• Luca Losa

Michael Porter Jr. può essere la terza star dei Nuggets?



Questo articolo, scritto da Charlie Liptrott per Double Clutch e tradotto in italiano da Luca Losa per Around the Game, è stato pubblicato in data 4 ottobre 2020.



Quando Michael Porter Jr. venne scelto dai Nuggets con la 14esima scelta assoluta al Draft 2018, in molti rimasero un po’ perplessi. L’ala da Missouri aveva giocato appena tre partite a livello collegiale a causa di un infortunio alla schiena e si dice che secondo un report medico non avrebbe più potuto giocare a pallacanestro.

Tuttavia, il talento e il potenziale da star erano sotto gli occhi di tutti. Sceso alla 14, considerato uno dei migliori giocatori della sua classe, era visto come la “steal of the draft”. Ma tutto dipendeva dalla salute.


Le inquietudini sul suo stato di salute ritornarono prepotentemente quando un successivo infortunio alla schiena lo tenne fuori dai giochi per tutta la sua prima stagione. Fece finalmente il suo debutto nell’ottobre 2019, segnando 15 punti dalla panchina nella sconfitta 122-107 contro i New Orleans Pelicans. Ma è dopo la pausa forzata per la pandemia, e con la ripresa nella bubble di Orlando, che MPJ ha iniziato a mostrare il suo vero potenziale con continuità.

Le seeding games hanno messo il 22enne definitivamente sulla mappa.

È stato inserito nel secondo quintetto delle seeding games, viaggiando a 22.0 punti, 8.6 rimbalzi e 1.6 assist a partita, potendo contare su un posto nello starting five viste le assenze di Gary Harris e Will Barton.

Durante i Playoffs, va detto, il suo livello di gioco è calato a vista d’occhio. Ha perso il suo ruolo da titolare in Gara 4 del primo round contro i Jazz, soprattutto per la sua inconsistenza difensiva, ed è uscito dalla panchina in tutte le successive partite.


La mancanza di continuità di rendimento durante i PO, comunque, è anche dovuta al suo ritorno in panchina. I tabellini delle 7 partite contro Utah recitano così: 13 punti, 28 punti, 7 punti, 9 punti, 15 punti, 2 punti e 10 punti. Quindi, cosa dobbiamo aspettarci in futuro?


Beh, con qualche miglioramento in certi aspetti del suo gioco, MPJ può diventare la terza stella, al fianco di Nikola Jokic e Jamal Murray, di un potenziale "Big Three" nella Mile High City. Si è già affermato come una pedina importante delle rotazioni di coach Malone, ma se dovesse trovare continuità, i Denver Nuggets potranno essere considerati una della contender più agguerrite.

Non c’è dubbio che Porter Jr. dia il suo meglio nella metà campo offensiva. Nella partita da 37 punti contro gli Oklahoma City Thunder ha dato sfoggio di tutto il suo illimitato repertorio, segnando in qualsiasi modo:



Durante le seeding games ha tirato con il 55.1% dal campo, e guardandolo giocare è facile intuire come possa essere così efficiente.

Nelle otto partite nella bolla pre-Playoffs, ha tirato con il 77.1% nella restricted area e durante i Playoffs con il 70.8% nella stessa zona di campo. L’altezza e le sue lunghissime leve lo rendono un finalizzatore fantastico vicino al ferro. MPJ mostra anche un ottimo controllo del corpo in aria e nel traffico, il che facilita la finalizzazione con la sua mano forte, la destra.


Queste qualità si abbinano bene ai suoi ottimi movimenti off-the-ball e ai suoi tagli verso il canestro. Ovviamente avere in squadra un compagno come Jokic aiuta - visto che il serbo, se tagli verso canestro e in generale ti fai trovare libero off-the-ball, un modo per farti arrivare il pallone lo trova.

Oltretutto, in queste circostanze l’ala da Missouri ha mostrato confidenza nei propri mezzi, cattiveria agonistica e volontà di segnare anche quando sulla sua strada gli si pongono difensori avversari. Chiedete a Montrezl Harrell a riguardo...


I suoi movimenti lontano dalla palla lo aiutano anche a trovare il ritmo giusto dalla distanza, come dimostrato dal 42.2% nel tiro da tre nei seeding games.


Porter Jr. mostra grandi abilità nel ricevere il pallone da un handoff o dopo essersi liberato con un blocco, posizionarsi al meglio e iniziare il movimento di tiro in completo controllo del corpo. Oltretutto, sfrutta bene la sua wingspan e un punto di rilascio molto elevato per tirare efficacemente e senza remore sopra i difensori avversari.


Nelle partite nella bolla prima della post-season ha tirato con il 41.9% in situazioni di catch&shoot e ha mostrato abilità anche nel tirare dal palleggio (42.9%, con meno tentativi a partita). Nonostante le percentuali da oltre l’arco siano calate con l’inizio dei Playoffs (38.2%), Michael ha dimostrato di essere uno scorer dal potenziale enorme, capace di segnare da praticamente ovunque.

