• Luca Rusnighi

La strana ultima stagione di Kyle Lowry a Toronto


raptorsrepublic.com

Questo articolo, scritto da Louis Zatzman per Raptors Republic e tradotto in italiano da Luca Rusnighi per Around the Game, è stato pubblicato in data 23 giugno 2021.



Al pari della Jenna Maroney di 30 Rock, del Michael de Santa di Grand Theft Auto e, per i più stagionati, del caro vecchio Tom Sawyer, anche Kyle Lowry si è trovato nella non invidiabile posizione di presenziare al proprio funerale.


Lo scorso 25 marzo, sembrava chiaro che la partita contro i Nuggets sarebbe stata la sua ultima con la maglia dei Raptors. Poi, però, la scelta del front office di Toronto di non cederlo alla trade deadline e trattenerlo in Canada fino al termine della stagione.


Da allora, KL è stato praticamente un fantasma in campo, una presenza evanescente. Visibile poco sul parquet, e molto fuori. Insieme al suo pupillo storico Fred VanVleet, il più delle volte Kyle è stato impegnato a bordocampo a dare consigli al rookie Malachi Flynn. È rimasto lo stesso, sempre pronto a litigare con arbitri e media, ma l’ha fatto principalmente dalla panchina.


I Raptors hanno deciso di tenersi in casa il loro uomo-franchigia perché le offerte non hanno mai raggiunto le richieste del front office, ma allo stesso tempo gli hanno chiesto di non farsi vedere troppo al lavoro nel resto della stagione.


Kyle ha giocato solo un terzo delle partite dal 24 marzo. Cosa che comunque non gli ha impedito di far registrare delle performance da KLOE (Kyle Lowry Over Everything), come nella sua ultima gara della stagione, in cui ha segnato 37 punti nella vittoria contro i Lakers.


Per la cronaca: le Playoffs Run dei tre team che si diceva fossero più interessati ai servigi dell’ex-Villanova prima della trade deadline, ossia Sixers, Heat e Lakers, sapete come sono andate.


Lowry è un giocatore vincente che può contribuire in tanti modi in un contesto competitivo. Purtroppo per i fan della palla a spicchi (dentro e fuori Toronto), però, a Kyle non è stata data la possibilità di giocare nei Playoffs 2021. Non che Kyle si sia strappato i capelli, intendiamoci. Ha sempre supportato pubblicamente la decisione di Masai Ujiri e del front office, sottolineando che era d’accordo; e a volte si è lasciato scappare che “era bello riposato”.


FOTO: NBA.com

Per qualche strana ragione, il suo ruolo in ombra in casa Raptors ha finito per contraddire una costante della sua carriera in Canada fino a quel punto: la scarsissima disponibilità nei confronti dei media. Il Kyle dei primi anni a Toronto non brillava per le sue doti comunicative, per usare un eufemismo.


“Ve la dico tutta, e di solito vi prendo per il culo. Stasera è stato strano,” aveva confessato Lowry con grande sincerità la sera che era stato quasi ceduto. Verso la fine della stagione, poi, ha sbriciolato ogni record di minutaggio accordato ai media da un giocatore dei Raptors. È stato loquace, aperto e sincero, parlando di come i suoi figli hanno cambiato la sua prospettiva sul basket e di come lo hanno reso felice i successi dei suoi compagni in una stagione fallimentare.


Il che ci porta alla situazione attuale, frutto di un decennio di crescita e maturazione sotto tutti i punti di vista. Adesso Lowry è Mr Toronto – è più un Raptor lui dei vari Blue, Delta, Echo o Charlie di Jurassic World. Ha dedicato i migliori anni della sua carriera a questa organizzazione, portandola al titolo e firmando ben tre contratti con la franchigia. È il miglior giocatore scelto dai canadesi, su questo non ci piove. Ma ora KL, santificato sulle sponde dell’Ontario, potrebbe davvero andarsene.


Il suo accordo di un anno - 30 milioni e mezzo di dollari che evidentemente i Raptors avevano voglia di sprecare - è in scadenza, e le pretendenti non mancheranno. Tra queste, anche squadre che alla trade deadline si erano fatte avanti, e poi indietro, finendo per rimpiangere quella scelta nei Playoffs.


FOTO: NBA.com

Sta di fatto che l'ultimo anno di Lowry a Toronto non è stato indimenticabile, e che KL probabilmente non farà sconti per restare in Canada. Ha rifiutato l'invito a partecipare al training camp della squadra olimpica per potersi concentrare sulla free agency - e la stagione disastrosa dei Raptors, con Kyle che ha scollinato i 35 anni, non ne ha esattamente alzato il prezzo.


Quest’anno Lowry è stato sesto tra i Raptors per On/Off Offensive Rating, suo secondo peggior dato da quando è a Toronto, per Cleaning the Glass. Ha preso solo il 21% dei suoi tiri al ferro, il dato più basso in carriera. E difensivamente, la squadra ha concesso più punti (+1.4 / 100 possessi) con lui in campo che senza per la seconda volta in otto anni.


Un insieme di fattori ha portato a tutto questo. In un contesto diverso - sotto tanti punti di vista - la stagione di Lowry probabilmente non sarebbe stata così. In una manciata di partite, ha dimostrato di poter giocare ancora a un certo livello, anche fisicamente. Magari non era il Lowry di qualche anno fa, ma non è stato neanche l’ombra di se stesso.


Passano le stagioni per Kyle, ma qui in Canada resta il GROAT, “The Greatest Role-player Of All Time”, tanta sostanza e poca apparenza.


Toronto, di fatto, l'ha salutato il 25 marzo 2021.