• Emilio Trombini

Lo scandalo Donald Sterling raccontato dai Clippers

"Non abbiamo mai giocato per Sterling. Giocavamo per le nostre famiglie, per la città di Los Angeles e per i nostri tifosi..."


FOTO: Black Enteprise

Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 aprile 2019.


Non è raro vedere l’allenatore dei Clippers Doc Rivers e il proprietario Steve Ballmer parlare di pallacanestro prima di una gara. Ballmer solitamente stuzzica Rivers con domande sui suoi amati Clips, come se fosse un giornalista. Rivers condivide con lui dettagli e fa spesso battute che fanno sorridere Steve.


È una dinamica completamente diversa da quella che Rivers aveva con il precedente proprietario della squadra, Donald Sterling. Rivers ha rivelato a The Undefeated che non ha più parlato con il suo vecchio capo da quando TMZ ha rilasciato il celebre audio del 26 aprile 2014, in cui Sterling faceva commenti razzisti con la sua fidanzata di allora.

Non ne vedo il bisogno. Non so bene perché o cosa stesse pensando, ma non mi fa alcuna differenza. È già stato detto e fatto. Non ho più avuto sue notizie. Non perché io sia incazzato con lui. Ma perché sentirsi? Non ce n’è bisogno."

Sei anni fa, il 29 aprile 2014, il controverso proprietario fu cacciato a vita dalla NBA per i suoi commenti con quella che è stata la sanzione più pesante nella storia degli sport americani. In seguito fu anche costretto a vendere la squadra.


A quei tempi, tra l’altro, i Clippers stavano inseguendo il titolo NBA. Erano terzi nella Western Conference e si preparavano ad affrontare al primo turno dei Playoffs i Golden State Warriors, squadra allora emergente.

I Clippers andarono in testa sul 2-1 con una vittoria di 98-96 ad Oakland il 24 aprile. Ma solo due giorni dopo, l’inerzia dalla loro parte subì un brusco arresto dopo che i commenti di Sterling divennero pubblici.


La notizia viaggiò velocemente all’interno dell’organizzazione. Gara 4 era il giorno seguente. Come avrebbero risposto Rivers e compagni al fatto che il proprietario della loro squadra era coinvolto nel più grande degli scandali sportivi?


Questo è il racconto degli ultimi giorni della franchigia sotto il comando di Sterling, a sei anni di distanza, attraverso i ricordi di quelli che l’hanno vissuta.



THEY TOLD IT WASN'T A BIG DEAL


Sterling ha una lunga storia di comportamenti razzisti ed è stato citato in giudizio in due occasioni per essersi asseritamente rifiutato di affittare appartamenti ad afroamericani e ispanici. È stato anche citato in giudizio nel 2009 dal General Manager del tempo dei Clippers, Elgin Baylor, che lo accusò di discriminazione razziale e discriminazione in base all’età. Si racconta anche la storia, piuttosto conosciuta, che il proprietario dei Clippers una volta entrò nello spogliatoio della squadra dopo una partita, mentre i giocatori si stavano cambiando, e disse ai suoi amici: “guardate quei meravigliosi corpi neri.”


Rivers riferì che venne a conoscenza il 23 aprile 2004 del fatto che Sterling aveva espresso alcuni commenti controversi, ma gli fu detto che non era niente di che. Rivers quindi avvisò i suoi giocatori, durante un incontro di squadra al Four Season Hotel di San Francisco, che sarebbe uscita una storia al riguardo, ma che non aveva maggiori dettagli.


Blake Griffin: “Mi ricordo della riunione in cui Doc ci ha detto cosa stava per succedere. Quando ce ne ha parlato credo che nessuno avesse capito la grandezza del problema.”

Doc Rivers: “Mi hanno fatto credere fosse diversa la vicenda - e si parla di una storia che potrebbe diventare un libro, un giorno. Ma mi era stato detto inizialmente che non si trattava di ‘niente di che’. Solo due giorni prima mi è stata data la possibilità di scavare più a fondo. Ma ripeto, mi avevano detto di non preoccuparmi...


