• Yuri Pietro Tacconi

3 spunti sulla prima metà di stagione dei Boston Celtics

Nel bene e nel male, si è conclusa una prima metà di stagione assolutamente senza precedenti. Ecco le riflessioni più importanti per i Celtics 2020/21.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Daniel Lubofski per Celtics Blog e tradotto in italiano da Yuri Pietro Tacconi per Around the Game, è stato pubblicato in data 8 marzo 2021.



L’inizio di stagione 2020/21 dei Boston Celtics è stato tutto tranne che normale, anche considerando le circostanze assurde del momento. Le assenze dovute a infortuni e protocolli-Covid sono state molto invadenti. E in tutto questo, alcuni giocatori sono emersi e hanno raggiunto un livello ben più alto del previsto, mentre altri hanno deluso le aspettative create in Preseason.


Dopo una striscia di tre partite rinviate, a metà gennaio, le cose sono diventate ancora più assurde. C’è stato un mese in cui i Celtics hanno vinto due partite consecutive soltanto una volta. Una delle franchigie più storiche e onorate della lega, nonché la finalista di Conference del 2020, è caduta sotto la percentuale di vittoria del 50% ed era scomodamente fuori dalla zona-Playoffs, a un punto della stagione decisamente non usuale.


A posteriori, c’è molto di cui parlare. I Celtics nell'ultima settimana si sono riposati dopo una prima parte di stagione caotica, e dopo aver ottenuto prima dell'All-Star Break quattro vittorie consecutive che hanno riportato Boston al quarto posto nella Eastern Conference.


Ecco, di seguito, le nostre riflessioni più interessanti su questi due mesi e mezzo di stagione.



POINT GUARD? NON È PIÙ UN PROBLEMA


La situazione nel ruolo di PG di Boston era ricoperta di dubbi e perplessità, all’inizio della stagione. Kemba Walker ha iniziato la Regular Season lontano dal parquet, impegnato nel recuperare dopo l’infortunio al ginocchio. E anche dopo il ritorno, si immaginava che ci sarebbe voluto del tempo prima che potesse tornare alla sua forma da All-Star, cosa che è stata dolorosamente chiara quando il momento del rientro è arrivato.


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Nelle prime 15 partite giocate – in cui ha riposato 4 volte, per evitare le seconde partite dei back-to-back – Walker ha tenuto medie di 17 punti a sera tirando con il 37% dal campo. La sua inefficienza non era un problema di mobilità, stava generando lo stesso tipo di tiri a cui ci aveva abituato, semplicemente non mandandoli a segno (non che ciò abbia reso più digeribili le sue difficoltà nel momento in cui le sconfitte hanno iniziato ad accumularsi).


Ma quando i Celtics hanno mostrato segni di ripresa, così ha fatto anche Walker. Nelle sue ultime cinque apparizioni prima della pausa, Kemba ha segnato in media 22.8 punti e distribuito 5.8 assist, il tutto tirando con il 41.3% dall’arco.


Quando Kemba riposa, Boston ha trovato il modo di coprire i minuti di point guard dalla panchina, seppur non con il giocatore che si aspettavano. Jeff Teague fu firmato per ricoprire proprio quel ruolo, ma Payton Pritchard è stato in grado di soffiarglielo in men che non si dica.


Pritchard ha risolto uno dei più evidenti problemi di Boston durante questi due mesi e mezzo. Col tempo Walker continuerà a riprendersi e ad avvicinarsi alla sua forma ideale, e gradualmente i dubbi su di lui si dissiperanno, permettendo ai Celtics di concludere la stagione al meglio.


La 26esima pick all’ultimo Draft ha sorpreso con il suo tiro da fuori (40.2% su 3.4 tentativi a partita) e per la sua abilità Marcus Smartiana di essere sempre al posto giusto nel momento giusto.



ROBERT WILLIAMS È SULLA STRADA GIUSTA


Al di fuori dei Jays (Brown e Tatum), nessun altro giovane Celtic ha catturato più attenzioni di Robert Williams. Il suo atletismo e la sua irreale apertura alare di 7 piedi e 6 pollici (2.28 metri circa) sono decisamente da sogno, ma infortuni e problemi di falli hanno tenuto il giovane, scelto sul finire del primo round al Draft 2018, lontano dalla possibilità concreta di trasformare quei sogni in realtà, almeno nelle sue prime due stagioni.


Quest'anno Williams ha già giocato tante partite quante ne aveva disputate durante l’intera stagione 2019/20. I suoi falli per 36 minuti sono diminuiti.


Nella striscia di quattro partite consecutive vinte dai Celtics prima del break, Williams ha contribuito mostrando cose positive e tenendo medie di 10.8 punti, tirando con il 73.9% dal campo (!), 8 rimbalzi, 2.8 assist e 2 stoppate in soli 21 minuti a partita.


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Sembra che ad ogni partita Williams faccia qualcosa degno di ammirazione. Solitamente è una stoppata poderosa, ma ultimamente è sempre di più la sua efficacia nel pick&roll - che sia per la chiusura di un alley-oop, o per una giocata con la palla nelle situazioni 4-contro-3.


Il 23enne potrebbe non essere ancora pronto per prendere il ruolo di centro titolare in una squadra con gli occhi puntati sulle Finals. Questo è il motivo per cui ci sono Daniel Theis e Tristan Thompson a prendersi quelle responsabilità.


Ma con il continuo miglioramento di Williams, con Theis destinato alla free agency questa estate, non rimanete sorpresi se Time Lord renderà la decisione di Boston molto semplice, quando sarà il momento.



THE JAYS: UN DUO DAVVERO INCREDIBILE


Sappiamo da un po’ che Jayson Tatum e Jaylen Brown costituiscono uno dei migliori duo di giovani della lega. È il tipo di reputazione che ti guadagni contribuendo a raggiungere le Finali di Conference a una così giovane età. Entrambi hanno fatto un balzo notevole per cementare quello status la scorsa stagione: Tatum ha ottenuto le sue prime selezioni come All-Star e All-NBA, mentre Brown ha superato la soglia dei 20 punti a partita.


Questa stagione sono andati ancora più in alto, evolvendosi da un’ottima coppia di giovani fino ad essere una delle migliori combo dell’intera NBA, punto. I Brooklyn Nets sono l’unico altro team con più di un giocatore nella top-20 in punti segnati a partita in questa stagione.


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L’ascesa di Tatum è stata stabile, avendo fatto il salto la scorsa stagione. Brown, nel fare tutto quello che poteva per colmare il vuoto lasciato da Kemba Walker, ha ottenuto la sua prima selezione come All-Star facendo un ulteriore passo avanti in ogni aspetto del suo gioco: sta segnando più punti, incrementando la sua efficienza e gestendo ancora meglio la palla.


Boston ha nelle mani il sogno dell’intera NBA: due ali interscambiabili che possono difendere multiple posizioni e, ancora più importante, creare un canestro in ogni circostanza. Il loro arsenale offensivo è ormai così avanzato che sembra quasi che Tatum e Brown si alternino nel tormentare le difese avversarie, aggirandosi spesso intorno ai 60 punti segnati in due.


Dopo anni passati a sbavare pensando a ciò che Tatum e Brown avevano il potenziale di essere, possiamo ora meravigliarci di fronte al loro incredibile sviluppo. Di cui i Celtics potranno godere per anni, costruendo delle fondamenta solide come mai prima d’ora nella missione per il prossimo anello.