• Pietro Campagna

La prospettiva dei Suns sul Play-In tra LeBron e Steph


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FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Dave King per Bright side of the Suns e tradotto in italiano da Pietro Campagna per Around the Game, è stato pubblicato in data 17 maggio 2021.



Per gli ultimi dieci anni, da tifoso dei Phoenix Suns questi giorni li ho vissuti in modo sempre uguale: un paio d’ore ad ascoltare coach e giocatori dire le ultime parole per la stagione. Di solito queste interviste finali sono il giorno dopo l’ultima partita della RS, e i giocatori sono già pronti a partire per le vacanze estive. Molti vanno direttamente all’aeroporto dall’arena addirittura, tutti comunque hanno già i rispettivi programmi.


I giocatori a cui scade il contratto dicono di come gli piacerebbe essere confermati e che lasceranno ai propri agenti le questioni contrattuali. I giocatori che invece il contratto lo hanno, dicono su quali aspetti vogliono migliorare e che sono già pronti per fare meglio la prossima stagione.


Quest’anno invece non sarà così, e non so bene come comportarmi.


Questa volta i Suns hanno chiuso con il secondo record della Lega, e i prossimi quattro giorni li passeranno a preparare la prima presenza ai Playoffs in undici anni. Se state cercando dei motivi per esaltarvi siete nel posto giusto.



Home Court Advantage


I Suns avranno il vantaggio del campo contro ogni squadra, a parte i Jazz, che però incontrerebbero solo in una ipotetica Finale di Conference. Questo vuol dire che tutte le serie inizierebbero con due partite in casa, ed eventuali Gare 7 si giocherebbero in Arizona.


Iniziare una serie in casa è un vantaggio importante. I Valley Boyz potranno contare su 10'000 tifosi pronti a sostenere la squadra come non hanno mai fatto, anche perché da queste parti è tanto che mancano partite che contano davvero.


I Suns hanno il secondo miglior record in casa della Western Conference, 27-9, comprese 15 vittorie sulle ultime 16 giocate davanti a un pubblico via via tornato sugli spalti. Le ultime quattro vittorie, tra l’altro, sono arrivate contro squadre che saranno protagoniste di questi Playoffs: Blazers, Knicks, Jazz e Clippers; e lungo tutta la stagione, il record migliore della NBA contro squadre con record vincente è proprio di Phoenix.



Attacco e difesa


I Suns sono tra le quattro squadre NBA in top 10 sia per rating offensivo che per rating difensivo, insieme a Jazz, Clippers e Bucks.


A Phoenix si sono già viste squadre con ottime difese, per esempio quelle guidate da Jason Kidd e Cliffors Robinson (1997-2001) e quelle degli anni di Larry Nance, ma quelle squadre avevano attacchi mediocri. Ci sono state anche grandi squadre offensive, tra cui ovviamente quella del trio Nash-Marion-Stoudemire, ma la difesa era appena nella media.


L’ultima volta che i Suns hanno avuto numeri simili è stata tra le stagioni 1988 e 1993, gli anni di Kevin Johnson, Tom Chambers e Hornacek (poi scambiato per Charles Barkley). Nelle cinque stagioni citate il successo in post-season è stato altalenante, anche se almeno in tre di queste occasioni hanno raggiunto almeno le Finali di Conference.



Leadership


La vera differenza tra questa squadra e quella di fine anni ’80? In quegli anni c’erano sì diversi All-Stars, ma mai un reale candidato MVP fino all’arrivo di Chuck nel 1992. Gli attuali Suns invece hanno Chris Paul, che ha avuto una delle sue migliori stagioni.


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FOTO: NBA.com

CP3 è stato nella top 7 dei voti per il premio di MVP per già otto volte, e anche quest’anno sarà in top 5. Nè KJ nè Chambers sono mai andati oltre al settimo posto di questa classifica.


Siete preoccupati perché Chris Paul non ha mai portato nessuna squadra alle Finals? Beh, neanche Barkley fino a quando è arrivato a Phoenix, cosa che non gli toglie alcun tipo di valore.


Cercate qualcosa di cui preoccuparsi? Se siete quel tipo di persona, allora vi accontenterò con qualche motivo di preoccupazione.



Il calo della difesa


Nonostante complessivamente la difesa dei Suns risulti la settima della Lega per la Regular Season, nella seconda metà della stagione è scesa addirittura al 17esimo posto; contemporaneamente, invece, l’attacco è volato fino ad essere il secondo migliore della NBA. Il risultato è stato il miglior record della seconda metà di stagione, con 26 vittorie e 10 sconfitte.


Per continuare a preoccuparsi:


· Prime 36 partite: 4a difesa della Lega

· Ultime 36 partite: 17esima

· Dal primo aprile: 23esima

· Dal primo maggio: 26esima


Si sono seduti sugli allori perché le vittorie continuavano ad arrivare comunque? O le altre squadre si sono semplicemente adattate? Più probabilmente la prima delle due: è facile mollare l’acceleratore quando il tabellino ti sorride sempre.


In più ci sono stati un paio di infortuni per difensori importanti come Jae Crowder e Cam Johnson che hanno avuto impatto sulla continuità (dovrebbero essere sani per l’inizio dei Playoffs). Penso, infine, che una settimana al lavoro con coach Monty Williams potrà rimettere a posto alcuni buchi mostrati nell’ultimo periodo in difesa.



Steph & LeBron


Ah sì, poi c’è questa cosa da dire.


LeBron ha giocato 9 delle ultime 10 Finals (con tre squadre diverse: Cavs, Lakers e Heat). Negli ultimi 10 anni non c'è stata una singola finale senza uno tra Curry e LeBron; e oltre alla striscia di nove finali consecutive, la squadra di LBJ non è mai uscita al primo turno.


Curry e James, poi, hanno vinto 6 degli ultimi 12 premi di MVP della Regular Season, e anche quest'anno saranno entrambi in top 5.


Ecco, ai Suns - nonostante il secondo posto nella Conference - toccherà vedersela al meglio delle sette partite con una di queste due squadre. Nel caso dei Lakers, si tratta di quella che a inizio stagione era all'unanimità la favorita per il titolo.


Nessuno tra LeBron e Steph è mai entrato nei Playoffs con un seed così basso. Riusciranno a ribaltare la situazione?


Prima di tutto, i Suns aspettano l'esito dello "spareggio" tra Warriors e Lakers (QUI le possibili chiavi della sfida). Poi sarà il momento di pensare al matchup del primo turno.