Ryan Hollins: “Doc ci disse che Sterling aveva detto qualcosa di stupido con toni razzisti a una donna, ma non ci si aspettava sarebbe stato una bomba ad orologeria come poi è successo.


Rivers: “Quando ho accettato questo lavoro sapevo ci sarebbero stati dei rischi. Ma di certo non immaginavo questo tipo di rischi.



THOSE WORDS HURT, THOSE WORDS PIERCED


Alle 10 di sera del 24 aprile 2014, TMZ ha rilasciato una registrazione in cui Sterling faceva dei commenti razzisti a sua moglie V. Stiviano, criticandola per aver postato sui social media foto con afroamericani molto famosi, tra cui l’ex stella dei Lakers Magic Johnson e Matt Kemp, esterno che andò successivamente a giocare per i Los Angeles Dodgers.


TMZ ha affermato che quella registrazione privata avvenne il 9 aprile 2014, dopo che Stiviano aveva postato una foto di lei con Magic Johnson su Instagram.


Alcuni estratti dell’audio razzista di Sterling rilasciato da TMZ includono:


“Mi dà fastidio tu voglia rendere pubblico che sei associata a persone nere. Devi farlo per forza?
“Puoi dormire con uomini neri. Puoi portarli a casa, puoi fare quello che vuoi. Quello che ti chiedo è solamente di non promuovere la cosa. E di non portarli alle mie partite.
Ti sto solo dicendo che sul tuo fottuto Instagram non devi mettere foto di te che vai in giro con dei neri.
“... Non mettere foto di Magic Johnson sul tuo profilo. Così tutto il mondo lo vede e poi mi chiamano tutti... E non portarlo alle mie partite.

Rivers, sbigottito, alla fine ascoltò la registrazione poco prima che venne pubblicata.


Uno dei nostri ragazzi delle Public Relations l’ha ascoltata un’ora e mezza prima che diventasse pubblica e disse: ‘Doc, penso tu debba vedere questo video’. Così sono andato a vederlo... ed ero furibondo. Ero veramente incazzato. Non sapevo bene cosa fare.


Rivers convocò rapidamente un incontro all'hotel per parlare del servizio su Sterling. Indossando una T-shirt dei Clippers, Doc entrò nella stanza dove i giocatori furiosi lo stavano aspettando.


Griffin: “Ci siamo resi conto tutti, più o meno, di cosa sarebbe successo.


Willie Green: “Abbiamo ricevuto tutti la notizia nello stesso tempo in cui usciva. Eravamo scioccati nel sentirla, nonostante tutti avessimo già sentito le voci di corridoio al riguardo. Ma ascoltare le esatte parole che disse Sterling fu pesante...”


Hollins: “Quando uscì la notizia sono rimasto spiazzato. Non pensavamo fosse un audio del genere. Ci avevano semplicemente detto che Sterling aveva fatto alcuni commenti accusati di razzismo, ma non sapevamo quali fossero. Credo che quello che più ci colpì era quello relativo a Magic Johnson. Quelle parole fecero molto male. Erano strazianti."


Rivers: “Ho fatto subito presente ai miei giocatori che anche io ero nero. Ridemmo un po’. Erano incazzati con tutti, pure con me. Quindi ho rotto il ghiaccio con quelle parole, dicendo: Mi presento ragazzi, il mio nome è Glenn Rivers. Vengo da Maywood, Illinois, e, come vedete, sono di colore...


L’altra cosa che dissi è che si dovevano fidare di me. Dissi: Vi permetto di dirmi quello che volete, ma ho bisogno che vi fidiate di me e che diventiamo tutti una voce unica. Se c’è una cosa che ho imparato sul razzismo, e ne ho passate tante al riguardo, è che la gente non vuole subito scagliarsi contro la persona che ha detto cose come quelle dette da Sterling. La gente è più attenta alle persone che sono state le vittime di quelle dichiarazioni. Tutti vogliono sapere come risponderanno quelle persone, piuttosto che concentrarsi su quella che ha fatto i commenti.”


