• Federico Molinari

Perché l'NBA dovrebbe riformare il sistema della luxury tax


© Early Bird Rights

In NBA, la luxury tax è stata istituita all'inizio degli anni 2000 per ridurre gli "eccessi" delle squadre in cima alla classifica. Come il salary cap e il Draft, la luxury tax è stata una decisione presa - tutti insieme - con lo scopo di rendere il campo da gioco il più uniforme possibile tra le squadre nei grandi mercati e le squadre in quelli più piccoli.

Secondo le regole attuali, le squadre che pagano questa imposta aiutano a sovvenzionare le squadre che non lo fanno - fino al 50 % del denaro raccolto dal pagamento delle tasse della squadra è distribuito ai non contribuenti, cosa che può rappresentare un significativo ingresso, in vista di una futura crescita, per le squadre in piccoli mercati che lottano per realizzare un profitto ogni anno. Oltre a questo denaro da dover versare, ci sono comunque ulteriori team-building penalities che derivano dall'essere una franchigia soggetta a luxury tax, come ad esempio la ridotta flessibilità nelle trade e una ridotta possibilità di sfruttare le mid-level exception per le free agency.

Una delle componenti chiave di questa imposta sul totale degli stipendi del roster è la repeater tax: se un team è stato soggetto alla luxury tax in tre degli ultimi quattro anni, allora nel quinto sarà soggetto alla repeater tax, imposta che sancisce sanzioni finanziarie più severe. Con questo ulteriore salasso, ogni fascia di pagamento sale di un dollaro. Ovvero, invece di pagare 1,50 dollari per ogni dollaro oltre la soglia (fino a 5 milioni oltre la tassa), le squadre perseveranti pagano 2,50 dollari per ogni dollaro.

Il problema con questa repeater tax e con la perdita nella condivisione dei relativi incassi per le squadre è che la distinzione relativa a questa imposta è binaria: una squadra ne è soggetta, oppure no. Questo comporta che se una squadra è di 25 milioni di dollari oltre la tassa o lo è di poche centinaia di migliaia di dollari, viene trattata allo stesso modo (oltre all'effettivo pagamento delle tasse). E questo... non ha molto senso.

La mia non è un'idea che cambia il mondo, ma mi piacerebbe vedere nel prossimo CBA qualche lieve modifica al sistema fiscale per frenare un comportamento specifico, quello delle squadre in regime di luxury tax che effettuano trade solamente per motivi finanziari, quindi per non pagare l’imposta. Quest'ultima dovrebbe essere qualcosa di "scalabile", per cui le squadre entro pochi milioni della soglia fiscale perdono una parte delle loro entrate dalle altre contribuenti, piuttosto che perderle tutte.

Inoltre, la repeater tax non dovrebbe avere una divisione binaria tra quelli che hanno pagato la tassa in tre degli ultimi quattro anni e chi no. Sì, ci devono essere sanzioni aggiuntive per spese eccessive, ma lasciate che queste sanzioni si "impilino" l'una sull'altra per determinare la luxury tax.

Ad esempio, un tale sistema potrebbe richiedere una riduzione del 20% del gettito fiscale di una squadra per ogni milione di dollari oltre la soglia fiscale che questa squadra spende per quella stagione. Diciamo che i Clippers sono $1 milione sopra il limite, i Lakers lo sono di $4 milioni e tre ulteriori squadre (Knicks, Nets e Blazers) sono rispettivamente oltre di $8 milioni, $10 milioni e $15 milioni. Tutte e cinque le squadre sono non-repeater. Il gettito fiscale totale da queste cinque squadre sarebbe pari a 1,5 milioni di dollari dai Clippers, 6 milioni di dollari dai Lakers, 12,75 milioni di dollari dai Knicks, 16,25 milioni di dollari dai Nets e 21,25 milioni di dollari dai Blazers, per un totale di 57,75 milioni di dollari.

