• Alessandro Di Marzo

I migliori 10 buzzer beater di Larry Bird


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Jerry West. Sam Jones. Larry Bird. Michael Jordan. Kobe Bryant.

Cinque grandi clutch shooters, amanti dei tiri presi (e segnati) all’ultimo secondo. Chi ha segnato più tiri decisivi allo scadere? Difficile da dire, anche se probabilmente Jordan e Bryant sono quelli che hanno tentato più buzzer beater. Ma nessun giocatore NBA ha mai segnato tiri allo scadere più assurdi e difficili di quanti ne abbia segnati Larry Bird.

“Sono in grado di affrontare le difficoltà” - ha detto una volta Bird. “E se c’è da segnare l’ultimo tiro, voglio essere io a prendermelo”.

Una delle mie storie preferite riguardo a Bird, tratta da un racconto dell’iperbolico Walton, mostra le abilità psicologiche sottovalutate di KC Jones e il suo approccio amichevole e altruista verso i giocatori. Mostra anche la sicurezza e la fierezza di Bird, oltre al suo scoppiettante desiderio di vittoria e di essere il giocatore decisivo, pronto a sferrare il colpo di grazia, la pugnalata finale.

Walton ha raccontato che spesso, in situazioni da risolvere all’ultimo possesso, KC disegnava schemi per Dennis Johnson. Nonostante non avesse le qualità di tiro di Bird, era un ottimo clutch shooter. Durante la stagione da rookie di Bird fu proprio Johnson, in una partita giocata la domenica del Super Bowl, a segnare la tripla decisiva che permise ai suoi SuperSonics di battere i Celtics al Garden. Era il 20 gennaio del 1980.

Non venendo preso in considerazione, un furibondo Bird rispose: “Io sono Larry Bird. Dammi la palla e basta”. ML Carr aggiunse anche che Bird diceva spesso frasi come “se volete vincere, datemi la palla e levatevi”. Atteggiamento piuttosto simile a quello di Jimmy Chitwood alle Indiana State Finals del 1954, per chi avesse visto il film” Hoosiers”...

Ad ogni modo, KC guardò malissimo Bird, testardo, e gli disse: “Zitto, sono io che alleno questa squadra”. Poi, dopo un breve silenzio, Jones prese in mano la lavagnetta e disegnò un altro schema: “OK, dobbiamo dare la palla a Bird qui...”

Una storia che mi fa sempre ridere. Ora, ripercorriamo insieme i migliori buzzer beater nella luminosa e leggendaria carriera di Larry Bird.

#10: 30 dicembre 1987, SuperSonics - Celtics

A Seattle, i Celtics si trovavano davanti a una folla da tutto esaurito. Col punteggio inchiodato sul 102 pari, Boston chiamò un timeout per organizzare l’ultimo possesso. Bird disse a Xavier McDaniel, futura guardia dei Celtics, ciò che avrebbe fatto di lì a poco. A 10 secondi dalla fine, Larry disse “Adesso, andrò esattamente lì e ti segnerò in faccia”. “E io sarò proprio lì, ad aspettarti” replicò McDaniel.

Quando iniziò l’ultima azione, Bird ricevette palla da Dennis Johnson nel punto previsto. Dopo una leggera spintarella, Bird riuscì a rilasciare da circa 5 metri e mezzo, nonostante il raddoppio di marcatura. Retina e due secondi rimasti sul cronometro, inutili per evitare la vittoria di Boston per 104 a 102.

“Segnò, mi guardò e mi disse: peccato, volevo far scadere il cronometro” - ricorda McDaniel, che lo guardò e non poté fare altro che lasciarsi scappare qualche insulto.

#9: 14 novembre 1989, Celtics - 76ers

In una partita giocata a Hartford, Connecticut (e non a Boston come previsto), Celtics e 76ers erano sul 94-94 a pochi secondi dal termine.

John Bagley, point guard di Boston, andò verso destra e la passò a Bird, vicino alla linea di fondo, dove un disperato Charles Barkley lo spintonava per non fargli prendere posizione. Sir Charles provò anche a rubargli palla, invano. Bird ricevette e, non appena si rimise in equilibrio, bruciò Barkley con due palleggi. Poi tirò da 4 metri, segnando e lasciando solo mezzo secondo sul cronometro.

Anche per via dell’operazione al tendine d’Achille cui si era sottoposto durante la stagione precedente, quella sera segnò solo 10 punti, addolciti però dal secondo game winner nel giro di soli 11 giorni.