FOTO: NBA.COM

Matt Barnes: “Più che arrabbiato, ero davvero spaesato. Pensavo che alla fine Sterling era rimasto incastrato con questa ragazza che non piaceva a nessuno. Per quanto riguarda i commenti, ho sentito di peggio e mi è stato fatto di peggio, per cui non li reputavo così scandalosi. Ero convinto che non fosse l’unico proprietario che la pensava così. Era semplicemente stato l’unico così stupido da farsi beccare mentre le diceva...


Chris Paul: “Mi ricordo di esserci riuniti come una squadra e che Doc ci aveva chiesto come volessimo gestire la vicenda. E noi eravamo d’accordo a rimanere compatti e a fare di Doc la nostra voce. Penso sia stata la scelta giusta.


Rivers: “Ero molto preoccupato che qualcuno della squadra avrebbe detto qualcosa di eccessivo e che sarebbe diventata la squadra l’oggetto della vicenda. Ed è proprio ciò di cui abbiamo discusso. Da DJ (DeAndre Jordan) a Blake, tutti decisero cosa volevano fare. Mi lasciarono fare il messaggero, e ciò fu molto importante per noi, perché ne uscimmo senza creare delle controversie.


Dopo che uscì la notizia su Sterling, Rivers disse che il proprietario e l’allora presidente Andy Roeser non erano disponibili per parlare. Roeser si prese un permesso il 6 maggio 2014, e non tornò più da presidente.


Hollins: “Ero nell’ascensore con Donald subito dopo che uscì la notizia. Fu imbarazzante. Gli strinsi la mano come se non fosse successo nulla. Quel che diventò pubblico non cambiò niente per me. Lo sapevamo già. Sapevamo qual era il suo pensiero. Certo che quel viaggio in ascensore durò un’eternità...


Stava discutendo con qualcuno nell’ascensore. Non aveva compreso la portata della notizia. Diceva cose tipo ‘si tratta sempre di business’. Diceva che sarebbe andato a vedere Gara 4. ‘Ci vediamo domani’. Ancora ad oggi, credo non abbia capito la gravità della vicenda. Non lo vede come razzismo. Pensava alla vicenda un po’ come a dire ‘io sono fatto così, tu sei fatto in un altro modo. Non significa che io sia meglio di te. Semplicemente così è come mi comporto io, voi vi comportate in modo diverso'...”


Rivers: “Ero rimasto da solo... Non avevo nessuno che gestisse la cosa. E tante persone non sanno che il commissioner NBA Adam Silver mi scrisse dicendo: ‘questo è il mio numero privato. Scrivimi per qualsiasi cosa.’ Fu davvero un bel gesto.



PEOPLE WERE CALLING US TO BOYCOTT


I Clippers si allenarono nella palestra War Memorial dell’Università di San Francisco alla vigilia di Gara 4 domenica 26 aprile 2014. Il luogo di incontro era la casa dell’ex giocatore dei San Francisco Dons, la leggenda NBA Bill Russell, che subì discriminazione razziale mentre giocava per i Boston Celtics.


Rivers disse a un'orda di giornalisti che i commenti razzisti di Sterling non avrebbero distratto la sua squadra. Anche Paul e Griffin parlarono con i media. E per quanto Rivers annunciò che i suoi giocatori non si sarebbero fatti distrarre, le cose andarono diversamente. Ricevettero così tante chiamate e messaggi da familiari e amici, che fu impossibile tenere al di fuori la vicenda.


Paul: “La gente chiacchierò molto. I telefoni di tutti noi vennero tempestati di chiamate che dicevano l’una e l’altra cosa. La gente ci diceva cosa dovevamo e non dovevamo fare. Noi cercavamo di rimanere il più uniti possibile. Qualsiasi cosa decidessimo di fare, la volevamo fare da squadra.


