• Marco Marchese

OKC 2013: cosa sarebbe successo se...


Questo articolo, prodotto da J.D. Taylor per SB Nation e tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game, è stato pubblicato in data 22 aprile 2020.


Mike Prada di SB Nation ha creato un ipotetico torneo a 64 squadre, formato da team eccezionali ma che per vari motivi non hanno mai vinto un titolo. Questa enorme lista riprende franchigie da ogni era, ma sembra che Prada abbia trascurato una squadra che meritava questa particolare menzione, gli Oklahoma City Thunder della stagione 2012/13.


Quella squadra era la versione successiva dei Thunder che nel giugno 2012 arrivarono alle Finals. Quel favoloso team annoverava talenti come James Harden, Russell Westbrook e Kevin Durant, tre giocatori che sarebbero poi andati a incidere pesantemente sulla successiva decade, come sappiamo. Ci si aspettava, esperti e non, che questo nucleo di giocatori vincesse dei titoli in futuro, e che fosse solo questione di tempo.


Prima dell’inizio della stagione 2012/13 la dirigenza dei Thunder decise di scambiare The Beard con gli Houston Rockets. La futura dinastia era già terminata prima di iniziare, come il periodo della loro mancanza di esperienza, e OKC era pronta ad andare avanti.


Nonostante questa sismica mossa durante la offseason, la franchigia di Oklahoma City era ancora considerata una contendente per il titolo, o quantomeno un team che potesse andare avanti nei Playoffs. Salvo poi capitolare al primo turno proprio contro Houston, la nuova squadra di Harden, che aveva avuto accesso alla post-season con l’ottavo ed ultimo posto disponibile nella Western Conference.


Kevin McHale, allora head coach dei Rockets, decise di promuovere Patrick Beverley nel quintetto iniziale prima dell’inizio di quella serie. Beverley è un “mastino”, instancabile nella sua ricerca della vittoria, reso ancora più arcigno dalla sua esperienza in Russia. La sua instancabilità e fisicità hanno spinto molti a definire Beverley un giocatore “sporco”. A prescindere da questa fama da lui acquisita, la decisione di schierarlo nel quintetto base fu fondamentale per sconfiggere OKC nella corsa al titolo 2012/13. Il tuffo di Beverley nel tentativo di rubare palla a Westbrook, mentre Russ stava chiamando un timeout, causò una dura collisione tra i due, e nell’impatto Westbrook si ruppe il menisco, provocando la fine della corsa al titolo della franchigia dell’Oklahoma.


Per questo motivo ritiengo che quel team dei Thunder rientri pienamente nei criteri stilati da Mike Prada. Quella squadra avrebbe potuto vincere l’anello, ma un voltafaccia del destino li ha privati di tale gioia. Per questo sarebbero dovuti entrare di diritto nella lista di Mike Prada, e si analizzeranno ora i motivi per cui la loro presenza sarebbe stata pienamente giustificata.


Agli inizi della decade 2010, la Western Conference era davvero competitiva. Servivano ben 45 vittorie per avere l'accesso ai Playoffs, mentre ad Est “appena” 38. Come i Thunder, anche i Los Angeles Clippers e i San Antonio Spurs avevano uno “squadrone” che puntava dritto al titolo finale; e, a parte queste due franchigie, trovavano posto anche i Memphis Grizzlies, caricati dalle precedenti campagne Playoffs, e i nuovi Golden State Warriors.


Oklahoma City terminò la stagione primeggiando con 60 vittorie, avendo il miglior offensive rating della Lega ed essendo tra i migliori cinque team a livello difensivo. Di solito queste statistiche vengono poi seguite da Playoffs abbastanza lunghi. I Thunder guidavano anche la classifica per differenziale di punti, superando anche i futuri campioni, i Miami Heat, di 2.4 punti. Osservando i numeri, pareva chiaro che OKC avrebbe potuto competere, e magari vincere il titolo, a fine stagione.


Purtroppo per loro, i numeri non sono tutto per una squadra di basket, ma possono spiegare quanto quella squadra fosse eccellente. La loro fase offensiva era dominante grazie al talento e all’abilità del duo Russ-KD, entrambi capaci di segnare praticamente da qualsiasi posizione e in tanti modi.


La differenza tra quei Thunder e l'odierna "squadra del futuro", però, era l’ampiezza del gioco.


Kevin Martin fu ottenuto nello scambio con Harden, inserendo così un cecchino nella squadra. Martin tirava con una percentuale realizzativa del 42.6% in quella stagione, cosa che non permetteva ai difensori di abbandonare il perimetro per aiutare a chiudere su Westbrook o Durant. Thabo Sefolosha era un eccellente tiratore dalla distanza, e un’ottima ala in fase difensiva.


L’abilità di quella squadra nel creare spazi per Russ e KD facilitava e rendeva la loro fase offensiva molto più fluida. Molta gente potrebbe sostenere che la squadra fosse migliore con Harden nel roster- un’opinione ragionevole, poiché nel lungo periodo la squadra avrebbe perso di talento (se pensiamo a cos'è diventato Il Barba in Texas), e perché stava diventando sempre più fondamentale avere “big three” per poter competere al Larry O'Brien. In ogni caso, il team 2012/13 era paragonabile a quello della stagione precedente, almeno nel breve periodo.


La scelta di prolungare il contratto di Serge Ibaka prima dell’inizio della stagione sembrò una decisione prudente, poiché Air Congo giocava a livelli elitari sia come difensore on the ball che come protettore del canestro. In quella stagione Ibaka mise a referto 3 stoppate a partita, finendo terzo nella classifica di Defensive Player of the Year. La decisione di tenere Ibaka e cedere Harden dava ad OKC uno strapotere in ogni ambito – difesa, attacco e qualità di gioco – grazie al nucleo composto da KD-Russ-Serge. Era un roster che aveva tutto ciò che potesse servire per portare a casa l’anello.



Una serie contro i Miami Heat sarebbe stata un duro testa a testa, ma i Thunder avrebbero avuto la loro chance di vittoria. Gli Heat erano di un anno più vecchi, il ginocchio di Dwyane Wade stava iniziando il suo declino e Chris Bosh non era in piena forma a causa di un infortunio patito al secondo turno di Playoffs.


I Thunder durante un’ipotetica serie, rematch di quella della stagione precedente e con OKC nettamente migliorata in vari settori, avrebbero davvero avuto delle possibilità di laurearsi campioni NBA. Avevano l’esperienza della stagione precedente sulle spalle e nella mente, e i giocatori del nucleo sapevano cosa fare per vincere, proprio a causa di quella dolorosa sconfitta nel 2012.


Questa può sembrare una frase fatta, un clichè tirato fuori per convenienza, ma sembra esserci molto di vero in questa frase: un team impara come prepararsi propriamente e come giocare le proprie chance quando si trova i riflettori addosso, avendo giocato durante le Finals. Senza dubbio apporta molta esperienza nel bagaglio di ogni singolo giocatore.


La forza del roster, il gioco di squadra e una concorrente indebolita della Eastern Conference (Miami) sono delle valide motivazioni per sostenere la candidatura di quei Thunder. Il team della stagione 2012/13 poteva non avere tanto consenso, ma era perfettamente in grado di vincere il titolo. E per questo motivo ritengo che quella squadra avrebbe meritato la menzione nella sopracitata lista di Mike Prada nella sezione “What Might Have Been”.


I Thunder avrebbero potuto raggiungere il loro sogno, se solo Pat Beverley non avesse messo fuori uso il ginocchio di Westbrook? Non lo sapremo mai.



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