#8: 2 dicembre 1981, Celtics - Pistons

Sotto 113-114 contro Detroit al Garden e con 9 secondi rimasti sul cronometro, Larry si fece passare palla da Cedric Maxwell, pronto ad affrontare l’ala di 2.04 m Terry Tyler. Con uno scatto verso destra, riuscì a liberarsi con una finta e rilasciò dall’angolo, portandosi a 25 punti segnati e lasciando due secondi sul cronometro. Boston conquistò la vittoria per 115-114, la quattordicesima in 17 partite.


#7: 29 gennaio 1985, Celtics - Pistons

Nuovamente all’Hartford Civic Center, Bird si ritrovava marcato da Kent Benson, ex centro All-America degli Indiana Hoosiers. “Mr. Basketball”, prima scelta del Draft 1977, era uno che aveva spesso preso di mira Bird durante il suo breve periodo passato al college di Indiana, nell’autunno del 1974 - motivo per il quale a Larry piaceva vendicarsi in campo ogni volta che si presentava l’occasione.

Nel 1976 Benson vinse l’NCAA Most Oustanding Player Award, grazie a una stagione leggendaria, in cui gli Hoosiers vinsero il campionato collezionando 32 vittorie e 0 sconfitte. Nel frattempo, Larry stava ancora aspettando di entrar nel college di Indiana State, e vedere tutto ciò lo frustrava fortemente.

Ora, dopo quasi un decennio, Bird tirò nuovamente fuori questa frustrazione, che lo motivò tanto da ricevere palla, bruciare Benson dal palleggio e tirare da 3 metri, battendo un altro difensore e vedendo il pallone rimbalzare per ben due volte sul ferro prima di entrare.

Subito dopo, Larry si fece prendere dall’emozione, regalando al pubblico piroette a braccia aperte e un enorme sorriso sulle labbra, mentre Dennis Johnson rimaneva abbagliato dalla sua giocata. “Bird ha una sicurezza incrollabile” - ammise “The Chief” Robert Parish, dopo avergli battuto il cinque.

Tra tutti i suoi buzzer beater, questo è quello per cui, almeno apparentemente, Larry ha gioito maggiormente.

#6: 14 febbraio 1986, Blazers - Celtics

Questa volta Bird regalò a Portland (una delle sue vittime preferite) e ai suoi tifosi una ciliegina memorabile.

Siamo davanti alla famosa partita giocata anche con la mano sinistra, con la quale mise 20 dei suoi 47 punti. Dopo averla pareggiata all’ultimo dalla linea del libero, Larry dovette nuovamente prendere in mano la squadra all’overtime, coi Celtics sotto 119-118. Andò verso la sua destra marcato stretto da Jerome Kersey e rilasciò da 4 metri e mezzo, portando i suoi avanti di un punto.

Ma non è finita qui. Subito dopo, infatti, fu nuovamente decisivo grazie a un difesa che fece uscire l’ultimo tiro dei Blazers. E, oltre a ciò, deviò anche la palla a rimbalzo di quel tanto che bastò per far terminare il tempo sul cronometro

#5: 4 novembre 1989, Bulls - Celtics

Alla seconda gara dopo la doppia operazione al tendine d’Achille, Bird e i Celtics erano impegnati contro i promettenti Bulls al Chicago Stadium. Il punteggio, negli ultimi secondi, era di 100 pari.

In post up contro Scottie Pippen, mago della difesa, ricevette da John Bagley e cercò il tiro, quando si trovò raddoppiato da un altro abile difensore, un certo Michael Jordan. MJ fallì nella stoppata, e fu costretto ad ammirare Bird (che ne mise 27 quella sera) mentre segnava da 4 metri e dare il vantaggio ai suoi, poi mantenuto grazie a una stoppata di McHale su un tentativo da tre, proprio di Jordan.

Dopo aver saltato 76 partite su 82 nella stagione precedente, Bird era finalmente tornato. In grande stile.

#4: 15 marzo 1992, Celtics - Blazers

Bird aveva ormai 35 anni e i costanti dolori alla schiena lo stavano logorando. In una domenica pomeriggio primaverile, Boston affrontò Portland, squadra col miglior record della Lega in quel momento (48-16). Fu probabilmente l’ultima grande gara della carriera di Larry "The Legend", ormai in declino.