Hollins: “Era... imbarazzante. Cercavamo di concentrarci sul nostro lavoro, avevamo la partita. Ma avevamo la testa dappertutto. È stato parecchio strano. E onestamente tutto questo ha un po’ disunito la squadra. Ha toccato molti aspetti di ciò che facevamo. Alcuni si concentrarono troppo sulla storia. Altri troppo poco. In più c’era il basket. Siamo stati strattonati dagli eventi, e in aggiunta c’erano amici e parenti che ci davano la loro opinione. Non penso che abbiamo comunicato totalmente nel modo giusto.”


Griffin: “Più aumentavano le distrazioni, più pensavo non ci sarebbe stato qualcosa di più importante. Tutti volevano che facessimo qualcosa. A un certo momento ho dovuto smettere di rispondere alle domande delle persone a me vicine per salvaguardare i Playoffs. Doc ci diceva sempre di rimanere nel nostro. Ma oltre alla famiglia, tutto il resto venne colpito dalla vicenda. È stato assurdo, la gente ci chiedeva di boicottare, così abbiamo dovuto prendere una decisione.


C’era una strana vibrazione alla Oracle Arena il 27 aprile, con la partita alle porte. Girava voce che, nello specifico, Jordan e Barnes, ma forse tutta la squadra dei Clippers, avrebbero boicottato la partita. Anche l’ala dei Warriors Draymond Green disse a The Undefeated di aver sentito che i giocatori dei Clippers non avrebbero giocato. I Warriors erano nel loro spogliatoio in attesa di sapere cosa avrebbero fatto i Clippers, ed erano pronti a supportarli.


Barnes disse che Rivers lasciò ai giocatori la scelta se boicottare o meno la partita, chiedendo solo che fosse una decisione di squadra. Alla fine i giocatori di Los Angeles decisero come squadra che la loro caccia al titolo era più importante di Sterling.


Draymond Green: “Ricordo l’imbarazzo di tutta la vicenda, da quando era uscita fino alla partita. Sembravano tutti nervosi. La cosa più importante è che eravamo tutti in piedi per loro. I giocatori della nostra squadra erano con loro. Era una situazione triste. Ovviamente non aveva colpito solo loro, anche se, certo, loro giocavano nella squadra di proprietà di Sterling. Ma la vicenda coinvolgeva tutti. Riguardava la nostra cultura in generale. È stato veramente assurdo.


La guardia dei Warriors Klay Thompson disse: “Mi è dispiaciuto molto per quei ragazzi. Si sono trovati in una posizione scomoda... c’era una grande possibilità che boicottassero la partita, e sarebbe stato completamente giustificato.


DeAndre Jordan: “Non avevo intenzione di giocare. Sentivo che stessimo rappresentando il comportamento di Sterling. E per me, che sono un giocatore di colore, non era accettabile scendere in campo con quest’idea. Non è ciò che sono. Alcuni dei miei compagni - non dirò i loro nomi - erano d’accordo con me, e non erano tutti di colore. Non ero abbattuto o altro, semplicemente mi volevo battere per qualcosa di più grande di me. Ma in fin dei conti, se sei un giocatore, non vuoi competere solo per te stesso. Lo vuoi fare per i tuoi compagni. Quindi alla fine mi hanno convinto a scendere in campo e a giocare per i miei ragazzi.


Griffin: “Non abbiam comunque mai giocato per Sterling. Non voleva dire scendere in campo e vincere per lui. Giocavamo per le nostre famiglie, per la città di Los Angeles e per i nostri tifosi. Andò bene alla fine. Avevamo preso la decisione giusta.


Willie Green: “La cosa migliore che potessimo fare era giocare. Avevamo fatto una riunione e avevamo deciso che saremmo scesi in campo, e che avremmo giocato per rappresentare la città di Los Angeles e per noi stessi. Siamo rimasti assieme e abbiamo cercato di vincere.


