• Luca Losa

La storia dietro la schiacciata no-look di Dee Brown

L'ex Boston Celtics racconta di come abbia alzato l'asticella al Dunk Contest 1991, e di come abbia messo le Reebok sulla cartina mondiale.


FOTO: MANJr.com

Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Luca Losa per Around the Game, è stato pubblicato in data 17 febbraio 2017.



Vi ricordate la schiacciata no-look di Dee Brown?


L'allora Boston Celtics si aggiudicò l'NBA Slam Dunk Contest 1991 con un'iconica schiacciata ad occhi chiusi, con il braccio destro a coprire la faccia.


Brown, che ora lavora come director of player programs per i Los Angeles Clippers, riconosce che la sua famosa schiacciata rappresenta l'highlight della sua carriera.


Ci ha raccontato un sorprendente retroscena di quel "volo", di come esso abbia influenzato la sua carriera, di come abbia dato un nome alle Reebok e come tutt'oggi alcuni ragazzi gli diano credito di una famosa danza hip-hop proprio per quel gesto...



Che ti passava per la testa, prima della tua schiacciata finale?


Era incredibile, perché, a essere onesti, non sapevo che avessi già vinto la gara. Stavo pensando proprio a cosa fare!


Shawn Kemp aveva appena fatto una schiacciata sensazionale, decollando praticamente dal tiro libero. Pensai: "Devo fare qualcosa di speciale, devo fare una schiacciata iconica, distintiva. Qualcosa per cui la gente mi ricorderà anche tra 25 anni".


Michael Jordan ha appiccicato il suo nome sulla schiacciata dal tiro libero. Dominique Wilkins ha messo il suo marchio sulla windmill dunk di potenza. Volevo fare altrettanto. Qualcosa mai fatto prima, qualcosa fatto da Dee Brown.


Ero seduto, mi stavo preparando per la schiacciata. Stavo pensando a molteplici mosse prima della mia ultima schiacciata. Decisi di chiudere gli occhi. Nessuno l'aveva fatto prima. Penso avessi già vinto, ma non lo sapevo. Volevo fare qualcosa di unico.


Presi la palla. Mi alzai. E decisi che avrei chiuso gli occhi mentre correvo. Saltai, chiusi gli occhi e pensai, "devo mettere il mio braccio a coprire gli occhi". Mentre allungavo il braccio sinistro per la schiacciata, il destro si chiudeva verso la mia faccia in modo da coprire gli occhi. Non l'avevo mai provato prima. Non sapevo cosa avrei fatto. Speravo solo di non prendere il lato del tabellone.


FOTO: Sole Collector

Come ti venne l'idea?


Non ricordo come mi venne quell'idea, onestamente. Vorrei tanto dire di essermi allenato per quella schiacciata, ma non è vero. Se fai attenzione e guardi quando sto correndo, il mio braccio non era "pronto" per quella schiacciata. Stavo salendo per quella schiacciata e d'un tratto il mio braccio incomincia a muoversi in aria. Mi venne quasi naturale. Nulla di forzato.


Se l'avessi fatto solo con gli occhi chiusi, la gente dietro di me non avrebbe mai capito. Ma, ripeto, il movimento del braccio destro venne quasi naturalmente.



Cosa ti passò nella testa dopo la schiacciata?


Ero felice, perché dopo quella schiacciata sapevo che avrei vinto. Sapevo che era una schiacciata da 10. Che era una schiacciata unica, distintiva, mai vista prima.


A quel tempo non potevamo usare oggetti di scena. Non potevamo saltare sulle sedie. L'NBA ce lo proibiva. Non potevi saltare sopra delle macchine. Si potrà dagli anni '90 in poi. Noi semplicemente non potevamo, c'erano regole diverse ai tempi. Dovevi essere veramente creativo in molte schiacciate. Dovevi portarti 8 schiacciate diverse.


Quella fu speciale perché mi coprii gli occhi, ma non penso sia stata la mia schiacciata migliore, comunque. Feci una schiacciata con due palloni, uno dei quali era già appoggiato al ferro. Schiacciai un pallone e poi presi l'altro e lo buttai dentro.



Quali furono i tuoi pensieri quando per la prima volta vidi il replay della schiacciata?


La rividi per la prima volta con la foto della Reebok in copertina su USA Today. Non c'era internet, ai tempi. Quella fu la prima volta che la rividi. Una foto iconica.


Ai tempi, USA Today era il giornale. Se sei su USA Today, ce l'hai fatta. Quello fu probabilmente il mio momento di massima celebrità. Capisci, una compagnia pagò una pubblicità a pagina intera con la mia schiacciata.



Pensi di essere famoso soprattutto per quella schiacciata?


Sicuramente. Un Celtic trionfare al Dunk Contest non si era mai visto. Un rookie, piccolino, con le Pump ai piedi. Penso che tutti questi fattori insieme abbiano reso così celebre, anche dopo anni, la mia schiacciata.


Poi ovviamente quella mossa di pompare le scarpe fece il resto. Rese le Reebok famose. Aiutò il marchio a firmare gente come Shawn Kemp, Allen Iverson, Shaquille O'Neal. Da un momento all'altro Reebok divenne uno dei principali marchi sul mercato. Devi fare i soldi per firmare i giocatori che ti ho citato prima, e io penso di essere uno dei motivi principali della loro fortuna.


FOTO: Charlotte Observer

Quando e come firmasti un contratto con Reebok?


Furono gli unici a mostrare interesse a firmare un contratto con me. Giocavo ai Celtics. Le Reebok erano in voga in quella zona. Ero una scelta al primo giro, ma non ero uno dei grandi nomi - e ai tempi, se non eri uno dei grandi nomi, non ti offrivano contratti importanti.


Pensai: "qualsiasi cosa mi offrono, l'accetto e mi assicuro scarpe gratis". Era un contratto di tre o quattro anni. Mi diedero qualcosa come $ 50,000 -$ 75,000.



Il tuo contratto cambiò dopo il Dunk Contest?


Sì che cambiò! Sono tutt'oggi impegnato con Reebok. Collaboro per il marketing quando fanno uscire una nuova scarpa. Ogni volta che qualcuno pensa alle Pump, la prima persona che gli viene in mente è Dee Brown. È qualcosa di speciale.


Ebbi così tante scarpe differenti. Ai tempi gli unici tre giocatori con delle signature shoes erano il sottoscritto, MJ e Charles Barkley. Uno dei tre non c'entra nulla in quel gruppo e so benissimo chi dei tre. Me. Ma divenni il ragazzo delle Reebok.


Gli altri erano Hall of Famer, io ero buono a vendere scarpe.



Quel Dunk Contest cambiò la tua vita?


Cambiò la mia vita perché, fino ai giorni nostri, ovunque io vada c'è gente che mi chiede "ci vedevi quando stavi facendo quella schiacciata?", "riesci ancora a fare quella schiacciata?", "comprai quelle scarpe perché pensavo che pompandole come te avrei saltato più in alto". Non c'è giorno che passi senza qualcuno che mi parli di quella schiacciata.


Poi, mia figlia, mi ha insegnato quella mossa, la "Dab". Quando la cosa divenne famosa c'era gente che mi chiedeva se l'avessi inventata io, quella mossa. La gente mi diceva che ero stato la prima persona a "dubbare".


"Ok. Non so neanche cosa sia, ma ok", pensavo. Alla fine, però, quella mossa ha riportato in auge la memoria della mia schiacciata.




Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.

 

Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com

Fondatore e Direttore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da SaidiSEO.com