• Lorenzo Losa

Un finale già scritto?

In sede di presentazione di queste Finals in molti avevano previsto una serie con i Lakers favoriti, ma tutto sommato in equilibro. Dopo una Gara 1 del genere - visti anche gli infortuni in casa Heat - difficile poterci ancora credere...


FOTO: NBA.com

Da spettatore neutrale di queste NBA Finals, la sensazione che rimane in bocca dopo Gara 1 di mercoledì notte è alquanto amara.


La prestazione in versione schiacciasassi dei Lakers condita dagli enormi dubbi sulle condizioni fisiche delle tre pedine più importanti del roster di Miami lascia poco spazio all’immaginazione. E quella che almeno sulla carta si apprestava ad essere una serie accattivante, potrebbe trasformarsi nella migliore o peggiore delle ipotesi - dipende dal punto di vista - in una passerella per i losangelini.

È chiaro che, a questo punto, molto delle sorti di questa serie passerà dalle contromosse che Coach Spoelstra sarà in grado di trovare per far fronte in primis agli avversari ed eventualmente a defezioni dei suoi.

La presenza di Jimmy Butler, nonostante una duplice distorsione alla caviglia, non sembra essere in dubbio. Ben più preoccupanti invece le condizioni di Goran Dragic e Bam Adebayo, entrambi segnalati come “doubtful” in previsione di Gara 2, anche se l’infortunio del centro sembra essere meno grave.

Lo sloveno ha rimediato una lesione alla fascia plantare del piede sinistro e la sua presenza, non solo per Game 2 ma per tutta la serie, è in forte dubbio. Ed anche nel caso riuscisse a scendere in campo, il suo apporto potrebbe essere decisamente ridimensionato.


“Il Dragone” si è dimostrato un giocatore fondamentale per la fase offensiva degli Heat in questi Playoffs ed il primo quarto di mercoledì ne è una dimostrazione lampante. La perfezione con cui esegue il pick&roll assieme al compagno di merende Adebayo ha messo in grossa difficoltà il quintetto gialloviola con le “twin towers”.


Il suo impatto e la sua importanza per la squadra è evidenziato in modo piuttosto chiaro dai numeri degli Heat con e senza Goran Dragic in campo in questi Playoffs:



Dwight Howard in particolare nei primi 7 minuti di Gara 1 ci ha capito poco o nulla, ed è stato continuamente preso di infilata dalle giocate dello sloveno e di Butler. Sul 23-10 Heat, coach Frank Vogel ha chiamato timeout e tolto il lungo dal campo, lasciando così ad Anthony Davis il compito di marcare Adebayo e di cercare di stoppare e rallentare il gioco a due degli avversari.

Complice l’apporto di una difesa decisamente salita di tono ci è riuscito egregiamente, tanto che da quel punto in poi l’attacco di Miami ha faticato enormemente a creare facili soluzioni. L’ingranaggio perfetto si è improvvisamente inceppato, e LeBron James e soci sono riusciti a far prevalere il loro strapotere fisico ed atletico.

LA ha giocato una partita difensivamente perfetta nei due quarti centrali della partita, e il fatto che il cecchino Duncan Robinson sia stato costretto a soli tre tiri dal campo in 27 minuti di gioco (segnando 0 punti) la dice lunga sulla qualità e l’attenzione dei giallo-viola nella metà campo difensiva.

Una statistica a riprova di quanto appena detto sono le deflections, voce che ha visto dominare il cast di supporto dei Lakers: Caldwell-Pope 5, Green 4 e Rondo 3 son stati i migliori da questo punto di vista, e da soli hanno fatto meglio di tutti gli Heat scesi in campo.

I Lakers, poi, hanno dominato sotto le plance (54-36 il totale dei rimbalzi), hanno a momenti triplicato la percentuale di rimbalzo offensivo degli Heat, 30.4% contro 13.2 %, ed in ultimo hanno capitalizzato i 9 rimbalzi offensivi convertendoli in 16 second chance points, di cui 12 di AD.

Le possibili contromisure di Spoelstra

Sarà vitale per Butler e compagni mettere una pezza a questa situazione. L’ideale, per loro, sarebbe mettere in difficoltà lo schieramento con il doppio lungo degli avversari come fatto nel primo quarto. A tal riguardo poter contare sulle scorribande di Dragic sarebbe esiziale, viceversa in caso di sua assenza Spoelstra dovrà chiedere a Butler uno sforzo maggiore, nonché affidarsi alle mani inesperte dei suoi due rookie Tyler Herro e Kendrick Nunn.

Il primo è chiamato a riscattare una prova decisamente opaca in G1, conclusa con un 6/18 complessivo dal campo ed un -35 di plus/minus. Il secondo invece dovrà confermare le buone cifre messe assieme in Gara 1 (8/11 al tiro per 18 punti nel secondo tempo) al di fuori di un contesto che non sia “garbage time”.

Se la small ball degli Heat non dovesse nuovamente funzionare, allora “Coach Spo” sarà costretto a rispolverare quintetti con Adebayo, dovesse giocare, affiancato da Olynyk o più difficilmente Meyers Leonard, che, è bene ricordarlo, in questi Playoffs ha giocato la bellezza di 9 minuti totali.

Da non escludere che questa soluzione con il doppio lungo possa anche essere cavalcata dalla palla a due, anche se ciò significherebbe andare controcorrente rispetto al percorso intrapreso da Miami dalla ripresa in poi. Percorso che ha definitivamente consacrato la squadra di South Beach come una delle realtà più affascinanti e divertenti della Lega.

FOTO: NBA.com

In tutto questo, Miami deve trovare anche il modo di rallentare Anthony Davis, a tratti dominante in Gara 1. Impresa decisamente ardua già di sé, figurarsi se dovesse mancare anche il miglior difensore a roster dei campioni della Eastern Conference.

Spoelstra potrebbe decidere di attuare uno schema ancor più aggressivo di raddoppio sul #3 dei californiani, cosa che nel primo atto della serie abbiamo visto a tratti. C’è da dire che in Game 1 non ha decisamente funzionato anche e soprattutto perché sugli scarichi di AD il supporting cast giallo-viola è stato letale dall’arco. Il 13/19 da tre con cui i Lakers hanno iniziato la partita ha letteralmente spezzato le gambe a Miami.

La dimostrazione di forza di LeBron James e compagnia in Game 1 è stata lampante e a tratti scoraggiante per Miami. Già con il roster a completo la differenza tra le due contendenti per il Larry O’Brien Trophy è apparsa netta.

Nella speranza che Goran e Bam riescano a scendere in campo questa notte, la sensazione è che a Miami servirà anche un "aiutino" da parte degli avversari per riuscire a pareggiare la serie; che ci possa essere da parte loro un calo di concentrazione, come visto nel finale del primo confronto. Cosa complicata, visto il mood di LeBron James a fine partita.

In caso contrario, il finale sembra già prematuramente scritto.


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