FOTO: © wsj.com

Con il sistema attuale, la metà di questo importo totale verrebbe suddivisa tra le 25 squadre non in regime fiscale, per un totale di 1,15 milioni di dollari per squadra. Ma perché i Clippers dovrebbero essere puniti come i Blazers in termini di perdita di entrate? Ma soprattutto, se i Clippers si trovassero in questa situazione nel sistema attuale, farebbero una mossa alla scadenza della trade deadline, per scendere sotto la soglia - cosa che porterebbe alla già citata "trade per motivi finanziari", che rende la squadra soltanto peggiore nella stragrande maggior parte dei casi.

Secondo la mia idea, i Clippers e i Lakers dovrebbero ottenere singolarmente una piccola quantità di entrate fiscali dal “raccolto” complessivo, mentre le squadre che superano di 5 milioni di dollari l'imposta non dovrebbero ricevere alcuna condivisione di questo gettito. I Lakers perderebbero così l'80% del loro nuovo importo, che sarebbe l'importo totale di condivisione delle entrate fiscali diviso per 27 squadre (i 25 non contribuenti e i Lakers e Clippers), e riceverebbero così 213.900 dollari. I Clippers perderebbero il 20% del loro revenue sharing per essere 1 milione di dollari oltre l'imposta e riceverebbero 855.550 dollari. Il resto sarebbe diviso uniformemente tra le 25 squadre non contribuenti, con un pagamento di 1,03 milioni di dollari per squadra.

Nel grande schema delle cose, questi numeri d’esempio sono relativamente piccoli, perché le squadre generano entrate nettamente superiori in questa stagione; ma questa sorta di scala per il gettito fiscale ricevuto ridurrebbe le trade effettuate sotto la trade dealine per motivi puramente finanziari per portare la squadra fuori dai regimi della luxury tax.

La tassa impedisce anche alle squadre appena sotto la soglia di firmare o scambiare giocatori che potrebbero comportare un superamento del limite consentito, mentre le squadre che sono già oltre la tassa non sono colpite così altrettanto duramente per l'acquisizione di un giocatore aggiuntivo. Le squadre appena sotto la soglia, spesso, non sono disposte ad andare oltre - non solo a causa dei costi aggiuntivi sui loro libri contabili, ma anche a causa della perdita totale del gettito fiscale ricevuto. Il costo marginale dell'aggiunta di un giocatore al proprio roster supera il beneficio marginale quasi ogni volta, per queste squadre.

Nei quasi due decenni dalla prima implementazione della luxury tax, ci sono state grandi modifiche alle aliquote marginali che hanno attenuato l'impatto relativo sulle squadre che superano la tassa, ma è stato introdotto un altro fattore che ha danneggiato significativamente le squadre proprio sul margine della tassa: la già citata repeater tax.

Piuttosto che una domanda con risposta binaria come "hanno pagato la tassa in tre degli ultimi quattro anni?”, un sistema aggiornato avrebbe dovuto esaminare quante tasse sono state pagate da una squadra negli ultimi quattro anni e avrebbe poi dovuto valutare le sanzioni in base a quel numero. Questo sistema potrebbe configurarsi in modo simile all'esempio precedente, ovvero con sanzioni minori per le squadre appena oltre la tassa; oppure ci potrebbe essere una sorta di scala complessiva che va fino a quanto necessario secondo quanto una squadra ha pagato negli ultimi quattro anni.

Ad esempio, diciamo che i Clippers hanno superato il limite consentito di $1 milione, $14 milioni e $20 milioni per tre anni di fila, ma rimangono fuori della tassa nel quarto anno. Con il sistema attuale, quei tre anni sarebbero trattati allo stesso modo per quanto riguarda la repeater tax, ma c'è una differenza enorme tra il superare un limite di 1 milione di dollari o di 20 milioni. Invece, il nuovo sistema prenderebbe in considerazione il totale di 35 milioni di dollari per quattro anni e valuterebbe le sanzioni fiscali in base a questo numero.

