• Claudio Biolchini

NBA Draft, i 20 'bust' più clamorosi del nuovo millennio

Una classifica, necessariamente soggettiva, delle peggiori scelte al Draft dal 2000 a oggi.


FOTO: Fadeaway World

Se la NBA, come dice lo slogan, è il luogo "dove accadono le meraviglie" - Where Amazing Happens - il Draft è dove tutto comincia. Nel bene, ma anche nel male.


E' il momento che condiziona maggiormente la Lega più grande del mondo, in cui essere chiamati dal Commissioner dieci minuti prima o dopo, a volte, fa un'enorme differenza per tutti; per le tasche del giocatore, e per tutti i meccanismi che si possono generare da un errore.


Tra il 2000 e il 2016, di media, ci sono stati poco più di 5 futuri All-Star per Draft. Quindi, a livello teorico, una franchigia in possesso delle sue scelte ha più del 16% di probabilità di pescare un ottimo giocatore, possibilità che si alzano nettamente in caso di chimata di alto livello.


Abbiamo raccolto le peggiori selezioni degli ultimi 20 anni, dando particolare valore alle chiamate top 5 e cercando di rapportarle al valore generale della classe di reclutamento. E' chiaro che se il livello dei giocatori è basso, è più facile sbagliare.




20. EKPE UDOH – N.6 DRAFT 2010 / Golden State Warriors


FOTO: YouTube

Arrivato in NBA come possibile specialista difensivo contro tutti i ruoli, grazie ad una clamorosa wingspan (7 piedi e 4 pollici), il nigeriano è stato scambiato in fretta, non trovando mai cittadinanza nella Lega. Gordon Hayward e Paul George sono stati scelti dopo di lui.


I suoi 208 centimetri, comunque, uniti a tanti muscoli, sono bastati per essere un re tra i lunghi nel vecchio continente, con un'Eurolega vinta con il Fenerbahce da MVP delle Finali.



19. MARIO HEZONJA – N.5 DRAFT 2015 / Orlando Magic


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Campione mondiale U-16 con la Croazia insieme a Dario Saric, Mario Hezonja si è guadagnato la parte alta del Draft grazie all'esperienza nel Barcellona e a un atletismo che può reggere il confronto con gli americani.


Il suo terzo anno sembrava essere quello buono, con quasi 10 punti di media e oltre 20 minuti sul parquet. I Magic lo lasceranno però partire da free agent, finendo prima ai Knicks (che da anni non fanno migliorare alcun giovane) e adesso a Portland, dove ha visto scendere pericolosamente minutaggio e rendimento. Chi scommetterà ancora su di lui?



18. WESLEY JOHNSON – N.4 DRAFT 2010 / Minnesota Timberwolves


FOTO: NBA.com

Nello stesso Draft di Udoh troviamo due posizioni più in alto Wesley Johnson. Nominato giocatore dell’anno della Big East con la maglia di Syracuse, non ha mai dimostrato di essere più di un giocatore di rotazione al piano superiore. Il suo non eccellere in nulla lo ha reso un pezzo marginale nelle numerose squadre in cui ha militato. E anche per lui, riciclo in Europa con la maglia del Panathinaikos.



17. JAN VESELY – N.6 DRAFT 2011 / Washington Wizard


FOTO: NBA.com

Altro giocatore che ha trovato fortuna alle nostre latitudini, collezionando successi in Turchia, ma che negli USA è stato una meteora. In un Draft particolarmente ricco, che ha regalato 7 All-Star, gli Washington Wizards sono riusciti a lasciarne 6 dietro la loro pick. Il grande atletismo di Vesely, che gli è valso il soprannome di "dunking ninja", non è bastato nella NBA, dove viene ricordato più per il suo 31% dalla lunetta...



16. JONNY FLYNN – N.6 DRAFT 2009 / Minnesota Timberwolves


FOTO: CelticsBlog

Nel Draft 2009 i lupi di Minneapolis fanno la curiosa scelta di chimare due guardie, Jonny Flynn e Ricky Rubio, lasciando Steph Curry, DeMar DeRozan e Jrue Holiday.


Flynn nel suo anno da rookie ha fatto intravedere il potenziale che si era ammirato a Syracuse, andando ampiamente in doppia cifra di media. L’anno dopo, però, un infortunio all'anca lo ha fermato, bloccando praticamente la sua carriera, che da quel momento in poi non decollerà mai. In Italia lo abbiamo ammirato solo per due partite in Sicilia, prima di un nuovo problema fisico.


