• Andrea La Scala

Mi manca il Basket e mi manca il vero me stesso

Il basket, e in particolare l'NBA, mi mancano... e non mi sento affatto in colpa per questo


Foto: NBA.com

Questo articolo, scritto da Keith P Smith per Celtics Blog e tradotto in italiano da Andrea La Scala per Around the Game, è stato pubblicato in data 10 aprile 2020.



Il Basket mi manca. Mi manca lo sport in generale.


Gli sport rappresentano un'enorme parte delle mia vita, e non lo sono mai stati così tanto come in questo periodo finito con l'NBA costretta a sospendere la stagione in corso. Alla fine di febbraio, infatti, dopo quasi 20 anni di carriera ho lasciato il mio lavoro alla Walt Disney Company per dedicarmi full time a seguire l'NBA. Ormai è diventato un cliché dire che lasciare un lavoro ha sempre un gusto dolce-amaro, ma per me è stato davvero così. Amavo lavorare per la Disney. Sono entrato come stagista e sono cresciuto fino a ottenere un lavoro che adoravo. Ero in un posto che amavo, alle dipendenze di un capo che ammiravo e dove potevo condurre un team di persone dotate di talento, che rendevano ogni giorno speciale.


Tanto mi piaceva lavorare per Disney, quanto mi piacciono gli sport. Dico davvero: IO AMO lo sport. Scrivere di NBA è stato un sogno per anni. Dovevo fare quel salto: mi sono detto: ora o mai più. Avevo finalmente ottenuto abbastanza lavoro da freelance per renderlo possibile.


Per circa tre fantastiche settimane ho avuto tutto ciò che avevo sempre sperato. Anziché perdere una telefonata, un messaggio, un tweet o una "Woj Bomb" a causa di una riunione... io ero là. Quando andavo a letto verso le 2 di notte per seguire l'ultima partita della West Coast, non avevo quella sveglia alle 5:30 del mattino a mettermi in uno stato di "zombieficazione" per larga parte della giornata, dove dovevo svolgere il mio principale lavoro. Non dovevo più svolgere quelli che, in pratica, erano diventati due lavori distinti, ma potevo concentrarmi al 100% su uno solo. Per la prima volta dopo sette anni.


Capisco che la mia situazione non era poi così diversa da quanto accade a molti. Tantissimi seguono la NBA con passione mentre hanno un lavoro full-time. Ciò che era diverso, per me, è che non si trattava solamente di guardare i Boston Celtics qualche volta a settimana e dare un'occhiata qua e là alle altre partite.


FOTO: NBA.com

Io spendevo più di 6 ore a sera, ogni sera. E tutto ciò dopo aver dedicato tantissime ore durante il giorno al mio lavoro in Disney... In effetti, avevo sostituito il mio tempo libero, di solito dedicato alla famiglia, con l'NBA. Mia moglie e mia figlia avevano rinunciato a così tanto per permettermi di inseguire questo sogno, e la cosa stava finalmente pagando.


Nel mio nuovo mondo, riuscivo a portare mia figlia a scuola e ad andare poi a prenderla. E visto che ero in casa, riuscivo anche a darle una mano coi compiti e tutto il resto. Durante il giorno, mentre mi mettevo alla pari con le partite, cercavo articoli o scrivevo, ma riuscivo a fare anche altro. Potevo fare esercizio fisico, persino svolgere tutti i vari "compitini" assegnati da mia moglie. In breve, era la vita che avevo sempre desiderato.


E poi, ecco che la stagione NBA 2019/20 è stata sospesa.


E' uno schifo, ma la situazione lo richiede. Dai, giusto un paio di settimane. Raccoglieremo un po' di informazioni e poi torneremo in pista... Ben presto è diventato chiaro a tutti che non sarebbero state solamente un paio di settimane. Anzi.


