• Davide Corna

Le possibilità ai Playoffs dei Thunder


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Sean Guest per Double Clutch e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 15 Agosto 2020.



Dopo la partenza tramite scambi delle superstar Russell Westbrook e Paul George durante la scorsa estate, nessuno poteva sapere cosa ne sarebbe stato degli Oklahoma City Thunder.


Prima della stagione, Steve Aschburner di NBA.com scrisse: "Con la strutturazione attuale, c'è abbastanza talento ed esperienza nel roster dei Thunder per arrivare negli ultimi posti disponibili per i Playoffs. Se Presti dovesse scegliere di andare in full rebuild, o se Paul decidesse di lasciare la squadra, potrebbero aggiudicarsi una delle prime posizioni al prossimo Draft".


Dopo una partenza lenta, i nuovi Thunder si sono però messi in marcia. E a marzo, quando l'NBA è stata costretta a fermarsi, OKC aveva un record di 40-24, al quinto posto della Western Conference.


Dopo il restart, è sembrata una delle squadre più in forma, nella bolla, e al primo turno giocherà contro gli Houston Rockets (almeno inizialmente senza Westbrook).



I (piccoli) Big-Three


Ovviamente, il destino dei Thunder in postseason è largamente nelle mani di Chris Paul. CP3 ha vissuto un'evidente rinascita a Oklahoma City, dirigendo lo spettacolo sul campo e aiutando i giovani a crescere. La sua abilità nell'orchestrare l'attacco ha ridato un agognato equilibrio a una squadra che era offensivamente statica e prevedibile lo scorso anno.


Se volete un'evidenza numerica del suo impatto, basta guardare il net rating dei Thunder, che fa un balzo di 7.1 punit / 100 possessi quando Paul è in campo.



Sotto la guida di Paul, i Thunder giocano a un ritmo più compassato di quanto facessero con Westbrook al timone (99.35 quest'anno, rispetto al 103.38 della scorsa stagione). La loro fase offensiva vive meno di corsa (i punti in contropiede sono passati dai 18.2 dello scorso anno a 9.5), e più di pick&roll a metà campo.


I Thunder si posizionano ancora in alto in canestri dal campo non assistiti (45.6%, quinti in NBA), ma la palla si muove molto più dello scorso anno, grazie a migliori spaziatura e alle caratteristiche dei giocatori. Questo è in gran parte dovuto alla volontà di coach Billy Donovan di far giocare Paul assieme a Shai Gilgeous-Alexander e Dennis Schroder.


Quando i tre sono sul campo assieme, fanno registrare un+28.6 in net rating su 401 minuti. Le difese avversarie faticano a contenere tre ball-handler così efficaci, in grado di tirare dal palleggio, allargare il campo e giocare l'uno per l'altro, soprattutto quando non è chiaro chi dei tre darà il via all'azione d'attacco. L'abilità di Paul nell'uscire dai blocchi e tirare in sospensione dal mid-range, oppure creare opportunità per gli altri, è già difficile da contrastare; ma, se la si combina con le capacità di realizzare e/o di prendere falli in penetrazione di Gilgeous-Alexander (che attualmente ha una media di 0.97 punti per possesso), e con il gioco di Schroder contro una difesa organizzata, difendere sui Thunder diventa un incubo per chiunque.


Schroder - che ha saltato gran parte delle seeding games, dopo essere uscito dalla bolla - è diventanto un elemento fondamentale nei Thunder di quest'anno. Alla guida della second unit, la sua percentuale reale dal campo è passata dal 47% della scorsa stagione al 53.3% attuale, suo massimo in carriera. È diventato anche un realizzatore molto più efficace da sotto canestro, con una percentuale di 63.3% su 245 tentativi dalla restricted area in questa stagione, rispetto al 51.5% su 303 tentativi dello scorso anno.



