• Claudio Biolchini

Cosa faranno i Nuggets con Michael Porter Jr?


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FOTO: NBA.com

I Denver Nuggets nel 2020 sono tornati a respirare, nella bubble, l'aria delle Conference Finals, dopo 11 anni.


In seguito all'addio dell'head coach di allora, George Karl, nel 2013, la squadra non ha centrato l'accesso ai Playoffs per cinque stagioni consecutive. Poi, la run del 2019 conclusa a una partita dalle WCF (in Gara 7 contro i Blazers) e la cavalcata dell'estate scorsa con due rimonte da 1-3 ai danni di Jazz e Clippers.


L'organizzazione del Colorado si è presentata alla stagione 2020/21, per la seconda volta in più di trent'anni, difendendo una finale di Conference. E sapendo che confermarsi a questo livello è già un ambizioso traguardo, figurarsi fare meglio.


Denver ha in squadra un candidato (favorito?) MVP come Nikola Jokic e un'altra stella al suo fianco come Jamal Murray. Entrambi sono legati alla franchigia con contratti lunghi. Il punto di domanda per il definitivo ingresso, o meno, nella ristretta cerchia di squadre davvero in lotta per il titolo riguarda unanimemente il processo di crescita di Michael Porter Jr.


Il front office ha puntato su MPJ nel Draft 2018, quando il ragazzo da Missouri - con un riconosciuto talento da top 3 - era precipitato fino alla 14 a causa dei suoi problemi alla schiena, che lo hanno tenuto fuori per tutta la sua stagione da rookie. Dodici mesi in bacino di carenaggio, poi la squadra ha potuto finalmente contare su di lui nel 2019.


Dopo un anno e mezzo in cui Porter Jr ha messo in mostra un potenziale clamoroso (di cui parleremo in questo articolo), le domande sul suo conto sono cambiate. Non riguardano più il problema alla schiena, ma la sua affidabilità come terzo violino. E quindi, inevitabilmente, il timing del suo percorso di crescita rispetto a quello dei Nuggets, e il suo fit con le altre due stelle della squadra.


La decisione da prendere per Denver sarà se scommettere su di lui come terza star, oppure usarlo come pedina di scambio per arrivare a un giocatore più maturo e più adatto a giocare con Jokic e Murray. Di sicuro le occasioni non mancano. Anzi, a ogni All-Star in aria di trade da ora ai prossimi tre anni, potremmo sentire come probabile destinazione il Colorado, e come papabile contropartita Porter Jr.


E quando si parla così di un giocatore con meno di 100 partite in NBA, tendenzialmente si è visto qualcosa di speciale nel suo primo anno e mezzo da professionista.



In attacco, MPJ è semplicemente fantastico. Stiamo parlando di un'ala di 208 cm, in grado di mettere palla per terra e segnare in ogni modo. Il paragone che più si usa per lui è Kevin Durant - e per quanto ingombrante, non è così campato per aria.


Michael appartiene già ad un gruppo ristretto della Lega. Le ali con almeno 15 punti, 6 rimbalzi e il 40% da tre punti sono solo 5, oltre a lui: Kawhi Leonard, Paul George, Julius Randle, Tobias Harris e, appunto, Kevin Durant.



Il tiro da oltre l'arco rappresenta il 47% dei suoi tentativi, e il suo 48% dall'angolo lo colloca all'88essimo percentile tra le ali NBA. Nonostante la stazza, MPJ tira in sospensione saltando tantissimo, ed è efficiente in catch&shoot, dal palleggio e in transizione. Il rilancio avviene a un'altezza proibitiva per qualsiasi difensore: l'impressione è sempre che siano tiri che segna, o sbaglia, lui.


Rispetto all'anno scorso Porter Jr ha quasi raddoppiato il suo volume di tiro dal perimetro - da 2.7 a 5.6 tentativi a gara - mantenendo la sua percentuale intorno al 42.5%.



La sua credibilità da fuori gli apre ampi spazi, che col tempo imparerà a sfruttare maggiormente. Rispetto all'anno scorso, infatti, arriva meno al ferro (33% dei suoi tentativi), ma chiude con un'ottima percentuale (76%, classificandosi nel 96esimo percentile tra le ali NBA).


La sua altezza lo aiuta e inoltre quest'anno è evidentemente ingrossato fisicamente, cosa che gli permette di gestire meglio i contatti. Il suo tocco e la capacità di trovare buoni angoli al tabellone fanno il resto.



Cosa non scontata, Porter Jr adora muoversi senza palla, cosa che nella squadra di Jokic è sempre una buonissima idea.


Sa uscire dai blocchi per tirare ma anche per concludere in avvicinamente al ferro, ed è rapido a leggere il vantaggio e rilasciare un tiro. Un piccolo spazio gli basta.


In tutto questo, il bello è che i margini di miglioramento sono ancora ampi.


Nel possesso qui sotto Michael viene usato come rollante e conclude in area subendo il fallo. E' una soluzione che usa pochissimo. Considerando che sarebbe pericoloso anche in un pop, è una parte del gioco che avrà sicuramente modo di sviluppare.