Barnes: “L'ipotesi di non giocare è stata discussa per un po’, ma penso che tutti abbiamo realizzato che non avremmo mai giocato per Donald fin dal principio... In più eravamo convinti di avere una squadra in grado di competere quell’anno. Non ho alcun rimorso.


Hollins: “Non potevamo non giocare. Non sono entrato in NBA per Sterling. Ci sono tante persone razziste oltre a lui, e lui fu semplicemente colto in flagrante. Io gioco per la mia famiglia, per la mia città. Ma è stato strano. Era così che guadagnavo da vivere per me e per i miei figli. Se avessi un capo razzista, smetteresti di lavorare per lui? Da un lato è stato curioso tutto ciò. La gente mi diceva di rinunciare a milioni di dollari, a qualche centinaio di migliaia di dollari, o quel che fosse, per qualcuno che era razzista.


Paul: “E' stato strano e inquietante. C’era una parte di me che mi diceva di non giocare. Ma ce n'era anche un'altra che mi diceva che non giocando avrei potuto deludere gli altri. Noi non giocavamo per gli altri. Giocavamo per noi stessi. Era diverso.

I Clippers, prima che la partita iniziasse, sembravano solenni mentre correvano per il riscaldamento di fronte a un'arena sold out. Ebbene sì, avrebbero giocato quella partita trasmessa in diretta nazionale di domenica, nonostante il polverone che Sterling aveva alzato su di loro.


I giocatori di Los Angeles lanciarono poi un segnale quando si tolsero le loro divise di riscaldamento con su la scritta “Clippers” e le lasciarono a metà campo. I giocatori cominciarono quindi gli esercizi di riscaldamento indossando delle t-shirt a maniche lunghe girate al contrario, così che non si vedesse il nome della squadra. La divisa blu dei Clippers recava la scritta “Los Angeles” davanti, e i giocatori indossarono calzini e fasce sul braccio nere. I Warriors vinsero Gara 4, 118-97, per pareggiare la serie 2-2.


Griffin: “Ricordo solo il caos, ma ogni volta provo a ricordare i dettagli positivi. Mi ricordo di aver fatto il riscaldamento e di aver girato al contrario la canotta da riscaldamento. Ricordo il tifo del pubblico, e non succedeva spesso in quegli anni. Sembrava l’inizio dello tempesta.


Hollins: “Non so quanto sia stato efficace gettare le divise, onestamente.


Paul: “Era stato evidentemente dura giocare, e infatti i Warriors ci avevano bastonato. Ma non ricordo molto della partita...”


Hollins: “Era solo Gara 4, e noi eravamo più forti di Golden State all’epoca. Saremmo tornati in campo e avremmo rimediato a tutto. Ma loro non si risparmiarono. Avevano energia da buttare.


Jordan: “Se ho qualche rimorso ad aver giocato? No. Ci fecero comunque il culo lì a Golden State. Ma sono felice di aver giocato perché quel gruppo di giocatori sarà unito per sempre.



STERLING BANNATO DALLA NBA


Giravano voci che i giocatori dei Clippers non avrebbero giocato Gara 5 del 29 aprile 2014, a Los Angeles. E anche giocatori di altre squadre stavano pensando di fare lo stesso. Gli sponsor NBA stavano minacciando di abbandonare le partnership con la Lega.


Nel frattempo, alcuni giocatori ed ex giocatori, tra cui Kevin Johnson, Kareem Abdul-Jabbar, Steve Nash, Tyson Chandler, AC Green e Norm Nixon presero parte al raduno a LA, pronti a commentare la sanzione che sarebbe stata inflitta a Sterling quel giorno.


Tutta la pressione era su Adam Silver, che aveva sostituito il vecchio commissioner David Stern il primo febbraio del 2014. Silver calcò la mano, annunciando che il proprietario dei Clippers sarebbe stato bannato a vita da ogni associazione legata alla NBA, e che avrebbe ricevuto una multa di 2.5 milioni di dollari, massimo storico. Gli altri proprietari votarono in seguito perché Sterling fosse costretto a vendere la squadra. Molti dei giocatori dei Clippers ricevettero la notizia al palazzetto degli allenamenti.


