• Davide Corna

Omaggio a Spike Lee

Uno sguardo a come Spike Lee sta vivendo un altro momento deludente per i Knicks. Come al solito, da presenza fissa a bordo campo, malgrado gli attriti con la proprietà...


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Michael Corvo per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 12 Giugno 2020.



La carriera cinematografica di Spike Lee è leggendaria, ma le sue performance da tifoso dei New York Knicks sono altrettanto impressionanti (ok, forse no…). Dopo l’ultimo lavoro di Lee, Da 5 Bloods (Netflix), rendiamo omaggio alla sua “carriera” da tifoso impenitente e tremendamente fedele dei suoi amati Knicks, e ricordiamo inoltre altre celebrity che seguono la franchigia.


Spike Lee fece il suo debutto da regista nel 1986 con She’s Gotta Have It, dando il via a una prolifica carriera cinematografica. Il suo debutto al Madison Square Garden da abbonato dei Knicks avvenne nel 1985, e anche in quel ruolo è stato molto continuo.

La passione di Lee per i Knicks risale alla Brooklyn degli anni Sessanta. A 13 anni ha assistito a Gara 7 delle NBA Finals del 1970. “Un ricordo che non dimenticherò mai. Il ritorno in campo di Willis Reed, e il Garden che è andato in delirio. È stato un momento davvero speciale nella storia dei Knicks”, aveva commentato Spike Lee dopo aver acquistato le reti dei canestri usate in quella partita.

Lee aveva comprato dei biglietti economici per la sezione “Blue Heaven” del Madison Square Garden, ed è rimasto impressionato - a vita - dallo spirito e dallo stile di quella squadra. E anche quando i Nets si sono trasferiti nel suo quartiere nel 2012, non ha mai considerato l’idea di tradire i Knicks.

“Vorrei avere un dollaro per ogni volta che mi viene fatta questa domanda. Ne avrei abbastanza per finanziare un intero film. No, no e no... io sono arancio e blu”.

Lee ha speso più di 10 milioni di dollari per il suo posto al Madison Square Garden, negli ultimi 35 anni. E nonostante lo scarso rendimento nel secolo attuale, la squadra lo ha fatto assistere ad ottime annate nella prima metà di quei tre decenni e mezzo. In più, Lee è stato a bordo campo, e spesso anche direttamente coinvolto, in quasi tutti i momenti più iconici di queste stagioni. Alcuni esempi?

  • Durante Gara 5 delle Eastern Conference Finals del 1994, fu accusato da molti di aver provocato Reggie Miller, che reagì con una quarto quarto da 25 punti. Un anno dopo, Miller mise 8 punti in 9 secondi, ribaltando nel finale Gara 1 delle Semifinali di Conference.

  • Ha soprannominato “double-nickel” la partita da 55 punti di Michael Jordan, ed è stato il destinatario delle provocazioni di Scottie Pippen quando aveva appena posterizzato Patrick Ewing; e non dimentichiamoci del “Bye-Bye” di Jordan in Gara 5 delle Semifinali di Conference del ’96.

  • Ha provocato Kobe Bryant durante la famosa partita da 61 punti; Bryant ha risposto alle provocazioni durante la sessione di voice-over registrata dopo la partita per Kobe Doin’ Work, documentario di Spike Lee. Come ha dichiarato Wilson Chandler: “Era al Garden, quindi c’era Skpike a bordo campo che gli urlava contro... Ho pensato - Che diavolo, lascialo in pace...”

  • Ha dato un motivo per vendicarsi a LeBron James nel 2010, dichiarando al Daily News “Prenderemo LeBron a calci nel culo”. James fece registrare 32 punti, 11 rimbalzi e 10 assist in una vittoria 113-91 per i suoi Heat. Le provocazioni di Lee nei confronti di James non funzionarono nemmeno nel primo round dei Playoff del 2012.

Insomma, che Spike Lee sia o meno da incolpare per aver motivato gli avversari, è innegabile che il suo atteggiamento rispecchi la sua passione per la squadra e per il suo ruolo da "tifoso in prima linea".