Una delle sue mancanze in attacco è la capacità di mettere in ritmo i compagni. E' tra i peggiori della Lega come assist to usage ratio (sono sempre 0.8 i suoi APG a partita negli ultimi due anni, pur avendo aumentato di 12' la sua presenza in campo). Col passare del tempo MPJ comincerà ad attirare di più l'attenzione delle difese e dovrà espandere le sue letture, anche se nella squadra di Jokic e Murray questo si nota meno di quanto potrebbe essere altrove.


Pur essendo un ottimo scorer, non è un giocatore d'isolamento. Produce 0.71 punti per possesso in questa situazione (21esimo percentile ali NBA), su appena un tentativo a partita. Ancora: il contesto fa la sua parte.


Difficile da spiegare e ai limiti del preoccupante, invece, è la sua involuzione dalla lunetta: è passato dall'83% dello scorso anno al 76.8% di questa stagione, ben al di sotto della media tra i pari-ruolo NBA.


Ad ogni modo, il suo Offensive Rating dice 118.2, 25esimo dato in assoluto nella Lega. La sua presenza sul parquet porta 5.3 punti in più ogni 100 possessi alla squadra. Già adesso, insomma, questa metà campo fa la differenza. E stiamo appena grattando la superficie.


Veniamo ora alla parte più dolente delle sue caratteristiche...



... la difesa.


MPJ è, senza mezze misure, un pessimo difensore. La cosa frustrante è che Porter avrebbe i mezz fisici e atletici per essere un difensore almeno accettabile. La maggior parte dei suoi errori sono frutto disattenzione e cattive letture del gioco.


Proprio questo aspetto, secondo molti, deciderà la sua carriera, a partire ovviamente dalla sua permanenza in Colorado. Il front office dei Nuggets vorrà e potrà permettersi di scommettere sulla sua maturazione in questa metà campo?


Nei video qui sotto, alcune delle situazioni in cui è maggiormente dannoso:





Porter Jr è sempre alto sulle gambe e spesso commette errori come aiutare troppo sulla palla, non ruotare dal lato debole, saltare a una finta di tiro o di passaggio. Quando subisce un blocco non è per niente aggressvo sulla palla né reattivo nell'aggirare il blocco, regalando costantemente un vantaggio di tempo e spazio al palleggiatore per trovare una soluzione ad alta percentuale.


Quando è sulla palla, sbaglia spesso la distanza a cui mantenersi e per questo viene battuto con facilità da guardie e ali avversarie. Una volta battuto, a parte qualche gesto di atletismo, subisce fisicamente anche giocatori di taglia più piccola.


Di seguito i suoi numeri difensivi contro i palleggiatori sul P&R:



Non sono buoni numeri, ma la notizia è che c'è stato un miglioramento, dai 0.93 punti per possesso concessi nel 2019/20 ai 0.71 di questa stagione.


Non bisogna dimenticare che MPJ non ha alcuna esperienza di college basket e che ha saltato totalmente la sua stagione rookie. Questo ha influito notevolmente sulla sua comprensione del gioco, per ora molto acerba.


Un progresso simile lo troviamo anche nella sua difesa contro gli isolamenti, dove era ampiamente sotto la media della Lega nella scorsa stagione (50.0% Score Frequency). Le sue STL% e BLK% sono rimaste uguali: nella media la prima, tra le migliori in NBA per il ruolo la seconda - ma tante stoppate non sono sempre sinonimo di buona difesa.




Conclusioni


I Nuggets hanno davanti ancora del tempo con Michael Porter Jr, per valutare i suoi miglioramenti. Per il 2021/22 potranno trattenerlo per 5.25 milioni di dollari (team option), ma il giocatore sarà eleggibile per un'estensione a lungo termine con la franchigia. Ed è qui che iniziano le domande.


Neanche a dirlo, la sua situazione contrattuale e il suo potenziale lo rendono enormemente appetibile per tante altre franchigie. Il front office potrebbe cederlo via trade per arrivare a un All-Star?


Si è parlato di Bradley Beal (e chi se no?) - anche se probabilmente ci sarebbero asset da aggiungere direzione Wizards, e per pareggiare i contratti bisognerebbe smontare la second unit. Rischi che difficilmente i Nuggets si prenderanno durante la stagione, sempre ammesso che siano disponibili a privarsi di MPJ.


Motivi per credere nei progressi del ragazzo, del ragazzo, ce ne sono eccome. La sua crescita dall'anno scorso è incoraggiante, e considerando la sua pochissima esperienza, è naturale pensare che proseguirà - un (bel) po' alla volta - nei prossimi anni. Soprattutto per quanto riguarda la comprensione del gioco e, sostanzialmente, ogni area del suo gioco in difesa.


Nessuno chiede a Porter Jr di trasformarsi in un DPOY. Diventare meno difificile da nascondere in una serie Playoffs per coach Malone, e dunque sostenibile in campo su un ampio minutagio, è quanto basta ai Nuggets per iniziare davvero ad esplorare la sua convivenza con Jokic e Murray.