• Alessandro Di Marzo

NBA e NBPA: il punto sulla situazione finanziaria


FOTO: nbpa.com

Questo articolo, scritto da Jeff Siegel per Early Bird Rights e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 25 aprile 2020.

Più a lungo saremo condizionati dalla pandemia di Covid-19, più lunga sarà la pausa che gli sport dovranno inevitabilmente subire. Inizialmente, l'NBA aveva annunciato la sospensione delle partite per 30 giorni, ma il commissioner Adam Silver ha recentemente rilasciato un'intervista per TNT, con Ernie Johnson, in cui ha affermato che non avrebbe preso necessariamente decisioni sul da farsi il primo giorno di maggio. L'Associazione dei Giocatori (NBPA) ha contattato gli agenti dei giocatori per informarli sui corretti sviluppi riguardo alla situazione finanziaria e su come l'impatto di questa pausa verrà assorbito tra Lega e giocatori.


Ian Bagley, di SNY, hai evidenziato i due punti più importanti del colloquio telefonico avvenuto: in primo luogo, l’NBPA ha detto agli agenti di anticipare che ci sarà un notevole riduzione del Basketball Related Income (BRI), l'insieme degli introiti delle franchigie, per la stagione 2020/21; inoltre, è stato anche dichiarato che è improbabile che il salary cap si abbassi di molto: la previsione, stilata prima della diffusione del virus nel Nord America, è infatti di 115 milioni di dollari. In apparenza, ciò sembrerebbe contraddittorio. Secondo le regole indicate nel Collective Bargaining Agreement (CBA), il salary cap è calcolato come una percentuale del BRI previsto, quindi ogni calo di quest’ultimo dovrebbe essere correlato con un calo del cap stesso, e viceversa (infatti, il progressivo aumento del BRI negli ultimi 10 anni ha portato ad una grande crescita dal punto di vista del tetto salariale, passato dai 57.70 milioni di dollari del 2009/10 ai 109.14 del 2019/20). Il CBA regola anche la percentuale di denaro destinato rispettivamente a proprietà e a giocatori, con un accordo fiduciario alla base, al fine di affrontare ogni variazione del guadagno rispetto alle previsioni. Ciononostante, queste regole sono stabilite per affrontare variazioni di guadagno minime, come quella dopo la battaglia tra NBA e Cina all'inizio di questa stagione. In questa situazione, invece, un quarto della stagione non è ancora stato giocato, motivo per il quale NBA e NBPA stanno negoziando per stilare un piano che permetta di agire al meglio contro il crollo finanziario causato dalla pandemia.

FOTO: nbpa.com

Una possibilità per risollevare il tutto è quella che vedrebbe i proprietari delle franchigie rinunciare a una fetta del loro BRI, le cui cifre sono state messe a punto nel CBA del 2017, per non veder diminuire troppo anche il salary cap. Questo sarebbe ottimo anche in merito all’esposizione della Lega, che si mostrerebbe forte anche dal lato finanziario.


Realisticamente, però, vedere i proprietari rinunciare a centinaia di milioni di dollari per questo non sembra un'idea realistica, soprattutto visto che alcuni, come Tilman Fertitta (Rockets), si trovano nei guai anche in altri affari... Un’altra soluzione sarebbe quella di cambiare la formula “escrow” per il 2020/21. Allo stato attuale, ogni giocatore deposita in garanzia il 10% del suo Base Salary in un escrow account, un fondo che si assicura che, alla fine di ogni anno, Lega e giocatori ottengano la giusta quota del totale del BRI per l’anno precedente.


Visto che il salary cap dev’essere stabilito in anticipo, le due parti si muovono come meglio credono per stimare l’ammontare del BRI e utilizzano il fondo escrow come cuscinetto per, eventualmente, far ritornare i soldi ai proprietari. Se il BRI diminuirà, allora NBA e giocatori potranno accordarsi per aumentare il denaro piazzato nel fondo escrow, con la consapevolezza che questi soldi spetterebbero poi ai proprietari alla fine dell’anno. Se le due parti troveranno l’accordo per il 2020/21, potranno poi capire che l’impatto sul cap sarebbe minimo, e i fondi in garanzia potrebbero comunque passare dai giocatori ai proprietari. L’escrow system, di norma, non viene utilizzato in questo modo, visto che è progettato perché entrambe le parti traggano beneficio... ma in questa situazione la normalità non sembra esistere. Un cambiamento di questo piano farebbe bene a tutti: i giocatori, con il cap sempre a 115 milioni di dollari, l’avrebbero vinta, e la crescita della percentuale degli stipendi da versare al fondo escrow canalizzerebbe più soldi del normale ai proprietari per rimediare alle perdite nei guadagni. Il BRI, dunque, sarà di certo minore, ma il salary cap e i contratti firmati durante la prossima estate, in sostanza, verrebbero gonfiati artificialmente. Finora le perdite finanziarie sono state interamente a carico dei proprietari, che hanno pagato gli stipendi dei giocatori (la riscossione avviene ogni 2 settimane) anche il 15 aprile, nonostante le precedenti incertezze. Due giorni dopo, come pensato anche dall’NBPA, Adrian Wojnarowski ha annunciato che, dal 15 maggio, gli stipendi dei giocatori verranno ridotti del 25%; questi soldi non verranno trattenuti subito dai proprietari, ma saranno destinati al fondo di garanzia. Poi, se la stagione si completerà, verranno assegnati ai giocatori, altrimenti i proprietari potranno tenerseli.


Shams Charania ha poi rivelato che l’NBA aveva proposto invano un trattenimento degli stipendi pari al 50%, ma l’Associazione dei Giocatori è rimasta ferma al 25%.


Le possibilità per gestire la situazione, dunque, sono molteplici; sentire che l’NBPA prevede un ribasso del BRI per il 2020/21 senza che questo vada a far diminuire il salary cap, comunque, ci fa capire che l’Associazione dei Giocatori vuole puntare in alto per strappare un accordo futuro che si riveli il più favorevole possibile per i giocatori. Modificare l’escrow system potrebbe rivelarsi una soluzione buona anche per i proprietari.


In ogni caso, entrambe le parti hanno ancora tempo a disposizione, e dovranno utilizzarlo al meglio per comprendere quale possa essere la soluzione migliore per tutti.




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