• Lorenzo Losa

Le 3 chiavi nella corsa dei Bucks al titolo

Nella "bubble" di Orlando, Milwaukee si appresta a riprendere la caccia a quel titolo che nel Wisconsin manca da quasi cinquant’anni.


FOTO: NBA.com

Nella notte italiana tra venerdì e sabato riprenderà la Regular Season dei Milwaukee Bucks, impegnati in uno scontro diretto contro una potenziale rivale nell’approdo alle NBA Finals, i Boston Celtics.

I Cervi ripartono con il miglior record della Lega, 53-12. Nonostante le tre sconfitte consecutive con cui hanno terminato la stagione pre-Covid e il calendario ridotto, possono, vincendo tutte e otto le partite, superare il numero di vittorie dello scorso anno. Basta solo questo dato per comprendere la straordinaria annata che stava mettendo in piedi la squadra di coach Mike Budenholzer, letteralmente da annali.

L’attuale winning % (0.815) è storicamente parlando la migliore della franchigia e una della migliori della storia della Lega; ad oggi sono la quinta miglior squadra in termini di Offensive Rating, 112.3, e con ampio margine di distacco la miglior difesa dell’NBA. Rispetto alla media delle altre franchigie, ogni 100 possessi concedono 8.5 punti in meno.

Confermare questi numeri e riuscire in questa maniera a concludere una stagione storica per la franchigia potrebbe essere più complicato del previsto all’interno della bolla, vista le chiare difficoltà a cui tutte le squadre vanno incontro e visto il calendario ultra-compresso, che prevede 8 sfide in meno di 15 giorni.



In ogni caso, il focus principale di Antetokounmpo e soci è spostato più in là, e queste due settimane saranno un rodaggio per arrivare il più pronti possibile ai Playoffs. E pazienza se poi non si riuscisse ad entrare nel libro dei record: l’obiettivo è solo uno, alzare il Larry O’Brien Trophy.

E per farlo saranno tre i fattori chiave per questi Bucks.

1. Giannis Antetokounmpo

La prima chiave è anche la più scontata. Il greco è chiaramente l’uomo da cui passano i destini di questa squadra e le sue performance ai Playoffs risulteranno determinanti per le ambizioni dei Cervi.


Sebbene partisse da un livello molto alto, Giannis è riuscito in questa stagione a migliorare ulteriormente le cifre già impressionanti della scorsa stagione. Le sue percentuali da fuori sono migliorate, sì, ma il greco è ancora troppo titubante in questo tipo di soluzione. Per questo motivo sarà interessante capire come affronterà quest’anno i piani partita difensivi degli avversari, che giustamente ai Playoffs sono molto più radicali e drastici.


Riuscirà l’MVP in carica a riscattare la prestazione opaca nella finale di Conference dello scorso anno, quando Kawhi Leonard e l’assetto difensivo di Toronto riuscirono sostanzialmente ad annullarlo?

Ad Antetokounmpo manca ancora il gioco dal mid-range e per forza di cose sarà lì che cercheranno di spingerlo le difese. Lo scorso anno abbiamo visto quanto sia importante questo tipo di soluzione quando le difese si fanno asfissianti e avere un giocatore in grado di trovare punti in isolamento è esiziale nella corsa al titolo. L’esempio di Kawhi Leonard è stato lampante, mentre la stella dei Bucks è gravemente carente da questo punto di vista.

Le possibili soluzioni per Milwaukee possono essere due: dare più responsabilità offensive in alcuni frangenti a Middleton, che invece brilla in questo tipo di situazione (come vedremo più avanti), oppure virare verso un quintetto small ball con Giannis da 5 , ruolo che può tranquillamente coprire, e quattro esterni.

FOTO: NBA.com

Queste due alternative non sono mutuamente esclusive, tutt’altro; e in un contesto del genere sarebbe assai interessante vedere il greco da bloccante nei pick&roll, situazione questa molto poco esplorata da Budenholzer lo scorso anno.

Il tecnico ex-Hawks negli anni si è mostrato molto poco propenso ad apportare cambi nello stile di gioco, sia offensivo che difensivo, durante i Playoffs, preferendo invece continuare sul canovaccio tattico che ha caratterizzato tutta la stagione. I record in stagione regolare prima degli Hawks e poi di questi suoi Bucks dimostrano come l’identità che l’allievo di Popovich riesce a infondere alle sue squadre funzioni; allo stesso tempo, però, sono da ricordare le eliminazioni in post-season avvenute sia con gli Hawks nel 2015 sia con i Bucks lo scorso anno, con quattro sconfitte consecutive. Segno indicativo del non essere riusciti a trovare una soluzione efficace agli aggiustamenti avversari.

