• Jacopo Di Francesco

Miami, what now? Le scelte di Pat Riley

Dall’evitare la luxury tax al pensiero fisso Antetokounmpo: come si muoveranno i padroni della Eastern Conference?




Partiamo da un presupposto tanto vero quanto complesso: i Miami Heat hanno superato le aspettative, per una seed n.5 le Finals non sono la normalità. E se da un lato ciò che hanno provato e imparato i vari Herro, Adebayo e Robinson sarà forse fondamentale nelle loro carriere, dall’altro ora ci sono delle aspettative da mantenere.


Perché il piano di Pat Riley era, superficialmente, semplice: un allenatore decorato e riconosciuto dai giocatori, una stella che non divora le altre e uno young core duttile nonché altamente qualitativo. Questo con un ampio margine di manovra a livello di salary cap.


Tutto giusto per attirare un free agent di primissimo livello, ma serve anche competitività. E nella NBA sei buono quanto la tua ultima stagione, non la penultima. Perciò nei limiti del possibile - i Bucks si muoveranno pesantemente per evitare un’altra figura negativa, e bisogna aggiungere Brooklyn alla mappa - Miami gotta live to the hype.



All eyez on 2021


Ma ha senso sacrificare spazio salariale adesso? Questa domanda a South Beach se l’erano posta a inizio primavera, alla fine rinunciando a scambiare per Gallinari.


È palese che gli Heat non pensino ad altro che al loro stock nelle papabili per Giannis Antetokounmpo (free agent lnel 2021), per quanto la concorrenza sia notevole: Milwaukee guida il branco, sicuramente poi Dallas sarebbe affascinante, ma anche il nuovo credito di cui gode Toronto non è male. Si diceva dei giovani Heat: saranno più che utili per tanto tempo, ma non si annovera un futuro MVP.


I due free agent di quest’anno per Miami sono pezzi chiave del quintetto: il capocannoniere Goran Dragic e Jae Crowder, rispettivamente 34 e 30 primavere. I soldi ad oggi a disposizione sono circa 21 milioni di dollari, e si tratterebbe di offrire con ogni probabilità contratti annuali, per quanto finora spiegato. Crowder potrebbe gradire un altro giro di giostra, il momento storico della lega ha grande domanda per giocatori del suo tipo, quindi avrà buone offerte anche tra un anno. Dragic invece potrebbe prediligere la lunghezza del contratto agli affetti - e ai numeri - che gli Heat offrirebbero.


FOTO: NBA.com

Micky Arison, il datore di lavoro di Riley e Spoelstra, non ha intenzione di entrare in luxury tax, o quantomeno non adesso, evitando la sovrattassa della recidiva. Tra l’altro, le sue fortune arrivano dalla Carnival Cruises, non esattamente l’attività che vuoi durante una pandemia.


Alla fine della prossima stagione ci saranno da pagare Bam Adebayo, Duncan Robinson e Kendrick Nunn, oltre che il famigerato free agent.


A livello tecnico, in uscita ci sono Meyers Leonard e Derrick Jones. Il primo non torna utile come cambio per i lunghi, non offrendo numeri di livello su nessun lato del campo; il secondo non ha messo insieme minuti validi ai Playoffs per giustificare un rinnovo, ma sicuramente qualcuno eserciterà una mid-level exception scommettendo sul suo upside.


Serve quindi un backup per Adebayo: senza di lui Miami è sotto di 6.5 punti ogni 100 possessi. L’ideale sarebbe Tristan Thompson, o anche il rinato Dwight Howard. Con una mano sul portafoglio, Nerlens Noel potrebbe essere una soluzione.


Parlando invece di mid-level in entrata, un ottimo fit sarebbe Jerami Grant, in un range intorno ai $60M per 4 anni. È migliorato nelle percentuali dall’arco, ha fisicità, renderebbe una difesa già élite ancora più inscalfibile. E ha l’età giusta.



Trade per fare (quasi) saltare il banco


Miami deve due pick a Oklahoma City, e dunque per la Stepien Rule, non possono scambiarne: in realtà sono nella disponibilità degli Heat tre scelte nel quadriennio 2023-2026, ma non essendo di prima mano, la regola ha effetto. Dovrebbero rendere non protetta la seconda che devono a OKC, per avere nella disponibilità di scambio le pick dal 2025 al 2027.


Cervellotico, ma più costoso di ciò che sembra. Perché se non si fossero fatti di questi problemi, ora i Warriors non avrebbero la seconda assoluta. Il Draft, ancora una volta, non è una scienza esatta.


Ira Winderman ha riportato un rumor riguardante una trade per Jrue Holiday, coinvolgendo Tyler Herro. Molto difficile, quasi insensato per Miami privarsi di un pezzo così pregiato per uno innanzitutto molto più costoso e soprattutto con quella storia di infortuni. In comune con quest’ultimo aspetto e lo status di rumor quello inerente a Victor Oladipo, che comunque sarebbe free agent tra un anno. Bradley Beal poi avrebbe, giustamente, un prezzo in termini di capitale futuro eccessivo, considerati gli asset di Riley.


I due nomi plausibili sono quelli di LaMarcus Aldridge e Gordon Hayward. Sì, ultra long shots, ma seguitemi. Aldridge è fuori posto in una squadra che, quasi senza rendersene conto, è nella prima rebuilding da un ventennio a questa parte, va in scadenza tra un anno e darebbe una grande mano, soprattutto alla second unit: Miami senza Butler segna appena 102.7 punti ogni 100 possessi. Con una pick al primo giro, Olynyk e uno tra Iguodala e Leonard, San Antonio rinuncerebbe volentieri all’ultimo onorario.


Anche Hayward è all’ultimo anno del suo max contract, e guardando alle cifre, presenti e future, di Jaylen Brown e Jayson Tatum, difficilmente il suo tempo nel New England proseguirà. Boston, cedendolo, ne ricaverebbe sempre quell’evitare la sovrattassa di recidiva, tornando al discorso luxury, oltre che qualcuno per avere profondità. Sempre che non riescano a trovare una scambio vantaggioso sotto le plance (Turner?).


Miami da par suo avrebbe con Hayward un’altra, molto gradita, bocca di fuoco, che tra l’altro avevano inseguito già 4 anni fa. Magari lo staff medico della Florida avrà più successo con lui.


L’unica certezza, in fin dei conti, è che Riley cercherà di stare nel mezzo, tra tenere aperte le grandiose possibilità del medio-lungo periodo e non perdere appeal. Perché con lo spazio che avranno e questo young core - Giannis o non Giannis - Miami sarà una contender, e non per poco tempo.



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