15. DION WAITERS – N.4 DRAFT 2012 / Cleveland Cavaliers


FOTO: NBA.com

La scelta di Dion Waiters è stata strana fin da subito per i Cleveland Cavaliers. Una chiamata così alta per un giocatore che al college era un sesto uomo, e che non aveva fatto alcun workout con le franchigie prima del Draft, aveva stupito tutti gli addetti ai lavori.


Waiters comunque aveva talento e soprattutto un fisico già pronto per la NBA. In 412 partite in carriera ha oltre 13 punti di media, ma a rovinarlo sono stati i problemi caratteriali. Celebre il suo svenimento in aereo con i Miami Heat, a causa di un eccessivo consumo di caramelle gommose, o le sue foto su Instagram in cui festeggia il suo compleanno quando alla squadra aveva detto di essere malato.


Classica "testa calda" che ha dato, finore, molti cenni di cambiamento. Peccato, sarebbero potuti essere diversi questi 8 anni nella Lega.



14. THOMAS ROBINSON – N.5 DRAFT 2012 / Sacramento Kings


FOTO: ESPN

Una chiamata dopo Dion Waiters, i Sacramento Kings hanno optato per Thomas Robinson, approdato nella Lega con molto hype, grazie a un atletismo esagerato e al titolo di giocatore dell’anno della Big 12. Il suo sarà un fallimento pressoché totale. Troppo piccolo per essere un lungo e troppo poco tecnico per giocare lontano da canestro. Verrà ricordato per una gomitata a Ginobili, più che per canestri o rimbalzi. Esilio anche per lui tra Cina, Russia e G-League.


13. JAHLIL OKAFOR – N.3 DRAFT 2015 / Philadelphia 76ers


FOTO: NBA.com

I 76ers hanno commesso un loro errore nel 2015, scegliendo un altro lungo pur avendo a roster già Joel Embiid e Nerlens Noel. Okafor è arrivato comunque nella città dell’amore fraterno da campione NCAA con Duke nel suo anno da freshman e il primo anno in NBA è stato scoppiettante con 17 punti e 7 rimbalzi di media. Poi, solo problemi, di eterogenea natura: un infortunio al menisco prima, e una condotta rivedibile fuori dal campo (che ha portato la franchigia ad assegnargli una scorta) poi.


A Philadelphia, una campagna di disinformazione contro di lui orchestrata dalla moglie del GM Bryan Colangelo, insieme soprattutto all'avvento definitivo di Joel Embiid, hanno spinto alla trade. Da lì in poi Okafor non si è più espresso ad alti livelli fino a qualche buona partita con i Pelicans.


Ha ancora tempo per raddrizzare la sua carriera, ma sono già passati 5 anni.



12. JOSH JACKSON – N.4 DRAFT 2017 / Phoenix Suns


FOTO: NBA.com

Sono passati solo tre anni dall'arrivo nella Lega di Josh Jackson, ma l'ex Suns si porta già dietro diversi segni di fallimento.


Arrivato con potenzialità di all-around player, JJ non è riuscito a integrarsi con il resto del roster a causa della sua carente capacità balistica. Le difficoltà fuori dal campo hanno fatto il resto, con una multa di 35.000$ per aver fatto il gesto della pistola a un tifoso dei Clippers e un arresto all'attivo (poi rilasciato su cauzione) per aver cercato di entrare in un’area Vip a un concerto senza averne le credenziali.


Memphis potrebbe essere l’ambiente più tranquillo e “operaio” di cui ha bisogno, ma sembra già all'ultima chiamata, pur avendo solo 23 anni.


11. NIKOLOZ TSKITISHVILI – N.5 DRAFT 2002 / Denver Nuggets


FOTO: NBA.com

Nel 2002 la Benetton Treviso ha piazzato due suoi giocatori al Draft dopo aver vinto il campionato italiano sotto la guida di coach Mike D'Antoni. Il georgiano ha guadagnato addirittura la quinta chiamata, ma il suo anno da rookie ad appena 4 punti di media sarà addirittura il migliore della sua carriera NBA, giocando sempre pochissimo nelle 172 partite in cui ha messo piede in campo.