Con i giovani e feroci Blazers sopra di tre punti a 7.2 secondi dalla fine, Reggie Lewis lanciò il pallone a Bird, sperando in un ultimo miracolo, visto il modo in cui aveva abituato tutti durante gli anni migliori. Lo marcava Clyde Drexler, suo compagno di squadra nel Dream Team dello stesso anno. Larry riuscì a far partire il tiro da dietro la linea dei tre punti. Col cronometro ormai a due secondi, il tiro decisivo entrò, pareggiando la partita col punteggio di 122 pari.

Nonostante le proteste dei Blazers, gli arbitri convalidarono la tripla e Bird lo comunicò al pubblico in festa, che ora chiedeva un’altra giocata decisiva. Doverosamente ispirati dal loro leader, i Celtics riuscirono a vincere dopo ben due overtime.

Prestazione di Bird? Solamente 49 punti, 14 rimbalzi e 12 assist. Ovvero, fino a quel momento, la tripla doppia con più punti di sempre nella storia dell'NBA, ottenuta a fine carriera, da un giocatore tormentato dagli infortuni e contro una squadra che sarebbe arrivata fino alle Finals, perse contro i Bulls. Semplicemente pazzesco.

#3: 7 novembre 1987, Bullets - Celtics

Contro uno storico rivale di Boston come Moses Malone e senza Kevin McHale, che avrebbe saltato le prime 21 gare a seguito di un infortunio durante i Playoffs delll’87, Bird doveva prendere in spalle la squadra, e così fece. Era la giusta occasione per rispondere ad alcuni tifosi di Washington che avevano irrispettosamente criticato Bird, definendolo un giocatore “nella media” dopo la sconfitta dei bianco-verdi nelle Finals di quell’anno contro i Lakers.

Bernard King, Darrell Walker e Malone sfidarono Bird trovando il canestro del vantaggio a pochi secondi dalla fine. Ma Bird doveva ancora completare la sua vendetta, e lo fece con una tripla in corsa dalla punta dell’arco che diede un vantaggio di un punto a Boston e regalò la vittoria alla squadra.

Ci fu però un piccolo problema: coach KC Jones aveva chiamato un timeout proprio prima che Bird tirasse. Scoraggiato, sprofondò sul parquet, le mani e la testa in una posizione quasi religiosa, comprendendo che replicare un tiro del genere sarebbe stato quasi impossibile.

Come raccontarono in seguito Chris Ford e KC Jones, Bird si rialzò sicuro del fatto che avrebbe deciso nuovamente la partita. Con un solo secondo rimasto, ricevette da Danny Ainge sul lato destro del campo, accanto alla panchina dei Bullets. Facendo perno sul piede sinistro si liberò da Charles Jones (fratello di Caldwell, ex lungo dei Sixers) e rilasciò da più di 7 metri di distanza. Moses e Jeff Malone erano sotto canestro ad aspettare il rimbalzo, che però non poterono mai prendere: solo retina e vittoria per 139-140, dopo un doppio overtime.

Moses, normalmente imperscrutabile, rimase incredulo, si girò e guardò Larry, poi scosse la testa ed uscì dal campo. Jeff, invece, prese in mano il pallone ed uscì senza nemmeno voltarsi. Un grande tiratore era appena stato sovrastato da un cecchino ancora migliore di lui.

Nel frattempo Conner Henry, Darre Daye, Brad Lohaus e Jerry Sichting si avvicinarono a Bird per applaudirlo, coi tifosi di Washington abbagliati dalla sua grandezza mentre tornava in spogliatoio. In 53 minuti Bird, il giocatore “nella media” aveva incendiato Washington con 53 punti segnati.

“Questo è di un’altra categoria” - esclamò Dave Bing, analista dei Bullets e futuro Hall of Famer.

Mel Proctor, poi, aggiunse: “Incredibile, Bird l’ha vinta sulla sirena... due volte. In queste situazioni è il migliore dell'NBA. Forse il migliore di sempre”.

#2: 27 gennaio 1985, Celtics - Blazers

Nuovamente in Oregon, e nuovamente di domenica pomeriggio, Bird segnò uno dei suoi tiri più incredibili.

Con Boston sotto 127-126 e pochi secondi rimasti, dopo una prima rimessa deviata fuori dal campo, Bird (che aveva già messo a referto 46 punti) prese palla da Johnson. Tutti i tifosi di Portland sapevano che, quando si incaricava di prendere il tiro decisivo, era infermabile. Si liberò con una finta da Kersey, sua vittima frequente, e scoccò un pazzesco fadeaway da più di 4 metri, da dietro il tabellone. Canestro, sirena e vittoria.