Paul: “Ricordo tutta la gente che andava al City Hall a dire qualcosa. È stato strano perché non eravamo l’unica squadra coinvolta, ma comunque quella che doveva giocare. Doc stava cercando non solo di mantenerci concentrati sulla serie e sulla partita, ma anche di non usare la vicenda come una scusa. Ricordo ancora la prima partita. Surreale. Eravamo tutti vestiti di nero.


Griffin: “Adam Silver, tramite Doc, ci disse che avrebbe gestito lui la situazione, e così ha fatto. E anche noi abbiamo fatto ciò che dovevamo fare. Giocavamo per qualcosa di più grande di Sterling. Giocare per lui non era mai stato il nostro intento. Siamo rimasti uniti e abbiamo gestito la cosa nel modo migliore possibile. Da squadra, si comincia dal campo di allenamento e attraversano le fatiche della stagione regolare. Si gioca per arrivare ai Playoffs. Boicottare i Playoffs e perdere la serie non ci sembrava giusto per noi. Bisogna pensare anche un po’ a se stessi.


Draymond Green: “Pensavo che non avrebbe giocato nessuno. Ma una volta che Adam fece il suo annuncio, fu così potente che a quel punto non c’era più ragione che qualcuno dicesse altro sulla vicenda.”


Klay Thompson: “Tutti erano veramente felici di come Adam Silver avesse risolto la storia così velocemente. È stato un momento importante contro il razzismo, e lo è stato per tutti i giocatori. Adam ci copriva le spalle."


Rivers: “Era l’uomo giusto al momento giusto. Mia madre diceva sempre ‘si è sempre nel posto giusto.’ Era il motto preferito di mia madre. E Adam non è stato un’eccezione.


Hollins: “E' stato il modo più forte possibile per Adam di dirci: ‘sono qui con voi’. Invece di rimanere nell’ombra e di evitare di prendere decisioni difficili, prese una grossa scelta cacciando Donald.


I Clippers sconfissero Golden State in Gara 5 e vinsero la serie in sette gare. Le loro speranze di vincere il titolo si infransero comunque dopo la sconfitta contro Oklahoma City in sei gare al secondo round.


Il 29 maggio 2014, l’ex capo esecutivo di Microsoft, Steve Ballmer, vinse una lotta al rilancio per acquistare la proprietà dei Clippers, comprando la franchigia per 2 miliardi di dollari, massimo storico a quei tempi.



SEI ANNI DOPO


Nessun giocatore di quel roster del 2013/14 è rimasto ai Clippers.


Paul venne ceduto agli Houston Rockets il 29 giugno 2017. Griffin venne rifirmato dai Clippers in un contratto da 5 anni per 173 milioni di dollari la stessa estate, ma fu ceduto ai Detroit Pistons il 29 giugno 2018. Jordan ha giocato per altre due squadre (prima di Brooklyn, ndr), i Dallas Mavericks e i New York Knicks. Willie Green ora fa l’assistente allenatore ai Phoenix Suns, dopo averlo fatto per tre anni a Golden State. Barnes si è ritirato. E Hollins fa l’analista sportivo per i Clippers e la NBA.


Dopo aver perso al primo turno contro i Clippers nel 2014, Golden State è andata in finale ogni anno e ha vinto tre titoli. Barnes, che faceva parte del roster dei Warriors quando vinsero nel 2017, disse “sapevo che sarebbero diventati un problema per tutti.


Doc Rivers, nel frattempo, è l’ultimo uomo rimasto in casa Clippers e ora si sta godendo forse le sue migliori annate da allenatore.


“Quando sono arrivato qui, nessun free agent avrebbe voluto venire a giocare per i Clippers. Ora, tutti vogliono giocare a LA. E non intendo solo nei Lakers, ma in tutte e due le squadre della città. Per me questo rappresenta l’enorme successo che è diventata questa franchigia. Il prossimo passo è vincere."

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