• Federico Frumento

NBA Finals 1969: 53 punti di Jerry West, nasce Mr. Logo



Tratto da "Tall Men, Short Shorts" di Leigh Montville, pubblicato su Los Angeles Times e tradotto in italiano da Federico Frumento per Around the Game.



Nella primavera del 1969, i Boston Celtics, guidati dal giocatore-allenatore Bill Russell, erano in lizza per il loro undicesimo titolo NBA in 13 anni. Cinque di quei titoli sono arrivati ​​a spese di Jerry West e dei Lakers, che non avevano ancora vinto un campionato da quando si erano trasferiti a Los Angeles, nel 1960.


Qualcosa sembrava diverso in quella serie. C'era l'aggiunta di Wilt Chamberlain, per esempio. E c'era lo stesso West.

La vittoria dei Lakers per 120-118 nella prima partita delle NBA Finals 1969 è rimasta impressa nella storia della franchigia e dell'NBA. Le due squadre si sono scambiate il vantaggio nel punteggio 27 volte. Hanno preso esattamente 100 tiri a testa, con cinque giocatori per squadra in doppia cifra.


E poi c'è la prestazione di Jerry West. 53 punti. Wow.


"Siamo stati fortunati a vincere una partita del genere", ha detto West. "Come appassionato di sport, avrei voluto essere uno spettatore".


Sulla strada per le Finali, sia i San Francisco Warriors che gli Atlanta Hawks lo avevano raddoppiato per tutto il tempo. La scelta dei Celtics invece è stata accettare l'uno-contro-uno, e Jerry ha giocato una partita leggendaria. Emmette Bryant, Larry Siegfried e Don Chaney: ci hanno provato tutti i Celtics, ma quella sera West era immarcabile.


"Non ho mai visto West giocare meglio", ha detto John Havlicek dei Celtics. “E non dimenticate che ha fatto 10 assist. In totale sono 73 punti”.


La stella dei Lakers ha detto che l'aggiunta di Wilt Chamberlain, che aveva forzato uno scambio da Philadelphia la precedente offseason, gli ha reso la vita molto più facile. Quando West giocava uno-contro-uno, Bill Russell poteva aiutare meno del solito, con le attenzioni dovute a Chamberlain.


"Wilt lo congelava", ha detto West di Russell. "Non poteva disturbarmi così tanto sulle penetrazioni a causa di Wilt. Non poteva permettersi di lasciare Wilt per darmi la caccia."


I Lakers non avevano mai vinto la prima partita della serie contro i Celtics, e non ne avevano mai giocata una in casa. E' stata un'iniezione istantanea di fiducia.


I Celtics allo stesso tempo erano soddisfatti di essere una squadra molto diversa rispetto a quella spazzata via dai Lakers, 108-73, l'ultima volta che si erano incontrati al Boston Garden. Avevano concesso a West 53 punti, il massimo che abbia mai segnato in una partita di Playoffs, e perso per un tiro. Avrebbe segnato così? Probabilmente no. Sicuramente no.


Cos'era in fondo una sconfitta nella prima partita della serie? "Non sei mai fuori dai Playoffs a meno che tu non abbia perso quattro partite", ha detto Havlicek.


E cos'era, in fondo, una vittoria? "Per come la vedo io, è importante che alla fine abbiamo retto bene la pressione", ha detto Chamberlain. “È stata una vittoria psicologica? Diciamo che siamo avanti di uno, con tre gare da giocare".




Jerry West era il rubacuori locale. Magro, elegante, ordinato, di bell'aspetto, carismatico, umile e orgoglioso. Una Maserati, in un uomo, perfetto per Los Angeles.

"I Lakers non l'hanno scelto, l'hanno trovato sotto un arcobaleno." (Jim Murray, LA Times)

30enne, alla sua nona stagione, dopo essere stato la prima scelta al Draft quando i Lakers si trasferirono a Ovest nel 1960, West era il volto e l'anima della squadra. Aveva un sacco di soprannomi: "Zeke From Cabin Creek" (un tributo alle sue radici nel West Virginia), "Mr. Outside", "Mr. Inside", ma quello che è rimasto è "Mr. Clutch".


West era l'uomo dell'ultimo tiro, dell'ultimo passaggio, dell'ultima giocata decisiva. Non proprio, però, con una storia vincente.


Aveva perso cinque volte in altrettante Finals contro i Celtics, delusioni che hanno segnato molto la sua carriera. Le sconfitte erano state frustranti. Ogni stagione era stata migliore di quella prima per i Lakers, fino all'ultimo miglio. Poi, in primavera, un fallimento dopo l'altro. "La stessa vecchia storia: Boston", ha detto West in "Mr. Clutch: The Jerry West Story”, la sua prima autobiografia, scritta con Bill Libby.

