• Jacopo Di Francesco

Nuggets-Blazers, secondo atto

Due anni fa fu la serie più emozionante della post-season, ora le stelle sono più brillanti e le città cercano un'ulteriore consacrazione.


FOTO: Sports Illustrated

"It's the most wonderful time of the year". Così cantava l'inarrivabile Bing Crosby all'avvicinarsi del Natale, che da un paio d'anni per chi segue l'NBA si è spostato dalla primavera a quella prima estate dal sapore di libertà.


Where Big Happens, recitava uno dei motti pubblicitari più azzeccati per la post-season; quindi anche dove le piazze si consacrano, le stelle si prendono la corona e dove le rivalità nascono e crescono. Sono sicuramente questi i casi di Denver e Portland.


In quella che fu la Broncos County, ora i Nuggets devono tenere il passo con gli Avalanches, già dominanti nei Playoffs NHL e tra i favoriti di Vegas per la vittoria finale. Nella Nike County invece è già leggendaria l'impronta di Damian Lillard, che sta in ogni modo provando a mantenere la promessa che fu impossibile realizzare per Brandon Roy, ovvero replicare quanto fecero Bill Walton e compagni nel 1977 - 4-2 ai 76ers in finale dopo lo sweep contro i Lakers di Kareem Abdul-Jabbar.


Vediamo come sono arrivate qui.


Denver, seed #3, era la favorita nominata sottovoce dagli esperti dopo la deadline e la firma di Aaron Gordon, aggiunta alla crescita sesquipedale di Micheal Porter Jr. Scelto tre anni fa con la 14esima pick per dei problemi alla schiena, almeno in otto se ne sono amaramente pentiti. Tutto sembrava quindi sui binari giusti, fino a quando a San Francisco Jamal Murray è andato giù urlando: ACL, stagione finita.


Era il 12 aprile, ma da lì in poi, nonostante i presagi di disastro, i Nuggets sono andati 13-5 sulle ali del soon-to-be MVP Nikola Jokic, che ha saputo compensare anche alle assenze di Will Barton e PJ Dozier - entrambi game-time decisions per Gara 1 in Colorado. Il front office dei Nuggets ha anche aggiunto Austin Rivers, che sta connettendo dall'arco con un signorile 37.5%. Certo, Murray sarà comunque il convitato di pietra per il resto della stagione, ma Denver era e rimane una squadra profonda.


Per Portland (seed #6), invece, il copione sembra essere sempre lo stesso, come lo sono i protagonisti sin dal post-Aldridge: ottima partenza, infortuni, difesa latitante, calo drastico in zona Play-In, finale in crescita. Ovviamente tutto parte e soprattutto finisce con Lillard, ma a sentire il nativo di Oakland "era da tempo che non avevo sensazioni così positive sulla squadra. Siamo esperti, sappiamo come muoverci, siamo riusciti a reagire ad ogni difficoltà". Effettivamente, nell'era con lui e CJ McCollum non c'era mai stata per coach Terry Stotts una combinazione di certezza sotto canestro (Jusuf Nurkic integro) e completezza del reparto ali, con Robert Covington e l'aggiunta della deadline, Norman Powell, sul quale torneremo.


Arrivati qui, penserete che le premesse sono finite. Invece vanno considerati anche gli ex, con Carmelo Anthony che sul viale del tramonto torna dove tutto era iniziato, con ben altre aspettative ma essendosi guadagnato un ritorno sulla scena importante. Nurkic che torna dove venne scelto nel Draft 2017, e poi ceduto per lasciare il riflettore al suo migliore amico, ma soprattutto per giocare la serie che una gamba rotta gli impedì di godersi; e poi due coaching staff che si conoscono a memoria, per quanto molto diversi.


Ma manca la più importante, quella che rende questa davvero una serie di lusso in una Western Conference sulla carta meno scintillante rispetto agli ultimi anni: solo due anni fa le due contendenti diedero vita alla serie più bella ed emozionante dell'anno, mettendo in scena anche un instant classic di queste proporzioni:



Analizziamo adesso, attacco per attacco, dove le due squadre cercheranno il vantaggio decisivo, che non sarà poi così ampio, all'interno di una serie difficilmente risolvibile in meno di 6 partite; si parte dalle offensive, perché si scontreranno il sesto (Portland) e l'ottavo (Denver) miglior attacco della Lega.



I vantaggi di Portland


I Trail Blazers sono secondi per triple tentate a partita a quota 40.8, e la parte spaventosa è che ne segnano il 38.5%, sesti in assoluto. Denver ne concede 35.7 a partita con gli avversari che hanno segnato un pesante 36.3%, valido solo per il 22esimo posto. Tuttavia non va dimenticato in questo senso ciò che ha portato Gordon col suo atletismo, che potrebbe limitare la capacità di Lillard e McCollum di allargare la difesa dei Nuggets, con il primo che negli scontri diretti in Regular Season ha tirato attorno al 44% dall'arco.



La carta potenzialmente decisiva per i ragazzi dell'Oregon, se la serie dovesse rivelarsi serrata come sembra sulla carta, è che sono sesti per punti nel quarto periodo (28), laddove Denver è 21esima (26.6, ma con un buon dato difensivo). L'assenza di Murray peserà molto nei finali. Quando i Nuggets non costruiranno dalla palla a due un vantaggio consistente, Portland avrà sempre speranze ragionevoli, soprattutto considerando come Dame tende a superare la sua stessa narrativa nel crunch time.


