• Marco Cavalletti

Non permettere a nessuno di metterti addosso un’etichetta

L'intervista a Michael Porter Jr. Il rookie, protagonista nella bubble di Orlando con i suoi Nuggets, racconta un'infanzia macchiata dal razzismo.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 25 agosto 2020.



Troppo nero agli occhi di alcuni bianchi. Troppo bianco agli occhi di alcuni neri. Per la maggior parte della vita di Michael Porter Jr., essere birazziale è significato questo.

Con una piattaforma ormai sempre più ampia, il promettente rookie dei Denver Nuggets spera di riuscire a puntare i riflettori sulle difficoltà che gli individui birazziali si ritrovano costretti a fronteggiare ogni giorno.

Non permettere mai a nessuno di metterti addosso un’etichetta”, ha detto Porter a The Undefeated.

"Alcuni diranno che sei troppo bianco per i tuoi amici neri, e troppo nero per i tuoi amici bianchi. Può essere dura per un ragazzino dalla pelle come la mia, ma non devi mai conformarti a ciò che gli altri vogliono che tu sia.”

In occasione dell’NBA Restart all’ESPN Wide World of Sports, il messaggio che Porter ha scelto di portare sulle spalle è stato “Stand Up”. A soli 22 anni, infatti, l’astro nascente dei Nuggets conosce perfettamente la sua identità.



Stand up, battiti per ciò in cui credi”, ha raccontato Porter, i cui Nuggets, sotto per 3-2, fronteggiano l’eliminazione nei Playoffs per mano dei Los Angeles Clippers.

“Sono moltissimi i problemi che affliggono il nostro mondo. La necessità del movimento Black Lives Matter ne è la dimostrazione. Sono moltissimi i problemi per i quali la gente deve iniziare a battersi. E coloro che hanno un’influenza devono iniziare ad usare la propria voce per aiutare a generare un cambiamento.”

Porter viene da una famiglia con otto figli. Suo padre, Michael Porter Sr., è nero, e sua madre, Lisa Porter, è bianca.

Porter Jr. ricorda bene le volte in cui suo padre gli raccontava degli episodi di razzismo che ha dovuto sopportare da ragazzino a Hattiesburg, in Mississipi; e degli episodi di razzismo che, a loro volta, hanno dovuto sopportare i genitori di suo padre.


E di come, quando era piccolo, la sua famiglia veniva trattata diversamente rispetto alle altre. “Crescendo, la gente a volte ci guardava in modo strano”, ha raccontato Porter.

“Ed episodi del genere si verificavano spesso. Cose apparentemente da niente, ma che da niente non erano. E il fatto che il mondo stia iniziando ad accorgersene, a vedere le cose che i neri sono costretti a sopportare ogni giorno, credo sia importantissimo.”

L’ex ala di Missouri ha dihiarato di essere stato chiamato con la N-word sui social media, ma anche di essere stato definito soft a causa della sua pelle chiara. “Quella di non sapere cosa la gente pensi di te è una paura ricorrente per un ragazzino dalla pelle come la mia”, ha detto Porter.

MPJ è uno dei molti giocatori birazziali ad essersi fatti un nome nella NBA. Fra quelli attualmente in attività, spiccano i nomi di Klay Thompson, Blake Griffin, Jayson Tatum, Ben Simmons, Aaron Gordon, Trae Young, Devin Booker, Kyle Kuzma, Austin Rivers, Karl-Anthony Towns e Fred VanVleet, solo per nominarne alcuni.

Essere birazziale è un’esperienza diversa”, ha raccontato Fred VanVleet ai microfoni di The Undefeated.

“L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di rimanere sempre onesti con sé stessi e di seguire sempre la propria identità. Io sono stato cresciuto secondo la regola dell’1%. Se sei abbastanza nero per essere chiamato con la N-word, se sei abbastanza nero per essere discriminato, allora sei nero. È così e basta, ed è così che sono stato cresciuto.”

Porter Sr. ricorda bene le conversazioni avute con la sua famiglia dopo l’uccisione per mano della polizia del diciottenne Michael Brown, il 9 agosto 2014 a Ferguson, in Missouri, a circa mezz’ora da casa Porter. “Ho dovuto parlarne con loro, ho dovuto dir loro ‘Voi dite di essere birazziali, ma in questo Paese siete neri’”, ha detto Porter Sr.

“E a causa di questo dovete avere una mentalità molto diversa. (...) In quegli anni Michael stava imparando a guidare, e molte volte gli ho detto cose come ‘Se ti ferma la polizia, ecco come ti devi comportare: non fare furbate, non rispondere, niente. Fai quello che ti dicono e basta. E se devi sporgerti per prendere qualcosa, chiedi sempre il permesso prima.’ Insomma, questo genere di cose.”