Dopodichè, giramondo: Spagna, Italia (a Teramo), Libano, Iran, Emirati Arabi, Bahrain, Georgia.



10. MARVIN WILLIAMS – N.2 DRAFT 2005 / Atlanta Hawks


FOTO: SI.com

Il veterano da UNC sta per finire una normale carriera NBA, con una grande chance, quest'anno, di poter vincere un titolo con i Bucks. Tuttavia, se vieni selezionato con la seconda chiamata prima di Deron Williams, Chris Paul, Andrew Bynum e Danny Granger, meriti di stare in questa classifica.


Per lui in 15 anni tante casacche ma veramente poche soddisfazioni tra Atlanta, Salt Lake City, Charlotte e, appunto, Milwaukee. Un contratto molto oneroso ha reso la sua carriere economicamente prolifica, ma gli ha precluso ogni possiblità di trade, e quindi di giocare in una squadra competitiva.


Ora, comunque, ha l'occasione di regalarsi un lieto fine.


09. EDDY CURRY – N.4 DRAFT 2001 / Chicago Bulls


FOTO: NBA.com

Arrivato direttamente dall'high school, dopo i primi anni incoraggianti, Curry ha iniziato a lamentare dolori al petto, che hanno convinto i Bulls - timorosi di una malformazione genetica - a lasciarlo in panchina, chiedendo ulteriori esami. Curry, però, si sentiva in salute e aveva l’OK dei medici. Niente test. Per evitare bracci di ferro, è stato quindi scambiato, direzione Knicks.


Qui, dopo una stagione da 19 punti e 7 rimbalzi di media, Curry si è perso tra problemi di forma fisica e difficoltà tragiche fuori dal campo. Aveva subito una rapina in cui era stato legato e imbavagliato; poi, soprattutto, nel 2009 la sua ex ragazza con la sua secondogenita sono state trovate morte in seguito a colpi d’arma da fuoco. Oltre a tutto questo, nonostante i lauti guadagni, Curry era in bancarotta finanziaria.


In poco tempo è diventato uno dei simboli dei fallimentari New York Knicks. La Cina gli ha regalato gli ultimi scampoli di pallacanestro di una carriera da film giallo.


08. DRAGAN BENDER – N.4 DRAFT 2016 / Phoenix Suns


FOTO: ESPN

No, evidentemente i Suns non hanno molta fortuna con le scelte numero 4...


Dragan Bender doveva essere la nuova speranza europea, unendo un fisico da sette piedi a buone doti di tiro e mobilità. In Arizona formava un nucleo giovanissimo con Devin Booker e Marquese Chriss. Eppure, una delle franchigie in quel momento peggiori della Lega non ha voluto trovare minuti per sviluppare il suo talento, sulla carta un “positionless”, merce molto ricercata.


Neanche l’approdo in realtà più vincenti come Bucks e Warriors, poi, sembrano averlo aiutato. Sembra che l'NBA gli abbia già voltato le spalle, a soli 22 anni.


07. DERRICK WILLIAMS – N.2 DRAFT 2011 / Minnesota Timberwolves


FOTO: NBA.com

Seconda scelta in un Draft molto ricco, Derrick Williams era dotato di un atletismo esagerato e di piedi molto mobili, nel 2011. La sua scarsa tenuta difensiva e mentale, però, lo hanno trasformato in un semplice giocatore da highlights. Tanto che i Timberwolves lo hanno spedito a Sacramento per Mbah a Moute, non proprio un giocatore franchigia.


Il suo pellegrinare di franchigia in franchigia non ha fatto altro che mettere in discesa la sua strada verso il dimenticatoio dell'NBA. In Europa (Bayern Monaco e Fenerbahce) ha trovato un ruolo a lui congeniale, come sesto uomo in uscita dalla panchina, grazie a un'esplosività che può distruggere la second unit avversaria; ma ci si aspettava ben altro da una seconda scelta assoluta, soprattutto in una delle classi più talentuose del nuovo millennio.


06. ADAM MORRISON – N.3 DRAFT 2006 / Charlotte Bobcats


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Giocatore di stile "vintage" - poco atletismo e tanti fondamentali, uniti a un look anni ’70 - Adam Morrison è riuscito a portare Gonzaga alla finale statale, nonostante i suoi problemi col diabete.