I film di Spike Lee sono spesso difficili da digerire, a causa della loro natura conflittuale, quindi non c’è da aspettarsi nulla di diverso da lui stesso. Considerata la scarsità di momenti emozionanti offerti dai Knicks negli ultimi anni, le grandi prestazioni delle stelle ospiti e le loro interazioni con Lee hanno fornito un po’ di gradito - e necessario - intrattenimento.

Lee impersona del tutto l’archetipo del tifoso di New York: fieramente fedele, spesso troppo sicuro di sé e spietatamente critico. È presente ad ogni partita, ma fa sentire a gran voce il suo malcontento all’intera città. Alla fin fine, tuttavia, a prescindere dal roster, Lee resta fiducioso. “Bisogna crederci sempre... Bisogna supportare la squadra”, ha spiegato su Power 106 LA.

La devozione di Lee è ammirevole, e sembra che la sua lealtà non possa essere scalfita. Ed è questo che rende piuttosto allarmante il litigio con James Dolan: Lee ha pubblicamente (e con buona ragione) messo in discussione la sua lealtà. Sì, è sempre stato critico, ma chiamare i Knicks “la barzelletta della Lega” in diretta nazionale ha segnato una ferita profonda.

Nella sua ultima apparizione su First Take, Lee ha paragonato la mancanza di commenti di Dolan su George Floyd e la dichiarazione vaga (oltre che tardiva) della franchigia ai commenti di Donald Trump dopo le proteste di Charlottesville. “Per me sono la stessa cosa, la stessa mentalità”.

I Knicks vogliono che le star facciano parte del loro fascino. “Se sei una persona di alto livello... allora c’è interesse nell’avere la tua presenza”, ha detto Barry Watkins, portavoce del Madison Square Garden. “Crediamo che sia una grossa parte del brand. In ogni caso, è una delle ragioni per cui il pubblico viene alla partita”. Se è così, Lee al momento non concorda.

C’è da sperare che i Knicks mostrino il dovuto rispetto a Lee e che lui torni al suo solito posto (una volta che i tifosi potranno tornare nelle arene) per i prossimi anni.


Tuttavia, se dovesse limitare le sue presenze come Jack Nicholson a LA, che sia per rabbia, perdita di pazienza o perché ha di meglio da fare, i Knicks non sarebbero a corto di celebrità da mostrare sul Jumbotron. Ovviamente, nessuno potrebbe mai lontanamente avvicinarsi a Spike Lee, ma ci sono alcuni vip fedeli a cui potrebbe passare il testimone. Eccone una rassegna, non completa e in ordine casuale:


  • Pete Davidson del Saturday’s Night Live è stato visto diverse volte al Garden accompagnato da altre celebrità. Il “Re” di Staten Island è divertente, può fornire materiale ai tabloid e, a 26 anni, ha tutto il tempo per farsi strada nel ruolo di tifoso appassionato.

  • Jon Stewart è un assiduo frequentatore del Garden da molto tempo, ha già mostrato qualche qualità al livello di Spike Lee su ESPN e nel produrre materiale da meme a bordo campo.

  • Un altro comico d’elite, Chris Rock, ha un passato costellato di discussioni con i giocatori da bordo campo. Assiste piuttosto spesso alle partite, e condivide la speranza e la conoscenza di Lee nei confronti della squadra. Come bonus, ha l’abilità unica di incenerire gli avversari con lo sguardo.

  • John McEnroe, 61enne, è stato uno dei tifosi Knicks più fedeli per decenni. Intrattiene con urla a bordo campo, e non esita a rendere pubbliche le sue critiche. A questo punto, l’icona del tennis nativo del Queens è pronto per entrare nella Hall of Fame dei tifosi Knicks.