"Avevamo raggiunto la finale e perso cinque volte contro Boston. Dopo l'ultima volta, eravamo nel nostro spogliatoio, lontani da reporter e staff. Siamo rimasti seduti lì, sudati, doloranti e stanchi di perdere."

"Ero seduto in spogliatoio, pensando alle due volte nella partita in cui la palla era sul parquet e Siegfried si era tuffato per prenderla", scrive West. “Non si è limitato ad andarci a massima velocità, si è tuffato senza pensarci. E sono tutti così ai Celtics. Non puoi insegnarlo. Tutti vogliono vincere, e sanno come farlo."



Jerry arrivava da Cheylan, W.V., una città vicino a Cabin Creek. Era stato un ragazzo molto solitario. Il più giovane di sei fratelli, si allenava da solo ogni giorno, senza aspettarsi molto... finché - Dio onnipotente - è cresciuto di 16 centimetri in un'estate, diventando la stella del liceo.


Il resto è storia. Quattro anni al college a West Virginia, dove ha stabilito tutti i record ed è stato, semplicemente, un dio. Poi è stato scelto dai Lakers alla numero 2, dopo che i Cincinnati Royals avevano chiamato per primo Oscar Robertson.


Jerry West era tutto ciò che la città di Los Angeles voleva: elegante nel modo in cui giocava, era una versione da basket di Sandy Koufax, o Cary Grant. Era il playmaker che ogni bambino voleva essere. Era veloce e intelligente, in grado di prendere le decisioni giuste, tirare, passare, tirare e attaccare in uno-contro-uno. Il suo tiro sembrava uscito da un manuale. Sì, era Mr. Clutch.

"Senza dubbio il più grande giocatore del mondo. Non c'è spettacolo migliore di Jerry West su un campo da basket". (Jim Murray, LA Times)


"53 punti, è stata la tua miglior partita di sempre nei Playoffs?"


"Segnare non è una cosa così importante", ha detto, rimanendo perfettamente nel suo personaggio. “La cosa importante è che abbiamo vinto. Mi è già capitato di segnare molto, e ho avuto serate in cui ho segnato 15 o 16 punti e in cui ho pensato di aver giocato meglio, complessivamente, di stasera."


La sua crociata per vincere un titolo era diventata la crociata di un'intera città. Era troppo forte per non vincerne neache uno. Pure i Celtics hanno detto di essersi sentiti male per lui, quando lo hanno battuto ancora una volta nelle Finals della primavera precedente. Havlicek è andato nello spogliatoio dei Lakers per parlare con West, e dopo di lui Russell e Red Auerbach.


Ora, la rincorsa era ricominciata. Mr Clutch era a tre vittorie dal rendere tutti felici. Anche, in modo strano, i suoi avversari. "Se non battiamo i Celtics questa volta, è un crimine per il gioco del basket". (Jerry West)


La serie, però, andrà a Gara 7. Agli ultimi possessi di Gara 7. E sarà un'altra volta dei Celtics.




Alla fine della stagione 1969, il commissioner Walter Kennedy decise che l'NBA aveva bisogno di un nuovo logo. Il vecchio logo era un semplice pallone da basket, noioso e privo di fantasia, con scritto "NBA" davanti. Kennedy voleva qualcosa di più moderno, magari con un tocco di patriottismo rosso-bianco-blu. Qualcosa come il logo che la Major League Baseball ha introdotto all'inizio della stagione 1969 per il suo centenario: la sagoma bianca di un battitore pronto a colpire una palla da baseball, su uno sfondo blu e rosso.


Kennedy ha contattato Alan Siegel, un giovane designer di New York che aveva supervisionato il progetto MLB. Siegel è andato negli archivi della rivista Sport, dove ha guardato tutte le foto disponibili dell'ultimo anno di NBA. Ne ha scelta una di West, scattata da Wen Roberts. La foto aveva equilibrio, simmetria, azione.


Siegel ha quindi creato una sagoma bianca della figura di West, aggiunto mezzo sfondo blu e mezzo rosso, e aggiunto "NBA" in bianco in basso. "Ho realizzato il progetto in 20-40 minuti", ha detto.


Kennedy ha approvato subito il progetto. Non ci sono stati focus group, né riunioni aziendali. West sarebbe la figura nel logo NBA per l'inizio della stagione successiva. Fino al... beh, ai giorni nostri.



Non c'è mai stata menzione della partita in cui è stata scattata la foto. Anzi, non ci sarebbe mai stato nemmeno un riconoscimento ufficiale che West fosse l'ispirazione per il logo, anche se tutti sapevano e sanno che quella è la sagoma di Jerry.


La leggenda narra quella foto sia stata scattata il 23 aprile 1969, Gara 1 delle NBA Finals. Perchè no?