Ho perso due dei miei incarichi freelance che da soli rappresentavano la metà dei miei introiti, e ora i soldi sono una preoccupazione. Mia moglie lavora ancora per Disney, ma con il resort qui in Florida chiuso, quanto potrà durare? Come tutti, mi sento stressato. Lo stress può assumere molte forme. Nel mio caso, divento irritabile e taciturno, Lo divento con la mia famiglia e i miei amici. Lo divento online. Attraverso dei periodi in cui sono tutt'altro che amabile. Mangio anche da schifo. E' sempre stato un mio problema, ma da quando sono rinchiuso in casa tutto il giorno, tutti i giorni, non faccio che mangiare snack, costantemente. Quasi sempre si tratta di cibo spazzatura. E' di conforto? Forse. Fa male alla mia salute? Di sicuro.


Divento anche molto silenzioso. Per quelli che mi conoscono, è la cartina tornasole del fatto che sono stressato: mi rifugio dentro la mia testa, che non è un bel posto dove stare. E' dove penso e vedo sempre il peggio: cosa farò se la stagione NBA verrà cancellata e perderò tutti i miei introiti? Come pagherò le bollette? E se anche mia moglie perdesse il lavoro? Perderemo la casa? Magari possiamo vendere un'auto. Posso disdire la TV via cavo, ma sono solo alcune delle poche cose che potrebbero aiutare la mia famiglia ora. Come ce la caveremo?


FOTO: ABC News

Sono uno che si preoccupa naturalmente quando si parla della mia famiglia. Per molte cose, sono un eterno ottimista, ma con la mia famiglia in questa situazione, non riesco a non preoccuparmi. Tutto il tempo. Ero terrorizzato di lasciare la Disney e fare il salto. Che farò se in realtà sono un pessimo scrittore e il farlo a tempo pieno lo evidenzierà? Io potrei farmene una ragione, ma non posso deludere la mia famiglia.


E' ciò che mi preme ora: non deluderli. A dispetto delle rassicurazioni di mia moglie che tutto andrà bene (lo diceva anche prima del Covid-19), è la paura di deludere la mia famiglia e forzarli a cambiare le loro vite che mi tiene sveglio la notte. Come dicevo ho perso metà delle mie entrate, ma per il momento ce la caviamo. Di sicuro, ce la passiamo meglio di molta gente che ora ha bisogno di aiuto. Ma fa comunque male. Controllo il nostro budget mensile e continuo a fare tagli qua e là. Niente di grosso, ma spiace sempre fare dei sacrifici.


Ricordate quando ho detto che divento irritabile e taciturno? Siamo tutti a casa ora, per tutto il tempo. Nostra figlia non va a scuola, o a giocare a calcio. Insomma, non si allontana mai da noi. Piccole cose, come il lasciare la luce accesa, sono motivo di grandi scontri. E' tutto così sciocco. Vedo me stesso prendermela con le persone che amo di più e la cosa mi demoralizza ancora di più.


Di tanto in tanto, riesco a trascinarmi fuori dalla palude della mia stessa mente. Per fortuna ho ancora qualcuno per cui scrivere. Alcuni dei miei nuovi "datori di lavoro", inclusi CelticsBlog ed SB Nation, mi hanno tenuto attivo. C'è ancora del basket di cui parlare e scrivere. Niente partite di cui occuparsi, ovviamente, ma ci sono altri argomenti. Cerco i miei amici appassionati di basket e li porto a fare conversazione sulla pallacanestro. Sono discussioni che nascevano spontaneamente e con facilità, solo un mese fa. Qualche volta ritroviamo quel ritmo così familiare e andiamo avanti per molto tempo. Sembra qualcosa di magico ora.


Esco di casa e cerco di rimanere attivo. Devo farlo più spesso. Ho iniziato a tenere spenta la TV e limitare l'afflusso di news. Leggo di più. Soprattutto fantascienza e fantasy, che mi portano via da questo mondo e mi fanno immergere in un altro. E' una bella via di fuga. E poi scrivo. Scrivo poiché ora sono uno scrittore. Scrivo non solo perché devo, ma perché voglio. Per me è una forma di terapia. Ma a fare da sfondo a tutto, è la mia nostalgia per lo sport.