I Thunder sono stati molto meno efficaci quando Schroder ha lasciato la bolla per la nascita del suo secondogenito. Nella partita contro i Denver Nuggets di lunedì scorso, hanno perso 121-113 ai supplementari nonostante Paul, Gilgeous-Alexander e Danilo Gallinari avessero totalizzato 67 punti. Nel frattempo i panchinari, senza Schroder, hanno segnato solamente 27 punti, di cui 13 da parte di Abdel Nader.


Schroder è rientrato nella bolla, seguendo le regole della Lega che, secondo Bobby Marks, stabiliscono che quando "un giocatore lascia il campus per circostanza straordinaria con il benestare della Lega", come nel caso di Schroder, deve risultare negativo al tampone per sette giorni fuori dalla bolla, prima di stare quattro giorni in quarantena e poi rientrare nella bolla.



I veri Big


Per quanto si possa parlare delle guardie dei Thunder, sono i lunghi quelli che dovranno rendere al massimo per fare un buon cammino in post-season.


In generale, OKC ha una difesa sopra la media, che lascia agli avversari una percentuale dal campo che si piazza all'undicesimo posto nella Lega (45.5%), registrando anche il settimo miglior defensive rating (108.2). Eppure, sono hanno il diciottesimo peggior dato stagionale per punti degli avversari nel pitturato (48.6%): se vogliono fare strada nei Playoffs, devono proteggere meglio il ferro. E per questo bisogna partire da Steven Adams.


Forse la miglior cosa che si possa dire riguardo al suo contributo difensivo è che può essere facilmente misurato dalla sua assenza. Venerdì scorso, per esempio, Adams è rimasto seduto a causa di un infortunio alla gamba e i Thunder hanno perso 121-92 contro i Memphis Grizzlies, venendo massacrati sotto canestro (58-36 i rimbalzi) e nel pitturato (58-36 i punti nella restricted area), soprattutto perchè sono stati costretti a giocare molti minuti senza un vero centro in campo.



Sebbene, in media, la presenza di Adams sul campo riduca la percentuale di rimbalzi difensivi dei Thunder di 6.1 e la percentuale di stoppate di 2.4, il neozelandese ha attualmente la terza più alta win share difensiva in squadra (2.6).


Stranamente per un giocatore della sua stazza, Adams ha una media di soli 6 rimbalzi difensivi (31esimo in NBA) e 1.1 stoppate (20esimo), ma la sua presenza sotto canestro rimane un fattore nel gioco a metà campo.



Nerlens Noel, poi, potrebbe vedere maggiormente il campo nei momenti decisivi. Non è assolutamente paragonabile ad Adams a livello offensivo, ma è diventato un'opzione affidabile nel pick&roll a metà campo, offrendo una media di punti per possesso che si attesta nell'88esimo percentile in giocate di questo tipo (Adams, in comparazione, è nel 78esimo percentile). Ha anche tirato con l'86% dalla restricted area in questa stagione, miglior dato in NBA.


Dalla ripartenza, i due quintetti più utilizzati dai Thunder hanno previsto in campo Paul, Gilgeous-Alexander, Luguentz Dort e Danilo Gallinari, insieme ad Adams o a Noel. Il gruppo che coinvolge Adams ha un net rating di +10.3, con Noel vede +23.0.. Con lui, infatti, quella lineup non ha solamente tirato meglio dal campo (60% contro 46,7%) ma ha anche limitato gli avversari a meno punti (15.7 contro 30).



La post-season


I Thunder affronteranno gli Houston Rockets al primo turno dei Playoffs, una serie di grande fascino, malgrado le incertezze legate alla condizione di Westbrook.


Paul avrà la possibilità di riscatto che aspettava. Come ha recentemente dichiarato alla stampa, "una delle cose che impari riguardo ai Playoffs... è che bisogna assicurarsi di avere un squadra che si senta sicura di non poter essere sconfitta quattro volte su sette".


Se i Thunder vogliono essere il tipo di squadra di cui sta parlando Paul, avranno bisogno del miglior Schroder, che i lunghi rendano al meglio sui due lati del campo e che la lineup con tre guardie si confermi produttiva stando più spesso in campo rispetto ai 7 minuti a partita di utilizzo durante la stagione regolare.




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