La sua tripla fondamentale in Gara 5 contro i Clippers dimostra quello appena scritto: sicurezza nei propri mezzi, freddezza e abilità nel segnare sopra un avversario più basso - in questo caso Lou Williams - con estrema facilità.


A questo pacchetto offensivo completo vanno aggiunte qualità da rimbalzista sopra la media. Sia prima che durante i Playoffs, aveva la percentuale di rimbalzo più alta di squadra.

Così come sono chiari i suoi punti di forza, però, sono altrettanto visibili le sue mancanze nella metà campo difensiva. I suoi problemi in difesa hanno convinto Mike Malone a riportarlo in panchina dopo le prime tre partite di PO. I Jazz prendevano di mira MPJ ogni qual volta fosse sul parquet, mettendo in luce tutti i suoi limiti difensivi.


Nel primo round dei Playoffs, MPJ è stato torchiato dall’attacco di coach Snyder, in particolare nella prima delle 7 sfide. In 16 possessi in cui l’ala di Denver ha dovuto difendere in un pick&roll sul ball-handler o sul bloccante, i Jazz hanno portato a casa 20 punti.

Fa fatica a difendere sui blocchi portati sul portatore e in generale la sua difesa sulla palla non è tanto meglio: viene costantemente superato in palleggio. LeBron James ne ha approfittato durante le Western Conference Finals, cercando costantemente di forzare lo switch sull’ex Missouri. Durante l’intera post-season, MPJ ha concesso 1.15 punti per possesso quando difendeva un isolamento.


Forse la mancanza di minuti di gioco a livello collegiale ha influito particolarmente su questi aspetti del suo gioco. In pratica, non ha mai dovuto difendere contro attaccanti di livello in vita sua. All'high school poteva fare semplicemente affidamento sul suo atletismo.

C’è da dire, però, che durante le stesse Western Conference Finals si è potuto notare qualche miglioramento. Rimane impresso un possesso in cui, muovendo bene i piedi, è rimasto su James durante una sua penetrazione, non si è fatto sopraffare dallo strapotere fisico del Re e ha usato le sue lunghe braccia per contestargli un tiro e forzandolo a una palla persa. Il potenziale c’è. Deve dimostrate di poter difendere in questa maniera costantemente.

FOTO: NBA.com

Oltre all’aspetto difensivo, qualche comportamento e dichiarazione fuori dal campo hanno portato tante critiche nei suoi confronti.

Dopo la sconfitta di Game 4 contro i Clippers si è lamentato presso i media di aver giocato troppo pochi palloni - il che ha portato John Hollinger a dire che probabilmente non solo i report medici hanno fatto scendere Michael Porter Jr fino alla 14 in sede di Draft. Poco prima che la stagione ripartisse, ha anche fatto qualche discutibile commento sulla situazione del Coronavirus e sul controllo demografico. Il suo atteggiamento probabilmente va migliorato.

Kevin Durant è stato spesso utilizzato come metro di paragone per il 22enne ed è facile capire il perché, vedendolo giocare. Come la superstar dei Nets, MPJ può facilmente prendere un rimbalzo difensivo, far partire la transizione in palleggio e segnare dall’altra parte con un jump shot praticamente incontestabile.


Doris Burke ha recentemente tirato fuori il paragone durante Gara 1 contro Utah, dopo che Porter Jr si è preso una tripla in palleggio da distanza siderale con estrema facilità, dopo aver guidato la transizione in palleggio.



Tuttavia, KD ha anche dimostrato di essere un giocatore elitario nell’altra metà del campo. Durant sfrutta al meglio le sue misure per stoppare e contestare tiri, e le sue falcate infinite lo aiutano a recuperare quando viene battuto sul palleggio. Il suo più giovane alter ego dovrebbe prendere nota.

MPJ non dovrà dimostrarsi un Defensive Player of the Year per poter aiutare la squadra a vincere. Deve migliorare in modo che non lasci in difesa i punti che porta alla causa nell’altra metà campo. Deve poter essere capace di fare il suo, invece di essere considerato il punto debole dei Nuggets. Alcuni errori sono sicuramente riconducibili all’inesperienza, ma se vuole diventare la terza stella del roster deve assolutamente lavorare sulla difesa.


I Nuggets hanno dimostrato di poter dire la loro durante gli ultimi Playoffs e Michael Porter Jr. potrebbe renderli una vera e propria contender.

Il ragazzo ha mostrato lampi di talento da vero campione nella bubble di Orlando, ma, allo stesso tempo, anche tanto spazio per migliorare e necessità di essere più costante. I Nuggets hanno tra le mani una vera e propria pepita d'oro, che ha solo bisogno di essere lucidata.




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