• Jacopo Di Francesco

Non i Clippers dei vostri padri


FOTO: Clips Nation

Board Man gets bubbled.


C’è molto a cui pensare, in questi giorni di NBA. Ma se c’è una squadra abbastanza militarizzata da non crearsi problemi nella "bubble", quella è la truppa di Doc Rivers.


Pat Beverley è di nuovo nella bolla, mentre i dieci giorni di quarantena per Lou Williams - partito per un funerale ma poi fermatosi comprensibilmente nel celeberrimo Magic City di Atlanta, specialità della casa alette di pollo - non dovrebbero essere un problema, considerando quanto poco all’atto pratico contino le restanti partite di Regular Season per i Los Angeles Clippers, già in una posizione teoricamente buona per regalarci la finale di Conference che da troppo aspettiamo: il primo vero derby di Santa Maria Nuestra de Los Angeles.


Senza tornare ulteriormente sul perché i Clippers siano chiaramente tra le favorite già dal - primo - training camp, guardiamo a chi può infastidirli: i Rockets post-Capela sono talmente estremisti che potrebbero funzionare, Lakers e Bucks invece sono clienti diversi - e ad oggi definibili forse anche più compatibili o convenzionali - e complessi.


Se è D’Antoni a doversi preoccupare di Rivers, considerando la capacità di marcatura perimetrale dei Clippers, aggiunta alla capacità in transizione e alla complessiva statura maggiore, con i concittadini la situazione cambia: da una lato Kawhi ha già battuto LeBron, che aveva un supporting cast superiore a quello attuale, dall’altro ad oggi non c’è una squadra con le idee chiare - o quantomeno certificate dal parquet - su come marcare Anthony Davis.



Un’opzione realistica potrebbe essere quella di piazzare sul chicagoan Marcus Morris, per poi attivare delle trap nel momento in cui mette la palla per terra e costringerlo a prendere una decisione. In single coverage la scelta ovvia sarebbe Montrezl Harrell, anche considerando il vantaggio enorme che i Lakers hanno con Davis da 5, quintetto col quale sicuramente il rigidissimo Vogel - la sua convinzione nell’usare una bench unit fissa gli è già costata la serie contro gli Heat nel 2014 - chiuderà le partite.


La grande quantità di tiratori dei Lakers rende molto complessa l’idea di raddoppiare un giocatore comunque di buon QI cestistico come il prodotto di Kentucky, ma con Rondo in campo questa potrebbe essere una variabile dall’importante peso specifico.


Passando ai Bucks, poco più di un anno fa Kawhi Leonard ha praticamente eclissato Antetokounmpo.



Il greco nel frattempo ha messo su un rispettabile jumper in virata, e mette a segno 2.1 clutch shot a partita con un accettabile 51.4% nello stesso lasso di tempo, per CBS. Tuttavia, sono lui e tutti i Bucks a dover dare prova di sé in un’eventuale finale - mentre con un LeBron nucleare come due anni fa da 34-9-9 starebbe semplicemente ai Lakers dargli un normale supporto per arrivare alla terra promessa.


In Regular Season i Clippers hanno distrutto Thunder, Rockets e Nuggets, e hanno battuto a Natale i Lakers anche senza le importanti aggiunte a metà stagione di Morris e ora Noah. L’unica argomentazione utilizzabile contro i Clippers è che non hanno giocato abbastanza a ranghi completi.


I Clips non sono troppo "piccoli": son quarti per rimbalzi e settimi per punti subiti al ferro. In una ipotetica serie di Finals, Giannis dovrà provare di aver reso meno attaccabli i suoi punti deboli, ovvero chiusura, tiro da fuori e attacco a gioco rotto; e lo stesso compito ingrato toccherà a Vogel in un'eventuale serie di Conference Finals, dalla gestione di Rondo a quella della second unit, passando per i minuti con Davis da 5.


E se Lakers e Bucks non saranno al massimo delle loro possibilità contro i Clippers per sette partite, non ci saranno sette partite.





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