• Lorenzo Lecce

Le chiavi tattiche del ritorno dei Lakers alle Finals

A dieci anni di distanza dall'ultima volta, i Lakers sono di nuovo in finale. Grazie soprattutto a due concetti molto semplici: difesa e contropiede.


NBA.com

LeBron James e Anthony Davis sono riusciti a portare i Los Angeles Lakers alle Finals NBA, battendo nell'ordine Portland, Houston e Denver.


Frank Vogel è riuscito a plasmare una squadra estremamente malleabile e adattabile ad ogni avversario. Contro i Blazers abbiamo visto McGee, Howard e ritmi piuttosto bassi; contro Houston tanta small ball per accoppiarsi in difesa; e contro Denver il ritorno in quintetto di un ottimo Dwight Howard in marcatura su Jokic. Ma se ci sono due costanti, in questa squadra, sono difesa forte e transazione veloce.


Potremmo definirlo "catenaccio e contropiede", rubando impropriamente il termine dal mondo calcistico, perché i Lakers sono bravi a chiudere l'area rendendo molto difficile per gli avversari andare al ferro. Il sistema di rotazioni di Vogel, poi, non concede nemmeno troppi tiri aperti dall'arco, con il closeout che arriva sempre puntuale e preciso. Segnare nel pitturato a questi Lakers risulta molto complicato, infatti concedono agli avversari solo 40 punti in questa zona di campo, a fronte dei 49.2 segnati. Naturalmente sono la squadra che segna di più in area.


I giallo-viola riescono letteralmente a intimorire gli avversari che giungono in prossimità del ferro. Anche quando il difensore sul perimetro viene battuto, arrivano Davis, McGee o Howard a stoppare o rendere molto complicato il tiro. I Lakers sono primi per stoppate nei Playoffs con un impressionante media di 5.7 a partita.


Non sono solo i lunghi a generare stoppate, ma anche esterni come Danny Green e Alex Caruso, che spesso arrivano in aiuto a contestare il tiro. Poi, ovviamente, ci sarebbe un certo signore che a 35 anni fa ancora queste cose:



La difesa di Vogel concede agli avversari il 45% dal campo, un dato basso di per sé, ma ciò che impressiona maggiormente è il numero di tiri concessi a partita, appena 82.1. Per di più, LeBron e compagni non solo riescono a proteggere molto bene l'area, ma sono anche una delle sole tre squadre a concedere agli avversari meno di 12 triple segnate a partita, insieme agli Heat e ai Celtics. Risulta evidente che questi Lakers lascino agli avversari ben poco.


Se il primo punto chiave è la difesa, il secondo è senza dubbio il contropiede, che spesso ne è una diretta conseguenza. Il mantra di questa squadra è transizione primaria alla massima velocità, che sia generata da un rimbalzo, da una stoppata, da una palla rubata o perfino da un canestro subito, perché i Lakers riescono a correre anche dalla rimessa. Ma come fanno? Semplice, con l'uomo che difende in punta pronto a scattare "sul filo del fuorigioco", sempre per fare un paragone con il calcio. Spesso si tratta di AD o di Caruso, che essendo più veloci dei loro diretti difensori riescono ad avere uno o due metri di vantaggi per ricevere dai quarterback LeBron James e Rajon Rondo.


Non è un caso che i Lakers siano i migliori in queste situazioni di gioco, con ben 15.7 punti in contropiede a gara e addirittura 18.3 punti generati da palla recuperata. I giallo-viola, infatti, non solo difendono contemporaneamente l'area e il perimetro, ma riescono anche a giocare sulle linee di passaggio, intercettando e sporcando moltissimi palloni.


Tutto ciò genera il contropiede, che viene eseguito in maniera scolastica, alla perfezione: palla centrale, spesso condotta da James, due corsie laterali riempite e uno dei due angoli occupato da un tiratore. Infine, il lungo a rimorchio per la transizione secondaria, che in alcuni casi, essendo Davis o Morris, ha a disposizione un tiro da tre aperto.



Mike D'Antoni ha sempre predicato la sua teoria dei "seven seconds or less", cercando di applicarla ad ogni situazione di gioco; i Lakers, al contrario, corrono solo quando è possibile e vantaggioso. Quando non c'è un chiaro vantaggio immediato, si gioca a difesa schierata, utilizzando tutti i 24 secondi del cronometro e sfruttando i mismatch generati dall'uno-contro-uno di James e soprattutto di Davis.


Alle Finals arriva un'altra squadra che fa della difesa la sua arma principale, che però non ha il lusso di avere in squadra due dei migliori cinque giocatori al mondo. Ancora una volta la chiave della serie per i Lakers, contro questi fantastici Miami Heat, sarà la difesa, del pitturato ma soprattutto sul tiro dall'arco.


Fino a qui Vogel e il suo staff hanno orchestrato un capolavoro difensivo in questi Playoffs. Riusciranno ad adattarsi ancora per un'ultima volta, riportando il titolo nella città degli angeli?




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