• Lorenzo Losa

Come escono i Nuggets dall'infortunio di Jamal Murray




Partiamo dalla cronaca. Nella notte italiana tra il 12 e il 13 aprile sul parquet dei Golden State Warriors la guardia di Denver, durante una penetrazione al ferro, ha visto cedere il ginocchio sinistro, e il movimento a cui è stata costretta l’articolazione ha fatto subito temere una lesione particolarmente grave. Gli esami strumentali del giorno seguente hanno confermato le prime impressioni: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e stagione terminata anzitempo per Jamal Murray.


La notizia, come sempre in caso di infortuni del genere, è stato un pugno nello stomaco per tutti gli appassionati NBA, non solo per la fanbase dei Nuggets. In primis perché interrompe sul più bello la miglior stagione, dati alla mano, della guardia canadese; poi perché ci priverà di uno dei protagonisti annunciati dei prossimi Playoffs; ed in ultima analisi, perché ridimensiona enormemente le ambizioni di una squadra che, grazie all’aggiunta di Aaron Gordon, aveva assunto tutti i crismi di una vera e propria contender.



Il giocatore, come approfondito qui, dovrà rimanere ai box per un minimo di 9 mesi e ciò comporta, come vedremo più avanti, importanti conseguenze anche sul futuro a lungo termine della franchigia. Ma prima di fare il passo più lungo della gamba, analizziamo il presente della squadra, il cui focus rimane raggiungere la post-season nella miglior posizione in classifica possibile.



Il rush finale senza Jamal


I Nuggets attualmente occupano la quarta posizione (36-20) in un'agguerrita Western Conference, a 2.5 partite di distanza dalla terza posizione occupata dai Clippers e davanti di 1.5 ai Lakers.


Pensare di raggiungere i Clippers a questo punto sembra piuttosto improbabile, considerato anche il calendario non proibitivo, sulla carta, che attende i ragazzi di Ty Lou. Il focus invece sarà centrato sul difendere la posizione dall’inseguimento dei giallo-viola, che comunque dovranno fare a meno di LeBron James ancora per due settimane, e dalle squadre ancor più sotto in classifica. A 16 partite dal termine della Regular Season il vantaggio sulla sesta posizione occupata dai Blazers, 4 partite, è ancora rassicurante, ancor più quello sui Mavs settimi (6). Ma riuscire a difendere il vantaggio sulle dirette concorrenti senza il secondo violino della squadra non sarà scontato.


La squadra del Colorado dovrà rimediare all’assenza di un giocatore da 21.2 PPG, 4.0 RPG e 4.8 APG. Dovrà fare a meno della sua point guard titolare, nonché del miglior giocatore presente a roster in grado di tirare e creare dal palleggio. Dote questa fondamentale soprattutto durante la post-season. Un’assenza, insomma, che avrà inevitabilmente un impatto enorme nell'attacco a metà campo dei Nuggets.


Nominalmente i suoi minuti verranno spartiti dal duo Campazzo-Monte Morris, ma in pratica toccherà soprattutto a Nikola Jokic, Michael Porter Jr e in parte a Will Barton farsi carico del lavoro extra in attacco.


Il centro serbo in assenza di Murray vedrà aumentare notevolmente il suo Usage Rate, come già successo in stagione nelle partite in cui il canadese non ha giocato, dove ha toccato picchi del 33%. Le sue cifre complessive non risentiranno di questa assenza, il talento del Joker è tale da poter supplire a questa evenienza. È bene ricordare, però, che Nikola dovrà fare a meno di un suo punto di riferimento in campo. Il duo, come sottolineano i dati di PBP Stats, è di gran lunga la coppia che si è scambiata il maggior numero di assist a vicenda in questa stagione: 94 quelli di Jokic per Murray, 92 quelli di Murray per Jokic.


FOTO: NBA.com

Per quanto riguarda MPJ, sarà interessante osservare come questo infortunio possa impattare sul suo processo di crescita. L’assenza di Jamal lo rende di fatto il secondo violino della squadra: un aumento di responsabilità e doveri potrebbe ulteriormente accelerare la parabola ascendente del numero 22.



L’impatto a medio-lungo termine


Le prime impressioni suscitate dalla squadra del Colorado nell’immediato post trade-deadline erano ottime. L’inserimento di Aaron Gordon nell’ingranaggio dei Nuggets è avvenuto senza alcun intoppo e la sua aggiunta proiettava la squadra della Mile High City tra le pretendenti al titolo dell’Ovest.


Lo stato di forma della squadra e la maturazione dei singoli faceva ben sperare in ottica Playoffs, e in una Western Conference più incerta che mai sognare era lecito. Ecco perché la defezione di Jamal Murray a questo punto della stagione ha il sapore di un'enorme beffa e potrebbe segnare le ambizioni della squadra non solo per l’annata in corso.

Pensare di competere quest’anno è quanto mai improbabile, difficile invece ad oggi immaginare quello che succederà l’anno prossimo. Murray è ancora giovane e non avrà problemi a ritornare ai suoi livelli pre-infortunio, ma quanto ci vorrà è tutto da stabilire. Se effettivamente dovessero essere necessari 9-11 mesi per il pieno recupero, Jamal potrebbe tornare a disposizione a ridosso dei Playoffs del 2021/22. Non il massimo per poter pensare di essere al top della forma quando più conterà, con le ovvie ricadute sulle possibilità della squadra di essere realmente competitiva.


Dopodiché, la dirigenza guidata da Tim Connelly si troverà di fronte a decisioni importanti, vista la scadenza dei contratti sia di Gordon che soprattutto di MPJ. Per Porter Jr si prospettano cifre importanti e questo potrebbe spingere la squadra oltre la soglia della luxury tax, nonché impattare enormemente sulla flessibilità finanziaria futura della squadra.


Il giovane trio composto da Jokic, Murray e Porter Jr avrà certamente tempo e modo di rifarsi, sono tutti e tre infatti sotto i 27 anni di età. Rimane il fatto, però, che la defezione del canadese complichi non poco i piani futuri della franchigia e soprattutto privi la squadra di un'opportunità di puntare già da quest’anno al pesce grosso.


Quando ti ritrovi tra le mani un talento come Jokic, è fondamentale in NBA saper sfruttare al meglio la finestra temporale che coincide con l’apice della carriera della propria superstar. A Denver si sono resi conto che, all’improvviso, la loro si è ridotta di un anno. Se non di più.