• Nicola Ripari

Nell'era del basket versatile, perché i Knicks vanno controtendenza?

Ai Knicks mancano giocatori versatili, in grado di ricoprire più posizioni e di garantire attacco e difesa.



Questo articolo, scritto da Eli Cohen per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 18 dicembre 2020.



Si tratta di un ritornello piuttosto comune: “la NBA è una lega di emulatori”. Ed è assolutamente vero, almeno nella maggior parte dei casi. Le squadre che riescono a vincere ai massimi livelli sono osservate e imitate sia da aspiranti concorrenti al titolo sia da squadre più giovani, che stanno cercando di costruirsi un’identità e una cultura.


Gli Spurs dal “Bel Gioco”, ad esempio, hanno contribuito a sviluppare quello stile di pallacanestro che ha permesso ai Warriors, due anni più tardi, di infrangere uno dei record più duraturi: il numero di vittorie in Regular Season. Questo ha portato, a sua volta, all’esperimento di ultra small-ball degli Houston Rockets e all’etica di costruzione di squadra degli Atlanta Hawks, targati Trae Young.


Nonostante le squadre in fila per cercare di superare i Warriors siano tante, ce ne sono una o due che hanno deciso di intraprendere strade differenti.


Un ovvio esempio sono, ancora una volta, gli Spurs. Gli architetti della pallacanestro moderna, quando hanno dovuto rinunciare a Kawhi Leonard ottenendo relativamente poco in cambio, hanno deciso di costruire un attacco basato su DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge, due giocatori maestri del mid-range ma poco inclini alla difesa; limitando il tiro da tre punti, eccezion fatta per alcune bombe estemporanee di Patty Mills e Bryn Forbes.


Questo nuovo ma arcaico sistema offensivo alla fine è costato la post-season agli Spurs, dopo aver infranto il record di presenze consecutive ai Playoffs (22, per la cronaca). Coincidenze? Non credo.


Fermi tutti, qualcuno ha detto sistema offensivo arcaico? Che grande assist per parlare dei Knicks!


FOTO: NBA.com

Dopo essere involontariamente inciampati su un sistema caratterizzato da doppia point guard e tiro da tre, che ha portato, nel 2013, a una delle stagioni recenti di maggior successo, i Knicks hanno fatto un brusco dietrofront, cadendo in un profondo crepaccio costellato di isolamenti, mid-range e giocatori egoisti.


Inoltre, in aggiunta ai già grandi problemi legati al tiro da tre, i Knicks si portano dietro un altro grande dilemma che può essere riconosciuto come la causa fondamentale dei loro moderni insuccessi.


Se si osservano le recenti squadre di successo di questa Lega, si nota che tutte hanno un elemento comune: la presenza di giocatori versatili che possono giocare su entrambi i lati del campo e ricoprire diversi ruoli. Con tutta l’enfasi posta sui cambi difensivi e sul tiro da tre e con l’accresciuta ricerca di cattivi difensori nei Playoffs, i giocatori che reggono i matchup senza modificare il game plan hanno assunto molto valore.


Sfortunatamente, durante gli anni passati, i Knicks hanno avuto un approccio totalmente diverso, selezionando e facendo firmare una cornucopia di giocatori con skillset monodimensionali e bisognosi di una situazione/sistema funzionali per avere successo.


Ora diamo un occhio ad alcuni dei giocatori a roster quest’anno, mantenendo un occhio di riguardo per questa problematica.



ELFRID PAYTON: falso giocatore two-way, non è continuo al tiro ed è leggermente sotto media sia in difesa sia in attacco.


DENNIS SMITH JR: sa difendere solo una posizione, non è continuo al tiro e si perde completamente quando deve difendere lontano dalla palla. Vicino alla palla invece ha mostrato buona abilità difensiva.


ALEC BURKS: quasi un giocatore two-way, ha più propensione per il tiro rispetto alla difesa.


FRANK NTILIKINA: giocatore prettamente difensivo, non è pericoloso al tiro e la sua reputazione difensiva è sopravvalutata.


AUSTIN RIVERS: combo guard che ha bisogno della palla in mano; buon tiratore, buon difensore.


IMMANUEL QUICKLEY: potenziale giocatore two-way, ha i numeri per difendere ogni posizione di guardia; buon passatore, sa tirare.



RJ BARRETT: valido giocatore two-way con abilità difensive in diverse posizioni; giocatore molto specifico dato il suo alto tasso di utilizzo e il suo tiro sotto la media.


REGGIE BULLOCK: tiratore che “può ma non può” difendere le guardie e le ali più piccole.


KEVIN KNOX: può tirare ma non può difendere nessuna posizione; potrebbe avere doti nascoste di passatore ma se non sviluppa altro, non andrà lontano.


JULIUS RANDLE: giocatore prettamente offensivo, non è in grado né di tirare né di difendere sui 4 o i 5; ha bisogno della palla per essere efficace, ma quando ce l’ha è efficace solo nel riempire le statistiche.


OBI TOPPIN: giocatore prettamente offensivo con un potenziale buon skillset, inclusi istinti di passatore molto interessanti; non può difendere i 4 e i 5.


MITCHELL ROBINSON: set offensivo molto limitato, ma molto versatile in difesa. La sfida è trovare il campo.


NERLENS NOEL: giocatore difensivo, rim-runner in attacco.