Tornando sul gioco oltre l'arco, a meno che la difesa di Stotts non ipotechi la casa per rallentare Jokic nel pitturato, Denver non sarà in grado di pareggiare in questo senso. I Blazers sono quarti per tiri tentati (91.1), i Nuggets sono in zona (noni a quota 89.2), ma qui si scioglie la matassa. La squadra di Malone è terza per tiri concessi (85.4), dato da attribuire sia al ritmo basso imposto da Jokic e compagni, sia a delle decisioni di transizione particolari. Per Portland però cambia poco: i Blazers puntano sulla quantità più che sulla qualità. Il loro attacco non creerà mai un tiro buono come uno spaghetto allo scoglio, ma non sbaglierà mai un Whopper, con il numero di tiratori che hanno.


Nell'ultimo mese, il salto di qualità al Moda Center è stato su entrambi i lati del campo: il Defensive Rating è passato dal 29esimo posto al 12esimo, mettendo anche a segno un league best 1.06 punti per possesso in transizione, per Second Spectrum; mentre sul lato offensivo si è tornati alle origini, portando blocchi sempre più alti con Nurkic e Kanter, e questa è una tendenza che dovrà continuare per coinvolgere Jokic in OGNI possesso. Falli, stanchezza, mismatch: non potendolo fermare, andrà messo tutto sul tavolo, senza dimenticare come entrambi i centri dei Blazers siano più che in grado di mettere punti a referto.



X factor: Norman Powell


L'impatto dei role players nelle serie Playoffs è un interessante caso di studio, e difficilmente se ne trova un esempio migliore di Norman Powell. Da quando nell'Oregon ci sono Lillard e McCollum, non hanno mai avuto un così significativo insieme di playmaking, ball-handling, difesa perimetrale e tiro. Il prodotto di UCLA, per queste ragioni pezzo pregiato dell'ultima finestra di mercato, a Toronto aveva iniziato la stagione con il 40% dall'arco; per quanto le sue stats siano lievemente scese dopo il trasferimento, tutti i suoi compagni non hanno mai mancato di notare, tecnicamente, il suo impatto. In tutto questo, è anche uno che in Canada si era meritato il soprannome di Playoff Norm, facendo così memorabilmente esplodere Jurassic Park:




I vantaggi di Denver


I Nuggets hanno chiuso all'ottavo posto per punti segnati nel pitturato, 49.7 a partita: dato lontanissimo da quello di Portland, ultima con 39.4. Anche qui rientrano delle scelte chiare nella costruzione del dato: se sei tra i migliori dall'arco, non lo sei vicino al ferro; eppure senza riuscire a rallentare la costruzione interna di Jokic e compagni, chiunque se li trovi davanti sarà costretto a puntare molto se non tutto sul tiro pesante. Una posizione precaria, anche se l'ultimo a farlo notare non ha fatto poi una gran figura:



Denver avrà come controparte per quella che è probabilmente la parte migliore del suo gioco una difesa mediocre, esattamente a metà ranking, con 47.4 punti concessi a partita. E come ci si può aspettare da una tipica squadra a ritmo basso, Jokic e compagni hanno chiuso al quarto posto per percentuale dal campo (48.5%) e ottavi dall'arco (37.7%). Quest'ultimo dato è quello su cui fare più affidamento contro i Blazers, 23esimi per percentuale dall'arco concessa; presumendo che continuerà il trend nel pitturato, o sale la difesa perimetrale o la serie per Portland sarà molto breve. Eseguire, aiutare e recuperare saranno concetti focali, e sui quali in stagione la squadra ha spesso fatto fatica.


Tornando ad analizzare quanto accade dentro all'arco, i Blazers sono 11esimi per percentuale di rimbalzi offensivi col 23%, e gran parte del merito va ad Enes Kanter. Denver, però, è seconda, col 24.7%. Praticamente contro chiunque altro a Ovest questo aspetto sarebbe sulla carta un vantaggio per Portland - Denver può addirittura ribaltarlo.



I ragazzi di Malone eccellono in assist per possesso (secondi in NBA, 0.27). Anche questo non è automaticamente un indicatore di successo - basta vedere la classifica completa per capirlo - ma spiega ottimamente come ogni raddoppio contro Jokic vada mandato con estremo giudizio, rischiando una punizione più certa di quella che si riceverebbe accettando anche un mismatch.



X factor: Micheal Porter Jr


Nelle 14 partite giocate dopo l'infortunio di Murray, MPJ ha viaggiato sui 25 punti di media, 6 rimbalzi e 2 assist con un impressionante 64.3% da due, 50% dall'arco e 87% dalla lunetta. Su base annuale, basta anche meno per essere un All-Star.


C'è sempre, però, un lato oscuro della luna, che contro Portland potrebbe essere più influente: pre-infortunio, Porter Jr raccoglieva ben il 7% dei tiri sbagliati dai suoi, dato valido per il 31esimo posto nella Lega e secondo tra i giocatori perimetrali, dietro solo a Bruce Brown dei Pistons. Da quella sera di metà aprile, solo 1.9%.


Porter Jr, comunque, ha fatto esperienza Playoffs nella bubble, sembra più solido anche fisicamente, e quanto al talento, era tutto chiaro già dal mixtape del liceo, anche perché a Missouri ha giocato solo due partite.


Secondo violino cercasi.