Arrivato nella Lega come terza scelta, il suo primo anno è stato altalenante, con percentuali di tiro molto basse, e nella seconda stagione si è rotto il ginocchio. Da lì non si è mai ripreso. Scambiato subito con i Lakers, è diventato due volte campione NBA senza aver praticamente mai giocato. Anche i suoi tentativi in Europa, tra Turchia e Serbia, non hanno portato a un granché.


Universalmente considerato come uno dei (tanti) gravi errori dei Bobcats di quegli anni.


05. MICHAEL KIDD-GILCHRIST – N.2 DRAFT 2012 / Charlotte Bobcats


FOTO: NBA.com

Ala piccola con grandissimo fisico e talento difensivo, Kidd-Gilchrist aveva portato i Wildcats al titolo statale insieme ad Anthony Davis, scelto appena prima di lui nel Draft 2012. I suoi gravi problemi a una spalla e la sua meccanica di tiro orrenda lo hanno portato lentamente ai margini della NBA. Sfortunatamente per Charlotte, però, il prodotto di Kentucky è riuscito a firmare un sostanzioso contratto, prima dell'infortunio...


Kidd-Gilchrist è stato pagato per anni come un giocatore che non è mai riuscito a essere. Difficile non pensare a chi è stato scelto dopo di lui al draft: Bradley Beal, Damian Lillard, Andre Drummond...


04. ANTHONY BENNETT – N.1 DRAFT 2013 / Cleveland Cavaliers


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In un Draft non particolarmente ricco di talento, i Cleveland Cavs saranno ricordati per una delle peggiori prime scelte della storia. Primo canadese di sempre ad esserci riuscito, Anthony Bennett non aveva fatto brillare gli occhi nel suo unico anno a UNLV, dove però un fisico atletico di 203 cm per circa 110 kg di peso faceva presagire un grande margine di sviluppo, in un'era di basket "positionless".


Ebbene, Bennett ha iniziato con un 1/21 dal campo nelle sue prime 7 partite, e ce ne sono volute 33 per vedere un suo tabellino in doppia cifra. Spedito a Minneapolis nello scambio che ha portato Kevin Love in Ohio a formare i "Big Three", Bennett non sboccerà mai.


Oggi, nonostante abbia appena 27 anni, vaga tra le squadre di G-League.


03. HASHEEM THABEET – N.2 DRAFT 2009 / Memphis Grizzlies


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Tra le prime 10 pick del 2009, troviamo Blake Griffin, James Harden, Steph Curry, Ricky Rubio e DeMar DeRozan. I Grizzlies, però, hanno usato la seconda per portare in NBA Thabeet, il primo tanzaniano della storia, pensando di acquisire un ottimo rim protector di 221 cm e buona mobilità.


In Tennessee giocherà appena 113 partite, prima di essere scambiato con i Rockets per avere Shane Battier. A Houston sarà ricordato come “Hasheem the Dream” per via dei suoi (vani) allenamenti con Olajuwon.


La sua carriera si è sviluppata poi in grande parte nella G-League, senza trovare mai spazio.



02. KWAME BROWN – N.1 DRAFT 2001 / Washington Wizard


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A proposito di prime scelte fallimentari, Kwame Brown è stato il primo giocatore a ottenere la prima chiamata assoluta direttamente dall’high school. E a sceglierlo sono stati gli Washington Wizards di Michael Jordan, a ricordarci ancora che “His Airness”, in NBA, non ha proprio fatto benissimo dietro la scrivania.


Non si può dire che nella capitale non hanno provato a svilupparlo e valorizzarlo. Poi, dopo quattro stagioni di (molto) lenta crescita, gli è stato offerto un quinquennale da 6 milioni a stagione, che Brown ha rifiutato. I suoi rapporti con la star della squadra, Gilbert Arenas, erano pessimi; e durante il primo turno contro i Bulls nel 2005, Brown si è allontanato definitivamente dalla squadra, dichiarando di non potersi allenare causa mal di stomaco, salvo poi farsi beccare al ristorante la sera stessa. Per fortuna degli Wizards, i Los Angeles Lakers erano fortemente interessati a Kwame Brown e hanno offerto in cambio un futuro All-Star come Carol Butler per averlo.


In California Brown ha mostrato qualche miglioramento giocando come centro, ma un infortunio ha fatto strada al giovane Andrew Bynum, che da quel momento gli soffierà definitivamente il posto.