“Ah-hall right!” - esclamò Mike Gormann, speaker dei Celtics. E anni dopo, il ricordo di questo tirò è ancora vivo. “Era impossibile, punto. Quando lo riguardi, vedi che è dietro il tabellone. Non poteva entrare davvero, e invece...”

Quando un Quinn Buckner pieno di gioia diede il cinque e abbracciò Bird insieme a ML Carr, gli chiese come fosse riuscito a segnare un tiro del genere. “Ci riesco sempre”, replicò pacatamente Bird, anche se non si capì se intendesse nel suo immaginario, in allenamento, in sessioni di tiro solitarie o in partita. Probabilmente, la sua affermazione non escludeva nessuno di questi ambiti. Secondo Dan Shaughnessy del Boston Globe, questo è stato il più grande buzzer beater di sempre di Larry Bird. “È stato semplicemente meraviglioso, fu come se i Celtics avessero vinto un titolo”. Pensarla come lui è legittimo, non c’è dubbio. Ma penso che ce ne sia stato un ultimo ancora migliore...


#1: 26 febbraio 1983, Suns - Celtics

Con Boston sotto 101-100 a Phoenix, un Bird invisibile nell’ultimo quarto volle rimediare la sua inusuale prestazione. La panchina di Phoenix, guidata dal futuro Celtic David Thirdkill, stava opprimendo Larry. Mai una buona idea, questa. Come disse una volta Mychal Thompson, “you never fail to pay your taxes, and you never want to make Larry Bird mad”. Una regola non scritta nell’NBA, ma comunque sempre presente. Se si irrita anche solo una volta, è finita. In questo caso, Bird ricevette da una rimessa di Cedric Maxwell. Così come contro Washington nel 1987, si girò e segnò la triple decisiva davanti alla panchina avversaria, da una distanza ancora maggiore. Il tiro entrò così perfettamente che sembrava fosse caduto direttamente dal cielo, forse dal paradiso. Il tiro fu così assurdo che mosse le corde della retina in maniera quasi angelica.

Bird, che con questa giocata aveva dimostrato ancora una volta di essere il miglore clutch shooter della Lega, rispose alle provocazioni della panchina di Phoenix e rise indicando Thirdkill, stupito. Poco dopo, alzò entrambe le braccia in segno di successo. Maxwell, Parish, Rick Robey e molti altri compagni pieni di gioia, corsero verso di lui per congratularsi.

“C’era un silenzio tale nel palazzetto che si poteva udire anche un rumore bassissimo” - ricorda Maxwell. “D’improvviso, tutti si zittirono”, aggiunse, spiegando che, subito dopo il rilascio, Bird si girò verso la panchina avversaria esclamando: “Ehi, un uomo solo non basta per fermarmi”.

Il game winner fu così incredibile che Alvan Adams, centro All-Star di Phoenix, e Kyle Macy, ex Hoosier che stava marcando Bird, si immobilizzarono e fissarono Larry con uno sguardo di ammirazione. Un’altra partita da 38 punti era stata condita da una giocata decisiva e spettacolare all’ultimo respiro. Alla fine, in un momento trascurato di sportività, Larry raggiunse Thirdkill e gli strinse umilmente la mano. Il suo tirò è stato spettacolare, la sua reazione ancor di più.


Honorable Mention ​#1: 10 marzo 1986, Mavericks - Celtics

Sotto 115-113 a Dallas, Bird ricevette in transizione da Danny Ainge e mise una tripla dall’angolo destro, lasciando 4 secondi sul cronometro. Questi tre punti permisero a Larry di raggiungere i 50 punti, utili per la cinquantesima vittoria di Boston su 63 partite in stagione (che avrebbe regalato ai Celtics il loro sedicesimo titolo). Bird avrebbe poi vinto il suo terzo premio di MVP consecutivo, a cui avrebbe aggiunto quello delle Finals a fine post season.

Dopo aver colpito nel segno, Larry sorrise maliziosamente ed esultò leggermente, prima di correre in difesa. Mark Aguirre, ala dei Mavs, era già stato sovrastato da Bird alle Final Four NCAA del 1979, quando lo vide segnare 35 punti, prendere 16 rimbalzi e sbagliare 3 tiri su 19 per sconfiggere DePaul e approdare in finale con Indiana State. Dopo quest’altra batosta, girò la testa sconsolato, con un’espressione ricca di dolore e incomprensione davanti a ciò a cui aveva appena assistito.

