• Luca Losa

La maturità di Giannis e dei Bucks

Dopo due post-season a scontrarsi contro il game-plan difensivo avversario, i Bucks hanno finalmente trovato soluzioni alternative.


FOTO: Action Network

4-0 e a casa. Lo sweep, di Tottiana memoria, dei Milwaukee Bucks ai danni dei Miami Heat sa tanto di rivalsa nei confronti della squadra che nella passata stagione ne infranse bruscamente (e inaspettatamente) i sogni di gloria.


Era difficile aspettarsi un risultato così clamoroso e netto, a distanza di solo otto mesi. Gli Heat possedevano ancora le armi per far male ai loro rivali e, tuttavia, se non per una Game 1 decisa all’overtime, non c’è stata storia.


Al netto di una squadra che è sembrata la pallida controfigura di quella ammirata a Disney World, i Miami Heat non sono stati in grado di rispondere alle contromisure, rispetto alla serie nella bubble, attuate dagli avversari. I Bucks hanno beneficiato di nuove e importanti aggiunte (Holiday, Portis, Forbes, Tucker), ma a pesare maggiormente è stata la loro evoluzione come squadra.


I Cervi, Antetokounmpo in primis, hanno mostrato una maggiore adattabilità, capacità di rispondere alle avversità, e, in sintesi, maturità rispetto alle fallimentari cavalcate ai Playoffs delle stagioni scorse.


Per due post-season consecutive Milwaukee non trovò adeguate risposte al muro che le difese avversarie frapponevano tra Giannis e il canestro. Nel primo tempo della definitiva partita della serie di sabato, gli Heat sembravano aver trovato il modo di imbrigliare il greco con il solito muro umano e alternando un po’ di zona ai loro classici possessi difensivi. La differenza l’ha fatta un Antetokounmpo più maturo e capace di leggere le situazioni. Il due volte MVP non è andato nel panico, non si è rifugiato nella sua comfort zone fatta di penetrazioni testarde al ferro attraverso una selva di corpi, e ha servito maggiormente i compagni aperti sul perimetro - 15 gli assist finali del greco - propiziando così la rimonta ospite e la netta vittoria finale.


Di eguale valenza per le sorti della serie ha avuto il nuovo ruolo che coach Budenholzer ha disegnato per la sua stella. Meno palla in mano, più soluzioni off the ball, sia da bloccante sia da tagliante.


È lampante che la soluzione offensiva preferita dal #34 sia l’arrivare al ferro e dominare il pitturato. “Se posso arrivare nel pitturato 20 volte su 20, vado nel pitturato 20 volte”, commentò ad aprile dopo il season-high di 47 punti contro Portland. Se questa soluzione gli ha permesso di dominare durante la stagione regolare, diverso è il discorso ai Playoffs, quando di fronte a lui le difese avversarie ergono muri umani. Utilizzandolo off the ball, il coaching staff vuole aprirgli vie alternative verso il pitturato, e limitare le occasioni in cui il greco decide di attaccare le difese schierate senza aver prima mosso la palla.



Negli highlights di Gara 2 si vedono sia le soluzioni con Antetokounmpo da bloccante nel pick&roll, sia la maturità nelle letture del greco. Attacca il pitturato con forza quando vede che può sfruttare un mismatch - e se viene raddoppiato/triplicato, scarica il pallone sul perimetro con i tempi giusti.


In cinque diverse occasioni ha segnato ricevendo su un taglia verso il ferro, dopo aver iniziato l'azione portando un blocco (o facendo finta):

  • Al minuto 1:40 del video sopra, ad esempio, porta un ghost screen a Khris Middleton. Nunn interpreta male la situazione, difende pigramente e a questo punto il greco può ricevere dal compagno per 2 facili dopo l'aiuto di Ariza sulla palla.

  • Al minuto 2:12 lo si vede portare un blocco sempre a Middleton. Sul suo roll a canestro, Dragic si stacca dal suo uomo per dare una parvenza di aiuto; quando Connaughton riceve palla sul perimetro, il closeout in ritardo gli apre una linea di penetrazione, che porta a un altro aiuto difensivo (Herro) e quindi allo scarico ad Antetokounmpo, libero a un paio di metri dal ferro.

  • Al minuto 2:26 c'è di nuovo un blocco (accennato) per Middleton, con Giannis che riceve da quest'ultimo per chiudere un alley-oop.

  • Al minuto 3:36, porta un blocco, neanche a dirlo, a Middleton, che contro la difesa di Adebayo aggressiva sul ball-handler serve il greco che taglia verso il canestro, libero e indisturbato in mezzo all'area.

  • Nel quinto di questi pick&roll con il due volte MVP da rollante, al minuto 3:58, Donte DiVincenzo serve il greco dopo un altro mezzo blocco sulla palla.


Con un certo colpevole ritardo, quindi, coach Budenholzer ha deciso di variare maggiormente l'utilizzo offensivo della sua stella. Potremmo dire che cucirgli attorno schemi che lo utilizzano più come Anthony Davis che come LeBron James ne esalta le (enormi) qualità atletiche e da finisher, e ne mitiga le mancanze di lettura e nel tiro dalla media/lunga distanza.


Con il roster attuale, giocare maggiormente con Giannis senza palla può essere micidiale. Come Middleton, anche Jrue Holiday rappresenta un ball-handler capace di segnare in qualsiasi modo in situazione di pick&roll. Quando Antetokounmpo gioca pick&roll con loro due, la difesa deve inevitabilmente prendere una decisione e spesso diventa molto complicato evitare la ricezione del greco e il tiro dalla lunga del ball-handler senza dover portare un aiuto profondo dal lato debole - che a sua volta, inevitabilmente, scopre una ricezione sul perimetro.



Nella clip qui sopra succede esattamente quanto descritto in precedenza: Adebayo si stacca dal suo uomo sul perimetro, Middleton, per coprire il taglio di Giannis in mezzo all'area dopo che il greco ha portato un blocco a Holiday, il quale legge correttamente la situazione e scarica per il #22 libero sull'arco.


Se, come in questo primo round di Playoffs, i tiratori - Bryn Forbes e Bobby Portis in particolare - si dimostreranno altrettanto micidiali, l'attacco dei Bucks può rappresentare un rebus insolvibile per le difese avversarie.


Questa squadra sembra aver raggiunto la sua completa maturità. Esaltando maggiormente le doti dei suoi giocatori più importanti e mostrando (finalmente) adattabilità, Budenholzer ha forse trovato il modo di superare i limiti che li frenavano e riuscire a esprimere tutto il potenziale dei Bucks. Il primo passo per poter sperare di riportare il Larry O'Brien sulle sponde del lago Michigan dopo mezzo secolo.