Il modo in cui tali sanzioni potrebbero funzionare è interamente negoziabile; potrebbero utilizzare fasce di 5 milioni di dollari con penalità aggiuntive crescenti, oppure potrebbero legarlo a una percentuale del tetto salariale di quell'anno, o a un certo numero di altri sistemi. Il punto di un sistema revisionato sarebbe quello di allontanarsi dalla questione binaria e ridurre l'impatto sulle squadre che a malapena hanno superato la soglia della tassa di lusso.

FOTO: © Geek Wire

Ci sono diverse altre cose che l'NBA potrebbe fare per ridurre l'impatto sul mantenimento di una squadra costosa, se decidono di apportare modifiche al sistema della luxury tax. Ci sono già, ad esempio, degli adeguamenti degli stipendi dei giocatori a fini fiscali. Un free agent con meno di due anni di esperienza in NBA ai fini fiscali conta come il minimo salariale di un two-year veteran se il suo stipendio è inferiore a quel numero. L'ACB tiene già conto dei bonus guadagnati e non guadagnati a fini fiscali - piuttosto che probabili e improbabili, come nel caso del massimale salariale.

Un modo chiave per il nuovo sistema di tenere insieme le squadre cresciute negli anni sarebbe anche quello di dare un'agevolazione fiscale alle squadre che firmano i propri free agent. Abbiamo visto ad esempio che i Milwaukee Bucks hanno deciso di non trattenere Malcolm Brogdon a fine stagione, una decisione che è stata almeno in parte causata dalle imminenti luxury e repeater tax che sarebbero arrivate come risultato della firma di un nuovo contratto. Ci sono stati certamente altri fattori che hanno contribuito alla partenza di Brogdon, ma anche questa tassa è stata una preoccupazione.

Se la Lega vuole incentivare le squadre con piccoli mercati a mantenere i giocatori che hanno fatto crescere nel loro roster, allora dare loro un'agevolazione fiscale per il mantenimento di questi ragazzi avrebbe senso.

La tassa è abbastanza punitiva da far sì che alcune delle sopra citate piccole squadre siano completamente escluse dalla possibilità di spendere, il che è espressamente lo scopo opposto a quello per cui è stata progettata. Sulla scia della luxury tax istituita all'inizio degli anni 2000, la Lega ha detto che l'imposta avrebbe "favorito l'equilibrio competitivo in campo", ma il risultato attualmente è l'opposto: le squadre più ricche sono ancora disposte a pagare l’imposta, mentre le squadre più povere non lo sono, creando un divario più ampio tra questi due gruppi di quanto non esistesse in precedenza.

La creazione di un sistema che riduce le penalità per le squadre appena oltre la soglia e dà a queste squadre un’agevolazione per mantenere i giocatori cresciuti nel proprio roster aiuterebbe le franchigie nei mercati più piccoli a tenere il passo con le "grandi".

Naturalmente, gli obiettivi dichiarati dalla Lega per la tassa potrebbero essere stati diversi dai loro obiettivi effettivi. La tassa riduce la spesa a tutti i livelli, dato che ci sono meno squadre che spendono completamente le loro mid-leve exception e utilizzano meno strumenti finanziari per evitare la tassa. Questo riduce la spesa a tutti i livelli, il che aiuta a smorzare il mercato dei free agent e fa risparmiare denaro ai proprietari.

Allentare le restrizioni sulle squadre proprio intorno alla soglia fiscale eliminerebbe la "scusa" che una squadra non deve spendere quando arriva a quel livello, il che non sarebbe necessariamente nell'interesse finanziario dei proprietari.

Ma poterebbe essere un aiuto per i giocatori e per la Lega nel suo complesso.

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Questo articolo, scritto da Jeff Siegel per Early Bird Rights e tradotto in italiano da Federico Molinari per Around the Game, è stato pubblicato in data 29 novembre 2019.

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