Le esperienze di Porter lo hanno convinto a non rimanere in silenzio. L’essere cresciuto in una famiglia cristiana ha contribuito a mostrargli la via. Dopo l’omicidio di George Floyd a maggio, Porter, come molti, si è detto sconvolto per l’accaduto; tuttavia, ha poi aggiunto:

“Per quanto preghiamo per la famiglia di George, dobbiamo anche pregare per gli agenti di polizia coinvolti in questa tragedia. Per quanto sia difficile, pregate per loro invece di odiarli. Pregate affinché Dio possa cambiare i loro cuori.”

Dopo il tweet, Porter ha ricevuto aspre critiche sui social media, incluse quelle dell’ex ala NBA Stephen Jackson, grande amico di George Floyd. “Prendi il tuo cu** da privilegiato e torna a sederti”, ha scritto Jackson su Instagram.

“O sei con noi o sei contro di noi. Non è il momento per queste cose, fanc***. Riposa in pace, fratello. Non ho nessun problema con te, ragazzo, ma non è questo il momento. È facile parlare quando non è la gente che ti è vicina a morire. Scegli da che parte stare.”

Porter ha anche espresso il suo sostegno all’ala dei Magic Jonathan Isaac, che ha scelto di non inginocchiarsi durante l’inno, citando il suo credo cristiano. “Molte persone non sanno che io baso la mia intera percezione, quel messaggio, sul fatto che sono un seguace di Cristo”, ha detto Porter.

“Insomma, cerco di vedere le cose da quella prospettiva, la Sua. Molte delle persone che non comprendono questa parte di me non capirebbero da dove provengo. A volte Lui mostra giustizia tramite la pietà. E questo non significa che gli uomini che hanno compiuto quelle azioni non andrebbero puniti. È ovvio che vadano puniti. Ma allo stesso tempo, come nel caso dell’odio che ho ricevuto per il mio tweet, la soluzione è il perdono. Ma la gente non potrà mai capirlo senza prima comprendere la fede che origina questo sentimento. Ed è questo il punto di vista che tento sempre di adottare.”

La fede di Michael lo ha aiutato molto nel superare mentalmente l’avversario più grande della sua giovane carriera: gli infortuni.

Fino a pochi anni fa, Porter era visto da molti come la futura prima scelta assoluta al Draft del 2018. Tuttavia, un grave infortunio alla schiena -che ha richiesto un’operazione - lo ha limitato a sole tre gare disputate nel suo anno da freshman a Missouri. Con un grosso punto interrogativo sulle sue condizioni fisiche, Porter è scivolato alla 14esima scelta, dove è stato selezionato dai Nuggets.

Il giovane è poi stato costretto a saltare l’intera stagione 2018/19 a causa di un’altra operazione alla schiena. Successivamente, una volta recuperato, ha dovuto saltare la Summer League per una distorsione al ginocchio procuratasi in allenamento.

Ero a pezzi mentalmente”, ha detto Porter. “Ero pronto per la Summer League, mi sentivo bene. E poi, credo fosse proprio il giorno prima di partire, ho rovinato tutto. Mi si è girato appena il ginocchio e hanno voluto tenermi fuori. Quindi sarò sincero, ero a pezzi.”

Porter ha finalmente fatto il suo debutto in NBA lo scorso ottobre. Prima dell’interruzione della stagione a causa della pandemia, il rookie dei Nuggets ha fatto registrare una media di 7.4 punti e 4.1 rimbalzi su 14 minuti di impiego a partita, principalmente dalla panchina.


FOTO: NBA.com

Dopo l’NBA Restart, tuttavia, Michael ha fatto vedere lampi decisamente degni di nota, con 22 punti di media e due prestazioni oltre i 30 nelle 7 seeding games disputati, guadagnandosi un posto nel secondo quintetto All-NBA dei seeding games stessi.

Nei suoi primi Playoffs, Porter sta tenendo una media di 11.7 punti a partita con il 44.9% dal campo e il 37.3% da tre. La nota dolente per il giovane talento dei Nuggets, per ora, sembra essere la difesa. “Per essere un rookie ai suoi primi Playoffs, credo che Michael sia stato incredibile”, ha detto Malone.

“Non era facile per un ragazzo così giovane andare là fuori e giocare contro una squadra come Utah. L’ho fatto uscire dalla panchina in Gara 4 e lui si è comportato da vero professionista. Non si è lamentato. Si è fatto trovare pronto. Ci ha dato energia dalla panchina ed è stato fantastico. Sappiamo tutti che sarà un pezzo importantissimo nel futuro di questa squadra.”

I Nuggets, sotto 2-3, sono a una sconfitta dall’eliminazione, ma per Porter - eroe del finale di Gara 5 - questo è solo l’inizio. E ce lo dimostrerà sia dentro che fuori dal campo, senza paura di essere sé stesso. “Alzatevi e lottate per ciò in cui credete”.

“Non tiratevi mai indietro. Anche se è controverso. Anche se è controculturale. Non smettete mai di lottare per ciò in cui credete. Perché in fin dei conti, io so qual è il mio messaggio. Preferisco deludere molte persone, piuttosto che deludere me stesso o il Dio che servo.”


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