Da lì in avanti, tanti infortuni e una progressiva uscita di scena, resa definitiva nel novembre 2013. Fino al vano tentativo nel 2016 di tornare al basket professionistico e all'approdo nel 2017 nel BIG3...


01. DARKO MILICIC – N.2 DRAFT 2013 / Detroit Pistons


Unanimemente, o quasi, il più grande fallimento della storia in un Draft. Merito dei Detroit Pistons, che nel 2003 - con una serie di talenti da poter selezionare dopo la prima scelta LeBron James, tra cui Wade, Bosh e Anthony - hanno puntato su Darko Milicic, prospetto europeo proveniente dalla Serbia.


Detroit sperava di trovare un diamante grezzo su cui lavorare, tra fisicità, tecnica, piedi veloci e mani dolci. Agli scout che andavano a vederlo esclamava “perché non siete a vedere LeBron?”. Eppure lui si sentiva degno di quel paragone.


Il “bust” fu totale: in tre anni ha collezionato appena 2 presenze da titolare, con neanche 2 punti di media a partita. Qualche miglioramento tra Orlando e Memphis non servirà nemmeno a garantirgli la chiamata della Nazionale serba per gli europei del 2007.


Dopo numerosi scambi, ha vestito anche la maglia dei Boston Celtics, chiedendo dopo un solo mese di essere tagliato per motivi personali. Ed è finita lì la carriera di un ragazzo che si era paragonato a Kevin Garnett perché, come noi serbi, gioca con il cuore”; ma è finito a fare kick boxing prima, e ad arare i campi come agricoltore poi.


Mentre le scelte di quel draft ridisegnavano la geografia NBA per anni, lui era in panchina. E, più o meno, sempre lì è rimasto, fino al ritiro nel 2012.





SPECIAL GUEST: JIMMER FREDETTE - N.10 DRAFT 2011 / Milwaukee Bucks


L'attesa generata da questo ragazzo newyorkese era indescrivibile.


Leader ogni epoca per punti della Mountain West Conference, Jimmer Fredette ha sbalordito tutto il mondo con un range di tiro da videogioco, incarnando lo stereotipo di bianco super tiratore, con un apice da 52 punti nella partita contro New Mexico.


Scambiato dai Bucks pochi giorni dopo esser stato scelto nel 2011, è finito in California con i Kings. Il suo anno da rookie, discreto, sarà però il migliore della sua pessima carriera NBA.



A sua parziale discolpa, possiamo dire che Jimmer ha indossato solo maglie di franchigie forse disfunzionali per lo sviluppo di un giocatore come lui, tra Sacramento, New York, New Orleans, Chicago e Phoenix.


Poi, per tre stagioni ha deliziato il pubblico della Lega Cinese con gli Shanghai Sharks, mantenendo oltre 37 punti di media, e infilandone 41 in un'amichevole contro gli Houston Rockets. Tutto questo, però, non gli è valso un ritorno nella NBA. Dal 2019 gioca in Grecia col Panathinaikos e ha dato un grande contributo al titolo vinto, con il 60% (!) da tre su oltre 4 tentativi a partita.


Per noi non sarà mai un "bust", Jimmer.





SPECIAL MENTION: DRAFT 2000


FOTO: NBA.com

Abbiamo cercato di capire quanto, in media, ogni draft può regalare dal punto di vista del talento, citando quanti All-Star ci potrebbero essere. Il primo del nuovo millennio ne aveva 3 (Kenyon Martin alla 1, Jamaal Magloire alla 19 e Michael Redd alla 43), ma il livello medio dei giocatori di quell'anno era incredibilmente basso. I "bust" sono stati numerosi: Stromile Swift alla 2, Darius Miles alla 3, e poi Marcus Fizer, DerMarr Johnson, Chris Mihm, Joel Przybilla. Con il Draft del 2000 avremmo potuto riempire questa classifica con poca fatica.


E' incredibile constatare quanto poco si sia ricavato da quel Draft, anche solo parlando di normali giocatori di rotazione. Motivo per cui selezionare dei singoli "bust" sarebbe stato ingiusto, rispetto ad altri chiamati in annate più ricche di talento.


Indubbiamente, quella del 2000 è la peggior classe di reclutamento degli ultimi due decenni. E quindi la consideriamo nella sua interezza, come "special mention".




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