• Davide Corna

La possibile estensione del contratto di Steph Curry


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Jeff Siegel per Early Bird Rights e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 9 Giugno 2020.



I Golden State Warriors hanno diverse decisioni da prendere a breve termine: la loro scelta in top-5 al Draft, la prima da quella di Mike Dunleavy nel 2002, e come bilanciare la competizione per il titolo con quella che potrebbe una luxury tax fra le più alte della storia. Tuttavia, c’è una decisione che potrebbero prendere nella prossima offseason che non avrà impatto sui libri contabili per altri due anni: un’estensione per Steph Curry.


Potrebbe sembrare che sia passato poco tempo (e per me è così), ma ci stiamo avvicinando al terzo anniversario della firma del contratto “supermax” da parte di Curry.


Steph ha chiuso nel 2017 quello che potrebbe passare alla storia come il contratto più team-friendly di sempre, e ha subito firmato con i Warriors la stessa estate. Tre anni dopo, la franchigia è in una posizione molto differente, ma l'ex MVP ha ancora enorme importanza nei progetti della squadra, sia in partita che fuori dal campo.


La possibilità di firmare un’estensione potrebbe essere posticipata a causa della pausa subita dall’NBA, ma una volta che la offseason prenderà il via, Curry potrà firmare in qualunque momento prima dell’inizio della stagione 2020/21, che si tratti dell’1 dicembre o di qualunque altra data. Può firmare a qualunque cifra, dal minimo fino a un contratto di tre anni per 155 milioni di dollari; sostanzialmente, non ci sono restrizioni salariali su un’estensione.


Concordare un’estensione quest’estate porterebbe al contratto tre anni aggiuntivi, per un totale di 5 anni, che è la durata massima della maggior parte dei contratti (solo alcune specifiche rookie scale extension e veteran player extension possono arrivare a un totale di sei anni, inclusi gli anni rimasti sul contratto originale).


I dettagli di un’estensione che possa aver senso per entrambe le parti sono particolarmente interessanti. Curry ha compiuto 32 anni circa tre mesi fa, e ne avrà 34 prima che l’estensione inizi nel 2022/23. L’estensione non godrà della regola per gli over-38, visto che Curry avrà 37 anni al momento della scadenza nel 2025, ma è comunque sensato chiedersi se Curry varrà uno stipendio da 50 milioni quando avrà superato i 35 anni.


Forse il punto d’incontro è un’estensione da due anni, che allineerebbe il momento in cui diverrà free agent con Klay Thompson e Draymond Green, assumendo che quest’ultimo attivi la player option da 27.6 milioni di dollari per la stagione 2023/24. In questo modo Golden State avrebbe altri 4 anni con il proprio nucleo principale, e avrebbero poi la possibilità di iniziare la ricostruzione e proiettarsi in una nuova era, con la prima scelta di quest’anno.


FOTO: NBA.com

Non c’è urgenza di trovare un accordo con Curry, visto che è sotto contratto fino al 2021/22, e le due parti potrebbero comunque riconsiderare l’estensione in qualunque momento durante quella stagione. I Warriors potrebbero anche preferire di valutare le prestazioni della squadra nel 2020/21, prima di investire ancora di più sul loro core attuale.


Parlando esclusivamente dell’apporto che potrebbe avere sul campo, è improbabile che Curry varrà un contratto al massimo a quell’età, ma potrebbero esserci altre ragioni per le quali Curry e i Warriors potrebbero firmare un’estensione a cifre importanti prima dell’inizio della stagione 2020/21. Dire che Curry è il volto dei Warriors è un eufemismo; è il volto dell’intera Bay Area ed è il motivo principale grazie a cui la squadra è stata in grado di traslocare dalla Oracle Arena di Oakland al Chase Center a San Francisco.


Nel 2009, quando Curry è stato scelto al Draft, il valore della franchigia stimato da Forbes era di 315 milioni di dollari, al 18esimo posto fra le 30 squadre NBA; la lista del 2020 di Forbes ha posizionato i Warriors al terzo posto con un valore di 4.3 miliardi di dollari. Ovviamente, negli ultimi anni sono cambiate molte cose nella Lega e nei Warriors che hanno portato il valore della franchigia a oltre quattordici volte quello di 11 anni fa, ma la ragione principale di questa crescita dalla 18esima alla terza posizione è Steph Curry.


Solitamente c’è poco spazio per i sentimenti nelle trattative NBA, soprattutto quando i sentimenti porterebbero a investire altri 155 milioni di dollari per una point guard di 35 anni (e soprattutto a seguito di una pandemia che sta facendo perdere soldi a chiunque). Ma se ci sarà mai una volta in cui i "sentimenti" potrebbero influenzare una trattativa, questo è il caso, considerato cosa significa Curry per questa franchigia e la sua posizione nelle gerarchie della Bay Area.




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