Honorable Mention #2: 6 febbraio 1988, All-Star Weekend

Non essendo una partita, la gara del tiro da tre punti del 1988 merita un commento speciale, in una sezione a parte.

All-Star Weekend del 1988, Chicago Stadium. Larry, per vincere, doveva battere lo swingman di Seattle Dale Ellis. La sua tattica di lasciar tirare il suo avversario prima di lui per sapere esattamente il punteggio necessario per la vittoria funzionò: Bird non si tolse nemmeno la giacca da riscaldamento per i Celtics, talmente era sicuro ottenere il successo.

Al momento di tirare i palloni dell’ultimo carrello nell’angolo, però, stava ancora inseguendo il suo avversario, e aveva necessariamente bisogno di segnare gli ultimi tre tiri. Mise i primi due e prese in mano l’ultima palla bonus: canestro allo scadere e vittoria del Contest.

Prima che l’ultimo pallone entrasse, Bird alzò in alto il suo indice destro in segnò di trionfo e iniziò a camminare in avanti, nonostante non ci fosse ancor la certezza che avrebbe fatto canestro (o almeno, questo è ciò che abbiamo pensato noi comuni mortali). Anche Danny Ainge partecipò a quella gara del tiro da tre punti, e ammise di aver visto un Bird quasi annoiato all’inizio, per poi concentrarsi totalmente sulla vittoria nel finale.

Non era la sua prima vittoria: l’aveva infatti conquistata anche nei due anni precedenti, la prima nell’86 a Dallas e la seconda a Seattle l’anno successivo, dopo un’agguerrita sfida contro Detlef Schrempf. Questo a Chicago, però, fu il successo di maggiore rilievo, perché diede a Bird quell’aura di invincibilità che l’ha accompagnato per buona parte della sua carriera.

Nell’anno del primo successo alcuni suoi compagni, coscienti del fatto che alcune provocazioni l’avrebbero motivato ancor di più (e così fu, visto che Larry si allenò ancora più duramente del solito), lo tormentarono per settimane dicendogli che non avrebbe mai vinto. Era anche possibile secondo molti, visto che al Contest avrebbero partecipato anche Danny Ainge e Scott Wedman, ottimi tiratori e compagni di Bird; Kevin McHale, però, non aveva dubbi.

“Quando ho scoperto che c’era in palio anche un premio di 10.000 dollari, ho capito che non ci sarebbe davvero stata storia”. E aveva ragione.

Questa fiducia ce l’aveva anche Bird stesso, che prima di entrare in campo chiese infatti agli altri partecipanti chi di loro sarebbe arrivato secondo. Quando Craig Hodges, che si sarebbe classificato proprio dietro di lui, si lamentò dei palloni (considerandoli sgonfi), Bird si irritò e mise 11 canestri consecutivi, battendolo al round finale; subito dopo esultò vistosamente e prese in mano il gigante assegno durante l’intervista con Craig Sager. Un'altra ottima occasione per mostrare ai media la sua grande umiltà...

“E’ da una settimana che c’è il mio nome sull’assegno...”

Honorable Mention #3: 12 aprile 1985, Celtics - Bucks

Sotto 110-113, Bird prese palla dopo una rimessa e scoccò una tripla dall’angolo su una gamba sola (tiro che, probabilmente, solo lui poteva prendersi), ma questa volta il pallone non entrò. C’era però Ray Williams, da poco con Boston, che prese il rimbalzo offensivo e vide Bird chiamarlo disperatamente per ricevere e riprovare a segnare.

Sbagliare due volte consecutive non può essere qualcosa che appartiene a Bird. Così, di fronte alla panchina dei Bucks (allenata dall’ex Don Nelson), pareggiò la partita lasciando 5 secondi sul cronometro. Questo breve lasso di tempo fu però utilissimo a Milwaukee, che riuscì a trovare i due punti della vittoria. Ma l’incredibile tripla del pareggio di Bird non può non essere ricordata come una delle migliori mai realizzate da Larry The Legend.

Honorable Mention #4: 26 maggio 1987, Celtics - Pistons

Ironicamente, il primo buzzer beater più importante e famoso di Bird è stato un capolavoro difensivo, e non un tiro all'ultimo secondo. Sotto di un punto e con 5 secondi sul cronometro nella cruenta Gara 5 delle Eeastern Conference Finals del 1987 contro Detroit, Larry si prese la vittoria in un batter d'occhio.

