• Alberto Pucci

"Non pensavamo che Obi Toppin sarebbe diventato così forte"

Nessuno, fino a pochi anni fa, si aspettava che “il figlio della leggenda di Rucker Park” sarebbe arrivato alle prime chiamate del Draft. I suoi ex allenatori dicono la loro sullo sviluppo del nuovo giocatore dei New York Knicks.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Jerry Bembry per The Undefeated e tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 19 novembre 2020.



É l’estate del 2016 e Roderick Harrison, coach di Mt. Zion Prep - una sports academy dell’area di Baltimore - è seduto a bordo campo al Dyckman Park di New York dietro richiesta di un amico.


L’amico ha chiesto a Harrison di essere lì perché vuole che il coach consideri di offrire una stagione di preparazione post-diploma a un giocatore di nome Obi Toppin, teenager della contea di Westchester che ha appena terminato la sua carriera all’High School con null’altro che qualche offerta da dei junior colllege.


Nonostante non sia per niente sbalordito dal giocatore per quanto riguarda il piano fisico - Toppin gli si presenta come un ragazzone alto e magro che, a un primo sguardo, sembra non aver mai nemmeno sfiorato, nella vita, l’idea di farsi un giro in sala pesi - Harrison decide di offrire immediatamente a Obi una borsa di studio, ammaliato dalle sue doti tecniche:

Aveva tutte le caratteristiche che vuoi trovare in un giocatore col suo atletismo e la sua capacità di correre da una parte all’altra del campo, questo mi ha colpito. Era 77 chili quando è arrivato qui, e lo vedevamo come un ragazzino, decisamente non come l’uomo che il mondo vede oggi”. (Roderick Harrison)

Toppin arriva a Mt. Zion Prep da giocatore alto, dinoccolato, con difficoltà di movimento e con una totale carenza di fiducia nei propri mezzi cestistici. Il ragazzino che si mette agli ordini di coach Harrison è lontano anni luce da quello che, a Dayton, chiuderà la sua stagione da sophomore con 20 punti, 7.5 rimbalzi e una lunga serie di ferri maltrattati, diventando il primo della sua università ad essere nominato All-American in maniera unanime e vincendo anche il premio di giocatore collegiale dell’anno (riconoscimento che nel suo albo d’oro vede figurare importanti stelle NBA come Anthony Davis e Kevin Durant).


Nella notte italiana tra mercoledì e giovedì, poi, l’inaspettata crescita di Obi Toppin ha avuto un ulteriore scatto con la chiamata al Draft dai parte dei New York Knicks, che in lui hanno investito la scelta numero 8.


Nessuno nella cerchia di questo giocatore avrebbe mai immaginato un epilogo simile solo cinque anni fa.


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Toppin è cresciuto a pane e pallacanestro, e giocherà per la squadra della sua città natale: è nato, infatti, a Brooklyn ed è il figlio di un’icona del basket newyorchese come Obadiah Toppin, stella a livello collegiale per il Globe Institute of Technology, prima di diventare un’icona dei playground col nome di Dunkers Delight.


Pur avendo giocato da professionista nella lega dominicana e nella United States Basketball League, lega professionistica minore attiva tra la metà degli anni ’80 ed il 2007, papà Toppin è conosciuto soprattutto per essere stato parte dei Court Kingz, una squadra popolarissima di basket di strada che girava gli Stati Uniti riempiendo le palestre.


Era tosto, alto, nessuno poteva veramente marcarlo. Era fisicamente troppo forte” - ha detto di lui Kareem Lewis, che ha giocato a Coppin State prima di diventare compagno del Toppin più anziano tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, giocando con il papà del nuovo Knick nella squadra All-Star di Rodney Park, che infuriava nelle partite dei tornei di Rucker Park e West Fourth Street, due tra i più grandi playground newyorchesi.


Era l’unico ad arrivare in palestra con moglie e figli al seguito quasi in ogni partita” - oltre ad Obi c’è anche infatti il più giovane Jacob, che quest’anno giocherà a Kentucky.


Con il trasferimento della famiglia dalla Grande Mela alla Florida, il figlio della leggenda di Rucker Park si è ritrovato tagliato fuori dal circuito AAU - le partite non scolastiche di basket giovanile - che conta. Quando è tornato con la madre a New York prima della sua stagione da junior all’High School, quindi, le sue doti cestistiche erano tutt’altro che raffinate.

Obi era un tipo strano nella sua stagione da junior, non tirava né palleggiava particolarmente bene, e perciò non gli davamo grande spazio; nel suo anno da senior, però, si è imposto come un giocatore molto solido, dopo aver partecipato ad un circuito AAU competitivo” .

Con queste parole lo descrive Michael Casey, tra i coach di Toppin all’Ossining High School, liceo distante solo pochi chilometri dalla New York dove giocherà Obi la prossima stagione.


E' stato proprio Casey a vedere in Toppin un potenziale da giocatore di Divsion I, la più competitiva della NCAA. Per questo gli ha permesso di giocare in diverse posizioni, nonostante, visti i suoi circa 182 cm, sarebbe stato molto più produttivo per la squadra isolarlo continuamente in posizione di post basso, usando il suo atletismo per dominare sugli avversari.