Marzo prometteva di essere un periodo fantastico per me. Per la prima volta nella mia vita, non avrei utilizzato ferie per godermi i mesi più belli dell'anno per quanto riguarda il basket. Sarei rimasto a casa a guardare i tornei di Conference e poi il torneo NCAA; e subito dopo, ci sarebbe stato l'opening day della MLB. Il Baseball mi fa sempre sorridere ed è la colonna sonora perfetta per primavera ed estate. E poi sarebbero arrivati gli NBA Playoffs, come ciliegina sulla torta.


FOTO: Minnesota Sports Fan

E ora? Niente. Tornei di NBA 2K20? Ci ho provato, ma non fa per me. Guardare le vecchie partite? Ci sono. Ma quando conosci già il risultato, non è la stessa cosa...


Sapevo di amare lo sport, ma non mi ero mai reso conto di quanto viscerale fosse questo amore. E' come se un'importante parte di ciò che sono, mi fosse stata portata via. E questo mi rende triste. Ed è quella tristezza che cerco di combattere ogni giorno. Ci sono volte in cui non vorrei proprio alzarmi dal letto. Rimarrei lì sdraiato a far trascorrere pigramente la giornata.


Ringrazio il fatto che, proprio mentre tutta questa follia aveva inizio, a casa nostra è arrivato un nuovo cucciolo. La piccolina mi "costringe" ogni mattina ad alzarmi dal letto e attivarmi senza che quasi me ne renda conto. Ringrazio mia moglie. E' sempre stata la colonna portante della nostra famiglia e la mia più grande fan. Ora più che mai. E ringrazio mia figlia, che è più in gamba di quanto io mai potrei essere. Dovrei sforzarmi di essere come lei. Ringrazio, infine, gli amici: stanno tutti bene e ci sono sempre per fare una chiacchierata con me.Non potrei sopportare tutto questo senza di loro.


Ci sono tuttavia dei giorni in cui non mi sento così grato per ciò che ho. Non riesco a godermelo, perché sono intrappolato nella mia testa e mi sento triste e arrabbiato. Quei giorni devo combattere. E quelli sono i giorni in cui mi manca davvero lo sport. Mi manca come riesca a tirarmi su e mi dia uno scopo.


Quando scrivo che il basket mi manca, non è che sia un insensibile. Non è che non capisca che ci sono cose più importanti nella vita e che c'è gente là fuori che sta morendo, che sta lottando. Lo faccio proprio perché sono una persona sensibile e a me la pallacanestro manca profondamente. Mi sento come trascinato in una spirale e vado sempre più giù.


Quando scrivo tweet o articoli nei quali parlo di come il Draft NBA potrebbe andare, di ciò che le squadre dovrebbero fare nella offseason, oppure di come potrebbe riprendere la stagione, non ho bisogno di commenti del tipo "Ma chi se ne importa, amico?".




Se la vostra via di fuga è fare binge-watching della vostra serie preferita e farvi una risata nei momenti più divertenti, non dovete sentirvi sentirvi in colpa. Se vi va di ascoltare della musica che vi metta allegria, non dovete sentirvi in colpa. Se vi va di giocare per ore ai videogame, non dovete sentirvi in colpa. La mia via di fuga, nonché una delle cose che più mi piacciono al mondo, è capitato che coincida con il mio lavoro. Si, sono fortunato. E non mi sento in colpa perché lo esprimo.


Non mi serve che mi ricordino che ci sono cose più grandi dello sport. Lo so. Lo sappiamo tutti. Non ci serve che ci venga detto che per noi lo sport ha troppa importanza. Vi state sbagliando.


Tutti amiamo delle cose che ci aiutano a sopportare meglio i periodi difficili e che, si spera, non siano per noi auto-distruttive. Quelle cose ci servono tanto quanto ci servono aria, cibo e acqua. Per me si tratta dello sport, e specialmente il basket. E, ancora più in particolare, del basket NBA.


Quindi sì, mi manca lo sport e il basket in particolar modo. L'essere me come individuo non può prescindere dalla pallacanestro e mi sento già abbastanza triste, quindi per favore... non cercate di farmi sentire peggio.





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