In questa Regular Season tuttavia il numero di minuti nei quali Antetokounmpo ha giocato da centro è aumentato, e ciò potrebbe essere foriero di novità anche più in là nella stagione. Intanto questo spunto ci porta a parlare della seconda chiave per arrivare al titolo...

2. La difesa

Come accennato in precedenza la difesa di Milwaukee sta letteralmente annichilendo gli attacchi avversari quest'anno; il differenziale tra il Defensive Rating della squadra e il valore medio degli altri team è uno dei più ampi di sempre.

Rispetto alla scorsa stagione, la fase difensiva dei Cervi è migliorata, ma la filosofia è rimasta sempre la stessa. Milwaukee è la squadra che concede meno punti e tiri agli avversari nelle vicinanze del canestro, mentre al contrario concede tanti tiri da tre. In questo contesto la presenza di uno come Brook Lopez è fondamentale nel proteggere il ferro.

Durante i Playoffs però anche questo punto di forza si è trasformato in debolezza nel momento in cui i Raptors sono riusciti ad esporre molteplici volte Lopez in isolamento contro un esterno. Il centro è stato fatto a fette da Kawhi, e questo è facilmente comprensibile se si pensa alla sua stazza: è irrealistico chiedergli di marcare un giocatore più veloce di lui sul perimetro.

A tal riguardo non va sottovalutata l’acquisizione a febbraio di Marvin Williams. Anche in questo caso, infatti, potrebbe arrivare in soccorso della squadra del Wisconsin il quintetto con Giannis da 5 e proprio il veterano ex Charlotte da 4.


Quest’ultimo ha le giuste caratteristiche fisiche e la giusta esperienza per poter marcare avversari sia più grossi sia più piccoli, così da non esporre la squadra a mismatch troppo evidenti. In attacco, poi, altro non gli si chiede che spaziare il campo ed essere pericoloso dall’arco: poco male per uno che in carriera tira con il 36 % da tre.

A completare un quintetto potenzialmente in grado di cambiare su tutti i blocchi, oltre i due già citati, si potrebbero inserire Eric Bledsoe, Wesley Matthews ed infine Khris Middleton. Ed è proprio il numero 22 che potrebbe essere il terzo ed ultimo fattore chiave per le speranze di titolo dei Bucks.

3. Khris Middleton

Del nativo di Charleston, South Carolina, abbiamo brevemente accennato in precedenza, parlando delle sue doti realizzative in isolamento. Doti che risulteranno fondamentali per Milwaukee nei momenti, e saranno tanti durante la corsa al titolo, in cui servirà creare punti a gioco rotto.

Negli scorsi Playoffs l’apporto di Middleton è stato deficitario (il secondo miglior giocatore della squadra dopo “the Greek Freak” era nettamente Malcolm Brogdon, ora ai Pacers). Nonostante ciò, il front office guidato da Jon Horst ha deciso la scorsa estate di rinnovare il contratto di Khris, elargendogli un quinquennale da $ 177.5 milioni.

La scelta della dirigenza è stata azzeccata, il numero 22 ha messo in piedi la miglior stagione della sua carriera, migliorando in particolare dal punto di vista realizzativo. È salito dai 18.3 PPG del 2018/19 ai 21.1 di questa annata, il tutto giocando anche meno minuti a partita.

FOTO: basketball-reference.com

Come si nota dalla tabella soprastante, l’ala è riuscita a migliorare le percentuali di tiro da ogni zona del campo, incrementando in particolare la frequenza di tiri dal mid-range (nella tabella le colonne 10-16 ft e 16 ft - 3P). Inoltre, con queste percentuali al tiro (54% da due, 41% da tre e 90% ai liberi), se finisse adesso la stagione rientrerebbe nello speciale “50-40-90 Club”, traguardo raggiunto solo da 8 giocatori nella storia dell’NBA.

I miglioramenti sono sotto gli occhi di tutti, ora toccherà a Middleton salire di livello anche ai Playoffs e riscattare quelli deludenti dello scorso anno. Il giocatore è uno dei pochi a roster che possa offrire soluzioni diverse al coaching staff, e la versatilità è una qualità fondamentale per fare strada nella posts-season.

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