• Andrea Lamperti

La firma della Generation Z: Zion & LaMelo




Zion Williamson e LaMelo Ball sono, numeri alla mano, il futuro della Lega, due dei prospetti più interessanti fra i Generation Z-players.


Il loro ceiling elevatissimo, miscelato all’impatto immediato avuto fin da subito sul campo, rendono trepidante l’attesa per il loro peak. Ma quale porzione del loro potenziale abbiamo potuto assaggiare fino ad ora? E perché il loro impatto generazionale è così elevato?


I nomi di Zion e LaMelo si sono rivelati un vero e proprio crack a livello mediatico, da molto prima del loro approdo in NBA. I video da milioni di visualizzazioni degli highlights dei due, giocatori dagli stili così diversi quanto dominanti nel loro genere, sono diventati virali a partire dalla High School, raggiungendo il culmine con lo scontro diretto fra Williamson e Ball.



Con una simile sponsorizzazione, soddisfare le attese non sembrava un compito semplice, ma i due hanno saputo sostenere (almeno, fino ad ora) il peso delle aspettative.



L’impatto sul campo


Zion, prima scelta assoluta al 2019 NBA Draft, ha perso gran parte del primo anno per problemi fisici, ma ha saputo farsi perdonare - abbondantemente - al rientro. La stagione 2020/21 è stata unica nel suo genere per il prodotto di Duke.


Nonostante i New Orleans Pelicans non abbiano raggiunto la post-season, il dominio sotto canestro di Williamson e la facilità irrisoria di spostare corpi solidi con la sua esplosività mettono in dubbio i principi fisici dell’impenetrabilità della materia. Se a tutto questo si aggiungono anche ottime doti da passatore e letture interessanti, basta uno sguardo per capire che si tratta di un vero e proprio freak cestistico. E i numeri gli rendono giustizia.



Le varie comparison sparse per il mondo NBA lo vedono accostato a Shaquille O’Neal, definendolo (forse un po’ prematuramente, ma in maniera giustificata) un “Modern-day Shaq”. Con Diesel, Zion condivide la più lunga streak mai registrata (25 partite) di prestazioni da 20 o più punti con il 50% dal campo o superiore. Una presenza senza eguali nel pitturato gli è valsa la convocazione all’All-Star Game a soli 20 anni e 244 giorni, il più giovane All-Star da LeBron James (2004/05) e il quarto di sempre.


LaMelo, invece, risentiva molto della pubblicità e dalla “sponsorizzazione” del padre LaVar, che ha sempre spettacolarizzato il talento dei figli ben oltre il campo da basket. Fortunatamente, a far parlare del figlio è stato soprattutto il parquet.


Scelto con la 3rd pick al 2020 NBA Draft, LaMelo si è subito contraddistinto per degli istinti innati per il gioco, concludendo la sua prima stagione con prestazioni e numeri da principale candidato a Rookie of The Year: 15.7 punti, 5.9 rimbalzi, 6.1 assist, 1.6 steal e 35.2% 3P. Queste medie lo rendono il più giovane a chiudere una stagione con 5+ assist, 5+ rimbalzi, segnando 15+ punti con almeno il 35% da tre. Per trovare qualcuno che in carriera abbia dimostrato una precocità simile serve andare, ancora, a scomodare LeBron.


La sua wingspan e le sue misure lo rendono anche un ottimo rimbalzista e un eccellente lettore sulle linee di passaggio, facendo di Ball un giocatore versatile e capace di fare tante cose. Non è un caso che, a soli 19 anni e 317 giorni, il rookie degli Charlotte Hornets abbia messo a referto la tripla-doppia più giovane di sempre.




Le collaborazioni con Jordan e Puma


La smoothness di LaMelo e lo strapotere fisico di Zion fanno dei due delle vere e proprie macchine da highlights, contribuendo a renderli ancora più popolari e inserendoli fra i testimonial della nuova generazione NBA... e di due brand come Puma e Jordan, che hanno individuato rispettivamente in Ball e Williamson i profili giusti con cui lanciare le prime collezioni legate a giocatori nati nel nuovo millennio.


“È pazzesco: ho solo 20 anni e sto per lanciare la mia prima linea di scarpe”, ha detto Zion qualche settimana fa, raccontando quello che per lui è l’avversarsi di “un sogno”. Ed è, in effetti, pazzesco, considerando l’età sua e quella di LaMelo, che sono solo all’inizio delle rispettive carriere e, insieme, hanno giocato meno di 150 partite in NBA.


Insieme a Luca Quattrone di Double Clutch abbiamo raccontato su Around the Game le nuove Jordan Zion 1 e Puma Court Rider. Se vi siete persi la diretta, eccola qui:





Si ringraziano Mattia Tiezzi e Luca Quattrone per il contributo.