"Mi è sembrato un fulmine" - ha affermato anni più tardi uno scioccato Isiah Thomas, vittima della leggendaria palla rubata. The Steal. Thomas ignorò coach Chuck Daly, che voleva un timeout, affrettandosi a passarla ad un compagno e sperando di sorprendere la difesa avversaria. Ma ovviamente Bird era attento.

Contando sulla sua lentezza di piedi, Thomas scaricò rapidamente per Bill Laimbeer, visto che Larry stava marcando Joe Dumars. Un ultimo, estremo colpo di genio passò per la mente di Bird. “Mentalmente, era il più lucido di tutti in quel momento, e ciò gli ha permesso l’anticipo” - ha spiegato il compagno Bill Walton. “Questo ragazzo era non per niente il più furbo giocatore di basket del mondo”.

Laimbeer commise l’errore di non venire incontro al passaggio, dando così a Bird la possibilità di passargli davanti e di toccare il pallone abbastanza da indirizzarlo verso la linea di fondo. Riuscì poi a recuperarla del tutto, rischiando di finire fuori dal campo.

Bird, probabilmente la persona più calma in tutto il Garden in quel momento, diede uno sguardo alla situazione dei compagni mentre gli ultimi secondi trascorrevano. Avrebbe tirato da quasi 5 metri, praticamente da dietro il tabellone? No. Non stavolta. Grazie a una visione di gioco impeccabile, notò infatti Johnson tagliare verso canestro e gli servì un pallone perfetto, non veloce, ma precisissimo. A Dennis toccò completare il miracolo con un layup con la mano destra.

Un secondo rimasto. Boston 108, Detroit 107. Il Garden impazzì.

Tra le urla del pubblico, Thomas prese in mano il pallone per rimetterlo in gioco, ma DJ, attento, glielo tolse di mano allontanandoglielo. Mentre tutti i Celtics celebravano la vittoria, solo uno stava tornando rapidamente in difesa. Vi lascio immaginare chi.

Questa volta Thomas chiamò finalmente un timeout, giusto qualche secondo troppo tardi. La folla nel frattempo urlava sempre di più, forse ricordando la clamorosa palla rubata di John Havlicek in Gara 7 delle Finali di Conference del 1965 contro i 76ers, e realizzando quanto i Celtics fossero stati vicini a perdere la loro terza gara nella serie. Battevano i piedi, scuotevano la testa e applaudivano di fronte a ciò a cui avevano appena assistito. Mentre si stavano dirigendo verso la panchina, Johnson e Bird, solitamente quasi apatico, si abbracciarono calorosamente. Ci volle un po’ prima che i tifosi realizzassero ciò che era appena accaduto, e quando lo fecero tutto il loro amore per la franchigia bianco-verde venne fuori.

“Thomas ha commesso un errore che ricorderà per tutta la vita” - esclamò Bill Walton, quel giorno infortunato. Una telecamera, durante l’azione decisiva, si era erroneamente concentrata a riprendere la sua grande testa rossa, che quindi raccontò ad alcuni telespettatori la vicenda esclusivamente tramite le sue espressioni: sorriso enorme sulle labbra, braccia al cielo e occhi pieni di gioia. Un cambio di espressione (suo così come degli spettatori, che passarono da un totale smarrimento ad una contentezza sfrenata) che non potrà mai essere replicato.

Walton, più tardi, spiegò che non era sorpreso della giocata di Bird, vista la quantità di volte in cui l’aveva visto fare cose del genere in allenamento o in altre partite. In effetti, anche noi abbiamo assistito a tanti episodi incredibili da parte sua, ma questo supera tutti gli altri. Anche soltanto per il momento decisivo della partita e della stagione in cui è avvenuto.

Detroit, comunque, aveva ancora un secondo disponibile per vincere, ma quando la palla arrivò (questa volta per davvero) a Laimbeer, vicino alla sua panchina, il solito Bird lo contrastò duramente, posizionato perfettamente per fermare ogni tipo di tiro.

Big Bill perse addirittura il pallone e non tentò nemmeno una conclusione. Larry, infatti, l’aveva anticipato e intimidito. In seguito, prima di rientrare in spogliatoio, anche lui si concesse un momento di gioia e alzò le braccia al cielo.

Danny Ainge, nel programma “Larry Bird’s 50 Greatest Moments” di NBA TV, ha infine riassunto il tutto descrivendo questa giocata come la migliore della carriera di Bird.

“In essa c’è tutto ciò che è stato Larry, destinato e determinato a diventare una leggenda di questo sport”.

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Questo articolo, scritto da "Professor Parquet" per Celtics Blog e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 6 dicembre 2019.

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