• Claudio Biolchini

Le meccaniche di tiro più strane dell'NBA

Brutti da vedere, ma non sempre inefficaci.


Ben_Simmons_Philadelphia_76ers_Nba_Around_The_Game
FOTO: NBA.com

Alcuni "dogmi" per tirare bene sono validi per qualunque giocatore, ma bisogna ricordare che ogni atleta ha una biomeccanica diversa, e una proporzione diversa tra altezza, lunghezza delle braccia e larghezza delle spalle. Biomeccaniche diverse generano posizioni di equilibrio diverse e allineamenti differenti. La muscolatura poi, non solo di gambe e braccia, ma anche di addominali e dorsali, influenza la stabilità dell'esecuzione, per cui è normale che ogni giocatore sviluppi - chi più, chi meno - la propria personale meccanica di tiro.


Anche nel 2021, con un'attenzione maniacale ai dettagli e allenatori specifici, troviamo delle meccaniche di tiro piuttosto lontane dall'ortodossia, e in alcuni casi anche bizzarre. In questo articolo ne vedremo alcune.



Chris Boucher


Il giocatore di Santa Lucia sta tirando da tre col 41.2% su quasi 4 tentativi a partita. Una percentuale eccellente, soprattutto se la rapportiamo al suo stile.



Boucher solleva il pallone formando un angolo con le sue braccia ben superiore ai 90 gradi canonici, e il suo "shooting pocket" è troppo alto per consentire un perfetto allineamento.



Anche la mano non dominante partecipa al tiro, questo perché i suoi gomiti sono più larghi delle spalle quando alza il pallone. I piedi vanno in avanti e le spalle indietro, cosa che migliora la parabola, ma rende precario il suo equilibrio. Il processo di esecuzione è quindi abbastanza lento, ma per sua fortuna la statura e le braccia infinite gli permettono di rilasciare da molto in alto (nella GIF sopra si può notare come non venga disturbato dal recupero del difensore).



Brandon Clarke


L'ex giocatore di Gonzaga sta provando ad aggiungere il tiro da fuori al suo arsenale offensivo, ma per ora i risultati non arrivano. Al quasi 36% dello scorso anno, sta seguendo il 32% di questa stagione: un calo dovuto alla scarsa sicurezza e a una delle meccaniche più brutte e disarmoniche della NBA.


Le sue braccia e le sue gambe lavorano su tempi completamente diversi. Persino nel tiro libero, distende le gambe e fa una pausa lunghissima con la palla vicino alla fronte, perdendo completamente la spinta e di conseguenza la fluidità.


Nel successivo tiro da tre punti, salta tantissimo, ma le braccia scoccano il tiro in ritardo e con un punto di rilascio molt basso, perdendo anche qui la spinta accumulata dalle gambe.




Jonas Valanciunas


A parziale difesa del lituano va ricordato che ha sempre posseduto un ottimo tocco. Le sue conclusioni hanno una buona rotazione perché sa rilasciare il pallone. Anche da vicino, ha sempre dimostrato una certa sensibilità.


Anche lui dotato di braccia lunghissime, JV porta la palla sopra la testa, rallentando notevolmente l'esecuzione. Guardandolo, si nota immediatamente quanto stretto sia l'appoggio di piedi, soprattutto considerando che stiamo parlando di un atleta di 211 cm. Il risultato è un equilibrio non ottimale e una meccanica "a scatti", con poca fluidità.



Ben Simmons


Il caso per autonomasia. Che giocatore sarebbe Ben Simmons se avesse perlomeno un tiro accettabile? E' una domanda che tutti si sono fatti almeno una volta.


La foto della sua presa della palla basta e avanza per raccontare la sua meccanica.


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FOTO: CBS Sports

Il gomito è largo, l'avambraccio non è per nulla perpendicolare al terreno, per cui la mano di tiro non è perfettamente sotto il pallone, ma laterale. Tira di sinistro, ma la palla è in linea con l'occhio destro. Il palmo della mano è totalmente a contatto con la sfera, togliendo sensibilità.




Markelle Fultz


Quando si parla della meccanica di tiro di Fultz, quella che dovrebbe essere un'argomentazione tecnica si allarga ai suoi problemi fisici e alle enormi pressioni che ha dovuto affrontare dopo la prima scelta al draft.


Nei primi anni, i cambiamenti del suo tiro e in particolare della sua routine in lunetta sono stati tantissimi e spesso inspiegabili.


Al college il suo tiro era buono, così come al suo esordio nella Lega. Fiducia, fisicità ed una buona dose di fluidità. Poi, dopo l'infortunio alla spalla, Fultz ha cominciato a perdere progressivamente la sua shooting form, fino ad arrivare nel 2018 alla sfiducia e psicosi totale.


Persino i tiri liberi erano un supplizio: li tirava partendo con la palla già in alto difronte alla faccia, cosa senza senso perché rende più meccanico il coordinamento con le gambe. Qualche tempo dopo, addirittura una specie di "finta" prima di tirare e una serie di "quick touches" prima della presa della palla (forse per stimolare la sensibilità dei polpastrelli).



