• Claudio Biolchini

Miami Heat, a un passo dall'élite


Gli Heat sono riusciti a portare Andre Iguodala in Florida. Sfumato Gallinari, ecco Jae Crowder. E ora?

FOTO: NBA.com

Come era facilmente prevedibile, i Miami Heat sono stati assoluti protagonisti dell'ultimo giorno di mercato NBA. Per un motivo molto semplice: avevano molto da offrire.

I Grizzlies hanno vinto il loro braccio di ferro con Andre Iguodala, negandogli il buyout e ottenendo in cambio Justise Winslow, un altro giovane con uno stipendio ragionevole da inserire nel loro progetto a lungo termine. La franchigia della Florida ha poi pensato di prelevare Danilo Gallinari da OKC, ma non si è raggiunto alcun accordo né sulle contropartite, né sul prolungamento del contratto del Gallo (che voleva un pluriennale, contro la proposta di Miami di un allungamento di un anno). Sfumato l'italiano, gli Heat hanno ripiegato su Jae Crowder e Solomon Hill, veterani in arrivo ancora da Memphis, dando in cambio un esubero come Dion Waiters e un giocatore buono ma "costoso" e ormai in secondo piano nelle rotazioni come James Johnson.

Forse non il mercato dei sogni, però non è un segreto che Pat Riley, President of Basketball Operations, voglio fare un pensierino alla free agency di Giannis Antetokounmpo, e voglia quindi mantenersi spazio salariale per un max contract nelle estati 2020 e 2021.

La squadra di coach Erik Spoelstra non è ancora all'altezza delle principali contender - Bucks, Lakers e Clippers - però un altro piccolo passo è stato fatto per colmare il gap. Iguodala non ha toccato campo in questa stagione, ma è un sicuro upgrade per un gruppo che ha poca esperienza di post season. L'ex Warriors (nonché NBA Finals MVP) ha già firmato un'estensione biennale da 30 milioni di dollari totali, con il secondo anno vincolato però ad una team option che garantisce flessibilità al front office di Miami.

FOTO: Fadeaway World

Jae Crowder non è Danilo Gallinari (sta tirando con il 29.3% da tre, peggior dato in carriera), ma è un'ala che può difendere su più posizioni e la sua voglia di lottare sarà sicuramente apprezzata dal leader della squadra Jimmy Butler. Solomon Hill invece sarà destinato ai margini delle rotazioni, come lo era Dion Waiters del resto.

I tifosi di Miami dovrebbero essere assolutamente soddisfatti, considerando che appena tre anni fa gli Heat finivano noni nella Eastern Conference. Di quella squadra sono rimasti solo Udonis Haslem e Goran Dragic, tutti gli altri sono stati scambiati. Da Hassan Whiteside a Tyler Jonhson, da Josh Richardson a Rodney McGruder, fino alla trade nell'ultimo giorno di mercato.

In pochissimo tempo, si è passati da team da lottery, con un mucchio di giocatori appena decenti ma strapagati (il monte stipendi era altissimo), a modello da imitare, pescando "steal" al draft (Bam Adebayo e Tyler Herro) e reclutando con successo tra gli undrafted (Duncan Robinson e Kendrick Nunn). Butler, poi, sembra finalmente essere tornato un condottiero autorevole anziché autoritario. La continuità di guida tecnica di Spoelstra (due volte campione NBA) ha fatto il resto.

Sicuramente il sole della Florida aiuta, ma con scelte e operazioni sagge, da giovedì gli Heat sono ancora più vicini all'élite della Lega. Con tanto materiale su cui lavorare, in campo e fuori, negli anni a venire.

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