James cambia passo, come avvenuto nelle tre "elimination game" dei turni precedenti.


Il supporting cast, da Caruso a Caldwell-Pope, ha risposto decisamente presente all'appello. Le percentuali dall’arco sono state a momenti surreali: alla fine “solo” il 39.5%, ma quando la partita è sostanzialmente finita, nel terzo quarto, il dato era 13/19. Di fronte a numeri del genere chiaramente la coperta di Miami in difesa è troppo corta. Soprattutto considerando il previsto dominio sotto i tabelloni dei i Lakers, che hanno strappato 18 rimbalzi in più nella partita.


Le certezze di Erik Spoeltra, però, non sono state distrutte soltanto dai meriti, offensivi e difensivi, della squadra di Frank Vogel, né dalla propria inesperienza, che in ogni caso si è manifestata in modo evidente nella gestione immatura di diversi possessi sul finire del primo quarto, quando la partita ha cambiato irrimediabilmente direzione.


La brutta, bruttissima notizia per gli Heat arriva dal fronte infortuni.


Jimmy Butler ha distorto per due volte la propria caviglia sinistra, anche se poi è rimasto in campo ed è sembrato reagire positivamente ai due traumi; Bam Adebayo a metà terzo quarto si è fermato per un infortunio alla spalla e le sue condizioni sono da monitorare, nonostante dagli spogliatoi sia filtrato un certo ottimismo nel post-gara; Goran Dragic ha rimediato - senza contatto con un difensore - una lesione alla fascia plantare del piede sinistro, che molto probabilmente lo terrà fuori per il resto della serie.



Davanti a uno scenario del genere, le difficoltà manifestate sul campo da Miami passano in secondo piano, ma ci sono state. In primis, la prestazione sottotono di Tyler Herro, una rarirà in questi Playoffs (e non solo, considerando che il suo -35 di plus/minus è un "record" nelle Finals dal 2000 a oggi), e l'assenza di una soluzione per nascondere difensivamente Duncan Robinson, che peraltro non è minimamente stato un fattore in attacco (0 punti, 0/3 al tiro).


Gli Heat, dopo una partenza forte, sono andati sotto da ogni punto di vista in Gara 1. E nel loro tracollo si è fatta largo, purtroppo, la paura che queste Finals possano essere ancora fortemente influenzate dagli infortuni, come successo nel 2019. E' sembrato chiaro, infatti, quali siano i rapporti di forza tra le due squadre, e che questa serie abbia bisogno dell'integrità fisica di Miami per avere un certo margine di imprevedibilità.


Per Spoelstra il risultato di Gara 1 è in questo momento l’ultima delle preoccupazioni, paradossalmente. Senza Dragic, elemento fondamentale nel sistema di gioco di Miami (viaggiava a 19.9 punti e 4.7 assist di media in questi Playoffs), le chance della squadra sono ridotte all’osso.


Al suo posto vedremo in campo per lunghi tratti Kendrick Nunn, che nel finale agonistico-il-giusto di questa notte ha infilato 18 punti e tirato 8/11 dal campo. Il vero "battesimo" a questo livello lo attende in Gara 2, dopo essere stato ai margini delle rotazioni per tutta la post-season.


Senza dubbio, se la serie può apparire molto scossa dagli avvenimenti di Gara 1, è per gli indiscutibili meriti dei Lakers. LeBron, AD e compagni hanno dato una grande prova di forza, costanza e compattezza per tutta la post-season. Dai 4-1 con cui hanno piegato le tre precedenti avversarie, all'eccellente prestazione collettiva con cui hanno iniziato queste Finals.


Contro questi Lakers servirebbe necessariamente la migliore versione dei Miami Heat, quella che abbiamo ammirato contro Bucks e Celtics. Ma la sensazione è che, senza Dragic e con Adebayo non al 100%, difficilmente potremo rivederla nelle prossime partite.





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