“Ha schiacciato nella nostra prima gara del suo anno da senior. E sono rimasto scioccato quando mi ha detto che quella era la prima volta che schiacciava in partita” - continua Casey, che è stato elevato alla posizione di capo allenatore proprio nell’anno da senior di Toppin. “Gli lasciavamo fare quello che voleva, anche portare palla, perché ci siamo resi conto che questo è quello che avrebbe fatto, con la sua altezza, al livello successivo” .


Il piano per mettere in luce le qualità di Obi è riuscito perfettamente e gli ha permesso di chiudere il suo ultimo anno all’High School, il 2015/16, con 20.6 punti e 8.1 rimbalzi di media, portando Ossining a vincere il suo primo titolo di Conference in 10 anni.


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Tuttavia, ancora in molti non si erano accorti di lui. Gli osservatori del college riempivano spesso la palestra di Ossining, ma non per vedere Toppin; le loro visite si concentravano sui membri della squadra femminile, che lottava per il quarto titolo statale consecutivo. Se non per i pochi junior college sopracitati, nessuno aveva interesse in Obi.

Era una delusione perché noi lo vedevamo ogni giorno e sapevamo cosa fosse in grado di fare. Ma io ero un coach appena nominato, gli osservatori non conoscevano il nostro programma. In più Obi si è sviluppato tardi, perciò c’erano delle remore sulle sue capacità e sul suo fisico”. (Michael Casey)

Toppin ha seriamente considerato la strada del junior college, ma Harrison si è poi inserito con la sua borsa di studio, permettendo ad Obi di giocare con - e contro - dei giovani talenti su base quotidiana. E la possibilità di giocare ad un livello nazionale durante la stagione 2016/17 ha aiutato Toppin ha costruire la propria fiducia in sé stesso.

“Il talento era già là, e aveva tutte le carte in regola per giocare ad alto livello in NCAA; non aveva avuto una proposta di borsa di studio solo perché giocava in un mercato piccolo, non giocava molto basket AAU e non aveva le persone giuste a parlare del suo nome; è difficile venire notati se non si gioca di fronte alle persone giuste”. (Roderick Harrison)

Così l’ex allenatore spiega il tardo riconoscimento del suo pupillo.


Nonostante il suo gioco non catturasse particolarmente l’occhio, ha chiuso con 17 punti, 8 rimbalzi e 4 assist di media la sua esperienza a Mt. Zion, superando, nel frattempo, i 190 cm di altezza.


Avevamo scout da Minnesota e da Wyoming in palestra il giorno dopo essere tornati da un torneo in Florida in cui Obi si era fatto male alla mano destra”, racconta ancora Harrison. “Ha messo 7/9 da tre punti con la mano sinistra in allenamento, e gli scout sono usciti dalla palestra dicendo - Ma chi è questo?”


Toppin, che non è mai comparso nella top 100 di ESPN dedicata ai giocatori dell’High School, ha improvvisamente una lunga serie di offerte, tra cui spiccano quelle di Oklahoma e Mississippi State. Ma nonostante sia attratto da questi programmi, è una scuola dell’Atlantic 10 Conference a convincerlo.


Dayton è stata una delle prime scuole a cercarlo e rimanere interessata, era un matrimonio perfetto: Obi, venendo da un piccolo mercato, aveva capito come fosse facile rimanere schiacciati in una realtà di alto livello. A Dayton avrebbe respirato basket di livello in un posto con sensazioni da piccola cittadina”.


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Ma nessuno dei suoi allenatori, né Casey, né Harrison, né Anthony Grant a Dayton, avrebbe predetto il suo passare da piccola stella locale di una High School sconosciuta a Freshman dell’anno dell’A-10 e giocatore dell’anno nel suo anno da sophomore.


“Penso abbia sorpreso davvero tanta gente”, ha raccontato coach Grant. “Si è reso eleggibile nel suo anno da freshman e ha preso una decisione saggia nel tornare indietro. Credevamo con forza che potesse essere uno dei migliori giocatori di ogni partita che avremmo giocato”.


Un grande miglioramento è stato, per Grant, l’ulteriore crescita, fino alla soglia dei 207 cm e dei 100 kg, avuta da Toppin.


“Ha sempre avuto i gomiti sopra il ferro nel raccogliere i nostri passaggi e schiacciare” - dice Harrison. “Ma da quando ha lasciato Mt. Zion, ha preso ancora una decina di chili che gli permettono oggi di chiudere al ferro con contatto e di difendersi dagli avversari. Sapevamo che sarebbe diventato un buon giocatore, ma non sapevamo diventasse così forte, non sapevamo si trasformasse in questo tipo di giocatore”.


Dayton si era classificata terza per l’Atlantic-10 Tournament e sperava di avere una testa di serie molto alta nel torneo NCAA. La pandemia, tuttavia, ha privato Toppin e i tifosi della March Madness.


“Avevamo una possibilità di mostrare di che pasta siamo fatti” - ha dichiarato Obi Toppin - “Avremmo dimostrato di giocarcela con tutti”.


Tuttavia i tifosi dei Knicks potranno presto gustarsi i frutti della crescita di Obi.


“Quanto sarà determinante nella NBA? Non lo so” - risponde Harrison. “Ma non ci sono molte ali nella Lega che fanno le cose che fa lui, se non le superstar. Andrà alla grande”.




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