Dopo l'arrivo agli Orlando Magic, in un contesto con meno pressioni e forse anche con la risoluzione di qualche problema fisico, stava riuscendo a migliorare la sua meccanica di tiro (anche se i risultati ancora non si erano visti in termini di percentuali). Purtroppo, però, è riuscito a giocare solo 8 partite quest'anno, prima di finire la stagione il 6 gennaio per un infortunio al ginocchio.



Eric Paschall


L'ala dei Warriors è una bomba di energia, che a tratti sembra faticare quasi a contenere. Quando tira, salta tantissimo e lo fa molto rapidamente, il che gli sottrae tempo per distendere il braccio, prima di atterrare. Per velocizzare le operazioni, quindi, Paschall scalcia con i piedi, alla ricerca di spinta, togliendo così equilibrio e compattezza al suo tiro.



Se il suo arresto è buono, con una posizione di equilibrio e il piede dominante leggermente più avanti per facilitare l'allineamento, tuttavia la meccanica di Paschall è nel complesso molto dispendiosa fisicamente - e anche questo lo espone a tanti errori (meno del 30% complessivo nel suo anno e mezzo di NBA).



(Il primo) Lonzo Ball


Il più grande dei fratelli Ball è arrivato nella NBA con buone percentuali al tiro, ma con una meccanica che destava più di un dubbio. Le sue percentuali sono state incostanti inizialmente, ma dalla foto qui sotto si può capire chiaramente cosa abbia attirato - più dei numeri - attenzioni e critiche del pubblico:


Lonzo_Ball_Nba_Around_The_Game
FOTO: USATODAY.com

Pur essendo destro, Lonzo sollevando il pallone lo faceva partire dal lato sinistro del corpo, obbligando l'avambraccio a restare in diagonale e condizionando una corretta presa del pallone. Il punto di rilascio era già abbastanza alto, ma tirare dal suo lato non dominante ha reso il suo tiro lento, macchinoso e facilmente contestabile.


Nei suoi primi due anni ai Lakers, non ha superato il 33% da oltre l'arco. Poi...



Nel video qui sopra lo vediamo oggi a New Orleans (domani chissà): Lonzo lascia la palla correttamente nel suo lato dominante e il braccio è allineato decisamente meglio con il ferro.


Ed è così che dopo i primi due anni ai Lakers intorno al 31% di media, l'attuale point guard dei Pelicans sta tirando con il 38% da tre quest'anno (poco più dell'anno scorso), su un numero molto più elevato di tentativi a partita (7.8).



LaMelo Ball


Da un figlio di LaVar al secondo. Con un altro Ball che ha eriditato, almeno in parte, alcuni difetti di famiglia - viene da pensare che il padre abbia proprio quella lacuna di insegnamento.


LaMelo non fa partire il tiro da sinistra come faceva suo fratello, ma lascia comunque il gomito della mano di tiro molto largo, non allineato con occhio e spalla, e questo abbassa il suo punto di rilascio, anche se lo aiuta con i tiri da molto lontano, dandogli più spinta.



Quando prende il pallone, la mano destra non è proprio sotto la palla; riesce a correggere parzialmente la cosa mentre la porta in alto, imprimendo una buona rotazione.


Forse però, a differenza di Lonzo, non stravolgerà la sua meccanica, considerando che sta tirando col 37% su oltre 5 tentativi a gara nella sua rookie season.



Joe Ingles


L'australiano dei Jazz ha una meccanica strana, ma che ha dei punti lodevoli e soprattutto ci permette di entrare nel fanstastico mondo dei mancini.


Tantissimi mancini suscitano sorpresa agli occhi dei destri, e questo perché hanno proprio un punto di vista diverso nell'approcciarsi al gesto tecnico. Forse aver visto esempi di tanti allenatori destrimani modifica il loro apprendimento.


Joe Ingles non fa eccezione, con le sue punte dei piedi non perfettamente puntate a canestro e il palmo della mano troppo a contatto con il pallone. L'angolo che forma con il suo avambraccio non è decisamente di 90 gradi come vorrebbero i libri, ma molto più stretto. Il suo punto di partenza per settare il tiro è la sua fronte, molto alto, ma è anche molto difficile coordinarsi con la palla a quella altezza, perché bisogna scoordinare nettamente braccia e gambe. Ma la cosa che incuriosisce di più sono il suo braccio e la sua mano non dominanti: il gomito destro è larghissimo e la mano è dietro il pallone.



Solo la sua biomeccanica può permettere una cosa del genere e avere comunque un buon tiro. Insomma, il suo modus operandi è difficilmente replicabile, come lo è il suo 41% da tre punti in carriera.



James Wiseman


Includo il nuovo centro dei Warriors non perché la sua meccanica sia necessariamente brutta, ma per far capire che la statura influenza tutto il movimento.


L'ex Memphis supera i sette piedi con una incredibile wingspan di 228 cm, ma sa equilibrare il suo corpo per tirare. Qui sotto lo vediamo persino uscire da un blocco pin-down, mettere bene a posto i piedi e sparare dal perimetro:



Il suo gomito sale ben oltre la linea delle spalle, e la palla va quasi dietro la testa, ma il suo rilascio è buono e anche la mano non dominante viene ben gestita. Impressionante per un ragazzo ancora così giovane, con così poco basket giocato e con quelle dimensioni fisiche.