  • Ben Stiller è meno esuberante a bordo campo di quanto sarebbero White Goodman o Derek Zoolander, ma è nato e cresciuto a Manhattan. Nel 2019 ha dichiarato a Bill Simmons che va a vedere circa 3 partite a stagione: deve lavorare su questi numeri da rookie. Purtroppo, Stiller pare piuttosto negativo riguardo alla franchigia al momento. “Sono un tifoso dei Knicks da tutta la vita ed è stato doloroso... è dura essere un tifoso dei Knicks”, ha detto a Enes Kanter.


  • Derus e Mero sono effettivamente ottimi candidati a occupare il ruolo di Spike Lee. I Bodega Boys hanno costruito buona parte del loro brand sulla loro devozione per le squadre sportive di New York. In più, Desus evidentemente sa molto bene cosa significa essere un tifoso dei Knicks, visto che ha dichiarato a Sports Illustrated: “In una partita dei Knicks, nulla importa fino al quarto quarto. Potrebbero avere 30 punti di vantaggio, e perdere. Se sei un vero fan dei Knicks, potresti accendere la TV a due minuti dalla fine, ma potrebbero volerci dieci minuti, perché i Knicks sono lì a giocarsela. Potrebbero essere sotto di 9 e mettere due triple di fila, poi sbagliare un libero, fare fallo... ma di certo sarà emozionante.

  • Jerry Ferrara, attore di Entourage e Power, si considera uno dei più grandi tifosi dei Knicks, e ha anche cercato talenti per la loro squadra di e-sports. La sua passione è indubbia, ma non è all’altezza di diventare il fan vip numero 1 dei Knicks.

  • Action Bronson è un tifoso Knicks orgoglioso e appassionato, con tanta esperienza a bordocampo. Il nativo di Flushing Meadows vanta diverse canzoni con riferimenti ai Knicks, è un tipo buffo e facilmente riconoscibile, il che lo rende una gradita presenza a bordo campo. Considerando però i suoi vari progetti in giro per il mondo, è difficile immaginare che possa avere la stessa assiduità di Spike Lee, nonostante sia l’unico rapper in grado di scrivere una rima fra "calamari" e "Gallinari". Ecco qualche altro verso degno di nota:

“Same night Chris Childs punched Kobe / It was a Sunday, I had the Hyundai” – “Knicks (Remix)“ “The Derek Harper with the low Caesar” – “Cocoa Butter“ “Charles Oakley, gecko belts and durangos” – “103 and Roosy“
  • Una veloce carrellata di altri candidati: Tracy Morgan, Alicia Keys e Swizz Beatz, Olivia Wilde e Jason Sudeikis, Drew Barrymore, Howard Stern, e Mike D.


Lee è unico, e nessun altro potrebbe emulare la sua combinazione di risonanza culturale, frequenza di presenze al Garden, fedeltà e volontà di sostenere la squadra, oltre a una lunga storia di momenti memorabili. E fortunatamente, sembra che Spike Lee non abbia intenzione di abbandonare del tutto il suo legame con la squadra, nonostante le discussioni con la proprietà.


Quando su First Take gli è stato chiesto quanto è diventato difficile sostenere i Knicks in quanto persona di colore, Lee ha sottolineato che la sua storia con i Knicks è precedente alla famiglia Dolan: “Sono cresciuto con Willis Reed. Ero presente a Gara 7, l’8 Marzo del 1970... il mio amore per i Knicks supera ogni altra cosa”.

I tifosi storici tipicamente non amano le fasi di rebuild, ma Lee sembra fiducioso nel futuro. Poco prima di vincere l’Oscar ha dichiarato di approvare il tanking dei Knicks nel 2018, ed era presente al Draft del 2019 per dare il benvenuto a RJ Barrett.

“Spero solo di poter vedere un altro stendardo venire appeso al tetto dell’arena più famosa del mondo”, ha detto al New York Times a maggio. “Se non dovessi farcela io, spero che ci riesca almeno mio figlio, che ha 25 anni...”

Se Lee dovesse riuscire ad assistere a un altro titolo dei Knicks, dovrebbero dare un anello anche a lui. E in ogni caso, si meriterebbe uno stendardo in suo onore al Madison Square Garden.



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