• Emilio Trombini

Le 10 migliori point guard a concludere al ferro

Vi ricordate quando chiudere al ferro significava qualcosa?


kyrie irving around the game NBA
FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Scoop Jackson per The Undefeated e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 13 giugno 2016.



Ci piace tanto chiacchierare. È quel che facciamo. "Lui è il migliore, quell’altro il più grande di tutti..."


Discutiamo di quale giocatore abbia il miglior palleggio, chi sia il miglior schiacciatore, chi il più sottovalutato, il più grande a non avercela mai fatta nella NBA, il più bravo a difendere su Michael Jordan. Ne parliamo dal barbiere e nei bar, in televisione e agli angoli delle strade.


Ecco qui allora una classifica che ha sempre intasato le conversazioni degli appassionati: i giocatori più forti a concludere al ferro. Si parla di piccoli, però. Né Shaq o ‘Nique, né Barkley o Vince Carter o DeAndre Jordan: le point guard.


Avete mai visto Steph ricevere la rimessa, lasciare Russ sul posto e concludere al ferro contro KD e Ibaka?


Ecco, dimenticate Steph. Guardate su YouTube le migliori conclusioni al ferro di Irving.



Nella cultura cestistica essere abili a concludere al ferro non vuol dire solo saper segnare. È un’esibizione dell'umiliazione. Non si tratta solo di arrivare al ferro, ma anche di come il giocatore ci arriva e di cosa fa una volta che si trova lì. Rendere possibile l’impossibile. Normale l’anormale.


Per cui, anche se dovessero esserci giocatori che hanno percentuali più alte dentro il pitturato o che, durante la loro carriera, hanno segnato di più e in modo più efficiente da vicino a canestro, nessuno conclude al ferro come fanno questi 10 giocatori qui elencati (nessuno della stessa taglia, almeno).


È una cosa culturale? Più o meno. È un nuovo tema. È il dibattito che ha preso posto di quello sui migliori schiacciatori, da quando Carter ha ufficialmente chiuso il discorso nel 2000. Ci sarà mai qualcuno che troverà la lista corretta? No. Ma è proprio questo il bello. Come disse Wesley Snipes in “White Men Can’t Jump”. Loro ascoltano Jimi Hendrix, noi lo sentiamo.




RUSSELL WESTBROOK


Mai e poi mai si è visto qualcuno, in nessuna era cestistica, che combinasse velocità, forza, rabbia, verticalità e immaginazione come lui: la mentalità "I Don’t Give A Fuck".


Tutto questo si somma a un dono disumano di saper appoggiare dolcemente la palla a canestro (con entrambe le mani) e allo stesso tempo di fare una schiacciata che potrebbe vincere il Dunk Contest andando al massimo della velocità.



DERRICK ROSE



(Pre infortunio) La versione cestistica di un contorsionista. Westbrook, prima di Westbrook. D-Rose è il giocatore che quasi certamente ha segnato il maggior numero di canestri improbabili nel pitturato nella storia della NBA, a prescindere dalla statura.



TONY PARKER


Ha perfezionato il tiro che molti già pensavano avesse fatto suo Mark Jackson. La "lacrima" di Tony Parker è il gancio cielo di Kareem Abdul-Jabbar. È pura bellezza.


Deadlier than a mutha...



KYRIE IRVING


Ambidestro con un'innata (e studiata) abilità di sfruttare angoli del tabellone che gli altri neanche immaginano. Un po' NBA, un po' EBC ed un po' EA Sports. Un prodigio quando si parla di concludere al ferro.


Per di più, Kyrie è amato anche dai nerd delle statistiche con il suo 57.9% di precisione nelle conclusioni dal pitturato. Irving potrebbe concludere la carriera come il migliore a finire al ferro che abbiamo mai visto.



JOHN WALL


With speed, I’m agile, plus I’m worth your while/100 percent intelligent black child.


Questa frase dei Tribe Called Quest riassume ogni caratteristica che John Wall sfoggia in campo quando gioca. Velocità, agilità, vale il prezzo del biglietto, prende decisioni ponderate quando arriva al ferro, e lascia i suoi difensori disorientati e incazzati.



NATE ARCHIBALD


Il pioniere della penetrazione.


Una volta che “Tiny” Archibald entrava nel pitturato, nessuno riusciva a capire cosa avrebbe fatto. E, più importante, era in grado di chiudere al ferro contro alcuni dei migliori centri di sempre. Wilt Chamberlain, Lew Alcindor / Kareem Abdul-Jabbar, Willis Reed, Nate Thurmond... Artis Gilmore. Bill Russell si era ritirato l’anno prima che Tiny arrivasse nella Lega. È stato fortunato, probabilmente.



ROD STRICKLAND


Strick non chiudeva al ferro solo segnando, ma una volta nel pitturato era anche bravo a servire assist che nessuno si aspettava. Più degli altri della lista, a Strickland interessava umiliare i difensori. Ne andava fiero. Ed era così abile nel farlo che gli altri giocatori lo ammiravano, invece di detestarlo.



ALLEN IVERSON


A detta del Re:

“Dicono fosse alto 6 ft. (182 cm), ma AI era in realtà più 5 ft. 10 inch. (178 cm). Vogliamo anche dire che pesava 160 pounds (72 kg)? 170 (77 kg) a dir tanto? E giocava come se fosse una guardia di 6 ft. 8 inch. (203 cm) e 200 pounds (90 kg)? È stato sicuramente uno dei migliori ad attaccare il ferro che si sia mai visto. Non si può proprio mettere in discussione il suo cuore. Mai.” (LeBron James)


KEVIN JOHNSON


Chiedere ad Hakeem Olajuwon...




BARON DAVIS


Baron Davis aveva un repertorio praticamente infinito vicino a canestro. E ti poteva anche schiacciare in testa, facilmente. Arginare tutte le possibili conclusioni del Barone era un problema costante, quando si giocava contro di lui.




5 MENZIONI D’ONORE


Stephen Curry (anche se non conclude troppe volte al ferro, in tutta onestà il suo tiro da fuori rovina la percezione di quando sia forte in penetrazione);


Earl Monroe (i suoi jumper dalla media oscurano la sua grandezza a chiudere al ferro);


Tim Hardaway (l’inventore del crossover andava al ferro forse meglio di tutti gli altri sulla lista, ma la sua mancanza di esplosività diminuiva il suo impatto);


Dwayne “Pearl” Washington (non ha giocato abbastanza in NBA per essere considerato nella top 10, ma al college e in tutta New York City era il dio delle penetrazioni); Isiah Thomas (in proporzione alla statura e al peso, forse il migliore di tutti. Ma questa sua abilità non spiccava in particolar modo come l’aspetto migliore del suo gioco, per via del suo dono di segnare da dovunque sul campo).