• Andrea Campagnoli

La maledizione dei Clippers colpisce ancora


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Bill Plaschke per Los Angeles Time e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 16 settembre 2020.



La maledizione dei Clippers continua a colpire. La sciagura che accompagna la franchigia da circa 35 anni a questa parte si è riproposta ancora una volta ieri sera, in un modo estremamente doloroso.

La storica e tanto pronosticata finale di Conference tra Lakers e Clippers è finita ancor prima di cominciare, perché la maledizione della squadra di Kawhi Leonard ha deciso, quest'anno, di presentarsi in anticipo.

In Gara 7 i Clippers sono riusciti a gettare alle ortiche un vantaggio in doppia cifra per la terza partita consecutiva, perdendo non solo la serie, ma anche una stagione e l’enorme possibilità di cancellare parte del loro orrido passato. Che invece si è riproposto in tutto il suo splendore, in un’atmosfera di fallimento purtroppo assai familiare.

Nella bolla di Orlando ad avere la meglio sono stati i Denver Nuggets, i quali hanno meritatamente vinto 104-89, e si sono così garantiti la possibilità di sfidare i Lakers per un posto nelle Finals NBA.

“Fa male, fa tanto male...” - ha ripetuto più e più volte uno sconsolato Paul George. Si Paul, fa tanto male.

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L’eliminazione dei Clippers, anche considerando il livello delle franchigie rimanenti (Boston, Miami, Denver) potrebbe aver consegnato ai Lakers il loro titolo numero 17. E allo stesso tempo, il panorama sportivo di Los Angeles perde quello che poteva tramutarsi in un bellissimo scontro.


Non ci sarà nessuna battaglia a LA. Non si potrà decretare la franchigia sovrana. Non ci sarà la possibilità di vedere scontrarsi due team che hanno speso quasi tutta la loro storia a odiarsi e ad aspettare un momento come questo. Ancora una volta, come ai tempi di Donald Sterling e di Michael Olowokandi, o della Sports Arena, i Clippers hanno rovinato tutto.


Tuttavia, riuscire a perdere una serie dopo essere stati in vantaggio per 3-1 e dopo essere stati considerati da molti come la naturale favorita per vincere il titolo NBA, no, questo non era ancora successo.

I Clippers hanno Steve Ballmer, il più ricco e indiscutibilmente miglior proprietario della Lega, ma sono riusciti a perdere. Hanno Kawhi Leonard e Paul George, due tra i 10 migliori giocatori dell’intera NBA, ma sono riusciti a perdere. Hanno nuove uniformi, un nuovo stile, un piano per la costruzione di una nuova arena da 1.2 miliardi di dollari, ma sono comunque riusciti a perdere.

La percezione, da fuori, è che si abbia a che fare con un’organizzazione completamente nuova. La realtà dei fatti, però, è che si tratta dei soliti Clippers. E la maledizione che accompagna la squadra non è mai sembrata così vera.



Sarà difficile dimenticarsi di questa debacle. Nonostante tutti i miglioramenti che la squadra ha avuto, questa sconfitta costerà caro, anche in termini di aumento di fama e ricavi.


Costerà caro anche alla città, la quale non ha mai vissuto, in nessuno sport, scontri a livelli così elevati. I Dodgers e gli Angels non si sono mai affrontati nelle World Series. USC e UCLA non hanno mai giocato l’una contro l’altra nelle finali dei tornei NCAA. I Kings e i Ducks si sono incontrati una volta nei Playoffs di Stanley Cup, ma era il secondo round, non una serie di Conference Finals. Sebbene Lakers e Clippers si siano affrontati 224 volte in Regular Season, con i Lakers in vantaggio per 150-74, le due franchigie non hanno mai giocato l’una contro l’altra in palcoscenici cosi prestigiosi. Sarebbe stato epico.

Ma invece, l’evento sportivo dell’anno è stato “Clipperizzato”.

L’inizio della fine può essere datato a venerdì scorso, momento in cui ai Clippers bastava solo una vittoria per porre fine a un digiuno lungo 50 anni e tornare ad assaporare cosa volesse dire giocare le Western Conference Finals.

Quella notte, la squadra di Doc Rivers sprecò un vantaggio di 16 punti e uscì sconfitta. Due giorni dopo accadde la stessa identica cosa, 19 punti di vantaggio gettati via e altra sconfitta. Fino ad arrivare a ieri, 12 punti di vantaggio prima dell’intervallo, per poi essere demoliti nel secondo tempo. E in tutta Los Angeles, si sente solo la voce dei tifosi Lakers dire: “Ve l’avevamo detto...”


A Los Angeles hanno già visto una situazione simile. L’hanno già vista un sacco di volte. Sin dal loro arrivo in città nel lontano 1984, i Clippers hanno chiuso 22 stagioni delle prime 25 con un record negativo. Inoltre, durante quegli anni, riuscirono anche a fallire nel tentativo di firmare Kobe Bryant per ben due volte. La prima durante il Draft del 1996, la seconda qualche anno dopo, quando Bryant si era promesso a loro come free agent, per poi rinunciare all’ultimo secondo.

Un altro esempio di fallimento? La “Lob City” di Chris Paul e Blake Griffin, altra squadra che è riuscita a sprecare un vantaggio di 3-1 contro gli Houston Rockets nelle semifinali di Conference del 2015.

Un anno dopo la stessa squadra, nel mezzo delle polemiche razziste e del caso-Sterling, collassò su se stessa contro gli Oklahoma City Thunder.


Ma questa stagione doveva essere differente. Doveva essere speciale. I Clippers erano davvero forti, e dopo essere arrivati secondi in Regular Season dietro i Lakers, potevano vantare su uno dei roster più profondi della Lega. In più c’era anche Doc Rivers. E tutti amano Doc, vero?

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Dobbiamo giocare liberi, dobbiamo giocare duro, dobbiamo giocare in modo intelligente.” Ha detto coach Rivers alla sua squadra prima di Gara 7. Ma i Clips non hanno fatto niente di tutto questo. E questa volta, finalmente, anche Doc Rivers è stato etichettato come responsabile. È lui la costante di ogni fallimento recente. Non è mai riuscito a trovare una soluzione, quando si trattava di uscire da una situazione difficile.


Appena la pressione sale, i Clippers si sciolgono. Smettono di prendere tiri in ritmo. Smettono di difendere. I Nuggets erano concentrati, i Clippers erano persi.

Sono il coach, mi prendo io la responsabilità di quanto successo”, ha dichiarato Rivers. “Sono consapevole che avrei potuto fare qualcosa di più.”

Ma anche qualcun altro è mancato all’appello. Leonard e George hanno tirato 10/38 in Gara 7 e tutti e due hanno chiuso senza punti a referto nel quarto quarto (!), 12 minuti nei quali i Clips hanno segnato 6 canestri.

Avevamo ambizioni di titolo e avevamo il talento per vincere, “ ha dichiarato Lou Williams, il quale ha dato un apporto davvero discontinuo (e ben al di sotto delle sue medie in stagone) durante questi Playoffs. “Quella che è mancata è stata la chimica di squadra. Eravamo in vantaggio 3-1, dovevamo chiuderla. E non lo abbiamo fatto.”

Ancora una volta, i Clippers non hanno fatto i conti con la loro invincibile e ineluttabile maledizione.