(Nella lista non sono inclusi Omari Spellman, Myles Powell e Ignas Brazdeikis perché è improbabile che questi tre, ammesso che rimangano a roster, si riescano a guadagnare minuti sul parquet).



Come si può notare, nel roster ci sono solo due giocatori two-way che sono in grado di difendere in diverse posizioni. Uno di questi è un rookie; l’altro, è un sophomore il cui gioco richiede condizioni perfette per avere efficacia offensiva (condizioni che i Knicks sembrano ignorare con tutte le loro forze o addirittura sabotare).


Ci sono altri tre giocatori che possono rientrare nel discorso: Burks, Bullock e Rivers.


Alec Burks è sempre stato più un tiratore che un difensore, ma negli ultimi anni ha mostrato maggiore applicazione nella metà campo difensiva. Bullock ha una reputazione da giocatore two-way ma, a causa della sua struttura secca e della mancanza di esplosività, fa molta fatica contro ali più forti e più veloci. Entrambi i giocatori, comunque, possiedono lunghezza (hanno un’apertura di braccia rispettivamente di 6’7” e di 6’10”) e hanno mostrato spirito combattivo in difesa.


Austin Rivers non è certamente il mio giocatore offensivo preferito (l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un giocatore che fermi la palla in isolamento), ma probabilmente, a livello difensivo, merita più credito di quello che gli è stato riconosciuto finora in questa Lega.


FOTO: NBA.com

Il problema è che Burks e Bullock non resteranno a lungo in squadra. Anche se non dovessero essere mossi alla deadline, direzione contender che cerchino maggiore presenza al tiro, sono giocatori di 29 anni e sotto contratto per una sola stagione, fatto che li rende estranei a progetti a lungo termine. Questa situazione porta il numero di giocatori two-way, su cui i Knicks sembrano fare affidamento, a due, includendo Austin Rivers che ha 28 anni e ha firmato quest’anno un contratto per tre stagioni (molto sostenibile).


Detto questo, è anche giusto sottolineare che i Knicks sono lontani dall’essere una squadra da Playoffs. In questo momento, basterebbe trovare alcuni giocatori in grado di giocare bene a basket; se questi si adattano al gioco di Barrett, tanto di guadagnato. Questo ragionamento è stato chiaramente alla base delle scelte di Obi Toppin, College Player of the Year, e Immanuel Quickley.


Vale anche la pena ricordare, nonostante il gusto che tutti proviamo nel criticarlo, che Julius Randle non rimarrà a New York per sempre. Anzi, la prossima stagione il suo contratto sarà garantito per 4 milioni di dollari. Ci saranno più spazi per Obi Toppin di aprire il campo per Barrett e Robinson.


Tuttavia, i problemi strutturali della squadra dovranno essere monitorati - non solo perché i Knicks dovrebbero cercare di emulare le squadre di maggior successo, ma anche in funzione dei giocatori in cui hanno deciso (per adesso) di riporre le proprie speranze.



RJ Barrett è un giocatore che impatta positivamente il gioco della squadra e che ha mostrato una propensione verso il passaggio e la difesa maggiore di quella che gli veniva accreditata inizialmente. Tuttavia, il suo skillset molto particolare, unito ai buchi che ancora ha nel suo gioco, richiede la presenza di giocatori affianco a lui in grado di ricoprire diversi ruoli.


Questo è stato parte del ragionamento che ha fatto pensare a tanti tifosi Knicks a un profilo come Devin Vassell, da selezionare all’ottava posizione del Draft; il fatto che Leon Rose e Scott Perry abbiano optato per un’altra scelta, non elimina l’esigenza.


Ipotizzando che Barrett sia in grado di giocare tutte le posizioni sul parquet, la presenza di guardie e ali versatili in grado di tirare, prendere decisioni rapidamente e difendere, non può che favorire l’ottimizzazione di Barrett, la più alta scelta al Draft della franchigia dai tempi di Patrick Ewing.


È presto, e le buone cose fatte vedere in Preseason sono arrivate contro una delle squadre peggiori della NBA, ma Immanuel Quickley sembra essere davvero un interessante giocatore two-way.


Se Ntilikina diventasse un buon giocatore da catch&shoot, potrebbe ancora trasformarsi in un buon two-way, ma, ormai, sono quattro anni che aspettiamo questa crescita.


Per quanto talentuoso e complementare possa sembrare il duo Toppin-Robinson, non sembra adattarsi bene alle esigenze del basket moderno. Ciò è parte del motivo per cui è molto frustrante vedere coach dopo coach dare priorità e minuti di gioco a una coppia come Payton-Randle - due giocatori che, sia presi singolarmente che no, rappresentano l’esatto opposto di cui Barrett avrebbe bisogno.


Trovare l’identità di squadra è una cosa molto difficile e importante, ed è qualcosa che Rose dovrà provare a fare sia quest’anno sia in futuro.


Non è che si debba per forza seguire la massa, soprattutto se non si ha il roster per farlo. Tuttavia, se i Knicks riusciranno mai a costruire una squadra vincente utilizzando il proprio nucleo di giovani, dovranno rinunciare ai giocatori preferiti di Scott Perry, per iniziare a guardare interpreti più versatili, in grado di tirare, difendere e soprattutto prendere decisioni intelligenti.


Quickley, nella rimonta di mercoledì contro la versione G-League dei Cleveland Cavaliers, ha dimostrato quanto sia importante prendere le giuste decisioni rapidamente. Speriamo che Leon Rose stesse guardando e prendendo appunti.